About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • giovedì, 02 aprile 2009

    Ammetto di avere un po' corso per le scale per fare quadrare bene le cose, ma ho avuto la sorprendente rivelazione di vivere a esattamente una Stairway to Heaven dalla stazione, dal momento in cui scendo dal vagone al momento in cui mi chiudo dietro la porta di casa.
    La cosa in un certo senso rende più interessante il mio tragitto quotidiano, mentre a colmarmi di raccapriccio, per estensione, è la nozione che venerdì prossimo sarò nei cieli dell'emisfero boreale per circa 90 Stairway to Heaven.
    Che è pur sempre meglio di 205 Macarene, ma resta lo stesso un'idea spaventosa.

    venerdì, 25 luglio 2008

    Good times, bad times per davvero

    "Rock music has always been a reaction against accepted standards.
    And homosexuality has been going on for centuries.
    At the moment having a gay image is the thing, just like a few years ago it was trendy to wear a long grey coat with a Led Zeppelin record under your arm"

     
    Questa è una quote abbastanza random dal mio film preferito, Velvet Goldmine.
    Questo titolo emerge qui e lì dai miei post ma è un film che mi piace tanto che non penso ne scriverò mai un post esteso.
    Non saprei riassumere che cosa penso. Contiene una percentuale concentrata di cose che amo o di cui amo parlare e vederlo è stata una rivelazione musicale, una pioggia di lustrini per gli occhi e una sferzata di emozioni indefinite collocabili da qualche parte sotto la mia cintola di sedicenne.
    Musica rock, glam, Oscar Wilde, battute pronte e citazioni argute, costumi decadenti, puro eccesso, misteri e storie d'amore portate al parossismo, con angoli smussati e inconcludenti.
    Una scena che mi era sembrata semplicemente magica in cui due attori molto bravi e molto giovani si guardano negli occhi su una giostra immersa nel buio, con le luci da luna park riflesse negli occhi e Satellite of Love di Lou Reed nel sottofondo (ora uno dei due gigioneggia come Enrico VIII nella più improbabile serie Tv, mentre l'altro migliora in modo apparentemente illimitato con l'età).
    Un lungo lunghissimo bacio in primo piano che mi turbò quanto turbava il protagonista, l'allora segaligno Christian Bale.

    Ecco ne ho già parlato troppo.
    In realtà quello che volevo dire in apparenza c'entra poco con questo, ma quando conosci bene una cosa tanto da poterla citare a memoria, come in questo caso, trovare collegamenti con le trame e gli orditi della tua vita diventa un'operazione semiautomatica.

    Oggi ho ricevuto un regalo veramente gradito e totalmente immeritato. L'autore credo abbia detto che è un'edizione italiana cercando di sminuire il tutto, ma questo bimbo sopra ha scritto "Made in Gt. Britain" e "1969" e non vedo tracce di lingua italiana o subodoro residui di pizza. Poi naturalmente avrò modo di guardarmelo meglio quando sarò lontana da questo mefitico ufficio, ma tutti gli indizi per ora suggeriscono che io abbia sulla mia scrivania un 33 giri originale di Led Zeppelin I.
    Gli Zep non rientravano nei gusti genitoriali al punto da comprare dischi, all'epoca, quindi questa è una new entry totale tra i vinili di casa e ne sono così sornionamente contenta che mi sento praticamente in colpa per averlo accettato.

    E quindi, per chiudere il cerchio del post in questo breve attimo di gioia che apre uno squarcio in un noioso venerdì di lavoro e dolori dentali, ora mi manca solo il long grey coat, perchè l'album degli Zeppelin sotto il braccio - magari solo per oggi - l'ho già.

    *inserire rapida risatina*

     

    lunedì, 09 giugno 2008

    E' arrivato!

    Ora. Scartata l'idea che una cornice 140x100 anche solo esista...

    Dove cazzo ti metto Jimi?

    E poi è arrivato pure lui:

    E te invece so dove metterti.

