Comincia sempre così: “Tu che hai fatto comunicazione...” e boom: il domandone da un milione di dollari. Quasi sempre un domandone completamente casuale a cui è impossibile rispondere intelligentemente o facendo una bella figura, peraltro. Domande, nel peggiore dei casi, che sarebbero meglio indirizzate a chi ha fatto economia o ha un battitore di cassa al posto del cuore, ammesso che le categorie siano distinte.
Pur non avendomi donato specifiche competenze di facile monetizzazione, a Scienze della Comunicazione hanno di fatto aggravato – e munito di nuovi strumenti! - una mia tendenza naturale, quella ad analizzare oziosamente e spassionatamente le cose. Detto più delicatamente: non so fare un tubo, in compenso faccio molti pensieri inutili atti a sviluppare, talvolta, livelli di acuita consapevolezza, spesso dannosa per la mia pace mentale.
Quando ti compri un prodotto cosmetico, una cremina, uno shampino, quello che ti pare, insegui fondamentalmente due valori tanto ambiti quanto fondamentalmente impalpabili: bellezza e, secondariamente, giovinezza (sapete, quell'innaturale giovinezza che si pretende che le donne mantengano sino all'ospizio). Essendo entrambi concetti di difficile misurazione in senso assoluto (la giovinezza infatti è stata viscidamente svincolata dall'età anagrafica), è facile giocarci.
Ne vedrete almeno 10 al giorno: lo shampoo che promette capelli “sino a 7 volte più lisci e sino a 10 volte più brillanti”.
La crema viso simil-stucco che ti assicura “rughe attenuate e riempite sino al 40%” e “pelle più idratata sino all'80%”.
Il miscuglione anti-cellulite che ti giura che avrai “sino a 3 cm in meno sul giro coscia”. La pillola prodigiosa che ti dà il 20% di ricrescita di capelli in più.
E certo che li vogliamo i capelli più luminosi, la pelle meno rugosa, le cosce più snelle, ma sono io o manca praticamente sempre il termine logico di comparazione? Più luminosi di cosa? Più idratata rispetto a cosa? Non certo di un altro specifico prodotto.
Quasi nessuno osa dire cose tipo “Nivea idrata 10 volte più di Dove”. In effetti non sono nemmeno sicura che sia legale in Italia, anche se all’estero è una strategia piuttosto comune.
Il più a cui ogni tanto ci si spinge è presentare l’alternativa cheap al prodotto - di solito un prodotto di quindici anni fa e di sapore vagamente da Germania dell’Est – e ridicolizzarne le prestazioni in una prova comparata simulata. Sino a poco tempo fa, ad esempio, le pubblicità di assorbenti e pannolini ci marciavano. Quanti pranzi e cene abbiamo avuto rovinati dalla visione di flussi mestruali bluastri che si diffondevano a macchia d’olio su materassini di polimero superassorbente? Roba da rimpiangere le paracadutiste mestruate della Nuvenia.
Un altro paradigma di presunta efficacia di un prodotto cosmetico sono i famosi “test di autovalutazione condotti su otto donne di cui una era mia sorella”. Buttateci un occhio, alcuni sono piuttosto ilari, abbastanza convincenti da farti rimettere sullo scaffale il prodotto che stavi quasi per comprare.
Un trucchetto tanto palese da non poter essere neanche definito tale, ovviamente, è l'uso di immagini fuorvianti e non correlate, come distese di chiappe vergini che mai hanno visto un grammo di cellulite in tutta la loro esistenza e visi perfetti che genetica, impegno, data di nascita, Photoshop e a volte molti soldi hanno contribuito a creare. Questo però era così ovvio che lo sappiamo tutti, spero di non avervi offesi nel ricordarvelo.

La pelle più idratata? Si, rispetto a quando non usi nessuna crema e vivi nel Gobi. Più tirata rispetto alla tua faccia in condizioni normali o a quel mascherone pietoso che hai il lunedì mattina? E non iniziamo neanche a parlare di come peso corporeo e centimetri di cosce e chiappe possano fluttuare amabilmente nel corso anche di una sola giornata, diventando di fatto misure abbastanza aleatorie.
