About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • mercoledì, 27 maggio 2009

    Pseudohistory is Fun!

    Ho una specie di mania, quella di vedere (e/o leggere) la cosa di cui tutti stanno parlando in un dato momento, specialmente se ipotizzo si tratti di una porcata.
     
    Tre anni fa, senza alcuna vergogna, mi sono sia guardata che letta il Da Vinci Code. Giusto per infierire sulla desolazione esistenziale del mio soggiorno americano, infatti, ho sentito il dovere di indulgere in pessima letteratura e coronare il tutto con la visione di Tom Hanks in un taglio di capelli irripetibile. Perchè, nel 2006, se non sapevi di che cosa parlasse il Codice ti potevi davvero annoiare a morte. L'opera che sfida i fondamenti del credo cristiano! Lo scandalo! I dibattiti! La gente che giocava a tagliuzzare l'Ultima Cena con MS Paint! Era veramente il caso di informarsi e di godere della follia collettiva, un'occasione imperdibile.
     
    Una caratteristica di molti grandi successi commerciali che da libri diventano film è di avvicinare alla lettura gente che di solito si affatica anche solo a leggere le istruzioni del proprio dentifricio. Gente che, a lettura affannosamente ultimata, si sentirà entrata di diritto nel mondo degli intellettuali. Ora, io non nutro un'enorme stima per chi non legge libri e non penso che a questa peculiarità - salvo qualche caso notevole - si associ di solito grande perspicacia o senso critico. In parole povere, i libri brutti che vendono un sacco immettono in circolo una massa spaventosa di cretini ansiosi di parlarne: uno spettacolo spesso divertente, da osservare con i pop corn in mano. Quello da cui si originano tutti i "casi", per intenderci.
     
    A dover essere sinceri, il film del Codice da Vinci* non mi era dispiaciuto. Tom Hanks ha quell'aria dell'attore che ha già dato, e può permettersi di tirare su soldi interpretando un personaggio con lo stesso spessore psicologico di Topolino (di cui non a caso ha l'orologio) senza essere preso per il culo. Con quell'interpretazione nel Soldato Ryan, e solo per citarne una, tanto sa che lo amiamo comunque. Anche a Ron Howard sono disposta a perdonare questo peccatuccio ven(i)ale: con Ricky non ci si può certo arrabbiare.
    La trama, ripeto, ha un che di topolinesco, laddove con questo aggettivo intendo una sorta di parodia del metodo investigativo alla Sherlock Holmes, perso in un turbinio paranoico di simboli-indizi assemblati con lo sputo.
    Nonostante tutto, in qualche modo l'impalcatura del Codice si reggeva in piedi e, con fantasia e colpi di scena, riusciva a tenere viva l'attenzione certo non meno di una puntata iperprodotta della Signora in Giallo.
     
    La lettura si rivelò più ostica, sia perchè sapevo già come andava a finire - e la sorpresa è più o meno tutto quello che ti spinge a proseguire- che per questo triste fatto: Dan Brown scrive come un cane e leggere di questi personaggi monodimensionali, dotati di incerte motivazioni e vaghe psicologie, è stato un dolore.
     
    Quello che un po' mi disturbò, ma soprattutto mi sorprese, fu come il già menzionato flusso di cretini (metti un "+ religione" a un qualunque flusso di cretini e ottieni una crescita esponenziale del coefficiente di cretinaggine) fosse riuscito a fare tutto quel baccano in merito al presunto scandalo sollevato dalla storia. Storiella, quella del Santo Graal visto in chiave biologica, che Brown ha peraltro scopiazzato. Si tratta di una tesi affascinante e naturalmente non priva di suggestioni, ma ormai ritenuta largamente un lavoro di fantastoria, specialmente per le dubbie fonti da cui trae ispirazione.
    Se gli autori originali di Holy Blood, Holy Grail (il libro storiografico-sensazionalista da cui la tesi principale discende) hanno dovuto sostenere l'attacco anche giustificato di critici, detrattori e puritani indignati, non ho mai capito come un lavoro apertamente di fiction e quindi privo di qualunque rivendicazione di verità come il Da Vinci Code abbia potuto sollevare il polverone che ha tirato su qualche anno fa.
     
    Hanks nella sua migliore espressione "Che cosa ci faccio in questo film?"
    La verità, sospetto, è che quando si dà in pasto a una massa di stupidi un libro - oggetto con cui già non sono familiari - che sembra vagamente realistico perchè riesce a mescolare insieme elementi noti a tutti e ipotesi nuove, è facile che la poco allenata sospensione di incredulità dei suddetti stupidi vacilli parecchio e li convinca di avere in mano qualcosa di simile al Verbo. Un po' quello che è successo alla Bibbia, diciamo.
     
    Digressioni a parte, non sono riuscita a sottrarmi al richiamo cinematografico di Angeli e Demoni e sono andata a vederlo. Confesso, visto che le motivazioni di base già non erano tra le più nobili, che avevo un desiderio impuro di rivedere Ewan McGregor al cinema senza una spada laser in mano. Non avendo approcciato la visione con nulla che assomigliasse a un religioso rispetto, depositerò qui e lì degli spoiler di cui vi avverto ora. Credo di aver sviluppato una particolare immunità alle controversie a tema religioso, quindi su questo aspetto non mi dilungherò.
     
    La sparata più grossa del film la fanno all'inizio, per togliersi il pensiero, con una gigantesca e spettacolare supercazzolona sci-fi che porta alla produzione di tre malloppotti di anti-materia al Cern di Ginevra. Malloppotti che, naturalmente, possiedono la forza di distruggere un'intera città (con l'antimateria "prodotta" sinora, dicono al Cern reale che potrebbero al massimo tenere una lampadina accesa per il tempo di leggere questo post, e solo se leggete veloci). Ogni volta che in un film appare un identificatore retinico, sai che a qualcuno verrà staccato un occhio per forzare il sistema di sicurezza: come volevasi dimostrare, il misterioso ladro penetra nel laboratorio con un occhio rubato e si appropria di uno dei tre tubi. Facile facile.
     
    La scena quindi si sposta a Roma, dove i quattro cardinali in pole position per il Soglio Pontificio vacante vengono rapiti e il Conclave prevedibilmente fatica ad arrivare a una scelta. Il rapimento è rivendicato dall'Ordine degli Illuminati (il Priorato di Sion del caso, in questo contesto: gruppo segreto di cospiratori fantastorici nelle cui fila Brown ficca a forza tutti gli artisti famosi che ha trovato su Wikipedia, o tra le Tartarughe Ninja), acerrimi nemici della Chiesa e intenzionati a sconfiggerla con la luce della ragione e della scienza, qualunque cosa questo significhi.
     
