About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • mercoledì, 13 maggio 2009

    So long

    Questa mattina sono stata al funerale di una persona che ho conosciuto per molti anni. Non l'ho mai frequentata assiduamente, ma era una signora davvero dolce e gentile e la sua morte improvvisa mi ha molto colpita.
    Non sono stata a molti funerali in vita mia, un po' per caso e problemi logistici, un po' perchè - soprattutto quando ero una pargoletta - mi si è voluto tenere lontana da questo genere di cerimonia. Nelle poche occasioni che ho avuto per verificarlo, mi sono scoperta il tipo di persona che si commuove senza ritegno e non è in grado di tornare a casa ridotta meglio di un indefinibile pastone lacrimante di fondotinta e mascara. C'è la tristezza per il defunto, naturalmente, ma soprattutto entro in risonanza con la commozione che c'è nell'aria e non riesco a trattenermi.
     
    Sono sempre stata agnostica e, in tempi recenti, ho deciso di fare il mio coming out come atea vera e propria. Non tendo a vedere le mie posizioni come definitive ed eterne, ma l'ateismo è la rotta su cui navigo attualmente. Se c'è un Dio o un Ordine superiore, sono abbastanza sicura che non sia comunque quello che si venera tra gli uomini, qualunque sia la religione di cui parliamo. A un eventuale Dio, il mio ateismo sarà quindi indifferente.
     
    Nei confronti di chi crede ho sempre avuto rispetto, anche perchè ancora non so se quello a cui manca una rotella sia chi crede o io che proprio non ci riesco. Vorrei che questo rispetto fosse sempre mutuo, anche se sembra difficile, e vorrei anche che le persone non si ammazzassero per le differenze religiose, ma voglio un sacco di cose che non si realizzeranno mai, almeno non nell'arco della mia vita.
     
    Se credere sinceramente in Dio e in una vita dopo la morte non ha però altro effetto che non sia aiutare a vivere meglio e ad affrontare la perdita delle persone care con un pizzico di serenità in più, non vedo che male ci sia. Non manca mai di stordirmi un pochino, tuttavia, notare come le messe funebri - quelle cattoliche che ho visto, almeno - siano sorprendentemente prive di sentimento ed efficacia.
    Di fronte al lutto le parole sono sempre un po' inutili, ma lo stesso fallisco nel capire come una liturgia sempre uguale - in cui il nome del nostro caro al massimo può riempire spazi vuoti tratteggiati - possa essere di qualunque consolazione durante l'estremo saluto.
    Si potrebbe controbattere, e potrei essere d'accordo, che il funerale è il capitolo dell'esistenza di una persona che alla fine c'entra meno con la persona in questione la quale è per definizione assente, e che a chi resta gioverà più ripensare a tutti i bei ricordi legati alla persona mancata piuttosto che prestare attenzione alle parole di circostanza pronunciate durante il funerale.
    Durante la messa, l'unica cosa che mi ha concesso il tempo per far asciugare le lacrime è stato un piccolo moto di qualcosa di simile alla rabbia. Una specie di stizza per tutto quel parlare di fede, di paradiso, quelle generiche belle parole sulla defunta che avrebbero potuto applicarsi praticamente a chiunque, pronunciate da un parroco che probabilmente non sapeva nemmeno che faccia avesse da viva e che celebrava la messa con un'inespressiva voce un po' agnellata.
    Vi parla comunque una che fa molta fatica a capire che valore abbiano le preghiere fatte a un Dio che si postula onnisciente e infinitamente misericordioso, e a cui ogni parola di fede sembra sempre nient'altro che ben mascherato wishful thinking escatologico.
     
