About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • martedì, 19 maggio 2009

    (Don't) Stop Me Now

    Sarà un'idea banale e inflazionata sinchè volete, ma è vero: nella vita vale la pena di provare almeno una volta tutte le esperienze su cui riusciamo a mettere le mani, dal tango ucraino agli spiedini di locusta.
    Escludendo dal novero delle candidate le esperienze più grottesche e improponibili, infatti, provare cose nuove è cosa altamente salutare per il cervello e persino (e soprattutto) dalle brutte esperienze si può imparare qualcosa di utile.
    Detto questo, io non sono certo il più avventuroso e romanzesco dei personaggi, ma quando nella mia pigra gittata si rende disponibile una novità, per lo più mi ci imbarco.
     
    Non sono un'anima sportiva, ma possiedo un paio di rollerblade da circa una settimana. Sempre per l'infido teorema del "prova tutto una volta", l'esperienza di avere delle bucce di banana al posto dei piedi l'avevo già fatta con il pattinaggio sul ghiaccio - esperienza da cui ero prodigiosamente uscita con l'uso di tutti gli arti intatto. Non contenta, mi sono armata di pattini, protezioni e fiducia, pronta a umiliarmi nella promenade genovese, Corso Italia, di fronte alla cittadinanza tutta. Di domenica pomeriggio, quindi anche in grande stile.
     
    Convinta con l'inganno dal sempre infingardo compagno di merende, che mi ha fatto credere che "Ho comprato i pattini due anni fa e non li ho più usati" equivalesse a "Pattino da due anni", sono stata condotta come primissimo task giù da una scala. L'idea era far pratica in un giardinetto sul mare, prima di mettere a rischio l'incolumità di bambini e bassotti.
    Sono sopravvissuta fortunosamente alla discesa, aggrappandomi a ringhiere, tubature, Mercedes parcheggiate, lucertole distratte e qualunque arredo urbano fosse a portata di mano.
    Nel giardinetto, l'età media si aggirava sui nove anni e mezzo, o comunque una grandezza contenibile nelle dita delle mani. Da una parte, i bimbi più fighi giocavano a calcio e si lanciavano con gli skateboard, dall'altra circolavano i pattinatori, chiusi in un recinto a pascolare in tondo come capre lobotomizzate.
    Ho mangiato la polvere di bambine alte un metro e venti coi pattini rosa e una quattrenne infoiatissima sul triciclo di Hello Kitty mi ha doppiata senza nemmeno mettere la freccia.
     
    Riuscivo a procedere dignitosamente, però, e persino a cambiare terreno senza grossi inconvenienti, perchè dovete sapere che cambiare terreno sui rollerblade è una mossa perniciosa e potenzialmente suicida, specie se non padroneggi l'alzata dei piedi. L'unico problema è che, mentre ormai pensavo di aver raggiunto il massimo della mia preparazione autodidatta in 25 minuti, sono caduta come una pera matura scendendo da un marciapiede, schiantando al suolo l'unica parte del mio corpo non protetta e foderata. Il sedere. Non ho fatto tanto clamore, il sedere stesso ha impattato col cemento con un ovattato "Paff" pieno. Per dire, non si è nemmeno sentito un piccolo "Croc" dal mio osso sacro, e dire che deve averlo fatto, magari piano piano.
    Rattrappita alla stregua di un crostaceo morto, con gambette braccini e protezioni inutili, ho letteralmente detto "Un momento, mi serve il tempo per processare questo dolore affabulante" con un ampio sorriso da Vergine Addolorata, che è stato un modo nobile per risparmiare ai pupi e alle loro mamme una riga di bestemmie che avrebero fatto cadere dal cielo mezzo campionario paradisiaco tra santi e angeli e avrebbero senza dubbio fatto inciampare qualcuno. 
     
    Visto che ero in ballo, ho dato alle terga dolenti il tempo di riprendersi dallo shock e ho trovato le energie per fare il famigerato Corso Italia due volte avanti e indietro. E andavo che è una meraviglia. Un punto che devo ancora sviluppare è la questione del frenare: non sono assolutamente in grado di fare qualcosa più che irrigidirmi come un bambino col Pampers pieno e accennare uno spazzaneve fuori contesto, il cui effetto può anche risultare in una repentina accelerazione ed eventuale falciamento di animali al guinzaglio.
     
