Mi dico dopo ieri sera che non avere più 18 anni, se si cerca di non pensare all'enorme ammontare di tempo libero che si aveva, non è proprio *affatto affatto* una brutta cosa.
Mi dico anche che le torte Ikea sono assolutamente buonissime.
Mancano tre giorni alla mia partenza per la perfida Albione e non sono nemmeno sicura di possedere una valigia appropriata, anche se presumo che entro oggi dovrò stabilirlo con maggiore chiarezza.
Mia madre, quando si è trasferita, ha praticamente fatto incetta di ogni contenitore disponibile tra le mura domestiche e non potrei giurare di non avere persino qualche Tupperware in meno in cucina.
Nonostante la mia quasi morbosa passione per Londra, manco dalla città da più di cinque anni e - anche se sarà breve - sono davvero contenta di partire. Il tutto sarebbe agevolato se i tre pupi con cui parto (e lo so che leggete, bestie) non si fossero affidati a me in modo incondizionato, tipo bimbi in gita scolastica. Non sapevo di avere un'aria materna e affidabile, ma mi pupperò questa responsabilità, con l'augurio di non dover rimboccare le coperte a nessuno o raccontare fiabe prima di dormire.
L'umore è aiutato dalla nuova carta d'identità che - caso unico nella storia della mia vita - mi rappresenta in foto in modo semi-credibile e quasi decente. Facciamo progressi rispetto alla bimbaminchia della carta dei 15 anni, alla faccia da travestito dei 20, alla tossicomane che fa capolino dallla patente e l'espressione odiosa del passaporto. Sembro anche più giovane di prima, tiè.
Il destino vuole però farmi arrivare a venerdì allo stremo delle forze. Ufficio semivuoto, pila di lavoro doppia per le povere presenti, dei casini di tipo epocale che si svolgono sotto il mio naso senza che io possa farci nulla. Quindi chiudo qui, anche se nella mia mente si fa strada quasi prepotentemente un'idea per la risoluzione al logorio della vita moderna. Voglio una stanza di pallette come all'Ikea, in cui sprofondarmi al ritorno dall'ufficio. Qualcuno l'ha mai fatta in casa?
In alternativa, in ufficio è arrivata altra vodka e la colleganza mi guarda insistente come se avessi l'aria di chi ne ha un gran bisogno. Ma non ho bisogno di annegare nell'alcol, ho bisogno di annegare tra tante pallette colorate.

Buon mercoledì gentaglia.
Amore ma a che stavi pensando per non venire?
Pensavo al cardinale Camillo Ruini.
...
Più precisamente, Camillo Ruini che corre, in braghettoni, per San Pietro. Gridando "Sono un dio dorato!"
E nonostante questo..
Eh già.
Senti, ora voglio avere un orgasmo. Poi andiamo all'Ikea.
Si
Si dice "Si padrona"
Si padrona.
-intermezzo- (diapositive dei pascoli del Molise, immense distese di pecore, musica pastorale)
Non era tutta una scusa per andare all'Ikea vero?
Avete presente quella scena verso la fine di Titanic? La Winslet, con la scusa di aver mangiato meno di due ore prima, ha convinto DiCaprio a starsene a congelare nell'Atlantico, mentre lei finisce a canticchiare ebete su quella porta che - lo sappiamo tutti - avrebbe portato entrambi se lei non fosse stata una vacca egoista. Ma la tragedia doveva consumarsi, ed era stabilito che lei non avesse mai modo, due settimane dopo, di accorgersi che la vita della bohemien morta di fame non faceva per lei, mollando il pittorucolo per tornare con quel figo del suo fidanzato violento e cornificarlo con tutte le mogliettine di Boston in patinati rapporti saffici.
Era sancito invece che lui si sacrificasse per lei e che lei lo mitizzasse per sempre, sino ad arrivare a duecento anni di età così lucida da gettare un diamante grosso come un cocco giù nell'Oceano. Necessità di trama.
Beh tutto questo per dire che in questi giorni mi sento inebetita come Rose che canta Come Josephiiiine in my Flying Machine. Sarà anche un po’ perché ora sono rossa di capelli anch’io, almeno per un po’. Una figata che non vi dico, peraltro.