Non sto escludendo sistematicamente la possibilità che esistano prodotti cosmetici di qualità e – di fatto – in 26 anni e rotti di consumi sfrenati mi è anche capitato di trovarne. Non escludo neanche la possibilità, certo più remota, che i suddetti prodotti siano a volte anche quelli che riescono ad comprare/attirare l’attenzione dei media e del grande pubblico. Ma se la pubblicità può essere più spesso che no involgarita a Grande Reame dell’Aria Fritta, il settore cosmetico è il suo Friol ideale. E non ditemi che non ricordate il Friol.
Poi certo, le pubblicità più brutte e assurde sono quasi sempre quelle delle automobili, ma questa è un'altra storia.
Soprattutto, e qui giungo al punto, penso a Tara che cambia personalità ed è il primo esempio che mi viene in mente per descrivere il mio stato d’animo di questi ultimi tempi. I momenti subacquei e sfuocati si fanno spiacevolmente frequenti e, non avendo la consolazione di una psicopatologia affascinante e rara, mi riaggrappo a quella boa inutile e ostinata che è la mia salute mentale.
Avere un cervello più o meno funzionante e “sano” a volte è di consolazione quanto il sedile galleggiante degli aerei di linea. Pratico e utile, d’accordo, un gadget davvero rimarchevole… ma galleggiare nell’Atlantico a migliaia di chilometri da riva alla fine non ti aiuta granché.
Sarebbe bello se, quando sento i suoni dell’ufficio farsi ovattati e confusi per l’ennesima volta nella surrealtà lavorativa quotidiana, potessi finalmente sbroccare del tutto e indossare una personalità nuova di zecca. Magari una passivo-aggressiva in grado di inculcare sensi di colpa in chi cerca di abusare di me. Magari un'arrivista motivata all'iperlavoro da qualche strana rotella fuori posto. Una remissiva e docile, che ne so. Una stronza deliberata e consapevole. Anche tutte queste personalità a rotazione.
Va bene, va bene, io sono prevenuta verso la Bellucci perchè non sa pronunciare le erre e trasuda boria da ogni poro, però secondo me - anche a prescindere da questo - la pubblicità di Intimissimi che ci perseguita da mesi e mesi è stupida.
E non solo per il fatto di essere un pretenzioso "mini-film" con un Muccino alla regia (non ricordo quale), in cui la Bellucci sprezzemola in giro con le zizze all'aria e parrucche diverse (le uniche a convincerci che stia recitando ruoli diversi), mentre uno struggente tango esalta la presunta sensualità della sequenza.
Gnocca è gnocca, ovviamente, ma che cazzo vuol dire "scopri quanti cuori può avere una donna"?
I cuori sono quanti volete e sono preoccupazione al massimo del cardiologo, ma le tette sono solo due... e volete infilarle nel primo reggisenazzo da 5€ del cestone dell'IperCoop?
Ecco, secondo me così funzionerebbe meglio.
Poi oh, pensatela come volete (per me il reggiseno tanto è un item puramente decorativo)....
Giusto per convalidare la mia tesi sui Natali precoci e sulla sessualità strombazzata, oggi ho fatto una passeggiata alla Conad e sembrava che l'intera giacenza di magazzino della Bauli fosse stata scaricata lì in previsione di una guerra nucleare. Ho persino sognato di vedere una colomba pasquale ma per fortuna era una specie di mostruoso tartufo gigante capodannizio.
Inoltre, l'altra sera guardavo bel bella The Break Up alla tele quando mi spuntano donne che orgasmano a raffica sull'aria della Regina della Notte di Mozart. E dal primo fotogramma ho capito che è quello stesso prodotto di cui parlavo nel mio post di qualche giorno fa. Il gel per il piacere di lei! L'orgasmotronic! Il liquidino dell'ammmore in una boccetta da eau de toilette!