    Il giuovine Camerlengo (McGregor, qui negli ingloriosi panni del Commissario Basettoni) fa chiamare in tutta fretta il nostro Robert Langdon, esimio simbolista ed esegeta di Harvard (più stereotipo di così si muore) che, guarda caso, sa tutto ma proprio tutto quello che c'è da sapere sugli Illuminati. Il professore si distingue subito dalla prima scena, capendo che l'uomo mandato a chiamarlo viene dal Vaticano, perchè riconosce lo Stemma Pontificio sulla valigetta. Che lenza, il professor Langdon!
    Segue un breve vuoto di trama in cui mi sono distratta a pensare a me e Ewan McGregor vestito da prete soli su un altare sconsacrato, con me nei panni della pecorella smarrita.Un'ottima scusa per vedere Angeli e Demoni e avere fantasie sessuali di tipo clericale
     
    I cardinali rapiti vengono gradualmente marchiati a fuoco con misteriosi ambigrammi ed eliminati in modo fantasioso con lo scandire delle ore, in un conto alla rovescia alla fine del quale la Chiesa - e con essa parte di Roma - salterà in aria grazie alla malvagia anti-materia rubata. Questo lo sappiamo perchè, come ogni bravo cattivo dei film, il rapitore ha lasciato un messaggio intricato e cosparso di simboli, che però permettevano a un qualunque simbolista di Harvard ferrato sugli Illuminati di capire con chiarezza ogni dettaglio del losco piano. Dimenticavo di dirvi che Robert Langdon è un caso da manuale di Mary Sue maschile.
     
    Quando Dan Brown ha scritto il libro, credo abbia preso una guida turistica di Roma e si sia segnato con la matita tutti i posti conosciuti anche del più bieco e yankee dei turisti suoi connazionali, per costruire il perfetto affresco romano da americano vacanziero. A mezz'ora dalla fine, avevo paura avesse dimenticato Piazza Navona, ma c'è pure quella, e il tutto senza scordare i carretti di souvenir coi David di Michelangelo fermacarte, ché altrimenti il quadretto non era abbastanza tipico. Passiamo praticamente tutto il film a sgambettere dietro a Tom Hanks che interpreta simboli a casaccio come un chiaroveggente e ci conduce qua e là a caccia di cardinali morti accanto alle opere più celebri del Bernini (altro big scomodato per l'occasione) sparse per la Capitale.
    Stavo quasi per dimenticare un inutile personaggio femminile, la fisica del Cern, che per ragioni non esplicitate si unisce all'indagine e funge da arguto consulente scientifico a 360°, dai segreti dell'anti-materia ai rimedi per le unghie incarnite. Degno di nota anche il dialogo tra il professore di Harvard e la fisica pluridottorata che, tutti eccitati di fronte ai segreti degli archivi Vaticani, si sentono in dovere di spiegarsi a vicenda che cosa sia il modello geocentrico (ma ok, il film è destinato a gente che Galileo al massimo lo ha sentito nominare in falsetto insieme a "Figaro, Magnificooo")Robert Langdon mentre grufola per terra a caccia di simboli, e soprattutto di un senso al film tutto.
     
    Uno dei tratti salienti del film, almeno dalla prospettiva italiana, è l'affresco di Piazza San Pietro come sede di quotidiani dibattiti notturni sulle cellule staminali: incredibile il passaggio random in cui Tom Hanks grufola per terra a caccia di simboli e sopra di lui un manifestante di sinistra con una bandiera della Pace e una vecchia - col fazzoletto in testa ovviamente - si urlano in faccia "Via alla ricerca sulle staminali!" e in risposta: "Credi di essere Dio?" e vengono praticamente alle mani, circondati da un manipolo di Suor Manubrie armate di fiaccole.
     
    Le autorità non ci fanno una figura migliore, e nemmeno le forze dell'Ordine: da una parte uno stuolo di guardie svizzere fanatiche ma un po' fesse e dall'altra un mezzo esercito di Carabinieri che riesce a farsi annientare da un singolo uomo in un'unica memorabile sequenza che lascia una dozzina di uomini a terra senza neanche bisogno di cambiare un caricatore.
    A questo proposito, vale senz'altro la pena di spendere due parole sul rapitore e assassino, praticamente un McGyver passato al Lato Oscuro, capace di annientare decine di persone con il solo uso di una fionda e una pallina rimbalzina. Circa l'improbabilità delle sue gesta, mi sarei senz'altro dilungata maggiormente se pochi minuti dopo, a un passo dalla fine, non fossi stata galvanizzata dal vero momento "Nuke the fridge!" (cliccate il link e colmate questa lacuna, se la avete). Non so se e quanto rovinarvi quel poco di sorpresa che potrebbe essere rimasto ma, per rendere l'idea, mi rifaccio alle parole usate dalla mia metà per descrivere la scena:
     
    "...e su tutto questo il Camerlengo si tuffava in paracadute da un elicottero mentre un'aurora boreale di FOTTUTA ANTIMATERIA rovinava la ricezione dei telefonini di mezza Roma"
    L'unica espressione da esibire quando alti membri della Curia ti planano davanti in paracadutee lascio a voi la formulazione di ipotesi su come si possa arrivare a un momento del genere in un film serio. Ricordo solo che stavamo ridendo così forte (di quelle risate con un lungo "snort" vagamente suino) che persino un tamarro si è girato a guardarci male.
     
    Purtroppo il buon umore di vedere un prete con la camicia aperta planare dal cielo sulla folla è stato rovinato dalla fine quasi anticlimatica (il colpo di scena con rovesciamento delle parti ce lo aspettavamo tutti), in cui ci viene rivelato che dietro al complotto non c'è manco un Illuminato a pagarlo, ma si tratta prevedibilmente della solita congiurona interna guidata dal solito mezzo psicopatico-però-animato-da-buone-intenzioni e astuto come un cobra.
    Ci viene inoltre palesato come, con un Camerlengo in grado di pilotare elicotteri (sono da ascoltare le gabole narrative con cui questa abilità viene spiegata dal personaggio) e un McGyver prestato alla carneficina come unico dipendente sia possibile non solo scuotere letteralmente la Chiesa dalle fondamenta, ma anche sfilarti sette euro di tasca e tenerti seduto al buio per due ore e venti.
    Una vera ispirazione per la piccola e media impresa, in questi tempi di crisi.
    L'autore! Abbattetelo! 
     
    *un conciso ma efficace riassunto lo si trova qui, nella fattispecie:
    "He meets some girl, who's a pagan, but also a Christian, but also Jesus's daughter, or some shit. There's also another guy, and a guy who's into BDSM. Then they find the Holy Grail because two guys in Da Vinci's 'The Last Supper' are leaning in opposite directions. No, really. And then he sticks his sword in her chalice, and they all live happily ever after." 
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (8)
    categorie: fun , libri, film
    lunedì, 01 settembre 2008

    A bad case of Mary Sue

    Uno dei motivi conduttori delle ultime 4 settimane è stato la mia spesso dolce metà che mi domandava “ma perché lo fai?”.
    In aereo, sul traghetto per Victoria, in pausa pranzo, a letto prima di dormire.
     
