
Ieri è successo un fatto piuttosto grave.
Ieri, alle 19.27 circa, Shulypoo è entrata in possesso di non uno, ma due capi con una stampa che un osservatore esterno potrebbe definire senza esitazione come "leopardata" e, benchè siano capi in fondo alquanto discreti, la neo-proprietaria si domanda che cosa diavolo le stia succedendo.
Essendo pigra e stanca nei week end, finisco a poltrire o uscire solo la notte come fanno certi mustelidi. E così può accadere che la mia unica finestra sul mondo sia costituita da autobus, vetrine e banconi per diverso tempo, specialmente durante i mesi invernali. Che poi questa sia una cosa orribile ed allarmante, mi è sufficientemente chiaro senza bisogno che mi pungoliate.
Sono arrivata a capire in quali giorni certi negozi ricevono le consegne, a fiutare da lontano le finte promozioni di scarpe risalenti a due inverni prima, a sapere a memoria il prezzo delle cose. La cosa mi annoia enormemente ma non posso fare a meno di osservare lo scandirsi delle stagioni e delle epoche in questo modo curioso.
Con Ottobre, ad esempio, mentre ancora qualcuno gira in maniche di camicia, prima ancora dell’ora solare scatta di solito l’ora dei pandori. Cercavo dei Kinder Pinguì e mi sono trovata in un sottobosco dolciario di delizie natalizie, apparse nella notte come funghetti. Sotto gli scaffali, abbarbicate ai pilastri. Come viene in mente alla GDO di ammannirci queste cose quando ancora abbiamo diritto a qualche settimana di coni gelato puffo e pistacchio?
L’ondata natalizia non si limita ai supermercati: stanno cominciando ad apparire alberi e palline ovunque. In un posticino come Co.Import, uno tra i miei preferiti per la quantità di cazzate per la casa che riesce ad ammassare nei punti vendita, per esempio è già invasione. E mi soffia aria di Polo Nord in faccia.
Sarà un luogaccio comune al pari del “non ci sono più le mezze stagioni” ma, seriamente gente, era estate qualche settimana fa. Adoro il Natale, mi diverte fare l'albero e tutto ma, sinché non tiro fuori il cappotto pesante, questa roba è ridicola, fuori luogo e un po’ inquietante.
Oltre alla natalizzazione precoce, noto un trend di tutt'altro genere che sta imperiosamente facendosi strada, da anni ormai ma con picchi sempre più marcati. Come la chiamiamo, la zoccolizzazione? Lungi da me l'avere atteggiamenti “prude”, ma parliamoci chiaro: quando ero una ragazzetta io, trovare un tanga non era un'impresa poi così facile. Il primo tanga che vidi era in un cestellino dimesso del negozio di biancheria, avevo tipo 13 anni e supplicai mia mamma di prendermi quel coso, solo perché non ne avevo mai visto uno non in TV (guardavo Colpo Grosso). Rimase un cimelio e una rarità e lo indossai una volta sola in terza media, sentendomi parecchio trasgressiva.
Nel giro di qualche anno, è diventato complesso trovare una mutandina che sul retro non abbia un filo interdentale. Lo so, è una dichiarazione un po' da settantenne in calze elastiche, ma non scherzo. E' vero, il tanga è comodo per certi particolari outfit, laddove per “comodo” si intende comunque “utile per non mostrare il profilo del mutandone a culotte sul retro di un vestito attillato” e non “adoro avere le mutande già in mezzo al sedere prima ancora di aver fatto due passi”. Però avere le chiappe al caldo, specialmente se indossi una minigonna ed è inverno, è ancora un'opzione gradita. E invece no: tanga su tanga nei negozi, tanga di misure tali che non vuoi nemmeno immaginare lo spettacolo che ci sarà incastonato dentro quando qualcuna lo indosserà, tanga aperti sotto, finestrelle vista Monte di Venere e via dicendo. In negozi normalissimi, come se dovessimo sedurre un fesso diverso ogni giorno. A Vancouver l'ultima volta ho girato in un negozio per un buon quarto d'ora prima di accorgermi pienamente che era un posto per spogliarelliste, e l'ho capito solo dalle divise da scolaretta, altrimenti sembrava anche abbastanza normale, per non dire carino. A tanta confusione si è arrivati.