Non so come dichiararmi tra lo stupito, il divertito, il perplesso, il preoccupato e il voglioso di schizzare in una farmacia a comprarlo appena esco da questa fogna.
Ok gente.
It's not like me to freak out but....
Ogni tanto IMDB spara fuori delle notizie che mi scuotono nel profondo.
A questo link.
Oddiotipregofachesiaveroechescelganogliattorigiustiiiiiiiiiii......
Quando andavo al liceo, una volta al mese toccava la manna dell'assemblea d'istituto. Delle politiche scolastiche non poteva fregarmene di meno, quindi per me equivaleva a un'ora sola di scuola e di solito anche piuttosto leggera.
Quando mi alzavo la mattina passa passavo ogni istante della colazione (una profusione casuale di Pan di Stelle in latte microondato, che buttavo dopo l'uso perchè le bricioline sul fondo della tazza mi fanno senso), del pettinamento, della vestizione e del tragitto verso Via Bellucci pregustando e vivendo in anticipo il momento in cui sarei schizzata fuori dall'edificio, avrei preso il primo autobus, sarei corsa a casa e mi sarei ritrovata tra le mie lenzuola a pois, forse ancora calducce.
Era un pensiero che aiutava molto, anche quando sapevo benissimo che sarei finita a cazzeggiare per Via XX con le amicucce, sarei tornata a casa anche più tardi che in un giorno normale e mi sarei maledetta nuovamente. Ma tanto ai tempi del liceo si potevano ancora vivere momenti divini come la pennichella pomeridiana, dopo tutto.
Ieri notte sono finita a guardare i Tudor all'una di notte con un sopracciglio alzato e la mascella dischiusa. Mi sono messa il televisore proprio davanti al letto e contemplavo gli scandali della corte d'Inghilterra mentre si avvicendavano tra i miei piedi. Lo so, ho detto che non lo avrei mai guardato, che Anna Bolena con gli occhi azzurri era già un motivo sufficiente, ma questa serie esercita su di me un certo qual fascino trash. E oltretutto mi aiuta a distogliermi dal pippone di Sex and the City che mi sto facendo in queste settimane: dopo il film sono stata colta da un moto d'ispirazione e mi sto riguardando tutte le serie, sono già all'ultima e il risultato è che mi sento una trentenne depressa e single, pur essendo una ventenne (ventiseienne, su) depressa ma accasata, e con molti meno soldi.
Idea per una serie televisiva: I Tutor, le vicende dei precari Cepu nelle corti del sedicesimo secolo. Idea pessima, da scartare immediatamente.
Tira che ti tira con Enrico VIII in versione Hollywood ho fatto le 2. Un moto di frustrazione e tristezza mi ha tenuta occupata a piagnucolare e compiangermi sino a notte inoltrata, e un litro d'acqua proditoriamente ingurgitato prima di dormire ha contribuito a rendere la notte scorsa una totale merda insonne.
La mattina è arrivata troppo presto. Ho annaspato sino alla cucina ottenebrata dal sonno, smangiottato una brioche e iniziato a sognare dettagliatamente questa sera, in un modo che mi ha ricordato i tempi della scuola. Varcherò la soglia di casa, non spegnerò nemmeno l'iPod, mollerò la borsa per terra e mi fionderò sotto la doccia.
Mi rovescerò una partita di polpette Ikea giù per la gola, magari senza neanche scongelarle che fa caldo.
Lascerò che i capelli si asciughino nel modo più approssimativo e arruffato possibile, tranne la frangetta che se non la stiro subito è un casino.
Salterò nel lettone con il libro di Pattie Boyd in mano (sono arrivata al punto in cui lei sta per lasciarsi con George Harrison e mettersi con Eric Clapton), leggerò mezza pagina e dormirò come un ghiro.
Cullo questa calda prospettiva insieme all'idea malsana di dormire in pausa pranzo, magari acciambellata sotto la scrivania abbracciata al cestino. Stamattina covavo l'idea di portarmi un cuscino.