    Ho sviluppato e perfezionato una tattica per informare i passanti circa il pericolo imminente: dapprima ho iniziato con una frase elaborata del tipo "Attenzione signora, lei non ha idea del pericolo che corre a venirmi davanti", ma l'ultima parte era resa poco comprensibile dall'effetto Doppler. Ho tagliato in un "Faccia attenzione la prego". All'ultimo giro mi portavo avanti al grido di "MORTE!", ritenuto più conciso e, come si suol dire, straight to the point. Dall'altro lato, l'incerta e zoppicante metà alternava barbarici YAWP abbaiati ai bambini con informazioni infamanti sul mio conto del genere "Non sa frenare" con tanto di dito puntato al mio cranio.
     
    Dopo il mio remake domenicale low-cost di Speed, posso solo dire che sì, per la frenata ci attrezzeremo in futuro, ma che il prossimo week end - ad ogni buon conto - me ne andrò al mare.
     
    Dove come minimo mi ustionerò, o berrò da un secchiello con una medusa dentro. Messa lì da un bambino che ho risparmiato domenica.
    sabato, 28 febbraio 2009

    Aftermath

    E insomma, nella serata di ieri mi sono trovata a fare alcune cose che non avevo mai fatto:

    1. trasformare l'assenzio in amaro Averna, in un'impresa paracristologica da B movie
    2. bere una birra, precisamente una Du Demon da 12 gradi (ci voleva solo una bella ragazza a convincermi a bere una birra)
    3. imbelinarmi (trad. ruzzolare) per terra dando una consistente botta con lo stinco sinistro e appendendomi a due passanti. Il livido, ora di un bel color vinaccia prima di procedere verso l'intero spettro cromatico, saluta i lettori
    4. toccare un bel paio di tette che non appartenevano a me, causando la sosta interessata di una camionetta dell'Amiu genovese
    5. misteriosamente, mi sono trovata una Lucky Strike in bocca. E poi pure un'altra. E sono la persona che odia più il fumo al mondo. Ma da brilli si diventa solidali e ancor meglio disposti verso il mondo
    6. svegliarmi con installata nelle sinapsi l'Imperatrice di tutte le emicranie, detronizzata a botte di Advil, la droga d'oltreoceano che fa tanto bene e placa ogni dolore
    7. sollevare per un po' dalla mia testa quella fitta coltre di nubi esistenziali che mi attanaglia da un bel po'

    Che mi ero persa in 23 anni da astemia, eh?
    Ammetto il mio autentico stupore nell'assaporare certi piccoli e concessi divertimenti per la prima volta, pochi mesi prima del mio ventisettesimo genetliaco.


    P.s. ai miei pochi stakeholders, ovvero amici e parenti preoccupati: no, non sto diventando un'alcolizzata e no, è ancora più campato in aria pensare che ora inizierò a fumare. It's just (relatively) healthy and much needed fun. :-)
    sabato, 10 gennaio 2009

    Il Triangolo delle Mutande

    mutande
    A parte che la sola idea di un uso errato o improprio di quella zip mi fa rattrippire la zona interessata dallo spavento, ma questa delizia la trovate in vendita da Yamamay in Via S. Vincenzo, dove un nuovo punto vendita ha appena aperto con una collezione - come potete vedere - improntata a classe e sottigliezza. Quel minimal chic per la donna che non deve chiedere mai, ma darla sempre.
    Vi pregherei di notare il bordo elasticizzato in finta pelle, di quelli che ti fanno sudare la zona fianchi più di una pancerina Monika Sport ed enfatizzano - strizzandolo - qualunque grammo di ciccia anche immaginaria. Spostate ora l'attenzione sul fatto che l'intera mutanda è trasparente con effetto vista pelo erotizzante. La zip termina dopo aver esposto ogni possibile orifizio, salvo incastrarsi in qualche parte delicata. Ma, se l'uso suggerito non risultasse abbastanza esplicito, ci viene in aiuto la scritta SEX in luccicanti lettere fucsia. Se non è abbastanza chiaro così, consultate un vocabolario inglese-italiano.
    A 16 euri può essere vostro, coi saldi pure a meno.


