Vorrei solo segnalarvi che l'epico SUV del capo, da quanto posso sentire al telefono, sta attualmente facendo rumori più degni di un trattore mentre trotta assai poco allegramente sulla A7 e che sto avendo difficoltà a gestire il ricovero in officina a distanza perchè mi è complesso non ridere pensando a quell'osceno catafalco nero che ansima e rantola sull'autostrada con dentro il mio capo inviperito e colmo di indignazione.
Brindo alla salute della mia Panda (a cui come minimo troverò le gomme bucate, per giustizia divina).
L'idea di un'invenzione simile un po' mi diverte e un po' mi raccapriccia.
Pensateci: un impianto sotto pelle che ti proietta sulla fronte quello che stai pensando, in simpatiche scritte scorrevoli.
Sapere che qualcosa del genere non esiste ancora e - sperabilmente - non esisterà mai, mi dispiace un po'.
Se tutti in ufficio ne avessimo uno installato, infatti, il nostro capo avrebbe potuto leggere con chiarezza una fila di "Coglione" scorrevoli sulle nostre fronti quando, qualche ora fa, ha dichiarato sbattendo i pugni sul tavolo che "Io ho sempre ragione". Oh si, lo ha detto davvero! E l'unanimità sarebbe stata tale che, forse, per un solo attimo prima di incazzarsi, avrebbe quasi sospettato che ragione l'avessimo noi. Per una volta eh, così non si annoia ad averla sempre lui.
D'altro canto però, sapere che almeno i miei pensieri - spesso inadatti ad essere esternati con schiettezza, specie in ufficio - saranno sempre custoditi al sicuro nella mia testa mi garantisce ancora quel piccolo quadratino di libertà, almeno interiore, che nessuno potrà toccarmi. Quell'area segreta in cui ritirarsi quando all'esterno piove merda e fa freddo.
Un po' come quando sei spiaccicato contro un vetro su un autobus pieno, con i piedi in posizione da Twister e le mani di ignoti appoggiate al sedere, ma puoi compiacerti di poter flettere ancora liberamente tutti e due i mignoli. O agitare la lingua dentro la bocca.
Signori, di questi tempi son consolazioni.
E per piacere, ditemi che la cosa dell'autobus non la faccio solo io.
L'unico modo di sopravvivere alla prima e come sempre inutile riunione del 2009 è pensare di essere incastrati in una vignetta di Dilbert.
In questa prospettiva, l'impellente bisogno di fare fisicamente del male a colleghi e capi e la vaga voglia di piangere vengono sostituiti da una sardonica risatella, e soprattutto da una completa - e assai gradita - sordità a qualunque parola/balla/promessa/minaccia verrà proferita dal manager.
Provate anche voi!
Oooh è arrivata la grafica vediamo che casino ha fatto!
Arancione? Deve essere impazzita, credo mi sia caduta una retina.
Testo bianco su fondo giallo, ha ha e ha.
E che diavolo sono tutte ste mani, sembra un porno per la famiglia Addams.
La finestra sembra una piastrina del fornelletto antizanzare.
Questi riquadri li avrei potuti fare io con Word.
Questa mano qui è pure screpolata. Quest'altra è tozza. C'erano i saldi sulla banca immagini? Oh lol questa mano ha pure il guantone, fa-vo-lo-so.
Il tema di sfondo si salva ma quella spugna dietro sembra che lasci le sgommate di cacca. Anzi sembra una medusa. La medusa dello sporco.
Il codice ean è per gnomi? E di sto font che mi dite?
Guardo questo lavoro e penso alla morte. Ora devo trovare un modo di riferire il tutto all'autrice senza urtare i suoi sentimenti.
E pensate che questa è la parte bella del mio lavoro....
E sarà anche ora che la signora , oltre che a guidare come si conviene a una persona adulta, impari pure ad alzare una cornetta e a chiamare la municipale per capire da sola perchè ha preso una multa in un anno remoto in cui io nemmeno nei miei peggiori incubi avrei pensato di finire a lavorare qui?