La verità è che farò tardi, che una volta arrivata a casa noterò tutte le molte cose in disordine e inizierò a pulire e sistemare mentre sussurro improperi diretti a chiunque li senta, scambierò un Maxibon per una cena e poi cercherò di sedare le molte tristezze impallandomi dietro alle pallette infernali con occhio vacuo, sinchè il fidanzato non mi rimuoverà dalla sedia per spostarmi a letto, dove continuerò, dietro alle palpebre chiuse, a scoppiare pallette per tutta la notte.
Bella merda, tesoro.
Le ferie sprecate, i denti, il ritorno in ufficio con ancora meno voglia di fare di prima, i farmaci che mi hanno lasciato uno strascico di deficienza attentiva (non mi riesco a concentrare su nulla e per giunta ho un sonno da grizzly in letargo) che va a sommarsi alla deficienza standard che già mi affliggeva.
Insomma in questi giorni abbozzo post su post, li cancello, mi ingrugno e torno a giocare a Bubble Town. Sapete, un gioco con le pallette, le ragazze amano scoppiare le pallette, si potrebbe dire che abbiamo un talento naturale e un'affezione innata verso l'attività di frantumare le palle. Quando ho finito apro Samurai Shodown 4 e dilanio le terga alla dolce metà.
E in tutto questo vuoto pneumatico di ispirazione, mentre contemplo i vetri sporchi e il bucato da stendere e nell'indecisione scelgo di grattarmi con sguardo assente, la tv mi ammannisce i Dari.
Se sapete di cosa parlo non ho bisogno di dilungarmi in spiegazioni.
Mi dico solo che, mio Dio, bisogna che qualcuno chiuda questa ridda demoniaca che MySpace sta rigurgitando nel mondo musicale.
Ieri parlottavo con la dolce metà imbalsamata nel piumino e borbottante sporadici grugniti. Il breve scambio di battute era ispirato dal long week end agli sgoccioli.
A che servono alcuni giorni di vacanza? A che servono un paio di settimane fuori dall'ufficio?
A farti stare triplamente di merda quando torni, soprattutto, perchè per riposarsi davvero ci vorrebbero alcuni mesetti di pausa, come fanno gli insegnanti ad esempio.
Ma che dire gente, se lavorate anche voi stiamo tutti sullo stesso barcone di profughi.
Ecco cosa ho fatto io per (non) riposarmi in questi tre giorni: ho sfaccendato. Quasi full time, perchè la mia casetta, tra trasferte, cazzi e mazzi, stava prendendo derive straccion-chic, col salotto trasformato in lavanderia e camera mia in un campeggio, la sala da pranzo ridotta a laboratorio e la cucina a mensa aziendale.
Concedendomi, naturalmente, qualche piacevole distrazione, come la serata al femminile davanti a Sex and the City (anche se le nostre Carrie e Charlotte locali hanno tirato pacco all'ultimo). La sala era gremitissima e ho avuto la bella pensata di andare al cinema vestita da donna con tanto di tacchi vertiginosi.
Adoro guardare le serie TV con tanta gente. Di solito quando guardo un episodio da sola, raramente rido, al massimo sogghigno dentro: avere gente intorno ti sprona a tirar fuori la risata per davvero, a far salotto, a fare commenti. Di questo mi resi conto con certezza quando finii a guardare un episodio dei Simpson con la mia classe del ginnasio in settimana bianca e praticamente piansi dal ridere.
Su questo presupposto, la visione di venerdì è stata decisamente divertente anche per il solo contesto: una sala piena di donne e occasionali fidanzati sacrificali, tutti pronti a ridere, a darsi di gomito per i costumi, a versare qualche sporadica lacrima (si, ma che nessuno sappia che anche io ho pianto. Ops.)
Il film di Sex and the City è praticamente un episodio lungo 2 ore, con le nostre 4 single invecchiate di qualche anno ma perfettamente sorrette da Botox, luci e vestiti favolosi. Una prospettiva della vita dopo i 40 decisamente più rosea del consueto che ti mostra come, con molta chirurgia plastica e moltissimissimi soldi, si possa essere più favolose a 40 anni che a 20.