Ma non fermiamoci qui. Parliamo di reggicalze. Prima dell'adolescenza ne avevo visto solo uno dal vero e pensavo fosse una gran figata. Solo che i negozi non li vendevano e io peraltro avevo un'età in cui il calzettone era ancora l'opzione più mentalmente sana.
Passarono gli anni e ne trovai finalmente uno, pagandolo caro come il sangue e e alla tenera età di 19 anni ebbi il mio primo sudatissimo reggicalze. Che, lo capii in fretta, era un capo completamente inutile, perché i collant che sono in vendita da un bel po' di anni a questa parte sono quasi tutti autoreggenti, incredibilmente difficili da acchiappare coi gancetti e soprattutto altamente non bisognosi di sostegno aggiuntivo. Come usare due preservativi insieme insomma. I collant che hanno bisogno di sostegno, per contro, creano orribili grinze da calzino della domenica e tendono a cascare.
Questo accade, paradossalmente, quando i negozi odierni pullulano di lingerie sexy e di reggicalze di pizzo, mutandine con annessi gancetti, bustini con le coppe al titanio e via dicendo.
L’altro giorno alla Coin, investita di recente da un’ondata di ristrutturazioni infighettizzanti quasi intollerabile, ho notato per la prima volta il nuovo settore biancheria intima. Impacchettato come un bon bon, leccatissimo, carissimo e ostentante curiosi manichini in pose laide da lap dancer. Del tipo “distesa languidamente su divanetto con testa buttata all’indietro e cosciame aperto, con autoreggenti di rigore”, per intenderci.
Si possono trovare oggetti come i baby doll orlati da pellicciotta rosa e altre amenità che un tempo collegavo ai porno anni ’80 e ai sexy shop. Sempre alla Coin, hanno creato una sorta di alcova segreta in cui troneggiano reggisenoni dagli 80€ in su (e nemmeno dei push up!), tanghini che costano una giornata di lavoro e, nascosti negli angoli, i soliti manichini apputtanati che ti fissano dall’oscurità avvolti nei loro boa di piume.
Al di sotto di tutto questo, noto qualcosa di più imprevisto: alla Coin c’è un frustino di pelle.
Di quelli tipo gatto a nove code.
Nero e lucido.
Sbatto un po’ le palpebre per verificare di non avere allucinazioni. Allargo lo sguardo e noto una paperella da bagno vibrante nera e altri oggetti rispondenti al nome di “personal massager”, quel simpatico eufemismo politicamente corretto che si usa per definire i vibratori. Esco dalla giungla Coin con un rantolo e rieccomi in Via XX boccheggiante.
Passo davanti a una farmacia e vedo un espositore gigante di un gel lubrificante della Durex “per il piacere di lei”. Con un packaging carino e tanti begli slogan, davanti alla pasticceria. Questo quando sino a 2 anni fa trafugavo il KY abusivamente dall’America, sentendomi peraltro una freak a trovare il lubrificante un utile accessorio. Negli States si trovava normalmente in qualunque negozietto, in Italia mi piombava addosso un velo di perversione, perché il lubrificante era disponibile (oltre che dal gommista) per lo più dai rivenditori di settore, online, a prezzi sciagurati e quasi sempre in varianti fruttate tropicali da crisi allergica istantanea.
Oggi, invece, guarda un po’, lubrificanti in vetrina! E dentro le parafarmacie, in tutte le varianti, incluso il turpe gel “riscaldante” che a un dubbio effetto erotizzante aggiunge l’inebriante sensazione di stare avendo un’eruzione cutanea.
Certo, sono contenta che il mio paesello cominci ad avere un approccio più realista e meno perbenista rispetto al sesso e alle sue attività corollarie. C’è però sempre la strana impressione che dalle nostre parti non si sia in grado di adottare certi cambiamenti senza dare una rigata di cattivo gusto al tutto, senza pennellate di eccesso crasso e volgarotto, senza il consueto abbassamento del sesso a qualcosa di vicino alla pornografia, all’esibizionismo, al velinismo, a una semplice posa fine a se stessa..
Inutile gente: il troppo stroppia e il fatto che qualcosa sia disponibile senza difficoltà non dovrebbe costituire una moratoria sulla compostezza nella presentazione. Per Dio, alla Coin ci vanno anche le nonne!
Non so quali effetti abbia su di voi tutto questo, ma - per quanto riguarda la mia visione del sesso – sono quasi sicura che tutta quest’orgia visiva abbia finito col desensibilizzarmi quasi completamente rispetto al “sexy” convenzionalmente inteso. Anche più in generale: mi si possono parare davanti le cose più strambe e provocanti e l’unica reazione immediata è un grosso sbadiglio.