    Non mi schiodavo più da quei cacchio di libri: dal 7 al 31 agosto ho letto tutti e quattro gli abominevoli, verbosi libri della cosiddetta saga di Twilight. E ora mi sono guadagnata l’accesso illimitato a tutte le luminose parodie e prese per il culo che la rete mette a disposizione. Se già leggendo il libro ti scappava qualche risatina, i lolfans (quelli che cioè leggono per puro gusto denigratorio/lolloso) hanno elaborato creazioni da sbellicarsi.
    Finalmente ho trovato il mio giusto posto tra di loro, io che cominciavo ad avere paura che la cosa mi piacesse.
     
    Con un minimo di bontà d’animo allego uno “spoiler alert”, per quanto la trama inutilmente dilatata per circa 2000 pagine (e rotti, credo) sia un totale e affascinante piattume, scevro di qualunque fonte di adrenalina.
     
    Sai le storielle che ti fai a 5 anni? Quelle in cui tu sei la principessa stupenda e perfetta e tutti ti vogliono bene e sei la più brava di tutti a fare qualunque cosa, e come se non bastasse hai un culo sfacciato, gli occhi di mille colori e un cucciolo di unicorno rosa come animaletto? Beh, io da piccola non me le facevo, ma l'età anagrafica buona per questi sogni è quella.  In gergo, una tizia simile è definita una Mary Sue.
     
    La Mary Sue è un simulacro testuale dell’autore reale e delle sue proiezioni. Un improbabile conglomerato indigesto di perfezione irritante che distoglie l’attenzione da qualunque altro personaggio o nodo della trama, un tumore narrativo.
     
    Ho letto un’immaginaria intervista a Mary Sue in cui il problema viene enunciato con grande chiarezza. Per parafrasarlo: scrivere è come cucinare bene, è tutta una questione di fare il meglio possibile con gli ingredienti che hai a disposizione.
    A partire dagli stessi ingredienti, un bravo scrittore farà una buona omelette.
    Un cattivo scrittore metterà su un’accozzaglia insipida e orripilante
    Assai più insidioso, uno scrittore decente con un brutto caso di Mary Sue metterà su un’omelette fragrante e deliziosa… che all’interno, dove meno lo penseresti, contiene una testa d’aglio intera, con attaccato un po’ d’uovo crudo.
     
    Non so bene dove si collochi Stephenie Meyer: definirla una brava scrittrice è un’iperbole e un insulto a molti più in gamba, dire che fa completamente schifo forse non rende conto dell’incredibile popolarità raggiunta tra le ragazzine urlanti, per quanto le ragazzine urlanti – è risaputo – non siano note per i gusti rifiniti in letteratura e per quanto la popolarità sia in sé un indice piuttosto effimero di qualità.
     
    Il punto della questione è che la Meyer ha un tremendo caso di Mary Sue purulenta e contagiosa e visto che di solito l’habitat naturale della Sue è il sottobosco di ogni serie di anime/romanzi/serie televisive, noto come l’ameno mondo delle fan fiction, un simile avvistamento di personaggio monodimensionale e odioso nell’ambito di un grosso successo commerciale è comunque un caso curioso.
    Per dire, si può dire tutto il male di Harry Potter (anche se non ve lo dirò io), ma la Rowling – oltre a essere un tantino troppo indulgente con Dumbledore - non ci ha mai deliziati con una vera Mary Sue (o un Gary Stu, la versione penedotata).
     
    Il sunto dei 4 “romanzi” dell’infausta serie della Meyer (Twilight, New Moon, Eclipse e l’impagabile Breaking Dawn) è molto semplice: Bella Swan è meglio di te, è un meraviglioso e unico fiocco di neve speciale, tutti la vogliono, è simpatica e bella e fa sempre le scelte più giuste e adorabili senza avere al suo attivo nulla che possa definirsi un difetto credibile. Desideri che lei muoia dalla prima all’ultima pagina e quando lo fa davvero, ahinoi, è solo per diventare la Vampira più figa e prodigiosa e potente, the bestest of all.
    Quando la lasci al suo finale zuccheroso e principesco in cui niente di seriamente pericoloso, lo sapevi già, ha intaccato la sua meritata felicità assoluta, tiri un sospiro di sollievo e le auguri di imbattersi in Buffy in un giorno di mestruo.
     
    Quando il tuo personaggio principale è una simile emorroide sanguinante, come fai a rigirare tutto il miscuglione in qualcosa di credibile o accattivante? La Meyer ci ha provato, e per farlo è riuscita a devastare quel che rimaneva di ogni mitologia su vampiri e lupi mannari e quindi a rendere i bevitori di sangue una simpatica famiglia Cuore e i licantropi una tribù di furry cucciolosi e pucciosi.
     
    No no, ma lasciate che vi spieghi!
    2000 pagine di vampiri e non si vede nessun umano sgozzato o succhiato a morte. Niente. I vampiri che conosce Bella hanno una loro etica e quindi si ciucciano i puma nelle montagne dello stato di Washington. I puma della zona sono ora più protetti dei panda.
    Stanno tutti insieme a fingere di fare una famiglia, in un’amena casetta bianca. A fare esattamente cosa, non si sa. Tant’è che Edward, il vampiro innamorato di Bella, è un maniaco depresso che non trova di meglio da fare che stalkare un’adolescente ogni giorno e ogni notte. Edward non ha altra qualità che non sia amare bella e salvarla e temere per lei e farsi infiniti pipponi mentali per lei. Uno zerbino completo.
    I vampiri di Bella sono ovviamente speciali e hanno delle superabilità stramagiche, oltre a essere bellissimi, ricchi sfondati e pucciosi. Bella piace a tutti loro, e non come antipasto!
    Stavo quasi dimenticando che i vampiri di Twilight hanno giganteschi peni ghiacciati e soprattutto non hanno.. NESSUN punto debole! Invece di bruciare alla luce del sole, loro luccicano come delle belle fatine. Come diamanti. Come un video anni ’80.
    I licantropi, invece, scelgono loro quando trasformarsi e sono buoni e simpatici: leccano le mani e fanno le feste come Fido. Dei peluche praticamente. Il loro morso non è infetto, ma diventare licantropi ovviamente accelera la crescita sino a far diventare tutti dei fichi muscolosi che non invecchiano più.
     