Metà dei miei commenti all'amica del cuore sono stati del tipo "Ma che cosa DIAVOLO sta indossando?", mentre Sarah Jessica Parker, la bruttina meglio mascherata del jet set, sfoggiava rutilanti abiti da sposa, le solite Manolo Blahnik da mezzo metro di tacco (la Parker cammina sulle punte anche quando è scalza, tipo le Barbie), borsette gioiello a forma di Tour Eiffel e altre varie stravaganze che per qualche imperscrutabile ragione le stanno da dio.
La trama conclude in modo abbastanza esaustivo le poche cose rimaste in sospeso dalla fine dell'ultima stagione: Carrie che finalmente ha accalappiato Mr. Big, l'origine della cui misteriosa fortuna sembra sempre più rivolta al traffico d'organi di bambini coreani, Miranda che ha un bimbo che cresce sempre peggio e il solito dolce e disastroso marito barista (ogni tanto la TV cerca di convincerci che accoppiate simili, l'avvocatessa e il barista, la dottoressa e il portiere, possano davvero funzionare), Samantha ancora relegata allo stretto ruolo di fidanzatina fedele per il suo modello figone e Charlotte irritantemente felice col maritino calvo e la bimba cinese.
Un plauso speciale, come sempre, alle battute di Samantha, ma in generale il film è riuscito insieme a mantenere continuità e coerenza con la serie con poche forzature di trama, a mettere insieme una cosa che era sia fine che divertente, commovente e outrageous (ci credereste che si vede un pisello?) allo stesso tempo. O sarò un po' di parte, visto che ho seguito la serie sin dai suoi tenebrosi esordi su La7 in seconda serata, quando a ogni episodio facevano seguire un curioso dibattito.

Un posto d'onore riservato a scarpe e vestiti, uno al sesso, uno all'ammmore, uno pure alla city ovviamente, ma forse l'ingrediente più grazioso, se ci facciamo una vera pera di sospensione di incredulità, è il tema dell'amicizia tra questi personaggi così diversi (sono una specie di donna sola scissa in 4: la sognatrice, la cinica, la trasgressiva e la tradizionalista), un'amicizia che è sì di fiction, ma fa un po' a tutte desiderare di acchiappare le proprie amichette, abbracciarle strette e andare a cena insieme a parlare di cose da donne, senza conflitti e invidie così tipiche del nostro infelice sesso, ma solo con affetto e comprensione reciproca. Ti fa venire voglia di amiche in parole povere, quel genere di Rapporto Sano col Mio Sesso™ che tanto ricerco.
La mia parte Donna con la D maiuscola insomma, quella che per lo più contengo a favore di altri miei aspetti più originali, ma che ogni tanto sgorga fuori gioiosa in occasione delle cene tra amiche, tra crisi sentimentali e consigli per la cellulite, chiacchericcio gossipparo e discorsi sul sesso che farebbero arrossire i muri (mi distinguo come la Samantha della situazione); la mia parte che, pur indossando quasi sempre anfibiacci e calzini, conserva nella scarpiera un'antologia di tacchi alti che si accontenta anche solo di rimirare ogni tanto e che fa shopping in modo quasi compulsivo.
Il ritorno dal cinema in 2 (dovevamo essere in 4) all'una di notte, scendendo (leggi: precipitando) per Via XX sui maledetti tacchi e chiaccherando di manovre antistupro (che secondo me garantiscono allo stupratore un margine di successo molto ampio) hanno completato la seratina.