    Più che altro, per una che vorrebbe emigrare verso lidi stranieri, sto piantando cospicue radici con tutte queste spese casalinghe (credo che per fine settimana avrò una personale Rock'n'Roll hall of fame sui muri di casa). But you know what? Who cares, pensare al futuro è salubre, ma non si può vivere solo in proiezione di eventi ipotetici e ancora lontani no?

     

    giovedì, 29 maggio 2008

    Ovvietà

    Ho 26 anni oramai, ancora 20 giorni e qualcosa e ci sono.
    La mia cameretta, però, da tempo disertata come abitazione full time e più che altro un rifugio temporaneo da cui vado e vengo dal 2001, non ha subito cambiamenti poi così radicali dalla mia adolescenza, a maggior ragione ora che l'ho definitivamente lasciata per occupare la stanzona abbandonata dalla mutter, che sto faticosamente personalizzando. L'ultimo colpaccio di testa è stato sradicare tutti i parati domenica pomeriggio, con spruzzino e raschietto e fosche immagini di corpi avvinghiati in testa. Più nettamente le immagini si mettevano a fuoco nella mia testa, più raschiettavo violentemente.

    Ma divago. Dicevo, in cameretta tengo ancora i poster attaccati in modo adolescenziale, cioè con le puntine e qualunque sostanza li tenga appiccicati ai muri e ai mobili. Dietro la porta Romeo + Juliet, davanti i Pokemon (sì, i Pokemon, avete obiezioni?) e le copertine dei 45 giri dei Queen. Sui muri, sparsi, Evangelion, i 5 Samurai, l'armatura di Andromeda e parecchi Seinto disegnati da me, un po' di Beatles, Zeppelin, sino a poco tempo fa c'era persino Golden Boy, vero reperto geologico della mia era di otaku.
    Nonostante l'apparente casualità, non riesco proprio a comprare qualunque poster trash mi passi davanti agli occhi. C'è una cosa in particolare che mi dà veramente sui nervi e non ho mai sopportato. Guardate questo esempio

    Semiotica visiva, capitolo uno. Analisi figurativa.
    Vediamo in primo piano un angioletto biondo con un microfono e dei jeans così stretti che la sagoma dei suoi genitali sotto il fibbione da hippy non è un mistero per nessuno.
    L'angioletto si appoggia in preda all'estasi musicale a un concentrato individuo riccioluto vestito da mago con in mano una Les Paul.
    L'abbigliamento in generale, soprattutto i pantaloni a zampa d'elefante, sembrano suggerire una marca temporale collocabile a metà degli anni '70.
    Sono evidentemente su un palco, da cui può desumersi che sono una band famosa, tanto che il chitarrista ha un ampli personalizzato con la sua runa, cosa non da tutti.

    Chi saranno? *mumble*

    Ah. *scatta un pensiero*
    AH. *il pensiero si fa più preciso*
    Aaaaaaah *illuminazione buddista*.

    Meno male che c'è la scrittina!! Chi l'avrebbe mai capito che erano i Led Zeppelin senza la scrittina? Sto pensando a queste miriadi di persone che comprano un poster simile ignorando chi o cosa rappresenti. Sai, così, per avere due capelloni a caso sul muro. Ne esistono? Io credo proprio di no. Lo fanno per gli amici ignari in visita, per illustrare loro i propri gusti musicali in modo didascalico? Mah.
    E se ora che sono grande ma ancora un po' scema volessi sì avere un poster rock, ma almeno averne uno un minimo contegnoso e incorniciabile? Perchè sputtanarmi tutto con questa genialata?

    Insomma avrete capito che le scritte che sottolineano l'ovvio sono il mio primo criterio per sancire la bruttezza di un poster, un peccato perchè adorerei svegliarmi col pacco di Plant incorniciato sul muro davanti a me e la foto è piuttosto bella. Passino le rune di LZ IV, che sono un dettaglio leggermente più nerdico e quindi meno ovvio, ma anche generalizzando, si vede una pletora di belle foto rovinate in questo modo.