     
    Ma aspettate la parte migliore.
    Nella sezione più seriamente penosa di tutte, nota anche come “The Alien Death Baby of Doom”, Bella fornica col suo maritino vampiro (ovviamente l’autrice glissa sulla scena di sesso e fa svegliare lei contusa e felice in un mare di piume), il cui sperma, invecchiato in botte per oltre un secolo, si dimostra vivo e guizzante tanto da ingallarla alla prima. Il feto alieno nasce in un mese rompendole costole e ossa assortite sinché non si rende necessario un cesareo di emergenza operato a zanne e una vampirizzazione di convenienza perché Bella sopravviva (Bella si risveglia come la vampira più bella, potente e fortunata di tutti i millenni. Da umana era goffa, il suo unico pseudadorabile difetto, e ora è una pantera più forte di tutti. Bella Swan vampires better than you).
    Si, tutto quello che ho scritto accade davvero e ho trascurato la parte in cui il licantropo si innamora della bambina appena nata. Innamora.
     
    Ovviamente il mostro orrendo partorito coi denti è in realtà una Mary Sue in miniatura (terrificante), mezza umana e mezza vampira, che crescerà sino all’età adulta nell’arco di 6 anni per poi – misteriosamente – fermarsi lì per sempre, al punto di massimo splendore. Senza contare che la bambina è bellissima, magicissima, specialissima e tutti la adorano, inclusi tutti i vampiri del mondo venuti tipo la versione trash dei Re Magi.
    Dovrebbero vendere almeno Breaking Dawn con un siringone di insulina omaggio, per le crisi diabetiche che può indurre. Altrimenti svuoti la siringa e ti uccidi con una stantuffata d’aria in vena.
     
    Dato questo parco personaggi privo di ombre e sfaccettature di alcun tipo, ma superbuoni e potenti, la trama si riduce a una di quelle partitine di Warcraft III in cui prendi gli orchi e costruisci un centinaio di torrette di avvistamento per poi divertirti a vederle falcidiare i nemici a vista senza dover far nulla.
    Sin dal primo romanzo ti accorgi che nessuna minaccia è reale e nessun tipo di climax ansiogeno riesce ad attecchire sotto al baldacchino di Mary Sue, benché la Meyer tenti disperatamente l’innesto.
     
    Alla fine non succede mai nulla, muore il minimo numero indispensabile di cattivi ancor più monodimensionali (della serie “shit no one cares about”), i supervampiri di Bella trionfano senza sorpresa, la giustizia splende, la felicità non è intaccata e Bella può fare pointless sex per tutta l’eternità col maritino (memorabili le scene in cui si arrapa nei momenti più inutili) mentre la bimbalienadorabile dorme nella stanza accanto.
     
    Dico, ma per fare tutto questo bisognava disturbare i vampiri? Per snocciolare la storia di come una ragazza perfetta ottenga tutto ciò che vuole c’era bisogno che mi leggessi tutte queste pagine di logoranti aggettivi per esaltare la marmorea bellezza di Edward?
     
    No ragazzi, non era per questo che c’era bisogno che lo leggessi.
    Era per tutto il lol che mi sono guadagnata ora: godo in pari misura delle argute prese per il culo dei lolfans e delle isteriche prese di posizione delle fan (questo è ESILERANTE e spaventoso allo stesso tempo) che non possono tollerare la minima critica all’oggetto della loro venerazione.
     
    Il reame del fandom è in questo caso molto più interessante dei libri in sé e in America il fenomeno sembra già assurto a livello di follia collettiva.
    E ovunque ci siano sedicenni che si strappano i capelli per un vampiro che oltre a essere irreale è pure deprimente, io sarò lì a riderne, grata di tanta ilarità e senza vera cattiveria.
    Pertanto, come vi ho già raccontato, alla prima dell'insulso film io ci sarò. Oh se ci sarò.
     
     
     
    Ora però è il caso che torni a qualcuno che sa scrivere sul serio, prima che le mie ultime mediocri letture di successo mi suggeriscano che potrei davvero scrivere anche io per lavoro. Il candidato ideale per farmi passare ogni grillo per la testa è il magnifico Burroughs, che scrive tanto bene che mi fa quasi schifo e che, per raccontare cose interessanti, non deve disturbare nemmeno un lupo mannaro.
     
     
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (13)
    categorie: libri
    mercoledì, 27 agosto 2008

    ... e cosa fa il mignottone?

    Lei GLISSAAAAAAAAAA!!!

     
    *seguono urla furenti*

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: libri, wtf

    Confessioni di una degenerata

    ".. penso mi scofanerò un altro paio di pagine di quell'orrenda minchiata che sto leggendo e che è una bislacca saga di vampiri per adolescenti. "

    Ipsa dixit, una settimana fa, o giù di lì.

    Il punto è che sono una maledettissima ipocrita.

    Peggio, una ragazzina.

    Una ragazzina abbandonata dalla sua vampirista preferita, Anne Rice, e bisognosa di conforto.

    Un po' come quando, a 8 anni, vidi finire i Cavalieri dello Zodiaco e, incapace di processare il lutto, mi tuffai tra le braccia dei Cinque Samurai, anche se la storia era più brutta e le loro armature molto meno suggestive (ma oh quante fanfiction yaoi scoprii 10 anni dopo).

    Ma torniamo ai vampiri.
    In qualche momento dei miei very early 20s, mi impallai sui vampiri della Rice. Interview with the Vampire, The Vampire Lestat, the Queen of the Damned... praticamente li sbafai. E visto che in Italia non circolava ancora altro mi presi da Amazon anche tutto il resto: in totale, credo di ricordare, lessi 11 libri della sua saga dei vampiri, dai primi più ispirati sino all'ultimo insipidino, Blood Canticle, che era appena appena uscito.

    Ero completamente drogata: cominciavo a sognare come una deficiente che i vampiri esistessero davvero, ci speravo persino. Ero invaghita di Lestat. L'idea di bere sangue cominciava quasi a sembrarmi normale (salvo tagliarmi per sbaglio e riconoscere che sanguinare non era assolutamente cool o piacevole). Ebbi insomma un ritorno di fiamma dell'appena trascorsa adolescenza, quella in cui di solito si ama coltivare sogni completamente folli per il gusto di farlo.
    Avendo avuto un'adolescenza troppo tranquilla e priva di impeti, la sto scontando a rate adesso.

    Stiamo parlando di una vena un po' sui generis dei miei gusti letterari, forse meno socialmente accettabile di altre, per una che cerca ogni tanto di farsi passare per una signorina di intelletto (fallendo, tra l'altro) e devo ammettere che ogni tanto un po' me ne vergogno. 
    D'altra parte però non posso negare di avere la tendenza ad appassionarmi parecchio di storie di vampiri, mostri, creature immortali e compagnia bella (mai menzionato che sono anche un'avida lettrice di King?)

    Nel fantasy in definitiva ci sguazzo, mio malgrado: non vorreste sapere quante volte ho letto/visto il Signore degli Anelli, quanto ho giocato a Dungeons&Dragons, quanti libri sull'argomento ho letto, dai più elevati tipo Tolkien ai più tendenti al trash.
    I vampiri stanno proprio al crocevia tra la mia passione per il fantasy e quella per il genere un po' più dark/horror, senza trascurare il quasi sempre presente elemento sensuo/sessuale, che ha sempre un certo appeal su di me (leggi: versioni socialmente decenti degli Harmony).