Il resto del long week end è trascorso benone, tra concerti (è iniziata la stagione dei festivalini genovesi), pulizie (ho dato la cera per la prima - e sicuramente l'ultima - volta in vita mia) e visite all'Ikea. Ho comprato un sacco di piante in un raptus casalinguico e poi cosparso la casa di candele, cosa che adoro ma non ho mai tempo di fare. Ho sbranato dolcetti Ikea alla cannella e biscotti all'avena pucciati nel cioccolato, guardato un gazillione di puntate delle mie lesbiche (che bello, dopo tutti questi mesi!) e ho pure visto il nome della mia amica canadese nei titoli di coda. Ho finito Running with Scissors e l'ho adorato, ho guardato Juno e un paio di canzoni della soundtrack mi sono davvero piaciute (la line "a half time lover and a full time friend" mi ha fatta sorridere)
Camera mia sembra ancora un campo profughi coi parati staccati e non ho manco comprato il bianco, tanta è la voglia.
Nel complesso riposo 0, cose fatte tante. Dopo tutto non riposarsi è un modo di non darla vinta al lavoro penso. Perchè passare il prezioso tempo fuori dall'ufficio a cercare di recuperare le forze per ritornarci?
Quando ero piccina MTV trasmetteva video musicali e basta.
Anzi.
Quando ero piccina non c'era MTV, c'era VideoMusic e poi una cosa che si chiamava penso TMC2.
Su VM per esempio trasmettevano un programma condotto da una specie di freak degli anni '60, e la sigla era Volunteers dei Jefferson Airplane e mi piaceva un sacco. Ma divago.
Quando arrivò MTV, il massimo della conversazione era dato dalle inutili hit parade che ancora appestano i palinsesti, e anche quelle avvenivano in inglese e mi andava bene così.
Poi è avvenuto un processo degenerativo che ha portato MTV a diventare una specie di canale varietà per bimbiminchia, in linea di massima (il che a volte è un bene, dato che l'offerta musicale attuale spazia dai Tokio Hotel a Tiziano Ferro). Devo ad MTV, certamente, tanti piacevoli martedì sera dei miei anni universitari e non, con gli anime che all'epoca non erano facilissimi da scaricare e che ancora registravo.
Devo ad MTV Daria e Scrubs e Little Britain e Jackass e una manciata di altre cose divertenti, okay. Fanno persino l'orrida versione tradotta di South Park, che mi va anche bene sinchè il pc e guasto, perchè beggars can't be choosers.
Non aprirò neanche il capitolo "come e perchè i VJ sono il cancro dell'umanità" e proseguirò con la programmazione.
A cominciare dall'insulsa TRL, la maggior parte del palinsesto attuale è dedicato a format importati o tradotti dalla MTV americana o da VH1, un'inutile rete statiunitense che passa più o meno tutto il tempo a raccontarti le vite di gente molto più ricca di te in toni iperbolici.
Gli autori dei suddetti programmi sono noti per il consumo sopra la media di sostanze stupefacenti, e frutto di trip colorati e iridescenti sono programmi come ...
Ma quella che secondo me è un'autentica delizia, nell'ambito dei programmi più recenti, è Parental Control, nato dopo che la Madonna su una torta fiammeggiante aveva indicato la direzione agli autori in sogno, dopo un'overdose di peyote. Questo programma riesce a galvanizzare la mia suspension of disbelief al punto che diventa permanente e credo a qualunque cosa avvenga al suo interno.
Praticamente: un ragazzo/a ha una fidanzata egoista, o che rutta in pubblico, o che dice le parolacce, o che tradisce o quant'altro e i genitori intervistano un mucchietto di ragazze/i alternative/i, ne scelgono due e ci fanno uscire la prole. L'incontro avviene su schermo sotto gli occhi solitamente irritati della/del partner e dei genitori che la insultano.
Di solito l’appuntamento include attività standard come l’allattamento di cuccioli di wallaby o la lotta nel fango. Finisce quasi sempre che ci scappa il bacio, se la pretendente è particolarmente motivata. Dopo gli appuntamenti, il mascalzone torna a casa e deve scegliere tra la vecchia ragazza e le due nuove fiamme. Tutte le volte che mi è capitato di vedere lo show nelle ultime 2 settimane, la fidanzata originale è stata scartata e si è allontanata bestemmiando e mostrando diti medi da almeno 6 mani. I genitori festeggiano e la nuova coppia è stretta in un caldo abbraccio di famiglia, magari provato 5-6 volte sinchè non è perfettamente irritante.