    E io insomma, protesto.
    E voglio questo poster senza la scritta.
    Pago in natura.

    mercoledì, 07 maggio 2008

    On my bookshelf

    Come capita nei periodi di confusione, ho iniziato tremila libri insieme e l'unica attività di lettura compiuta degli ultimi giorni è la già citata bio non autorizzata degli Zep, che mi ha riportata ai bei tempi adolescenziali di fangirl sfegatata che che comprava ogni sorta di mercanzia bandereccia.

    Come spuntino qualche settimana fa, ho finito un grazioso libro di Sedaris (Diario di un fumatore): dei suoi libri non saprei mai dire se parlino di altro che dell'autore e della sua vita strampalata, e personalmente in testa lo ho più o meno assimilato ad Augusten Burroughs, ma lo trovo di agevole e ilare lettura. Penso di essere stata un omosessuale maschio in una vita precedente o comunque ho una stranissima affinità con gli scrittori gay, che trovo per lo più adorabili e molto divertenti (che generalizzazione razzista).

    Non conto nemmeno l'ultimo di Camilleri, data la rapidità con cui lui li pubblica e io li leggo (2 orette di solito mi bastano) e penso di aver già affermato altrove che le storie di Montalbano per me contano all'incirca come generi alimentari. Non so neanche più dire se uno mi piaccia più dell'altro, dopo tutti questi anni di lettura fedelissima e tempestiva: sono praticamente dipendente
    So che quando quel caro vecchino siciliano non ci sarà più, si aprirà un grosso buco nel mio cuore letterario.
    Ho ingurgitato brevemente Cose Preziose di King e Tutto è Fatidico, così per fare, visto che ormai King lo conosco così bene che lo ritengo un vecchio amico con cui non servono più preliminari.

    Poi ho iniziato a svisare e mi sono persa tra troppi libri che non riesco a far ingranare.
    Ho letto un po' di Fight Club, ho aperto Running with Scissors di Burroughs, ho sfogliucchiato un altro melenso romanzetto storico della Gregory su Enrico VIII e soci.
    E poi Miss Pamela ha determinato l'abbandono temporaneo di questi trastulli e ora sono tutta sua. Ha catturato il mio umore rock'n'roll decadente degli ultimi movimentati tempi, l'ha proprio preso in pieno.

    Pamela Des Barres è stata una leggendaria groupie degli anni '60 e '70 e ha scritto qualche anno fa un libro di memorie, "I'm with the band". Sulla copertina lei a 16 anni, bionda, nuda e bella come il sole.
    Sono a pagina 50 e sono completamente rapita e piena di invidia e rimorsi, ma non riesco a non adorarla e a provare ammirazione per le sue scelte audaci e anticonformiste, nonchè una sincera meraviglia per la sua bellezza che anche adesso che ha 60 anni suonati e anche malattie poco piacevoli alle spalle è davvero davvero notevole.

    Tra le conquiste della simpatica signorina, svettano i nomi più scintillanti del firmamento Rock di quegli anni. Come a dire che non solo la invidio da matti per aver avuto la fortuna di vivere in posti e in anni migliori dei miei (dico sempre che se fossi nata 30-35 anni prima, tipo i miei, sarei stata al mio posto e ora sarei una cinquantenne alquanto soddisfatta), ma devo anche invidiarle l'immensa disinvoltura, e il fascino con cui riuscì a entrare nelle amicizie intime di personaggetti da nulla tipo Mick Jagger (che all'epoca non era proprio per niente male come ragazzo, oltre al ruolo secondario di semidio in Terra) o Jimmy Page, su cui è meglio che non inizi nemmeno a proferir verbo, tanto è il fascino quasi esoterico che esercita su di me, anche adesso che ha 65 anni, la testa candida e un vago aspetto da vecchia lesbica. Si vocifera pure che ora sbavi mentre suona e ha una buffa vocina nasale, ma io me ne frego.

    Che bei tempi, quelli in cui le band erano avvicinabili, che bei tempi quelli in cui i fan non ammazzavano i loro idoli dopo aver chiesto un autografo.