Sarà anche ora che non scarichi le cose sulla sua contabile-schiava-kapò e soprattutto vecchia stronza che a sua volta le scarica su chiunque non la mandi affanculo ancora prima di dirle "ciao"?
Che ne dite eh?
Ok, oggi sono in seria office angst... consigli per evitare di acciambellarmi in posizione fetale e mettermi a piangere non appena varco la soglia di casa?
Mentre vagolo nel fantastico mondo dell'irrazionale lavorativo, destreggiandomi tra gli idiotismi di capi, capette e kapò, non riesco a togliermi di testa il sogno che ho fatto tra le 7.00 e le 7.15 questa mattina, nelle tenebre meste del pre-sveglia-ancora-5-minuti.
Specie quando mi sento in colpa per il fatto di stare dormendo, sogno quasi regolarmente la prosecuzione della giornata, come se in realtà mi fossi alzata dal letto. Sogno l'arrivo in ufficio, le lamentele inutili della kapò con annesse scenate isteriche, a volte sono già tornata a casa col solito bagaglio di scazzi e appetito lupigno.. quando suona la sveglia e mi costringe a rivivere tutta quella rottura di palle da capo.
Non so se sia un sentimento comune, ma il momento della sveglia è uno di quei drammatici eterni ritorni dell'esistenza. La tua voglia di vivere è temporaneamente azzerata, mentre cerchi di aprire gli occhi aiutandoti con le sopracciglia, ti abbozzoli nella felpa di Winny the Pooh e poi fai un bel balzello fuori dal letto, trovando a volte sorprese eccitanti e inspiegabili come due pantofole sinistre (questa mattina). Quasi sempre uguale, ogni risveglio, ogni giorno, ogni settimana. Ormai manco Natale fa veramente eccezione.
La peculiarità di oggi è che mi sono svegliata con questa testuale convinzione onirica: "I pasti degli aerei sono dei rebus" e so che non lo intendevo in senso metaforico tipo "è sempre un enigma capire se lo digerirai prima del mese prossimo". Era in senso alquanto letterale.
E stavo leggendo il messaggio cifrato di un amante, nascosto nel mio pollo rappreso KLM, in questo mio sogno. Un messaggio che comunque parlava di cosa aveva mangiato.
Tutto ciò non ha un senso, ma la sensazione era così convincente, l'epifania tale, che mi dispiace di stare perdendo i pezzi di quel sogno man mano che la giornata prosegue.
Soprattutto, se qualcuno vuole lanciarsi in un'interpretazione, ci aggiunga anche una spiegazione succinta del mio sogno di quando avevo 8 anni, quando gli gnomi invasero e divorarono la mia classe proprio dopo che avevo trovato l'armatura di Andromeda sulla mia seggiolina.
Son cose che ti segnano eh.
Una sera, annoiato perchè non giocava il Genoa, il mio capo sfogliava casualmente il Manuale dei Giovani Manager Rampanti - Come Imporre la Propria Autorità sui Sottoposti in Modo Arbitrario e Inutile, mangiava una pepata di cozze un po' avariata e ci faceva un bel sonnello sopra.
Dalle visioni di quella notte è nata la riunione di lunedì scorso, un delirio di luoghi comuni capeschi al cui appello mancava solo il discorso topico "siamo una squadra, una grande famiglia".
Ora, il mio capo ha ereditato la ditta e, pur non avendola messa su lui, non l'ha presa in mano troppo male e quello che fa lo fa benone, per questo gli do credito; gli manca però una grossa fetta di buon senso/empatia/apertura mentale nel cervello, di disponibilità - ad esempio - ad ammettere che i suoi criteri e i suoi punti di vista non siano universali, che peraltro è un difetto comune da cui non sono esente.