    Quella zona di Genova era già nota come il Triangolo (che ironia) delle Bermuda, o dovrei dire delle Mutande, e sovrabbondava già di ben tre catene di biancheriola spesso allucinante come Intimissimi (quello che si pubblicizza con le puppe della Bellucci e nella cui vetrina ho visto un boxer con Babbo Natale centrato in zona pene), Calzedonia (lanciatissimo sulle autoreggenti con balza in pizzo lunga ormai sino a metà polpaccio) e Golden Lady.
    Adesso dunque all'incrocio tra Via San Vincenzo e Via Colombo è guerra aperta all'ultimo tanghino, e seguirò con ansia e partecipazione gli sviluppi del conflitto.

    Vi ricordo in ogni caso che alla Coin, a pochi passi da lì, ci sono sempre i gatti a nove code, i vibratori e i manichini a cosce aperte.
    domenica, 04 gennaio 2009

    Ma perchè al TG parlano dei saldi?

    Quando iniziano i saldi, per ogni negozio ho già esattamente in mente che cosa comprerò, perchè l'ho già adocchiato e anche provato da settimane, per non dire mesi. Del resto, se qualcosa di mai visto spunta fuori il giorno dei saldi si tratta sicuramente di una sola riciclata da stagioni prima.
    Il mio far compere si riduce quindi a un pragmatico entrare e andare a colpo sicuro in una certa direzione, acchiappare l'oggetto desiderato e impilarmi in coda alla cassa.
    Non sento, per dire, il bisogno di recarmi davanti a una pila di vestiti accuratamente piegati e scaravoltarli come pancakes caldi in ogni direzione; men che mai mi sfiora l'idea di ghermire, in quei giorni, una dozzina di capi e pretendere di occupare un camerino per tre quarti d'ora per provarmeli tutti e poi decidere che "Aspetto ancora un po', ci penso". Non mi viene neanche in mente, ma sarà perchè non fumo, di brasarmi davanti alla porta di un negozio sovraffollato con la mia sigarettina in mano e l'aria trasognata.

    Ma la mia è una tattica tenuta in scarsa considerazione da quelle creature del caos a basso quoziente d'intelligenza che diventano le donne quando, allo scoccare dei saldi, si trasformano in esseri primordiali e scarsamente evoluti che vengono sguinzagliati in strada con qualunque clima, governati solo dai loro più bassi impulsi e dal limite di credito della Visa.

    In altre parole, la prossima volta che faccio due passi in via XX potrei apprezzare l'ausilio di un lanciafiamme.

    P.s. Io vi vedo, voi 7-9 donne su 10. Vi vestite sempre nello stesso modo identico: Hogan Interactiv di mille colori, il cui orrore nessun tipo di outfit riesce a dissimulare, la cui unica alternativa di pari livello di orrore sono le scarpette casual di Gucci, autentiche o meno, jeansetti attillatini anche quando le vostre chiappe ricordano le orecchie di un cocker, maglioncino anonimo, capelli stiratini anonimi anch'essi, come il vostro make up pluriombrettato che anche se avete 14 anni ve ne dona immediatamente 20 di più, piumino firmatino lungo, per motivi misteriosi, sino ai fianchi (ma a sto punto sperate di tenervi il corpo al caldo per media matematica?), inguardabile Louis Vuitton Speedy - tipica espressione del "prendo la cosa firmata meno costosa che esiste per far vedere che ho i soldi e in realtà non li ho" - o altra alternativa firmato-cheap  tenuta saldamente sotto l'ascella.
    Visto e considerato che siete immancabilmente vestite sempre nello stesso modo sin negli accessori, ma perchè andate a fare shopping?
    venerdì, 31 ottobre 2008

    E dimenticavo... buon Halloween!

    Io mi avventuro per i vicoli con un costume minimale, gli dei pagani mi preserveranno dalla tubercolosi!

    P.s. se vedete una strega violetta che tossisce sangue in Piazza delle Erbe, riportatela a casa. O abbattetela, fate voi.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (6)
    categorie: genova, in giro
    giovedì, 30 ottobre 2008

    Madre Natura non tollera l'inquinamento e lo spreco di benzina e, per questo, ci avvantaggia permettendoci di raggiungere il lavoro in modi sempre nuovi.