In ogni caso spero sia un danno reversibile, perché di fronte alla “ipersessizzazione” della realtà di ogni giorno non posso che guardare con un po' di rimpianto ai giorni in cui potevo provare la pruriginosa sensazione di stare indossando quello che secondo me era l'unico tanga della città, a periodi più lontani in cui qualcosa di sexy era qualcosa di speciale e festoso invece che un'altra piatta forma di quotidianità, in cui una piccola patina di “misterioso” di “segreto” o “proibito”, ben ben lungi da moralismi bigotti, aggiungeva al sesso qualcosa che la sovraesposizione da macelleria odierna ci ha tolto forse per sempre (oh mio Dio mi suona così strano che sia io a dire queste cose...).
Che dovrei fare quindi?
Mi sa che tira che ti tira mi rassegnerò, ma se in un futuro non molto lontano mi vedrete passeggiare sotto il sole di Luglio in pantofoline di pelo rosa col tacco e abitino commestibile, almeno toglietemi il pandoro di mano e costringetemi a mangiarlo in un mese decente.
No ma seriamente, esiste qualcuno che ami l'ipocrisia?
Chiunque sia così perverso da amarla davvero sarebbe comunque ipocrita al riguardo.
Quindi perchè precisarlo in 7 profili su 10?
Stavo scrivendo un post molto ispirato quando ho realizzato che ho un anfibio spaccato a metà.
A luglio.
Il che vuol dire che le chance di trovare un sostituto degno prima che cambi stagione sono scarsebarranulle.
Consigli (sensati) estremamente benvenuti.
"Mettiti un bel paio di sandali a fiori" non è un consiglio sensato per la cronaca.
"Mettiti i tacchi" equivale a dirmi "fatti del male". Che poi alcuni possano volermelo augurare è anche perdonabile.
Mi mancano i miei ciofechini sdruciti e slacciati, uffi.
Quando ero piccina MTV trasmetteva video musicali e basta.
Anzi.
Quando ero piccina non c'era MTV, c'era VideoMusic e poi una cosa che si chiamava penso TMC2.
Su VM per esempio trasmettevano un programma condotto da una specie di freak degli anni '60, e la sigla era Volunteers dei Jefferson Airplane e mi piaceva un sacco. Ma divago.
Quando arrivò MTV, il massimo della conversazione era dato dalle inutili hit parade che ancora appestano i palinsesti, e anche quelle avvenivano in inglese e mi andava bene così.
Poi è avvenuto un processo degenerativo che ha portato MTV a diventare una specie di canale varietà per bimbiminchia, in linea di massima (il che a volte è un bene, dato che l'offerta musicale attuale spazia dai Tokio Hotel a Tiziano Ferro). Devo ad MTV, certamente, tanti piacevoli martedì sera dei miei anni universitari e non, con gli anime che all'epoca non erano facilissimi da scaricare e che ancora registravo.
Devo ad MTV Daria e Scrubs e Little Britain e Jackass e una manciata di altre cose divertenti, okay. Fanno persino l'orrida versione tradotta di South Park, che mi va anche bene sinchè il pc e guasto, perchè beggars can't be choosers.
Non aprirò neanche il capitolo "come e perchè i VJ sono il cancro dell'umanità" e proseguirò con la programmazione.
A cominciare dall'insulsa TRL, la maggior parte del palinsesto attuale è dedicato a format importati o tradotti dalla MTV americana o da VH1, un'inutile rete statiunitense che passa più o meno tutto il tempo a raccontarti le vite di gente molto più ricca di te in toni iperbolici.
Gli autori dei suddetti programmi sono noti per il consumo sopra la media di sostanze stupefacenti, e frutto di trip colorati e iridescenti sono programmi come ...
Ma quella che secondo me è un'autentica delizia, nell'ambito dei programmi più recenti, è Parental Control, nato dopo che la Madonna su una torta fiammeggiante aveva indicato la direzione agli autori in sogno, dopo un'overdose di peyote. Questo programma riesce a galvanizzare la mia suspension of disbelief al punto che diventa permanente e credo a qualunque cosa avvenga al suo interno.