Non ci può fare niente, non può capire come ci sentiamo, sottopagati, senza prospettive di promozione o aumenti (il primo aumento la mia collega lo ha avuto dopo 5 anni di straordinari nemmeno considerati in busta paga), intenti a far guadagnare la ditta senza un corrispettivo proporzionato agli sforzi, perchè non facciamo un lavoro meccanico da impiegato delle poste.
Mettendo insieme le tessere, si realizza finalmente che questi datori di lavoro fanno i capitalisti convinti quando è nel loro interesse, ma non si scompongono a gestire le proprie risorse umane come dei sovchoz comunisti. Come dire il peggio dei due mondi.
E dalla prospettiva capesca l'idea è sempre che ci stia facendo un favore (wow, un contratto di apprendistato di 3 anni quando da laureata dovrei farmene solo 2! grazie mi sento quasi male! oh no aspetta che se mi sento male non ho la mutua).
Non prendetemi per una lavativa o altro, ho un senso del dovere ferreo praticamente per imprinting. Ma non amo farmi prendere per il culo, ecco tutto, e quando lavoro bene una pacca sulla spalla è gradita, sì, ma non passo 40 ore alla settimana in questo buco solo per la gloria.
Dovrei fare come i miei colleghi che ormai hanno un'attenzione selettiva che scarta a priori certi sproloqui capeschi, ma ancora ascolto e ci resto male se il big boss ritiene che ultimamente ci siamo un po' ammosciati come team perchè.... perchè teniamo msn acceso e *sporadicamente* ci passiamo linkini e battute con gli amici schiavi in altri uffici. O perchè, tra una telefonata e l'altra, una mail e l'altra, invece di prendermi una pausa caffè (non bevo caffè, che ci posso fare) o scendere a farmi una siga (non fumo, mi spiace) mi faccio brevemente due casi miei su Internet. Questo blog ad esempio: quando non scrivo le bozze a casa scrivo i post una o due frasette per volta, nei ritagli di tempo, a meno che non siano post brevi, per cui tra l'altro sono una scheggia a digitare.
Non è che ci sia bisogno di studiare psicologia per capire che l'attenzione ha bisogno di piccole pause per restare alta e non ha capito che appunto, se non fosse Explorer sarebbero dei lunghi caffè, delle estenuanti sigarette o semplicemente lavoro in moviola. Attribuire effetti nefasti invece che benefici a una sporadica distrazione significa non capire un'emerita sega dei rapporti di causa/effetto.
Soprattutto, la laurea non serve per realizzare che per spronare la gente ad andare oltre le proprie mansioni, per accendere lo spirito di iniziativa e un barlume di entusiasmo servono incentivi. O i dipendenti, per quanto tu ti ci trovi bene, così non te li tieni.
A questo ultimo punto sembra finalmente esserci arrivato: nel corso della stessa riunione ha annunciato vagamente che se non gli costerà troppo in tasse potrà introdurre incentivi monetari al raggiungimento di certi obbiettivi (un milione in gettoni d'oro! o un ferro da stiro?), che naturalmente saranno impossibili o non dipendenti dalla nostra volontà.
Intanto si è preso 2 mesi per studiarsi la cosa (lol).
Nel frattempo, pareggiando l'astuta mossa col cazziatone su msn e l'ennesima rottura di palle per i 10 minuti di ritardo (i minuti extra invece sono sempre dovuti, e anche le ore extra che mi sono puppata alle fiere naturalmente), ha praticamente portato il bilancio dell'egregia riunione a 0.
Forse, e dico forse, non ha capito che ora dovrò buttare il doppio del tempo per fregarmene delle sue direttive e fare di testa mia, cosa che non ha mai compromesso il mio lavoro.
E ciò che secondo me gli sfugge in sommo modo è che queste riunioni inutili rubano molto più tempo al nostro lavoro di un "ciao come butta" digitato in fretta su msn. Di una controllata alla posta. Del tempo di guardare questa immagine su myconfinedspace.com

e farsi una sana risatina, per dimenticare due secondi con che razza di gente dobbiamo lavorare.