Voglio solo guardare il cielo stellato noncurante dei cadaveri che galleggiano, canticchiare per non sentire tutto il resto.
La situazione politica odierna è riassumibile con la sigla della Stella della Senna: colpi di qua, colpi di là, cosa accadrà cosa accadrà? Nuovi limiti di bassezza, record infranti ogni giorno. Desiderio di emigrare verso nuovi lidi che se non altro godono ancora ai miei occhi del beneficio del dubbio. Piccoli impulsi alla violenza fisica. Ora c’è gente che minaccia la marcia su Roma, in pratica. Miiiiiilioni di persone. Quasi quasi ci vado anche io, il mio capo approverà tanto e io mi farò un giorno di vacanza. Ma anche no.
La mia casa, per raggiungere un aspetto in cui potrei riconoscermi, richiederebbe spese che io non posso sostenere perché mi servono soldi per altri scopi. Anche volessi darci una ristrutturatina io, per conto mio, non avrei il tempo. E tanto questa casa è una radice in più che non voglio avere, perché non so mica se voglio restare in questa città per sempre. Sposarmi e iniziare una vita mia seeempre nella stessa casa? Mah mah mah. Ok, sarebbe peggio essere in affitto, ma la stabilità ha un modo suo subdolo di prenderti per il collo e immobilizzarti. E mica mi piace tanto.
Tra l’altro ho comprato una bella lampada Ikea e ho realizzato a casa che era in frantumi. *sniff*
Mi darò a fallimentari progetti di decoupage. Vorrei tanto un’amica per fare queste cose e le mie amiche storiche sembrano ognuna così impelagata negli affari suoi che mi sembra quasi di disturbarle a vederci. Servono nuove amiche.
Ho trascorso il week-end tra i soliti mille patemi d’animo sentimentali. Forse sola non so stare davvero, ma a volte credo che dovrei imparare. Peccato abbia qualche difficoltà ad usare un cacciavite, se lasciata da sola. Ok, capitolo sentimenti decisamente un campo minato. Come quando giochi a Campo Minato, anche se sei brava alla fine inizi la partita di culo, e con un po’ di culo soltanto riesci anche a chiuderla senza farti esplodere. Fatto sta che sono stanchella di passare i fine settimana a piangere e non a uscire e divertirmi. Sarà anche colpa mia eh.
Forse in progetto un breve viaggio pasquale a Londra, e l’idea mi fa stare un po’ meglio. L’idea sembra concreta abbastanza da determinare le prime rotture di palle logistiche.
Per il resto, Come Josephiiiiiine non ne voglio sapere nulla, lasciatemi dormire un po’. Lasciatemi svegliare quando il dubbio sarà evaporato. Mannaggia però, sono in ufficio.
Ora so di poter enumerare tra le cose più imbecilli che ho fatto l'aver cantato metà Abbey Road a squarcia gola, sino alla settima track in corretto ordine. In tempo reale eh, facendo anche le parti strumentali a voce e con le dovute pause. Tutto in un tragitto Ikea-Casa fatto con pochissime energie residue e un guidatore esausto, per tenerlo sveglio. Siamo arrivati su Here Comes the Sun, nell'oscurità.
Voglio dire, è paragonabile all'aver fatto air guitar durante l'accoppiamento.
Mi assegno un premio speciale della giuria per la resa di Oh Darling, fatta in duetto senza manco una stecca. Sissì.
Tra l'altro, vogliamo parlare di quanto son buoni i salsicciotti Ikea da 70 cent? Belli insugnati di senape e ketchup? Sono enumerabili tra le piccole gioie della vita.
E il pomeriggio Ikea-Castorama mi ha riempita di idee rivoluzionarie su casa mia, che cercherò puntualmente di non mettere in atto.
Buon lunedì miei infedeli lettori, lo sapete che è dura per tutti.