    Ieri arrivare in ufficio in stile libero, risalendo come salmoni su per Via XX allagata, era un'opzione facilmente ipotizzabile e probabilmente più veloce del bus.
    Oggi, invece, gli alisei ci sono propizi e basta mettersi sul davanzale di casa con un ombrellino aperto, tipo Mary Poppins, per venire trasportati in una località a piacimento.
    Del vento.

    Il servizio metereologico dell'Aeronautica prevede per domani una serata serena ma con medie/alte possibilità di pioggia di locuste.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti
    categorie: genova, wtf
    lunedì, 13 ottobre 2008

    Pandori lascivi

     Quando si ha poco tempo libero e si è anche molto pigri, si finisce spesso a pascolare nei negozi, specialmente nelle mie due patetiche ore di pausa pranzo, che mi vedono costretta a deambulare incessantemente come uno squalo tigre assonnato.

    Essendo pigra e stanca nei week end, finisco a poltrire o uscire solo la notte come fanno certi mustelidi. E così può accadere che la mia unica finestra sul mondo sia costituita da autobus, vetrine e banconi per diverso tempo, specialmente durante i mesi invernali. Che poi questa sia una cosa orribile ed allarmante, mi è sufficientemente chiaro senza bisogno che mi pungoliate.

    Sono arrivata a capire in quali giorni certi negozi ricevono le consegne, a fiutare da lontano le finte promozioni di scarpe risalenti a due inverni prima, a sapere a memoria il prezzo delle cose. La cosa mi annoia enormemente ma non posso fare a meno di osservare lo scandirsi delle stagioni e delle epoche in questo modo curioso.

    Con Ottobre, ad esempio, mentre ancora qualcuno gira in maniche di camicia, prima ancora dell’ora solare scatta di solito l’ora dei pandori. Cercavo dei Kinder Pinguì e mi sono trovata in un sottobosco dolciario di delizie natalizie, apparse nella notte come funghetti. Sotto gli scaffali, abbarbicate ai pilastri. Come viene in mente alla GDO di ammannirci queste cose quando ancora abbiamo diritto a qualche settimana di coni gelato puffo e pistacchio?

    L’ondata natalizia non si limita ai supermercati: stanno cominciando ad apparire alberi e palline ovunque. In un posticino come Co.Import, uno tra i miei preferiti per la quantità di cazzate per la casa che riesce ad ammassare nei punti vendita, per esempio è già invasione. E mi soffia aria di Polo Nord in faccia.

     

    Sarà un luogaccio comune al pari del “non ci sono più le mezze stagioni” ma, seriamente gente, era estate qualche settimana fa. Adoro il Natale, mi diverte fare l'albero e tutto ma, sinché non tiro fuori il cappotto pesante, questa roba è ridicola, fuori luogo e un po’ inquietante.


    Oltre alla natalizzazione precoce, noto un trend di tutt'altro genere che sta imperiosamente facendosi strada, da anni ormai ma con picchi sempre più marcati. Come la chiamiamo, la zoccolizzazione? Lungi da me l'avere atteggiamenti “prude”, ma parliamoci chiaro: quando ero una ragazzetta io, trovare un tanga non era un'impresa poi così facile. Il primo tanga che vidi era in un cestellino dimesso del negozio di biancheria, avevo tipo 13 anni e supplicai mia mamma di prendermi quel coso, solo perché non ne avevo mai visto uno non in TV (guardavo Colpo Grosso). Rimase un cimelio e una rarità e lo indossai una volta sola in terza media, sentendomi parecchio trasgressiva.
    Nel giro di qualche anno,
    è diventato complesso trovare una mutandina che sul retro non abbia un filo interdentale. Lo so, è una dichiarazione un po' da settantenne in calze elastiche, ma non scherzo. E' vero, il tanga è comodo per certi particolari outfit, laddove per “comodo” si intende comunque “utile per non mostrare il profilo del mutandone a culotte sul retro di un vestito attillato” e non “adoro avere le mutande già in mezzo al sedere prima ancora di aver fatto due passi”. Però avere le chiappe al caldo, specialmente se indossi una minigonna ed è inverno, è ancora un'opzione gradita. E invece no: tanga su tanga nei negozi, tanga di misure tali che non vuoi nemmeno immaginare lo spettacolo che ci sarà incastonato dentro quando qualcuna lo indosserà, tanga aperti sotto, finestrelle vista Monte di Venere e via dicendo. In negozi normalissimi, come se dovessimo sedurre un fesso diverso ogni giorno. A Vancouver l'ultima volta ho girato in un negozio per un buon quarto d'ora prima di accorgermi pienamente che era un posto per spogliarelliste, e l'ho capito solo dalle divise da scolaretta, altrimenti sembrava anche abbastanza normale, per non dire carino. A tanta confusione si è arrivati.