    In definitiva, mi domando perchè questa mattina stessimo tutti chiusi in una Chiesa a piangere e a innalzare suppliche e lodi al Signore mezzi soffocati dall'incenso, invece di parlare e abbracciarci e ricordare insieme una persona che senza fare nessuno sforzo è riuscita a farsi voler bene da chiunque abbia incontrato. L'unica, tra l'altro, che ha potuto farmi sospettare l'esistenza di Dio ogni volta che sono andata a cena da lei.
    Mi mancherà.

    sabato, 28 marzo 2009

    United States of Shuly

    Circa un paio di mesi fa è iniziata una nuova serie, che vi raccomando di tenere d’occhio, chiamata The United States of Tara, con Toni Collette nei panni di una madre amorevole afflitta da personalità multiple. Bei personaggetti ben studiati, dialoghi scorrevoli e buon assortimento di comedy-come-piace-a-me con qualche stereotipo-un-po'-atipico-grazie-a-dio e drama-non-strappalacrime. Ad averlo ideato e in gran parte scritto è la simpatica sceneggiatrice ed ex stripper Diablo Cody-quella-di-Juno e, per buona pace di tutti, Tara è prodotto da Stephen Spielberg.
     
    Non è proprio di Tara che intendo parlarvi, o del suo volteggiare disinvolto tra la sua vera identità e quella di inquietante casalinga anni ’50 con una torta sempre in forno e le pantofoline di pelo col tacco, quella di sedicenne un po’ zoccola che saccheggia l’armadio della figlia adolescente e si fa tatuare “Slut” sul pube a caratteri cubitali, o quella di motociclista rozzo (maschio pure), sbevazzante e tabagista, convinto di aver perso il pisello in Vietnam.
    Non intendo parlarvene nel dettaglio, no. Quello che invece mi ha ispirata è l’espediente che questa serie adopera ogni volta che Tara cambia personalità, di solito a seguito di percosse emotive di varia entità, e lascia che sia un’altra se stessa a gestire la situazione – o a sabotarla con esiti disastrosi. Nei momenti di transizione, il sonoro diventa confuso e incomprensibile, quasi come se ci trovassimo sott’acqua. Qualche attimo di offuscamento e poi reset, via con una personalità nuova.
    Quello delle personalità multiple non è un tema particolarmente inedito – anzi è sdoganato spesso nella fiction e con contorni di realismo (anche in quest serie) sempre piuttosto sfumati – e quello della confusione rappresentata con rumori ovattati e sfocatura delle immagini non è un espediente audio-visivo troppo originale, ne convengo. Pensate che sono lo stesso riusciti a farne una gran bella serie, quindi, e meravigliatevi una volta di più.

    Soprattutto, e qui giungo al punto, penso a Tara che cambia personalità ed è il primo esempio che mi viene in mente per descrivere il mio stato d’animo di questi ultimi tempi. I momenti subacquei e sfuocati si fanno spiacevolmente frequenti e, non avendo la consolazione di una psicopatologia affascinante e rara, mi riaggrappo a quella boa inutile e ostinata che è la mia salute mentale.

    Avere un cervello più o meno funzionante e “sano” a volte è di consolazione quanto il sedile galleggiante degli aerei di linea. Pratico e utile, d’accordo, un gadget davvero rimarchevole… ma galleggiare nell’Atlantico a migliaia di chilometri da riva alla fine non ti aiuta granché.

    Sarebbe bello se, quando sento i suoni dell’ufficio farsi ovattati e confusi per l’ennesima volta nella surrealtà lavorativa quotidiana, potessi finalmente sbroccare del tutto e indossare una personalità nuova di zecca. Magari una passivo-aggressiva in grado di inculcare sensi di colpa in chi cerca di abusare di me. Magari un'arrivista motivata all'iperlavoro da qualche strana rotella fuori posto. Una remissiva e docile, che ne so. Una stronza deliberata e consapevole. Anche tutte queste personalità a rotazione.

    Qualunque cosa per smettere di essere un relitto umano dissociato dalla propria vita e in stato di semi-perenne disgusto, disperazione e alienazione.
    Sapete che personalità vorrei che sbucasse? Quella di Patrick Bateman.
    Si, Patrick affronterebbe i lunedì mattina molto meglio di me.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: tv , pensierini noiosi
    venerdì, 14 novembre 2008

    Caspita, è una settimana che non vi tedio con i miei post.
    E' che sono tediata a mia volta, inizio tremila post e li lascio incompiuti, abbozzo pensieri e non ricordo come sono iniziati: è inutile, per ora niente. C'è qualcosa che non va nella capoccia e devo capire che cosa sia.