    E quindi, si diceva.

    E quindi.

    E quindi in meno di due settimane sono alla fine del terzo libro della saga di quella gran stronza di Stephenie Meyer, mannaggia a lei. Ve l'ho detto che assomiglia a Cristina D'Avena vero? Solo che invece di cantare "Puffi qua puffi là" questa ha deciso di proiettare tutte le attenzioni che non ha ricevuto in adolescenza nella storia, di cui vi ho già accennato, di questa ragazza banalotta, goffa e completamente odiosa che fa innamorare tutti di sé e ovviamente accederà anche lei - ormai posso prevederlo con certezza - all'ormai sdoganato dono dell'immortalità. Circondata da grandissimi fighi che si battono per lei. Un Harry Potter senza fantasia o simpatia intrinseca, destinato a diciassettenni con l'apparecchio esterno, un sacco di sogni e un account su DeviantArt..
    Si è mai sentita una cosa più odiosa?

    E allora perchè continuo a leggerlo? Con avidità per giunta! Dio santo io SPERO che sia perchè so che prima o poi ci sarà una scena di sesso, perchè l'alternativa grottesca è che effettivamente questa "bislacca saga di vampiri per adolescenti" (cit.) mi stia piacendo.

    Come ciliegina sulla torta, ora ho una voglia matta di andare a vedere il film del primo libro, Twilight, che in America esce per Natale. Lo strafico vampiro protagonista è interpretato dallo strafico attore che faceva Cedric Diggory nel quarto film di Harry Potter (è quasi un'ironia). Lei ha il faccino stronzo e insulso che ho sempre attribuito a Bella. Perfetti.
    Fosse anche solo per smontarlo dal primo all'ultimo minuto (o per farvelo credere), vi assicurò che ci sarò.

    Damn.

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    categorie: libri, film, progetti, cose buffe
    giovedì, 14 agosto 2008

    Ho in mano un perizoma di pelle nera preso in un vero negozio per spogliarelliste, un peluche di Domo-kun trovato in un recesso di Urban Outfitters, una pochette disegnata a suon di sushi acquistata in un ameno negozietto di tattoo e corsetti in lattice e un indefinibile numero di minchiate raccolte questo pomeriggio in quella che ho scoperto essere la via fricchettona (ovvero quella in cui si condensano gli ostelli e i robbosi locali) di Vancouver, Granville Street.

    Ho i piedi desertificati, svariate cucine orientali sullo stomaco e i capelli frizzolosi da pazza.
    Adoro completamente questa città.

    Domani gita a Victoria e appuntamento con un branco di spero volenterose megattere, per coronare la vacanza.

    E' quasi mezzanotte, sono al quindicesimo Advil post operatorio (solo io riesco a passare due ore dal dentista durante le ferie), la mia borsa è fatta e penso mi scofanerò un altro paio di pagine di quell'orrenda minchiata che sto leggendo e che è una bislacca saga di vampiri per adolescenti.
    Proiezioni di un'adolescente insignificante con un forte senso di self-importance, dotata della goffaggine d'ordinanza che molte autrici donano alle proprie eroine nel tentativo fallimentare di renderle meno odiose, immerse nell'improbabile narrazione di come un vampiro strafico finisca per interessarsi a lei e innamorarsene. Tutto scritto da una tizia che in foto è il ritratto di Cristina D'Avena. Dannazione a me che devo sempre finire i libri che comincio...

    Ma Gesù santo, Anne Rice me lo sforna qualcos'altro di decente o devo ricorrere a questi mezzucci?

    venerdì, 18 luglio 2008

    Genio e sregolatezza

    Amo poter andare oltreoceano con una certa regolarità, perchè mi permette di fare scorte di abiti, moltissimi calzini, salsa teriyaki e 1000 islands, nonchè coccole materne e prime visioni al cinema. Per esempio sono andata a vedere Hancock, con Will Smith, che avremo nelle sale a settembre e che, lasciatemelo dire tanto non è uno spoiler, da premesse simpatiche e piuttosto originali diventa uno strano magma indefinibilmente tragicomico da circa metà proiezione. Bisognerebbe dare un voto ai film potendo dare voti diversi al primo e al secondo tempo, a volte.

     Un'altra cosa di cui sono ghiotta sono i libri in inglese.

     Direte che esiste Amazon, e si grazie lo so anche io, però la sensazione di vedere un libro sullo scaffale, invaghirsene e acchiapparlo è una di quelle cose del mondo reale che voglio continuare a coltivare.

     Ho letto 3-4 libri nelle ultime settimane, di cui uno di Diablo Cody molto carino (delle memoirs di una normale ragazza un po' in carne e patologicamente per bene che decide di darsi alla carriera della spogliarellista - questo prima di partorire accidentalmente la sceneggiatura di Juno).

    Leggere la storia vera di una che ne aveva davvero le palle piene della sua vita ben definita, responsabile e piantata su precisi binari e che si è data praticamente per ripicca a una carriera folle e socialmente inaccettabile mi gonfia, anche se debolmente, le afflosciate vele della Nave della Ribellione, il cui varo era previsto in epoca adolescenziale e che invece per qualche motivo è stato in effetti posticipato a data mai definita.

     Le mie letture recenti, tuttavia, mantengono un filo conduttore musicale abbastanza coerente: ad Aprile ho letto Hammer of the Gods, biografia molto poco autorizzata dei Led Zeppelin, il mese dopo ho curiosato tra i ricordi della groupie storica Pamela des Barres e adesso sono alle ultime pagine di Wonderful Tonight, di Pattie Boyd, che nella vita ebbe apparentemente la "fortuna" di essere sposata a due icone del rock come George Harrison e Eric Clapton e condurre una vita alquanto unica in compagnia dei mariti e di una pletora di amicizie rock'n'roll. Bell'ultimo acquisto un paio d'ore prima di volare di nuovo a casa, e ho anche un nuovo Burroughs in saccoccia.

     

    Pattie Boyd si può contemplare in tutto il suo splendore giovanile nel film A Hard Day's Night dei Beatles, dove conobbe il futuro maritino mentre interpretava una fan studentella in uniforme e in quella specie di video di Something (peraltro scritta per lei, si dice) che fu girato alla fine della carriera dei Beatles, in cui ognuno cammina immerso nell'idillio matrimoniale, inclusi John e Yoko in lunghi mantelli teatrali.