    Ma non fermiamoci qui. Parliamo di reggicalze. Prima dell'adolescenza ne avevo visto solo uno dal vero e pensavo fosse una gran figata. Solo che i negozi non li vendevano e io peraltro avevo un'età in cui il calzettone era ancora l'opzione più mentalmente sana.

    Passarono gli anni e ne trovai finalmente uno, pagandolo caro come il sangue e e alla tenera età di 19 anni ebbi il mio primo sudatissimo reggicalze. Che, lo capii in fretta, era un capo completamente inutile, perché i collant che sono in vendita da un bel po' di anni a questa parte sono quasi tutti autoreggenti, incredibilmente difficili da acchiappare coi gancetti e soprattutto altamente non bisognosi di sostegno aggiuntivo. Come usare due preservativi insieme insomma. I collant che hanno bisogno di sostegno, per contro, creano orribili grinze da calzino della domenica e tendono a cascare.


    Questo accade, paradossalmente, quando i negozi odierni pullulano di lingerie sexy e di reggicalze di pizzo, mutandine con annessi gancetti, bustini con le coppe al titanio e via dicendo.

    L’altro giorno alla Coin, investita di recente da un’ondata di ristrutturazioni infighettizzanti quasi intollerabile, ho notato per la prima volta il nuovo settore biancheria intima. Impacchettato come un bon bon, leccatissimo, carissimo e ostentante curiosi manichini in pose laide da lap dancer. Del tipo “distesa languidamente su divanetto con testa buttata all’indietro e cosciame aperto, con autoreggenti di rigore”, per intenderci.


    Si possono trovare oggetti come i baby doll orlati da pellicciotta rosa e altre amenità che un tempo collegavo ai porno anni ’80 e ai sexy shop. Sempre alla Coin, hanno creato una sorta di alcova segreta in cui troneggiano reggisenoni dagli 80€ in su (e nemmeno dei push up!), tanghini che costano una giornata di lavoro e, nascosti negli angoli, i soliti manichini apputtanati che ti fissano dall’oscurità avvolti nei loro boa di piume.


    Al di sotto di tutto questo, noto qualcosa di più imprevisto: alla Coin c’è un frustino di pelle.

    Di quelli tipo gatto a nove code.

    Nero e lucido.

    Sbatto un po’ le palpebre per verificare di non avere allucinazioni. Allargo lo sguardo e noto una paperella da bagno vibrante nera e altri oggetti rispondenti al nome di “personal massager”, quel simpatico eufemismo politicamente corretto che si usa per definire i vibratori. Esco dalla giungla Coin con un rantolo e rieccomi in Via XX boccheggiante.


    Passo davanti a una farmacia e vedo un espositore gigante di un gel lubrificante della Durex “per il piacere di lei”. Con un packaging carino e tanti begli slogan, davanti alla pasticceria. Questo quando sino a 2 anni fa trafugavo il KY abusivamente dall’America, sentendomi peraltro una freak a trovare il lubrificante un utile accessorio. Negli States si trovava normalmente in qualunque negozietto, in Italia mi piombava addosso un velo di perversione, perché il lubrificante era disponibile (oltre che dal gommista) per lo più dai rivenditori di settore, online, a prezzi sciagurati e quasi sempre in varianti fruttate tropicali da crisi allergica istantanea.

    Oggi, invece, guarda un po’, lubrificanti in vetrina! E dentro le parafarmacie, in tutte le varianti, incluso il turpe gel “riscaldante” che a un dubbio effetto erotizzante aggiunge l’inebriante sensazione di stare avendo un’eruzione cutanea.


    Certo, sono contenta che il mio paesello cominci ad avere un approccio più realista e meno perbenista rispetto al sesso e alle sue attività corollarie. C’è però sempre la strana impressione che dalle nostre parti non si sia in grado di adottare certi cambiamenti senza dare una rigata di cattivo gusto al tutto, senza pennellate di eccesso crasso e volgarotto, senza il consueto abbassamento del sesso a qualcosa di vicino alla pornografia, all’esibizionismo, al velinismo, a una semplice posa fine a se stessa..