    Nella parte che ho letto sinora, ho provato una sincerissima immedesimazione per la narrazione delle sue gesta di teen fissata con Paul McCartney e preda di strani turbamenti sessuo-musicali da pubescenza, alimentati da ormoni, mistero e magia. Con nessuna differenza, perchè anche io avevo i turbamenti per quello stesso Paul McCartney (quello di 30 anni prima, però), in una strana e un po' lugubre forma di feticismo retroattivo
    Cita stralci del suo diario da ragazza, quando era solo una liceale che si metteva i foulard nel reggipetto ("non mi ero ancora resa conto del fatto che avere le tette piccole fosse fico" e solo per questo la bacerei in bocca e sono colta dal fremito di andare in giro in allusive camicette sottili senza reggiseno) e faceva gli altarini dei Beatles, dicendosi che sarebbe morta se non avesse potuto conoscere Paul.

    Poi entra in contatto con il mondo hippy, con Bob Dylan e con qualche "cattiva" compagnia, la sua identità e la sua intraprendenza cominciano a venire fuori e dove l'ho lasciata io questo pomeriggio ha appena avuto una fulgida visione di Mick Jagger completamente nudo nella penombra della porta del suo bungalow a Los Angeles. Il proseguimento si direbbe avviato dunque verso il binario principale.
    Quanto ho letto sinora è spiritoso, ben scritto, piuttosto modesto, riesce a non fare antipatia nonostante l'invidia fluisca copiosa. In altre parole non vedo l'ora di riprendere la lettura e non dubito che potrò solo dirne anche meglio ad opera conclusa.

    Ho sentito il bisogno adolescenziale di addare Miss Pamela sul mio MySpace (dove il suo spazio si trova su myspace.com/therealmisspamela) e lei cortesemente mi ha anche accettata.
    Le sue foto più recenti mostrano una donna che potrebbe avere tranquillamente meno di 40 anni, ma a tratti anche meno di 30. Trucco, vestiti, chirurgia? Non lo so. A me piace pensare che le grandi overdose di rock che si è fatta, quando sesso e musica costituivano per lei una specie di binomio indistinto in cui una parte non contava meno dell'altra, le abbiano regalato l'eterna giovinezza.
    Poi potete venire a fare i poco romantici e dirmi che un sacco di groupie si sono beccate orrende malattie e sono morte dopo una vita debosciata. Ma questi problemi non riguardano la groupie onoraria senza portafoglio che sono sempre stata nella mia immaginazione, e nemmeno la leggendaria Pamela, che sorride più giovane che mai con quegli occhi brillanti e vivaci, sorride di un sorriso furbetto like that of one who knows (la citazione è d'obbligo).
    Lunga vita a te e alla musica che hai amato Pam, io non avrei saputo fare di meglio neanche in dieci vite.

     

    Postfazione: oggi scrivo come una ragazzina entusiasta. E dire che volevo fare un master di scrittura creativa. Se leggono questo mio parto non mi prenderanno mai.
    Tra parentesti sempre abulica e non-eccitata, tranne quando si parla di rock. Dovrei cominciare a preoccuparmi, o quanto meno a perplimermi?

     

    sabato, 03 maggio 2008

    Languori

    Ferie finite gente, domani si vola e lunedì si riparte con il quotidiano e sconfortante orrore del mio lavoro.
    Ho fatto shopping in modo indecente, visto un bel po' di bei posti (oggi come ciliegina sono stata al Planetario) e speso soldi come noccioline aiutata dal cambio favorevole.
    Questa bella città mi mancherà, ma facciamoci forza e parliamo di cose belle.

    Nell'ultima settimana ho comprato e letto Hammer of the Gods, una lunga e famosa biografia che racconta le gesta dei Led Zeppelin a partire dai New Yardbirds per finire lo scorso Dicembre, con la reunion alla O2 arena di Londra, tra le mie lacrime di frustrazione per non esserci stata. Tuttora prego che non ne schioppi un altro prima che io possa avere un'altra occasione per vederli.