    Quando il matrimonio con Harrison cominciò a tirare il gambino, Eric Clapton – e questo è uno dei gossip del rock più arcinoti – cominciò a tartassare la signora di messaggi struggenti, non potendo averla si mise con la sua sorellina sedicenne e infine compose Layla, LA Layla che tutti conosciamo e non possiamo evitare di amare, per cacciare fuori tutto il suo sentimento frustrato, casualmente allegando in calce un riff di chitarra mostruosamente bello.

    Quando lei si negò, lui si diede all'eroina e solo qualche anno più tardi lei decise di lasciare il tiepido George per cedere alle àvances del talentuoso collega. Fast forward di qualche anno di tour, alcolismo, droghe e viaggi di ogni genere e tipo e poi lascia anche il fido Clapton che intanto ha avuto un figlio con una tizia che ha vinto l'Isola dei Famosi, ma questo è un capitolo di scarsissimo interesse.

    Ora, se c'è una cosa alquanto palese è che io amo la musica e che sguazzo nel classic rock come un'anatra nello stagno. Ma leggere questi ritratti più ravvicinati di artisti che adoro, che con tutto il beneficio del dubbio devono comunque avere più di un tratto di verità, mi lascia uno strano sapore amaro.

    Sono attaccata alla mia immagine mitologica della rock star: un animale spedito dai cieli per entrare in comunione spirituale con le grandi folle e farle godere, dominandole. Una figura eccitante, creativa, superiore, sexy. Un dio dorato, per citare Robert Plant (e Almost Famous). Un personaggio certo decadente e dedito ai vizi, uno che vive entro schemi tutti suoi.

    Ma c'è poco di questo nelle cronache matrimoniali della signora Boyd.

    George Harrison, la rock star taciturna e orientaleggiante, diventa pian piano un marito distante e bipolare, dedito a meditazioni ossessive alternate a grandi dosi di marijuana e flirt. Un maniaco del controllo che sa essere paurosamente freddo.

    Eric Clapton, il dio della chitarra, diventa un patetico alcolista e cocainomane in denial rispetto alla sua stessa dipendenza, geloso e totalizzante, socialmente inetto se non nutrito a limonata e whiskey per colazione ogni mattina. Un manipolatore dei sentimenti, una sanguisuga emotiva.

    E lo stesso vale ad esempio anche per Jimmmy Page, ritratto da chi lo conobbe all'epoca come un eroinomane perso, maschilista, egocentrico e ossessivo.

    Uno non si aspetta certo dei bravi ragazzi con la riga da un lato, ma nemmeno di sentire storie che affondano così in basso nell'abiezione e nella miseria, anche se sempre costellata da montagne di soldi, manager premurosi, aerei privati, tour e vacanze d'elite.

    Uno non si aspetta nemmeno di vedere una rock star in coda alle poste (Max Pezzali invece me lo vedrei benissimo), ma neanche gente che non ha seriamente idea di come si gestisce una vita senza un manager che pensi a tutto, dal tuo mobilio all'assicurazione alla tua licenza di matrimonio. Delle specie di strani bambini drogati e viziati, circondati da gente che dice solo si e li adora.

    Perchè se questa gente non ha nulla in comune con noi, come è riuscita a creare musica che, come si suol dire, tocca le corde dell'animo umano così bene? Parole in cui tutti possono identificarsi, gioie e dolori universali, melodie che ascolteremmo e riascolteremmo.

    Forse gli artisti sono oppressi dal peso di un'energia creativa così incontenibile e quasi dolorosa che non è loro consentito condurre una regolare esistenza? Forse sono questi i termini del famoso patto col diavolo che viene sempre chiamato in causa da qualcuno quando si parla di grandi artisti?

    Volessimo ampliare il discorso "genio e sregolatezza" alle arti in generale, del resto, troveremmo una caterva di esempi.

    Mah, che dire infine?

    Probabilmente c'era qualche curiosità morbosa nelle mie letture recenti, un qualche bisogno di saperne di più di persone che senza averne intenzione specifica rendono la mia grama vita un po'più tollerabile e devo ancora capire bene che effetto mi fa scoprire che condividere la propria vita di ogni giorno con molti di loro deve probabilmente essere simile a un incubo e che umanamente parlando essi non si collocano al più alto dei gradini (cose che in effetti potevo anche figurarmi da sola, direte).

    E dopo tutto, visto che non progetto di sposare una rock star tanto presto e che anche i miei progetti come potenziale groupie sono debolucci, direi che potrei far finta di non aver letto e continuare a idolatrare i musicisti dal punto di vista migliore: da sotto il palco.

     

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    categorie: viaggi, musica, libri, film, beatles
    lunedì, 12 maggio 2008

    Sabato sera sono andata a vedere Beppe Gambetta, che ogni anno torna a Genova per chiudere la stagione del teatro della Corte con una serata acustica. Ogni anno tira fuori musicisti diversi dal cuore degli Stati Uniti, e ogni anno sono dei mostri.

    Mr. Gambetta è un davvero egregio chitarrista genovese, che tira fuori dallo strumento delle cose che penso siano illegali in alcuni stati, e quest'anno l'aggiunta più originale alla sua congrega era una contrabbassista americana che con quelle manine sottili pizzicava quei cordoni enormi con una destrezza praticamente sexy.

    Sarà il quarto anno che lo vado a vedere, e ogni volta, ad ascoltarlo, provo l'ineffabile desiderio di prendere tutte le mie dieci ditine che zoppicano sulla chitarra e infilarmele permanentemente dove il sole non batte, perchè mi sento davvero un'impedita, anche nei momenti più ispirati.

    All'apice della tristezza, ho finito la biografia di Miss Pamela e ora Fight Club mi sembra una magra compensazione. Cosa devo fare per tornare a fiutare quella vibrazione sexy e rock'n'roll?

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: musica, libri, in giro
    mercoledì, 07 maggio 2008

    On my bookshelf

    Come capita nei periodi di confusione, ho iniziato tremila libri insieme e l'unica attività di lettura compiuta degli ultimi giorni è la già citata bio non autorizzata degli Zep, che mi ha riportata ai bei tempi adolescenziali di fangirl sfegatata che che comprava ogni sorta di mercanzia bandereccia.

    Come spuntino qualche settimana fa, ho finito un grazioso libro di Sedaris (Diario di un fumatore): dei suoi libri non saprei mai dire se parlino di altro che dell'autore e della sua vita strampalata, e personalmente in testa lo ho più o meno assimilato ad Augusten Burroughs, ma lo trovo di agevole e ilare lettura. Penso di essere stata un omosessuale maschio in una vita precedente o comunque ho una stranissima affinità con gli scrittori gay, che trovo per lo più adorabili e molto divertenti (che generalizzazione razzista).