    Inutile gente: il troppo stroppia e il fatto che qualcosa sia disponibile senza difficoltà non dovrebbe costituire una moratoria sulla compostezza nella presentazione. Per Dio, alla Coin ci vanno anche le nonne!


    Non so quali effetti abbia su di voi tutto questo, ma - per quanto riguarda la mia visione del sesso – sono quasi sicura che tutta quest’orgia visiva abbia finito col desensibilizzarmi quasi completamente rispetto al “sexy” convenzionalmente inteso. Anche più in generale: mi si possono parare davanti le cose più strambe e provocanti e l’unica reazione immediata è un grosso sbadiglio.

    In ogni caso spero sia un danno reversibile, perché di fronte alla “ipersessizzazione” della realtà di ogni giorno non posso che guardare con un po' di rimpianto ai giorni in cui potevo provare la pruriginosa sensazione di stare indossando quello che secondo me era l'unico tanga della città, a periodi più lontani in cui qualcosa di sexy era qualcosa di speciale e festoso invece che un'altra piatta forma di quotidianità, in cui una piccola patina di “misterioso” di “segreto” o “proibito”, ben ben lungi da moralismi bigotti, aggiungeva al sesso qualcosa che la sovraesposizione da macelleria odierna ci ha tolto forse per sempre (oh mio Dio mi suona così strano che sia io a dire queste cose...).

    Che dovrei fare quindi?

    Mi sa che tira che ti tira mi rassegnerò, ma se in un futuro non molto lontano mi vedrete passeggiare sotto il sole di Luglio in pantofoline di pelo rosa col tacco e abitino commestibile, almeno toglietemi il pandoro di mano e costringetemi a mangiarlo in un mese decente.

    sabato, 13 settembre 2008

    Al porto, a poca distanza da me... i dARI stanno ora saltellando su un pulman, davanti a una massa di ragazzine urlanti. Il cantante, tra una canzone e l'altra, dimostra una padronanza dell'italiano pari a quella di alcuni cantanti stranieri che vengono a suonare in Italia e gorgogliano "Grazie mille bellissimo!" ripetitivamente. Un piccolo fremito quando il tastierista emo-gay-scene si è sporto oltre la ringhiera del pulman e, in tanti, abbiamo sperato cadesse.

    Tutto il centro è preso d'assedio per l'MTV Day e per la notte bianca che seguirà.

    E io non sono mi sono appena svegliata, ma non riesco a spremermi manco la motivazione necessaria per vestirmi....

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (6)
    categorie: musica, genova, in giro, wtf
    martedì, 09 settembre 2008

    Il solito bla bla

    Questa mattina, durante la mia routine make up / TG, mi hanno colpita un paio di notizie.
     
    La prima riguarda Veltroni che si dimette fieramente dal comitato del Museo in memoria della Shoah.
    Dopo che il suo sostituto a sindaco di Roma ha fatto le solite imbarazzanti dichiarazioni che ci aspettiamo dai rappresentanti del centro destra. Credo la cazzata del giorno fosse un velato non condannare il regime fascista in quanto tale, ma per le ripercussioni che ebbe, come le leggi razziali. Dopo che pure Fini aveva detto qualcosa di più nettamente antifascista.
    E vabè. La polemichina del giorno: grandi indignazioni, grandi parole, grandi gesti, ebrei incazzati, c’è chi rincara la dose (credo che oggi anche Nosferatu-La Russa sia entrato nel dibattito) … alla fine non cambia niente ma abbiamo intrattenuto il pubblico e i giornalisti per un paio di giorni, in più abbiamo tanta carta per avvolgere il pesce.
     
    Veltroni è rimasto ferito, perché secondo lui l’etichetta di “male assoluto” andava affibbiata al fascismo in toto. Personalmente cerco di non essere troppo manichea nei miei giudizi, se possibile, ma il suo è un parere comprensibile e sensato.
     