    Per far fronte al tedio, domenica ho deciso che sarebbe carino andare a Londra qualche giorno e lunedì ho prenotato il volo. Tra due venerdì mi calerò in un coma di shopping britannico e distrazione assoluta. Adoro aver colpi di testa, mi dovrebbe succedere più spesso.

    Buon week end gente.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: pensierini noiosi
    martedì, 21 ottobre 2008

    Brain damage... macchè

    Ma manco un po' pazza sono, che palle.... 

    Disorder Rating
    Paranoid Personality Disorder: Low
    Schizoid Personality Disorder: Low
    Schizotypal Personality Disorder: Moderate
    Antisocial Personality Disorder: Low
    Borderline Personality Disorder: Low
    Histrionic Personality Disorder: High
    Narcissistic Personality Disorder: Moderate
    Avoidant Personality Disorder: Low
    Dependent Personality Disorder: Low
    Obsessive-Compulsive Disorder: Moderate

    -- Take the Personality Disorder Test --
    -- Personality Disorder Info --


    Vedo sempre quelli dei blog altrui e sembrano tutti degli psicotici coi fiocchi, mentre il fatto che sia un po'istrionica e narcisista era già incluso nel concetto di "ho un blog".

    Brutta malattia, la sanità mentale.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (17)
    categorie: fun , link, wtf , pensierini noiosi
    martedì, 14 ottobre 2008

    Bitter not better

    Capisci che sei cresciuto un po' quando le frasi che senti e le situazioni in cui ti trovi ti fanno pensare sinistramente "questo mi ricorda proprio qualcosa..." sempre più spesso.

    E non è solo per il fatto che le situazioni tendono davvero a riproporsi ciclicamente (per vedere questi cicli una vita più lunga aiuta sempre) e che le persone si comportano seguendo pattern più o meno già visti. Secondo me una parte della spiegazione risiede invece nel fatto che cambiamo noi e si inaridisce la nostra disponibilità a farci sorprendere, ad arrischiarci in territori nuovi. Ci perdiamo un sacco di gioie per risparmiarci un po' di noie.

    E' molto meglio, si pensa, aggrapparsi a quello che conosciamo e riconosciamo, e smussare gli angoli di incertezza con una cazzuolata di pregiudizi. Vedere quello che vogliamo e semplicemente ignorare le prove contrarie: poco scientifico, molto efficace e più semplice. Verso le complicazioni, del resto, sviluppo allergie nuove ogni mese.

    E però..
    Eh.

    lunedì, 13 ottobre 2008

    Pandori lascivi

     Quando si ha poco tempo libero e si è anche molto pigri, si finisce spesso a pascolare nei negozi, specialmente nelle mie due patetiche ore di pausa pranzo, che mi vedono costretta a deambulare incessantemente come uno squalo tigre assonnato.

    Essendo pigra e stanca nei week end, finisco a poltrire o uscire solo la notte come fanno certi mustelidi. E così può accadere che la mia unica finestra sul mondo sia costituita da autobus, vetrine e banconi per diverso tempo, specialmente durante i mesi invernali. Che poi questa sia una cosa orribile ed allarmante, mi è sufficientemente chiaro senza bisogno che mi pungoliate.

    Sono arrivata a capire in quali giorni certi negozi ricevono le consegne, a fiutare da lontano le finte promozioni di scarpe risalenti a due inverni prima, a sapere a memoria il prezzo delle cose. La cosa mi annoia enormemente ma non posso fare a meno di osservare lo scandirsi delle stagioni e delle epoche in questo modo curioso.

    Con Ottobre, ad esempio, mentre ancora qualcuno gira in maniche di camicia, prima ancora dell’ora solare scatta di solito l’ora dei pandori. Cercavo dei Kinder Pinguì e mi sono trovata in un sottobosco dolciario di delizie natalizie, apparse nella notte come funghetti. Sotto gli scaffali, abbarbicate ai pilastri. Come viene in mente alla GDO di ammannirci queste cose quando ancora abbiamo diritto a qualche settimana di coni gelato puffo e pistacchio?

    L’ondata natalizia non si limita ai supermercati: stanno cominciando ad apparire alberi e palline ovunque. In un posticino come Co.Import, uno tra i miei preferiti per la quantità di cazzate per la casa che riesce ad ammassare nei punti vendita, per esempio è già invasione. E mi soffia aria di Polo Nord in faccia.