    Ora ragazzi, io vivo in uno stato di abulia sessuale quasi preoccupante per la mia età. Non so cosa la causi, anche se i sospetti vanno verso la generale insoddisfazione degli ultimi tempi, ma tant'è che mi ci trovo invischiata e non è piacevole per nulla.
    Niente e nessuno mi riesce a destare reazioni non dico sessuali, ma anche vagamente sensuali, qualche genere di eccitazione o emozione forte. Encefalogramma piatto, biancheria asciutta, niente da fare.

    Tra le pochissime cose che ancora riescono a farmi sbucare un sorrisone da orecchio e orecchio ci sono proprio gli spesso nominati Zeppelin, tra le poche voci che possono farmi venir voglia di aprire le gambe per uno sconosciuto c'è quella di Robert Plant: forse la leggenda del patto con il diavolo fatto dalla band per raggiungere una tale grandeur e un successo così persistente è vera, forse fu fortuna, forse talento, forse una particolarissima alchimia di tutti questi ingredienti e una spruzzatina di un misto di mistero, magia e rock.


    Questa biografia è un bel tuffo di 40 anni nel passato, risente di qualche tendenza agiografica come spesso accade nella storia del rock, indulge spesso nel descrivere gli eccessi che la band si concedeva quando era in tour, e anche le tristi storie di droga e alcool attraverso cui alcuni suoi membri passarono e talvolta non uscirono vivi. Queste cose un po' ti colpiscono, un po' ti disgustano, un po' ti fanno invidia e curiosità. Per qualche istante ho temuto che non sarei più riuscita ad ascoltarli con lo stesso spirito di incontrastata ammirazione. Poi ti bastano dieci secondi di una canzone a caso per riaddolcirti e ammettere di aver pensato una sciocchezza. 
    Su un piano parallelo, il libro contiene un sacco di informazioni e suggerimenti per un adeguato acculturamento musicale e una miniera di chicche e titoli di album da cercare al più presto. Non lo consiglierei a nessuno che non sia già un appassionato o almeno un estimatore della band, ma se appartenete a questa categoria io penso che  Hammer of the Gods potrà intrattenervi e incuriosirvi il giusto.

    Più di molte altre band ugualmente in gamba e famosissime, gli Zeppelin hanno inoltre, ve l'ho detto, questa particolare aura di sesso e misticismo, nonchè un alone di mistero relativamente più grande, a cui contribuì senz'altro l'atteggiamento schivo che la band ebbe nei confronti della stampa per quasi tutto il suo periodo di attività. E qui basta, non proseguo perchè il messaggio è chiaro e ho una persona in particolare che mi rompe le palle ogni volta che menziono quanto amo gli Zep su questo blog (mi accusa di essere banalmente arroccata sui mostri sacri e di dire sempre le stesse cose - non ha nemmeno tutti i torti).

    Il sunto del discorso è indefinito, e nella mia testa ha a che fare più col sesso che con la musica, nei contorti e incoerenti pensieri che faccio la mattina nel dormiveglia, quando penso che quasi quasi, nonostante la devastazione degli anni che li hanno masticati- senz'altro aiutati dagli stravizi - io la groupie a uno qualunque degli Zep la farei ancora, eccome, con tutto che ognuno di loro potrebbe tranquillamente avermi messa al mondo. Non so nemmeno bene perchè, forse il desiderio di far parte in qualche modo di una delle poche cose al mondo che mi emozionano, forse il fatto che andare a letto con una rock star è probabilmente più facile che farci amicizia e averci lunghe conversazioni, mah.

    Basta uno "Squeeze my lemon" con quella voce sexy che ti ritrovi ancora come quando ti contorcevi mezzo nudo sul palco in quei jeans immoralmente attillati e io sono agli ordini, Mr. Plant, vedi come scorre il juice down your leg; basta che *guardi* una chitarra Mr. Page, e sono tutta tua, basta che mi sputi fuori una di quelle linee suadenti di basso che per me sono come lap dance, Jonesy, e sono pronta a perdere almeno gli ultimi dieci anni di (poca) saggezza e buon senso accumulati e ritrovare quella componente perduta della mia defunta libido, come e peggio di un'adolescente demente che pensa ai Tokio Hotel....