    Non conto nemmeno l'ultimo di Camilleri, data la rapidità con cui lui li pubblica e io li leggo (2 orette di solito mi bastano) e penso di aver già affermato altrove che le storie di Montalbano per me contano all'incirca come generi alimentari. Non so neanche più dire se uno mi piaccia più dell'altro, dopo tutti questi anni di lettura fedelissima e tempestiva: sono praticamente dipendente
    So che quando quel caro vecchino siciliano non ci sarà più, si aprirà un grosso buco nel mio cuore letterario.
    Ho ingurgitato brevemente Cose Preziose di King e Tutto è Fatidico, così per fare, visto che ormai King lo conosco così bene che lo ritengo un vecchio amico con cui non servono più preliminari.

    Poi ho iniziato a svisare e mi sono persa tra troppi libri che non riesco a far ingranare.
    Ho letto un po' di Fight Club, ho aperto Running with Scissors di Burroughs, ho sfogliucchiato un altro melenso romanzetto storico della Gregory su Enrico VIII e soci.
    E poi Miss Pamela ha determinato l'abbandono temporaneo di questi trastulli e ora sono tutta sua. Ha catturato il mio umore rock'n'roll decadente degli ultimi movimentati tempi, l'ha proprio preso in pieno.

    Pamela Des Barres è stata una leggendaria groupie degli anni '60 e '70 e ha scritto qualche anno fa un libro di memorie, "I'm with the band". Sulla copertina lei a 16 anni, bionda, nuda e bella come il sole.
    Sono a pagina 50 e sono completamente rapita e piena di invidia e rimorsi, ma non riesco a non adorarla e a provare ammirazione per le sue scelte audaci e anticonformiste, nonchè una sincera meraviglia per la sua bellezza che anche adesso che ha 60 anni suonati e anche malattie poco piacevoli alle spalle è davvero davvero notevole.

    Tra le conquiste della simpatica signorina, svettano i nomi più scintillanti del firmamento Rock di quegli anni. Come a dire che non solo la invidio da matti per aver avuto la fortuna di vivere in posti e in anni migliori dei miei (dico sempre che se fossi nata 30-35 anni prima, tipo i miei, sarei stata al mio posto e ora sarei una cinquantenne alquanto soddisfatta), ma devo anche invidiarle l'immensa disinvoltura, e il fascino con cui riuscì a entrare nelle amicizie intime di personaggetti da nulla tipo Mick Jagger (che all'epoca non era proprio per niente male come ragazzo, oltre al ruolo secondario di semidio in Terra) o Jimmy Page, su cui è meglio che non inizi nemmeno a proferir verbo, tanto è il fascino quasi esoterico che esercita su di me, anche adesso che ha 65 anni, la testa candida e un vago aspetto da vecchia lesbica. Si vocifera pure che ora sbavi mentre suona e ha una buffa vocina nasale, ma io me ne frego.

    Che bei tempi, quelli in cui le band erano avvicinabili, che bei tempi quelli in cui i fan non ammazzavano i loro idoli dopo aver chiesto un autografo.

    Nella parte che ho letto sinora, ho provato una sincerissima immedesimazione per la narrazione delle sue gesta di teen fissata con Paul McCartney e preda di strani turbamenti sessuo-musicali da pubescenza, alimentati da ormoni, mistero e magia. Con nessuna differenza, perchè anche io avevo i turbamenti per quello stesso Paul McCartney (quello di 30 anni prima, però), in una strana e un po' lugubre forma di feticismo retroattivo
    Cita stralci del suo diario da ragazza, quando era solo una liceale che si metteva i foulard nel reggipetto ("non mi ero ancora resa conto del fatto che avere le tette piccole fosse fico" e solo per questo la bacerei in bocca e sono colta dal fremito di andare in giro in allusive camicette sottili senza reggiseno) e faceva gli altarini dei Beatles, dicendosi che sarebbe morta se non avesse potuto conoscere Paul.

    Poi entra in contatto con il mondo hippy, con Bob Dylan e con qualche "cattiva" compagnia, la sua identità e la sua intraprendenza cominciano a venire fuori e dove l'ho lasciata io questo pomeriggio ha appena avuto una fulgida visione di Mick Jagger completamente nudo nella penombra della porta del suo bungalow a Los Angeles. Il proseguimento si direbbe avviato dunque verso il binario principale.
    Quanto ho letto sinora è spiritoso, ben scritto, piuttosto modesto, riesce a non fare antipatia nonostante l'invidia fluisca copiosa. In altre parole non vedo l'ora di riprendere la lettura e non dubito che potrò solo dirne anche meglio ad opera conclusa.

    Ho sentito il bisogno adolescenziale di addare Miss Pamela sul mio MySpace (dove il suo spazio si trova su myspace.com/therealmisspamela) e lei cortesemente mi ha anche accettata.
    Le sue foto più recenti mostrano una donna che potrebbe avere tranquillamente meno di 40 anni, ma a tratti anche meno di 30. Trucco, vestiti, chirurgia? Non lo so. A me piace pensare che le grandi overdose di rock che si è fatta, quando sesso e musica costituivano per lei una specie di binomio indistinto in cui una parte non contava meno dell'altra, le abbiano regalato l'eterna giovinezza.
    Poi potete venire a fare i poco romantici e dirmi che un sacco di groupie si sono beccate orrende malattie e sono morte dopo una vita debosciata. Ma questi problemi non riguardano la groupie onoraria senza portafoglio che sono sempre stata nella mia immaginazione, e nemmeno la leggendaria Pamela, che sorride più giovane che mai con quegli occhi brillanti e vivaci, sorride di un sorriso furbetto like that of one who knows (la citazione è d'obbligo).
    Lunga vita a te e alla musica che hai amato Pam, io non avrei saputo fare di meglio neanche in dieci vite.

     

    Postfazione: oggi scrivo come una ragazzina entusiasta. E dire che volevo fare un master di scrittura creativa. Se leggono questo mio parto non mi prenderanno mai.
    Tra parentesti sempre abulica e non-eccitata, tranne quando si parla di rock. Dovrei cominciare a preoccuparmi, o quanto meno a perplimermi?

     

    sabato, 03 maggio 2008

    Languori

    Ferie finite gente, domani si vola e lunedì si riparte con il quotidiano e sconfortante orrore del mio lavoro.
    Ho fatto shopping in modo indecente, visto un bel po' di bei posti (oggi come ciliegina sono stata al Planetario) e speso soldi come noccioline aiutata dal cambio favorevole.
    Questa bella città mi mancherà, ma facciamoci forza e parliamo di cose belle.

    Nell'ultima settimana ho comprato e letto Hammer of the Gods, una lunga e famosa biografia che racconta le gesta dei Led Zeppelin a partire dai New Yardbirds per finire lo scorso Dicembre, con la reunion alla O2 arena di Londra, tra le mie lacrime di frustrazione per non esserci stata. Tuttora prego che non ne schioppi un altro prima che io possa avere un'altra occasione per vederli.