     

    Sarà un luogaccio comune al pari del “non ci sono più le mezze stagioni” ma, seriamente gente, era estate qualche settimana fa. Adoro il Natale, mi diverte fare l'albero e tutto ma, sinché non tiro fuori il cappotto pesante, questa roba è ridicola, fuori luogo e un po’ inquietante.


    Oltre alla natalizzazione precoce, noto un trend di tutt'altro genere che sta imperiosamente facendosi strada, da anni ormai ma con picchi sempre più marcati. Come la chiamiamo, la zoccolizzazione? Lungi da me l'avere atteggiamenti “prude”, ma parliamoci chiaro: quando ero una ragazzetta io, trovare un tanga non era un'impresa poi così facile. Il primo tanga che vidi era in un cestellino dimesso del negozio di biancheria, avevo tipo 13 anni e supplicai mia mamma di prendermi quel coso, solo perché non ne avevo mai visto uno non in TV (guardavo Colpo Grosso). Rimase un cimelio e una rarità e lo indossai una volta sola in terza media, sentendomi parecchio trasgressiva.
    Nel giro di qualche anno,
    è diventato complesso trovare una mutandina che sul retro non abbia un filo interdentale. Lo so, è una dichiarazione un po' da settantenne in calze elastiche, ma non scherzo. E' vero, il tanga è comodo per certi particolari outfit, laddove per “comodo” si intende comunque “utile per non mostrare il profilo del mutandone a culotte sul retro di un vestito attillato” e non “adoro avere le mutande già in mezzo al sedere prima ancora di aver fatto due passi”. Però avere le chiappe al caldo, specialmente se indossi una minigonna ed è inverno, è ancora un'opzione gradita. E invece no: tanga su tanga nei negozi, tanga di misure tali che non vuoi nemmeno immaginare lo spettacolo che ci sarà incastonato dentro quando qualcuna lo indosserà, tanga aperti sotto, finestrelle vista Monte di Venere e via dicendo. In negozi normalissimi, come se dovessimo sedurre un fesso diverso ogni giorno. A Vancouver l'ultima volta ho girato in un negozio per un buon quarto d'ora prima di accorgermi pienamente che era un posto per spogliarelliste, e l'ho capito solo dalle divise da scolaretta, altrimenti sembrava anche abbastanza normale, per non dire carino. A tanta confusione si è arrivati.


    Ma non fermiamoci qui. Parliamo di reggicalze. Prima dell'adolescenza ne avevo visto solo uno dal vero e pensavo fosse una gran figata. Solo che i negozi non li vendevano e io peraltro avevo un'età in cui il calzettone era ancora l'opzione più mentalmente sana.

    Passarono gli anni e ne trovai finalmente uno, pagandolo caro come il sangue e e alla tenera età di 19 anni ebbi il mio primo sudatissimo reggicalze. Che, lo capii in fretta, era un capo completamente inutile, perché i collant che sono in vendita da un bel po' di anni a questa parte sono quasi tutti autoreggenti, incredibilmente difficili da acchiappare coi gancetti e soprattutto altamente non bisognosi di sostegno aggiuntivo. Come usare due preservativi insieme insomma. I collant che hanno bisogno di sostegno, per contro, creano orribili grinze da calzino della domenica e tendono a cascare.


    Questo accade, paradossalmente, quando i negozi odierni pullulano di lingerie sexy e di reggicalze di pizzo, mutandine con annessi gancetti, bustini con le coppe al titanio e via dicendo.

    L’altro giorno alla Coin, investita di recente da un’ondata di ristrutturazioni infighettizzanti quasi intollerabile, ho notato per la prima volta il nuovo settore biancheria intima. Impacchettato come un bon bon, leccatissimo, carissimo e ostentante curiosi manichini in pose laide da lap dancer. Del tipo “distesa languidamente su divanetto con testa buttata all’indietro e cosciame aperto, con autoreggenti di rigore”, per intenderci.