Cose che insomma, se fossero vere ci sarebbe da ammalarsi solo a pensarci troppo.
In quale genere di coppia potrebbe davvero avvenire questo? Una coppia che sta insieme da 2 settimane, 2 mesi forse?
Cos’è questa follia che puoi scegliere tra tre tizie di cui due sono lì solo per vincere un programma, farsi vedere un po’ e sconfiggere altre due donne (le donne amano sconfiggere le altre donne)?
E questi genitori raccapriccianti che fioccano vaffanculo alla potenziale nuora mentre il figlio ha tre metri di cotoletta giù per la gola di un’altra?
Io che farei in una situazione simile? Direi che prima di organizzare una qualunque reazione dovrei probabilmente fare un salto dal ferramenta.
Ogni volta che guardo Parental Control e vince la zoccoletta scelta da mami, devo trattenere un’urticaria. Come hanno potuto concepire una cosa così perfida e sadica, per giunta da ammannirmi in un periodo in cui il confronto indiretto con un’altra persona sta rosicchiando i brandelli della mia autostima?
Sapete cos’è? E’ che sono stata due maledetti mesi senza pc e sto guardando troppa tv, e la situazione online mi sta sfuggendo di mano. E sono ancora a metà della stagione 4 delle mie lesbiche. E se il mio ragazzo non finisce di aggiustarmi il maledetto ammasso di transistor io chiamo mamma e papà perché ci mandino a Parental Control, assicurandomi che compiano le loro scelte in un dipartimento di informatica, da cui l'attuale già proviene.
P.s. Lo sai che scherzo amore :3 *smoochururusarara*
A metà primavera ogni donna è colta da frenesie più o meno contenute di migliorare l'aspetto fisico in vista di una maggiore esposizione del corpicino agli sguardi concupiscenti degli uomini e quelli severi delle altre donne, che sondano l'altrui coscia alla caccia radiografica di buchini cellulitici e imperfezioni assortite.
Come forse avrete notato, sono tutt'altro che immune al delirio collettivo, tant'è che mi sto smazzando la palestra a ritmi serrati e voi non volete assolutamente sapere cos'altro ho comprato e utilizzato nella mia guerra personale contro me stessa. No, non credo proprio vorreste saperlo.
Mentre sorseggio una tisana drenante gusto merda (la scatola dice finocchio e menta, ma sembra un infuso di cloaca di Nuova Delhi), penso che tutto ciò ha davvero poco senso ma continuerò a farlo.
(La tisana però l'ho appena buttata finita a metà, che quando è troppo è davvero troppo)
Penso che tanto è una pena sisifea, perchè non mi piaccio e non cambierà, col tempo al massimo la cosa peggiorerà, almeno sinchè sarò così condizionabile e circondata da cretini che organizzano sega party per celebrare il diciottesimo compleanno dell'ennesima ninfettina televisiva (adesso è legale!) e via dicendo. Dovrei probabilmente cercare di conoscere degli uomini e delle donne serie, e non delle macchiette con gusti infantili (in ogni senso della parola). Dovrei probabilmente non preoccuparmi della faccenda e basta, e magari uscire ogni tanto invece di barricarmi a casa tutte le sere.
Ma dite che ste pippe mentali me le porterò avanti sino alla terza età? E' angosciante vivere nel mio cervello, ultimamente.
Dite che è normale che guardi un film in cui una trentasettenne si mette con un ventitreenne (Prime, ieri alla tele) con tutti i problemi del caso e invece di immedesimarmi in lui giovane e inesperto mi immedesimi in lei prossima ai quaranta e gravida di fardelli emotivi e bisogni?
Dio quanto mi fa schifo il mio umore di Maggio, ora vedo se ho ancora lo scontrino e lo riporto indietro.