    La vostra testualmente incoerente Shuly vi lancia un ultimo arrapato saluto prima di tornare, si spera, nelle terre patrie, e volteggia al ritmo di Traveling Riverside Blues.

    mercoledì, 27 febbraio 2008

    Random

    Che importa via, manca mezz'ora all'uscita, non c'è più niente da fare se non covare ansia per il ritorno del capo. Stiracchiamoci le meningi con frasi alla rinfusa.

    Mi sparo Moby Dick al massimo volume in ufficio. Tanto non c'è nessuno che se ne lamenti. Muovo i ditini facendo air bass e scuotendo la testa. Ho imparato a suonarla e, anche se è facile, sono abbastanza fiera. Il mio amore per gli strumenti a corda e il mio scarso tempo per star dietro al medesimo mi commuovono.
    Mi arrivano i soliti linkini da msn e da skype. Mi sono trovata a pensare mentre ne aprivo uno "ti prego ti prego ti prego fammi ridere, sii qualcosa di buffo". Con ansia. Sto vivendo strani turbamenti figli dei libri che leggo e dei film che guardo.

    Bramo evasione, bramo amicizia, bramo sensazioni non premasticate. Dio che voglia di uscire da questa fogna di ufficio. Adocchio l'orologio, a disagio.
    C'è una frase che mi ha colpita (di nuovo) in American Psycho:
    "il cielo è trapuntato da un'infinità di stelle lucenti, e il loro numero mi umilia, cosa che faggio fatica a tollerare"
    E non so neanche cosa mi abbia colpita, so solo che a parte gli sbudellamenti e l'ultraviolenza (che non riesco a leggere) è uno dei libri più intriganti che abbia letto da un po' di tempo. Dovrei anche leggere Arancia Meccanica immagino. Sento affinità.
    Da ragazzina sottolineavo con la matita colorata le frasi che mi colpivano e in effetti dovrei tornare a farlo. Per ripassare sul libro anni dopo e pensare quanto ero infantile a farmi colpire da certe cose. Ho ancora tutto il De Profundis di Wilde scarabocchiato di matita rosa, infatti.

    Ci sarà mica un concerto decente a cui andare nei prossimi mesi? Una cosa tutta da urlare sino ad avere la gola secca e la voce da travestito, da gridare di terrore investita dalla folla, da comprarsi una dannata maglietta col nome del gruppo?
    Qualcuno di nuovo da conoscere e frequentare che non ambisca a stuprarmi?
    Quando è che la voglia di cambiamento muta in psicosi cronica?

    Penso di aver capito di avere un bioritmo emo che sale e scende alternandosi con quello fattivo e interessato al mondo. Un dentro e fuori da me stessa. Credo vitale per la mia sopravvivenza emotiva. Tranquilli, tra un po' rispunto a parlare di politica e grandi temi.

    Stasera si va a bere. Auguri Dave, è il tuo compleanno e per una volta me ne sono ricordata prima di una settimana dopo. Ti voglio un sacco di bene. E lo so che lurki.

    lunedì, 28 gennaio 2008

    I deliri strumentali della Shuly

    Ok, suonare Black Mountain Side è difficile.
    Solo capire bene l'accordatura mi è costato dieci minuti....

    Ma.

    Non demordo. Rawr!

    domenica, 06 gennaio 2008

    Strimpelliamo con la Shuly!