Praticamente: un ragazzo/a ha una fidanzata egoista, o che rutta in pubblico, o che dice le parolacce, o che tradisce o quant'altro e i genitori intervistano un mucchietto di ragazze/i alternative/i, ne scelgono due e ci fanno uscire la prole. L'incontro avviene su schermo sotto gli occhi solitamente irritati della/del partner e dei genitori che la insultano.
Di solito l’appuntamento include attività standard come l’allattamento di cuccioli di wallaby o la lotta nel fango. Finisce quasi sempre che ci scappa il bacio, se la pretendente è particolarmente motivata. Dopo gli appuntamenti, il mascalzone torna a casa e deve scegliere tra la vecchia ragazza e le due nuove fiamme. Tutte le volte che mi è capitato di vedere lo show nelle ultime 2 settimane, la fidanzata originale è stata scartata e si è allontanata bestemmiando e mostrando diti medi da almeno 6 mani. I genitori festeggiano e la nuova coppia è stretta in un caldo abbraccio di famiglia, magari provato 5-6 volte sinchè non è perfettamente irritante.
Cose che insomma, se fossero vere ci sarebbe da ammalarsi solo a pensarci troppo.
In quale genere di coppia potrebbe davvero avvenire questo? Una coppia che sta insieme da 2 settimane, 2 mesi forse?
Cos’è questa follia che puoi scegliere tra tre tizie di cui due sono lì solo per vincere un programma, farsi vedere un po’ e sconfiggere altre due donne (le donne amano sconfiggere le altre donne)?
E questi genitori raccapriccianti che fioccano vaffanculo alla potenziale nuora mentre il figlio ha tre metri di cotoletta giù per la gola di un’altra?
Io che farei in una situazione simile? Direi che prima di organizzare una qualunque reazione dovrei probabilmente fare un salto dal ferramenta.
Ogni volta che guardo Parental Control e vince la zoccoletta scelta da mami, devo trattenere un’urticaria. Come hanno potuto concepire una cosa così perfida e sadica, per giunta da ammannirmi in un periodo in cui il confronto indiretto con un’altra persona sta rosicchiando i brandelli della mia autostima?
Sapete cos’è? E’ che sono stata due maledetti mesi senza pc e sto guardando troppa tv, e la situazione online mi sta sfuggendo di mano. E sono ancora a metà della stagione 4 delle mie lesbiche. E se il mio ragazzo non finisce di aggiustarmi il maledetto ammasso di transistor io chiamo mamma e papà perché ci mandino a Parental Control, assicurandomi che compiano le loro scelte in un dipartimento di informatica, da cui l'attuale già proviene.
P.s. Lo sai che scherzo amore :3 *smoochururusarara*
Un preconcetto abbastanza diffuso sugli uomini è che siano creature semplici e per lo più superficiali.
Non che abbia una conoscenza così intensa ed esaustiva dell'argomento, ma mi sento di dissentire, sempre in linea di massima. Credo che la semplicità sia soprattutto un fatto di apparenza, ma gli uomini - almeno quelli che mi è stato dato di conoscere - nascondono delle voragini di preoccupazioni, pressioni e tensioni che sono bravissimi a dissimulare. Puoi conoscere un uomo per tutta la vita, penso, e se il caso ti aiuta puoi non arrivare mai a intravedere queste profondità inquietanti.
Poi non mi sento di generalizzare, so solo che personalmente l'adagio che gli uomini siano bestie elementari e primordiali lo prendo con le pinze.
Su una cosa però lo sono.
E' seriamente e totalmente divertente notare come all'uomo medio bastino 20cm di coscia esposta in più - qualunque coscia non strettamente imparentata con un S. Daniele (nel qual caso ci si lava gli occhi con la candeggina) - per girarsi inebetiti con l'aria da grulli.
Puoi anche essere struccata, spettinata, con gli spinaci tra i denti e l'aria più stravolta al mondo. Tu mostra la coscia e gli sguardi inizano a fioccare, a prescindere. Per contro, nei giorni che ti senti divina e ti metti dei pantalonazzi larghi da svacco, non ti fila nessuno. Questione di carne all'aria.
Le gambe esposte diventano un oggetto percettivamente non trascurabile e pure le donne ti guardano (sicuramente con disprezzo). Un po' come un paio enorme di tette che ti passano davanti: che ti piacciano o no è irrilevante, ti giri a fissare come fisseresti una scimmia a tre teste o Spiderman. E sono sicura che molte pettorute signore e signorine su questo facciano un grande affidamento. (sono anche sicura che qualcuno che mi conosce bene mi chiamerà per sgridarmi con "ma cavolo sempre alle tette pensi?")