Ho quasi scordato il dettaglio più rilevante della giornata: ho comprato un'altra cosa inutile e peluchosa all'Ikea. Chi mi legge da un po' senz'altro ricorderà il mio fantastico ippopotamo arancione in scala 1:2. E sicuramente gliene frega un cavolo oggi come non gliene fregava un cavolo l'altra volta.
Oggi, presa da un raptus emokitsch nei confronti del mio letto, ho acquistato un cuscino di peluche viola a forma di cuore. Lo potete vedere sia in versione catalogo che in versione "uso". Sono indecisa se buttarlo dalla finestra o comprarmene anche uno nero...


Suvvia, è stata una giornata difficile. La mia crema idratante mi ha appena fatto un bukkake a sorpresa cascandomi addosso dal mobile del bagno, ho sonno e voglio solo sprofondare nel mio cuscinone.
Penso *proprio* ne prenderò anche uno nero. Gasp.
In effetti è vero che guardo poca tv. Ma non è che ne faccia un vanto con aria snob, come fanno un bel po' di pseudointellettuali quando ostentano la loro estraneità al mezzo televisivo come se ciò li rendesse più puri o più intelligenti.
La mia modesta ideuzza è che uno un approccio non stupido e superficiale alle cose possa averlo quasi a prescindere da ciò di cui si occupa. E se non l'ho imparato a Scienze della Comunicazione, dove ho scritto tesine sulle drag queen e fatto esami scritti sul Grande Fratello semioticamente studiato... sarà una laurea pacco, come molti sospettano me inclusa, ma mi ha convinta che praticamente ogni cosa dotata di un significato vale la pena di essere esplorata in qualche modo.
Come moltissime altre persone, mi procuro i contenuti mediatici di mio interesse in modi alternativi alla tv, e non c'è bisogno di spiegarmi. Però un occhio alla tele quando capita lo butto; sarà vero, non dubito, che la grande tv generalista con cui siamo cresciuti è un astro in declino.. ma alla tele circolano ancora un po' di cose che vale la pena sapere.
Perchè è utile, perchè è divertente, perchè ne parlano altri media (a volte è un bel gioco di specchi autoreferenziale che si crea).. boh, forse perchè mi pare che sia ancora il pentolone in cui ribolle e si reimpasta la nostra precaria cultura nazionale (Blob rende ancora bene questa idea, oltre ad essere la scusa universale - "L'ho visto su Blob!" - quando qualcuno ti sa citare a memoria dieci minuti dell'ultima puntata della DeFilippi). O sarò vittima di vecchi schemi mentali.
Questo era un preambolo della ragione per cui oggi all'Ikea ho mangiato la pasta col gorgonzola (le mie papille fanno ancora le fusa). E' da precisare che sono una publivora e che vedere una pubblicità fatta bene, per estetica, incisività, innovazione o quant'altro, mi fa piacere.
Insomma ho letto "gorgonzola" e mi sono immaginata il maitre che mi diceva "Ottima scelta, bella topolona!". E ho pensato che se in sala ci fosse stato un intervistatore, ne avrebbe tirato fuori che non ero l'unica ad averlo pensato. Che grazie al tormentone della topolona la nostra consapevolezza del sublime formaggio per un po' si è acuita ed è ora striata non solo dalla classica muffa, ma da qualche venatura inedita di sensualità e ironia. Manco a farlo a posta, ne han parlato sia Vaime che la Littizzetto in pochi giorni (si, sempre in tv :p). E l'idea che la vecchia TV sia ancora in grado di appioppare questi piccoli colpi al sentire comune, nonostante tutto il marketing più recente e i new media, mi ha fatta sorridere. Old habits die hard.
E la Potter sindrome mi permea di sé.
Contemplo sconsolata un armadio Ikea di 3,5m di lunghezza, smontato in molteplici pacchi che giacciono per terra troppo pesanti perchè possa solo pensare di spostarli. Maledico me stessa per aver detto all'Ikea che il montaggio lo facevo io, e mi immagino a volteggiare la mia matita per occhi con gesti sapienti per farne uscire un incantesimo che mi monti il mausoleo in 5 minuti...
Torno alla realtà. Singhiozzo.