    Come a lavarmi la freakitudine di dosso (alla fine un po' mi impressiono), mi son rimessa a suonare con foga da riccio. Se volessi lavarmi altro non saprei come fare visto che l'acqua in casa è misteriosamente non funzionante e la cosa è giusto a due passi dal farmi sbroccare.
    Passare dal basso alla chitarra e viceversa è abbastanza buffo: dopo il basso, la chitarra ti sembra abbia delle corde giocattolo, così piccoline e facili da schiacciare. E così vicine! Mentre tu continui a tenere la manona come se ci fossero 4 corde. Sull'elettrica poi le corde più sottili sembrano anche delle lame affilate sotto le dita, mentre la classica ti dà quel conforto morbidoso e dolce. Ma l'elettrica tanto non la tocco spesso, tanto più che ho fatto un errore da niubba incompetente e ho cambiato tutte le corde insieme (avendo un Floyd Rose significa esprimere il desiderio di non avere un'accordatura stabile per un sacco di tempo). E poi con l'elettrica penso di non avere un ottimo rapporto in generale, forse perchè intuisco che una certa parte di quello che ti può dare è fornita non solo dall'abilità di chi suona, ma anche da devices esterni che subentrano in fase di amplificazione. Quelli che rendono una cosa bella divina, che aggiungono suggestione e quel senso di "Wtf come fa a fare quella cosa?" quando li ascolti.
    Tutte cose che non ho e non so far funzionare... una marea di aggeggi vari di cui ho solo una vaga idea.
    Per fare un esempio terra terra, quando ho scoperto i mod delle chitarre Manson di Matthew Bellamy ho detto "Vabè, ok, ciao...".
    Classica e acustica più o meno l'ambaradan ce l'hanno all inclusive, quindi sai che se diventi bravo puoi ottenere dallo strumento tutto quello che può fare.
    Ho una 12 corde acustica elettrificata in garage che aspetta solo un restauro e un po' d'amore, da una che non ha suonato nella vita quanto avrebbe voluto forse, ma che per lo strumento nutre praticamente una venerazione. A dire la verità ho anche un banjo che viene da Londra, e non l'avrei degnato di uno sguardo se non avessi sentito Earlybird e Midnight Flyer degli Eagles, due canzoni semplicemente deliziose in cui il banjo la fa da padrone. Penso che col tempo dovrò dedicarmi allo strimpellamento di tutte queste bellezze.
    Quella lenza di John Paul Jones è riuscito a interessarmi anche a una cosa come il mandolino, facendomene vedere la bellezza priva di connotati partenopei.
    Peccato non avere un sitar :p

    Non è vero però che gli effetti fichi si possono fare solo sull'elettrica...Oggi ho scoperto che un bel modo di truccare un pochino in effetti è cambiare l'accordatura, cosa che ti permette di suonare facilmente combinazioni per cui dovresti avere altrimenti 7 dita indipendenti. Ora, non prendetemi per niubba totale, sono a conoscenza della faccenda da che ero bambina, solo non mi era mai venuto in testa di applicare la teoria alla pratica. In parole povere non ero mai riuscita a suonare The Rain Song (vi devo dire gli autori?) con una facilità che non credevo possibile. Oh, le gioie dell'accordatura open A... praticamente comunque tu metta le dita viene fuori qualcosa di bello e suggestivo. Quello che su un'accordatura normale è un banale La ti fa saltare fuori un accordo da brividi lungo il collo.

    E mentre scrivevo è pure tornata l'acqua! O giubilo o grazie Befana!

    giovedì, 03 gennaio 2008

    Weeeee!

    Ho un amico cattivo che si diverte a dire che non mi entusiasmo mai per nulla.
    Purtroppo molto spesso ha ragione, il gene dell'entusiasmo mi è arrivato con l'interruttore rotto. Si attiva a forza e dopo che si è acceso rimane sintonizzato sullo stesso oggetto per lungo tempo.

    E oggi sono contenta di dire che mi si è attivato l'entusiasmo :D. Son qui felice come una bimba col mio bassetto che cerco di andar dietro agli Zeppelin. Ho scaricato un programmino per rallentarmi le canzoni, così ci arrivo piano piano senza lussarmi le falangi... e più o meno ce la sto facendo!!! Ramble on è quasi domata (direte che non è così difficile).. ma ora sto cercando di guadagnare Immigrant Song... e a metà c'è una cosa che mi farà intrecciare i ditini sbuffando. Ma che bello weeeeeee!

    Shuly sarcastica è a letto da un pezzo. Ma mi sa che Shuly entusiasta la raggiunge...