    Si possono trovare oggetti come i baby doll orlati da pellicciotta rosa e altre amenità che un tempo collegavo ai porno anni ’80 e ai sexy shop. Sempre alla Coin, hanno creato una sorta di alcova segreta in cui troneggiano reggisenoni dagli 80€ in su (e nemmeno dei push up!), tanghini che costano una giornata di lavoro e, nascosti negli angoli, i soliti manichini apputtanati che ti fissano dall’oscurità avvolti nei loro boa di piume.


    Al di sotto di tutto questo, noto qualcosa di più imprevisto: alla Coin c’è un frustino di pelle.

    Di quelli tipo gatto a nove code.

    Nero e lucido.

    Sbatto un po’ le palpebre per verificare di non avere allucinazioni. Allargo lo sguardo e noto una paperella da bagno vibrante nera e altri oggetti rispondenti al nome di “personal massager”, quel simpatico eufemismo politicamente corretto che si usa per definire i vibratori. Esco dalla giungla Coin con un rantolo e rieccomi in Via XX boccheggiante.


    Passo davanti a una farmacia e vedo un espositore gigante di un gel lubrificante della Durex “per il piacere di lei”. Con un packaging carino e tanti begli slogan, davanti alla pasticceria. Questo quando sino a 2 anni fa trafugavo il KY abusivamente dall’America, sentendomi peraltro una freak a trovare il lubrificante un utile accessorio. Negli States si trovava normalmente in qualunque negozietto, in Italia mi piombava addosso un velo di perversione, perché il lubrificante era disponibile (oltre che dal gommista) per lo più dai rivenditori di settore, online, a prezzi sciagurati e quasi sempre in varianti fruttate tropicali da crisi allergica istantanea.

    Oggi, invece, guarda un po’, lubrificanti in vetrina! E dentro le parafarmacie, in tutte le varianti, incluso il turpe gel “riscaldante” che a un dubbio effetto erotizzante aggiunge l’inebriante sensazione di stare avendo un’eruzione cutanea.


    Certo, sono contenta che il mio paesello cominci ad avere un approccio più realista e meno perbenista rispetto al sesso e alle sue attività corollarie. C’è però sempre la strana impressione che dalle nostre parti non si sia in grado di adottare certi cambiamenti senza dare una rigata di cattivo gusto al tutto, senza pennellate di eccesso crasso e volgarotto, senza il consueto abbassamento del sesso a qualcosa di vicino alla pornografia, all’esibizionismo, al velinismo, a una semplice posa fine a se stessa..

    Inutile gente: il troppo stroppia e il fatto che qualcosa sia disponibile senza difficoltà non dovrebbe costituire una moratoria sulla compostezza nella presentazione. Per Dio, alla Coin ci vanno anche le nonne!


    Non so quali effetti abbia su di voi tutto questo, ma - per quanto riguarda la mia visione del sesso – sono quasi sicura che tutta quest’orgia visiva abbia finito col desensibilizzarmi quasi completamente rispetto al “sexy” convenzionalmente inteso. Anche più in generale: mi si possono parare davanti le cose più strambe e provocanti e l’unica reazione immediata è un grosso sbadiglio.

    In ogni caso spero sia un danno reversibile, perché di fronte alla “ipersessizzazione” della realtà di ogni giorno non posso che guardare con un po' di rimpianto ai giorni in cui potevo provare la pruriginosa sensazione di stare indossando quello che secondo me era l'unico tanga della città, a periodi più lontani in cui qualcosa di sexy era qualcosa di speciale e festoso invece che un'altra piatta forma di quotidianità, in cui una piccola patina di “misterioso” di “segreto” o “proibito”, ben ben lungi da moralismi bigotti, aggiungeva al sesso qualcosa che la sovraesposizione da macelleria odierna ci ha tolto forse per sempre (oh mio Dio mi suona così strano che sia io a dire queste cose...).

    Che dovrei fare quindi?

    Mi sa che tira che ti tira mi rassegnerò, ma se in un futuro non molto lontano mi vedrete passeggiare sotto il sole di Luglio in pantofoline di pelo rosa col tacco e abitino commestibile, almeno toglietemi il pandoro di mano e costringetemi a mangiarlo in un mese decente.

    mercoledì, 17 settembre 2008

    Dare sempre agli altri dei deficienti è una scorciatoia facile, piacevole e autoassolutoria per capire in ogni momento che cosa non sta andando bene. C'è sempre qualcuno a cui dare la colpa, qualche neurone (rigorosamente altrui) malfunzionante che può accollarsi la responsabilità di un grosso casino.