Ho un rapporto conflittuale con le mie gambe: penso sempre con sommo rammarico che non sono sottili e che mai le avrò sottili. Sono toniche però, con dei bei muscoli, e lardose all'eccesso non mi sembrano, nonostante i tanti difettucci che quasi ogni donna passa il tempo a contarsi ferocemente.
Altaleno tra momenti di odio assoluto e momenti in cui penso "Mah dai alla fine possono passare per gambe decenti", specie considerato che molta gente è miope.
A prescindere da questo, ho deciso di sbattermene del mio stesso parere e di usare a piacimento minigonne indecenti sinchè l'età e la carcassa me lo consentono. Se a curarsi del parere altrui non si arriva da nessuna parte, a curarsi pure del proprio (del MIO poi...) non ci si smuove nemmeno dal letto.
Il risultato sono audaci uscite in gonnellini a pel di chiappa con camminata rock e una grande aria da figa (nella mia immaginazione), salvo lunghissimi attimi di imbarazzo in cui mi viene il dubbio di non essere sto granchè e resto cammuffata da bidone dell'immondizia a chiedermi se mi stanno guardando perchè sono carina, perchè sono percettivamente rilevante o perchè sono così inguardabile da attirare l'attenzione. Uscire con me stessa è sempre un volo tormentato pieno di vuoti d'aria di autostima.
Mi sembra di intuire nel modo in cui gli sguardi mi si appicciano addosso e poi mi lasciano dei percorsi narrativi tipo "Uhmmm niente mal-- ah no è solo la minigonna, se la guardo bene non è un granchè" e cose anche meno lusinghiere.
In altre parole, anche se essere uomini è complicato - momenti di broccolamento a parte - essere me è infinitamente più complesso (e noioso) da gestire. E ora con questa mini mezzo scozzese mezzo porno coi pizzi neri, non so esattamente come tornare a casa senza che i passanti intuiscano tutta la mia storia ginecologica (la persona che mi chiamerà per le tette aggiungerà "ma che palle, sempre fissata con l'aspetto fisico, ma pensi mai ad altro?". La risposta è si, è che le altre cose sono ancora peggio).
Maledizione, imparerò mai a volermi un briciolo di bene?
Non che questo rientrasse nella lista delle 100 cose da fare assolutamente prima di lasciare questa vita, ma sono appena stata a una cena di raccolta fondi per un golf club universitario locale, una cosina piuttosto in per gente strapagata o stramaritata a gente abbiente.
La mia paga e la mia posizione sociale, e la mia scarsa attitudine a frugare nelle mutande di uomini più ricchi di me, non mi consentirebbero normalmente simili scampagnate, ma grazie al futuro sposo della mamma, messo decisamente meglio di noi, ho avuto occasione di vedere cose che pensavo avessero vita solo nei film e, in senso lato, è stato piuttosto divertente.
Nonostante la vaga indicazione dello smart casual, avevo di fronte un'avvocatessa che, tra occhiali Chanel e ballerine Tory Burch, e dio sa cos'altro era la sua borsa, avrà avuto si e no un migliaio di dollari esibiti solo in accessori (ho sviluppato qualche vaga competenza a riconoscere le griffe, se non altro per incazzarmi con le donne che le possiedono, immediatamente etichettate come "troie mantenute" a parte rare eccezioni).
Per parte mia mi pregio di solito di vestirmi in modo accettabile con una spesa contenuta, perchè a far le fighe coi soldi son brave tutte e a volte riescono a comprarsi pure autentiche schifezze. L'unico problema è che, grazie a questo prodigioso reggiseno che ho comprato alla catena di lingerie più onnipresente della zona, LaSenza, ho subito un inconveniente altrimenti inaudito in tutta la mia vita: le tette mi stavano esplodendo ovunque, fuori dal vestitino anni '50 dirette ovunque, il mio ciondolino di ametista ci era sparito in mezzo e non era più reperibile, il reggiseno stava facendo comparire centimetri cubi di carne probabilmente rimediati da dietro le mie orecchie. Tra quello, il vestito strettarello, il fatto che il buffet era davvero buono e stavo letteralmente straripando dai collant, è tanto che sia riuscita a dare attenzione a quello che mi circondava, ma ce l'ho fatta, anche se un po' soffocando.