    Ora ragazzi, io vivo in uno stato di abulia sessuale quasi preoccupante per la mia età. Non so cosa la causi, anche se i sospetti vanno verso la generale insoddisfazione degli ultimi tempi, ma tant'è che mi ci trovo invischiata e non è piacevole per nulla.
    Niente e nessuno mi riesce a destare reazioni non dico sessuali, ma anche vagamente sensuali, qualche genere di eccitazione o emozione forte. Encefalogramma piatto, biancheria asciutta, niente da fare.

    Tra le pochissime cose che ancora riescono a farmi sbucare un sorrisone da orecchio e orecchio ci sono proprio gli spesso nominati Zeppelin, tra le poche voci che possono farmi venir voglia di aprire le gambe per uno sconosciuto c'è quella di Robert Plant: forse la leggenda del patto con il diavolo fatto dalla band per raggiungere una tale grandeur e un successo così persistente è vera, forse fu fortuna, forse talento, forse una particolarissima alchimia di tutti questi ingredienti e una spruzzatina di un misto di mistero, magia e rock.


    Questa biografia è un bel tuffo di 40 anni nel passato, risente di qualche tendenza agiografica come spesso accade nella storia del rock, indulge spesso nel descrivere gli eccessi che la band si concedeva quando era in tour, e anche le tristi storie di droga e alcool attraverso cui alcuni suoi membri passarono e talvolta non uscirono vivi. Queste cose un po' ti colpiscono, un po' ti disgustano, un po' ti fanno invidia e curiosità. Per qualche istante ho temuto che non sarei più riuscita ad ascoltarli con lo stesso spirito di incontrastata ammirazione. Poi ti bastano dieci secondi di una canzone a caso per riaddolcirti e ammettere di aver pensato una sciocchezza. 
    Su un piano parallelo, il libro contiene un sacco di informazioni e suggerimenti per un adeguato acculturamento musicale e una miniera di chicche e titoli di album da cercare al più presto. Non lo consiglierei a nessuno che non sia già un appassionato o almeno un estimatore della band, ma se appartenete a questa categoria io penso che  Hammer of the Gods potrà intrattenervi e incuriosirvi il giusto.

    Più di molte altre band ugualmente in gamba e famosissime, gli Zeppelin hanno inoltre, ve l'ho detto, questa particolare aura di sesso e misticismo, nonchè un alone di mistero relativamente più grande, a cui contribuì senz'altro l'atteggiamento schivo che la band ebbe nei confronti della stampa per quasi tutto il suo periodo di attività. E qui basta, non proseguo perchè il messaggio è chiaro e ho una persona in particolare che mi rompe le palle ogni volta che menziono quanto amo gli Zep su questo blog (mi accusa di essere banalmente arroccata sui mostri sacri e di dire sempre le stesse cose - non ha nemmeno tutti i torti).

    Il sunto del discorso è indefinito, e nella mia testa ha a che fare più col sesso che con la musica, nei contorti e incoerenti pensieri che faccio la mattina nel dormiveglia, quando penso che quasi quasi, nonostante la devastazione degli anni che li hanno masticati- senz'altro aiutati dagli stravizi - io la groupie a uno qualunque degli Zep la farei ancora, eccome, con tutto che ognuno di loro potrebbe tranquillamente avermi messa al mondo. Non so nemmeno bene perchè, forse il desiderio di far parte in qualche modo di una delle poche cose al mondo che mi emozionano, forse il fatto che andare a letto con una rock star è probabilmente più facile che farci amicizia e averci lunghe conversazioni, mah.

    Basta uno "Squeeze my lemon" con quella voce sexy che ti ritrovi ancora come quando ti contorcevi mezzo nudo sul palco in quei jeans immoralmente attillati e io sono agli ordini, Mr. Plant, vedi come scorre il juice down your leg; basta che *guardi* una chitarra Mr. Page, e sono tutta tua, basta che mi sputi fuori una di quelle linee suadenti di basso che per me sono come lap dance, Jonesy, e sono pronta a perdere almeno gli ultimi dieci anni di (poca) saggezza e buon senso accumulati e ritrovare quella componente perduta della mia defunta libido, come e peggio di un'adolescente demente che pensa ai Tokio Hotel....

    La vostra testualmente incoerente Shuly vi lancia un ultimo arrapato saluto prima di tornare, si spera, nelle terre patrie, e volteggia al ritmo di Traveling Riverside Blues.

    giovedì, 28 febbraio 2008

    Finito!

    Non odiate quando arrivate a un passetto, a dieci pagine dalla fine di un libro... e qualcosa di molesto vi costringe a interrompere la lettura?

    Beh, me ne sono fregata e, mentre mi facevo fare la mia ultima dispensiosissima seduta di massaggi inutili, ho preso il libro e l'ho finito lo stesso.
    Ho finito American Psycho e l'ho amato. C'è un solo problema. Non ho capito davvero com'è finito. E non credo voglia farsi realmente capire. So che, a un livello diciamo animale-istintivo, è diventato il mio libro del momento.

    Non siete daccordo sul fatto che un buon numero di opere interessanti sia caratterizzato da finali aperti a molte interpretazioni? Direte che ci vuole maggior sforzo di inventiva ad aprire tante questioni e a riuscire a chiuderle tutte prima dell'ultima pagina, facendo quadrare tutto e su questo non discuto (anche se talvolta spiegare tutto banalizza e uccide la suggestione), del resto ho amato molte opere "chiuse" e parecchie opere "aperte" sono il risultato della pigrizia di autori sopraffatti dal peso dei misteri che hanno sparso in giro ... ma sono soprattutto i libri e i film con tanti spiragli aperti che continuano a vivere nella tua testa anche quando hai finito la lettura o la visione. Li riesamini, te li spieghi e rispieghi, ti senti vicino a una soluzione ma non riesci a raggiungerla e, del resto, manco sei tanto sicuro che sia la soluzione giusta.


    Insomma, il signor Easton Ellis si è appena preso gioco della mia (nostra?) tendenza a cercare di dar senso e direzione a tutto, con un libro totalmente più bello del film - com'era prevedibile - il cui succo è proprio la mancanza di significato di qualunque cosa, e la missione impossibile della quadratura di una sostanza fluida e viscidina, l'esistenza, di cui al massimo possiamo carpire qualcosa in superficie: oggetti, azioni rituali, marche di vestiti, locali alla moda, l'invidia e l'avidità.

    American Psycho contiene tante cose, oggetti in sovrabbondanza, annotati con precisione maniacale. Una crosta sotto cui - a volte viene il sospetto anche a me - non c'è proprio nulla, nè un senso, nè redenzione, nè amore o altri sentimenti positivi. In altre parole, una prospettiva inquietante sui rischi del pensare troppo a fondo, che ci lascia esattamente dove eravamo: a mollo in questo "atomo opaco del Male" come direbbe qualcuno. Ma penso si riferisse in realtà al mio ufficio.


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    categorie: riflessioni, libri