    E' anche un atto di indubbia arroganza però, da evitare se possibile; preferisco provare a coltivare la nobile arte dell'autocritica - con qualche difficoltà ovviamente - per rovesciare la prospettiva e vedere se per caso qualche colpa non può essere addossata a me.

    Ci provo disperatamente.

    Ma ci sono momenti, in questo cazzo di lavoro, in cui mi trovo di fronte a casi di pura, limpida e cristallina idiozia. E l'idiozia, specie quella deliberata, mi fa sbarellare, mi colma di rabbia quasi omicida.

    Come si fa a guardare e passare oltre poi, quando "l'oltre" è costituito da un'altra schiera di imbecilli?

     

    A questo mondo, ogni volta che trovi qualcuno che capisce esattamente quello che dici, secondo me te lo devi tenere stretto.

    mercoledì, 03 settembre 2008

    Profili altrui

    No ma seriamente, esiste qualcuno che ami l'ipocrisia?

    Chiunque sia così perverso da amarla davvero sarebbe comunque ipocrita al riguardo.

    Quindi perchè precisarlo in 7 profili su 10?

    giovedì, 03 maggio 2007

    Che bello

    E' bello aprirsi agli altri, confessare agli altri le tue debolezze, i tuoi complessi, le tue paure.

    Fantastico quando essendo a conoscenza delle sovracitate nozioni, qualcuno le usa contro di te senza il minimo riguardo.

    Grazie, grazie mille.

    martedì, 24 aprile 2007

    Confessions of a bored mind

    Se questo fosse un diario, potrei esordire dicendo che in questi giorni ho solo trascurato di descrivere un'epica partita di Monopoli su prato e la mia prima spesa da sola all'Ipercoop e di quanto mi sia sembrato grottesco pensare alla mia età che in effetti era la mia prima spesona interamente da sola. Per l'eccitazione ho fatto 200metri col freno a mano innestato e le quattro frecce e la mia autostima di conducente si è dimezzata di botto.

    Per il resto, sono giorni bigi quanto i giorni precedenti sono stati ricchi di stimoli e cose da fare. Quando sono troppo impegnata di solito penso con desiderio ad avere qualche giorno di serena noia tutto per me... e ora che questa noia, più colpevole che serena lo ammetto, è arrivata... mah, mi si è spento tutto nella scatola cranica. Oppongo resistenza all'inerzia dandomi a insolite sperimentazioni gastronomiche e nel frattempo la noia è terreno fertile per sciocche seghine mentali.

    Penso alle relazioni e alla nausea che provo pensando ad esse, ultimamente.

    Penso ai dejavu, sinistri, degli ultimi tempi.

    Penso che ambisco a starmene sola da anni e proprio quando ne ho la possibilità sono totalmente incapace di starci. E aver *bisogno* di qualcosa mi irrita oltre modo. E infatti sono irritata e parecchio stizzosa in sti giorni, faccio ragionamenti da autentica zitellona che vanno ricorsivamente a nutrire l'irritazione.

    Penso che spero tanto mi richiamino dal lavoro e possa rincominciare le mie traumatiche sveglie mattiniere e 8 ore da schiava, perchè almeno mi daranno un motivo dignitoso per essere giù.

    Penso al sesso e al preoccupantissimo fatto che non ho voglia di farne.

    Penso che dico cose che non penso davvero perchè non mi piace pensare quello che penso.

    Penso che sto scrivendo le cose in uno strano ordine che crea curiosi effetti di senso.

    Avverto in sottofondo che una parte del mio cervello sta elaborando cose ingurgitate nelle settimane trascorse e sinchè non ha un responso mi punisce privandomi dell'umore. Ecco il problema, non sono di nessun umore, vegeto, una lavagna bianca. Nemmeno la musica riesce a tirarmi su, nemmeno dormire, nemmeno mangiare cose buone.

    Manderò affanculo il bigiume odierno andando a godermi il tramonto sul mare. Sissì. Dal mio molo preferito, da sola immagino.

    Così non va comunque, I blame it on pms.