La gente ricca sembra avere una morbosa fascinazione per il golf, tanto da riuscire a trovarlo divertente e appassionante. Non dovrei parlare io, che per gli sport in generale sbadiglio, ma è stato interessante ascoltare i discorsi che venivano scambiati al mio tavolo, su tiri prodigiosi, tornei e mazze varie.
In aggiunta, i golfisti si vestono in modo pittoresco e costoso, riuscendo nonostante tutto a sembrare in pigiama.
Le golfiste, o le mogli dei golfisti, sembrano avere un vero gusto per il vino bianco, tanto che a metà serata si stavano elevando dei raccapriccianti latrati isterici da uno dei tavoli. Non so se sia una cosa Americano-Canadese, ma le donne qui hanno in media delle voci acutissime, che adoperano in un modo che rasenta lo stucchevole. Con l'aggiunta d'alcool, si arriva a livelli da competizione con i Ringwraiths del Signore degli Anelli.
Per tirare su soldi per la scuola, il bonario preside e pigmalione ha organizzato una sorta di estrazione al contrario che procedeva per eliminazione, e ogni numero acquistato veniva l'equivalente di una mia mezza giornata di lavoro. I golfisti acquistavano i numeri a dozzine garrendo e trillando di gioia. Tutto questo per il premio finale, 1500 dollarozzi, che - non era chic tenerseli - tutti sapevano destinati alla scuola comunque. C'è anche stata un'asta in cui le offerte partivano da 15.000 dollari, un anno di stipendi per me praticamente. So che non dovrei rapportare tutto alla mia paga subumana, ma è una specie di automatismo.
A ricordarmi quanto sono povera anche il figliolo del fidanzato della mamma, che occasionalmente lavora nel fantastico mondo del cinema vancouveriano ma per lo più può contentarsi delle abbondanti rendite familiari (sua moglie tra le altre cose ha lavorato a The L Word per tutte e 5 le serie, comprando i vestiti per le attrici e per lo più tenendosene una certa parte...). Insomma parlavamo di questo mall gigantesco nel centro della città: io stavo per tirare fuori il negozietto cheap coi vestitini da 20 dollari, lui invece si crucciava della sua dipendenza dai vestiti di Ermenegildo Zegna. Ho capito che i pianeti di provenienza distavano svariati anni luce e da lì in poi mi sono limitata ad annuire sorridendo, sperando di non avere rossetto sui denti e di sembrare almeno benestante, o cazzo, almeno dignitosa nel mio silenzio.
Mi sono insomma appena fatta una pera di ridanciana mondanità high end, di pacche sulle spalle, campi di golf e dollari snocciolati come fazzoletti di carta. Ero un'intrusa, una poveraccia, una outsider piena di acredine, ma sono riuscita a trovare in questo un po' di divertimento, se non altro all'idea che mia mamma questo genere di vita dovrà pupparsela per ancora molti anni. C'è ovviamente molta invidia per i soldi che non ho e apparentemente non avrò mai nemmeno se deciderò di vendere l'anima, ma sembravano brave persone gioviali e simpatiche, al massimo vagamente inconsapevoli dell'esistenza del mondo al di sotto di una certa fascia di reddito.
Anche ora che ho slacciato il vestito e le tette hanno smesso di puntare alla mia carotide, anche ora che riesco a respirare... sinceramente non so ancora cosa pensarne. Ma intanto vi ho raccontato qualcosa :)
Uh uh uh. No Silvia. Lo so che sei incazzata come una biscia oggi ma... ma no, non ascoltare i My Chemical Romance fingendo di essere il cantante. Io ..io... io non credo di poterlo sopportare. Hai 25 anni per dio, ti pare il caso di scatenare la teenage angst? Sei come minimo datata, nasconditi nel tuo armadio e non uscirne...
La porzione adulta e matura del cervello della Shuly
E insomma mentre mi venivano dubbi di identità e di età, ho praticato un po' del mio hobby preferito ultimamente: sistemare. Ahimè. Ho buttato un occhio all'armadio e sono stata colpita da qualcosa. Una specie di pattern?
Ho deciso di estrarre i capi incriminati e metterli insieme.

Come ha fatto la cosa a sfuggirmi così tanto di mano?
Mentre avevo un moto di improvvisa comprensione e preoccupazione per l'avere tanto in comune coi quindicenni emo, almeno dietro le ante dell'armadio, mi sono girata verso lo specchio. E indossavo una felpa a strisce.