    Quello che un pochino mi ha fatto ridere in verità è stato il gesto di ripicca: il dimettersi da una carica tutto sommato poco rilevante e soprattutto simbolica, e il fatto che si sia dato tanto rilievo a questo gran gesto. I poveri sconfitti delle ultime elezioni riescono con efficacia inquietante a darsi l’aria dei perdenti proprio quando tentano di alzare la cresta. Anzi, più dicono “non siamo dei perdenti disperati!” più ai miei occhi lo sembrano ed è parecchio triste visto che li ho votati.
    Sarò stata rincoglionita dalla sveglia a trovare questo divertente, ma ho iniziato a immaginare i possibili seguiti, ormai partita per un trip tutto mio:
    Veltroni abbandona la presidenza della bocciofila di quartiere.
    Veltroni getta sprezzante la sua carta Feltrinelli contro il caro libri di scuola.
    Veltroni interrompe la raccolta punti del Mulino Bianco in segno di protesta per l’aumento del prezzo del grano.
    Veltroni straccia la sua raccolta di figurine Panini per sensibilizzare sul problema dell’eccessiva burocrazia. Erano anche album completi.
     
    E un lento fade to black verso la completa irrilevanza.
    Che prospettiva cupa…
     
     
    In secondo luogo, ho sentito che la mia città, in questi giorni vessata da TRL e sabato pure dall’MTV Day, è stata prescelta per il Gay Pride dell’anno prossimo. E finalmente direi. Verso il mondo LGBT, chiamiamolo così per riassumere, ho sempre avuto un atteggiamento solidale e questo si annuncia come un simpatico progetto per il 2009, 5 giorni prima del mio – lontano e futurissimo – ventisettesimo compleanno.
     
    Non so per quale curiosa combinazione, hanno scelto di fare la parata il giorno del Corpus Domini, celebrazione che – scopro oggi – è tra le più sentite tra noi genovesi. E alè! Ecco la polemichina numero 2! Bella pronta, sfornata e servita su un piatto d’argento. Come chiedere di più?
    Per me le celebrazioni religiose sono quei piacevoli pretesti da cui si originano giorni festivi; da agnostica un pelino contraria alle istanze della Chiesa è il massimo a cui posso arrivare. Però chi sente queste cose più profondamente ha ogni diritto a celebrare come preferisce, a patto di non essere troppo molesto per il prossimo.
     
    Lo stesso discorso è valido per il Gay Pride: anche se sono simpatizzante per motivi miei, è una manifestazione di un sentire non universalmente condiviso che ha tutto il diritto di esistere a patto di non coinvolgere gente che non lo desidera. Insomma ognuno libero di farsi i cazzi propri, per riassumere.
     
    Il punto è che, per qualche strano corso che ha preso la storia del pensiero religioso, specie cattolico, l’orientamento è molto del genere anti-sesso, sesso male, gay peggio.
    Uno degli ingredienti più riconoscibili e suggestivi nelle manifestazioni come il Gay Pride, invece, è l’ostentazione proprio di questo sesso tanto demonizzato, l’ammiccamento, l’eccesso. Un evento non sempre di ottimo gusto, infatti, ma simpatico. Cose che per qualcuno possono essere molto divertenti, per un’altra persona un’offesa al buon gusto.
     
    Praticamente, dunque, non saprei immaginare due eventi più opposti del Corpus Domini e del Gay Pride, se non con qualche sforzo di fantasia.
    Si diceva della libertà di farsi i cazzi propri, comunque: a Genova non è così semplice. Carenza di spazi. Non siamo un villaggio dei puffi, ma se due stronzi giocano allo stadio ce ne accorgiamo per tutta la riviera, per fare un esempio.
    Certo non nego che sia  possibile riuscire a coordinare gli eventi in pace e senza interferenze ma, sinceramente, perché sbattersi?
    Con 365 giorni a disposizione, dobbiamo celebrare il corpo di Cristo e i corpi unti e muscolosi del Gay Pride proprio lo stesso giorno?
    E, quel che è peggio, alimentare nel frattempo un humus fertile di polemiche, dibattiti, scambi di acidità reciproche che nascono sempre appena hanno un pretesto?
    …. Eee, quel che è ancora peggio, nutrire il soufflé informativo che i media fanno di solito di queste cazzate, ingigantendo dichiarazioni, creando l’ennesimo circo?
     
    Non so, la mia natura pacifica tende ad evitare i dibattiti pretestuosi. Quella degli altri, di molti altri, no.
    Ed infatti eccoli già lì a discutere, i più esattamente come ci si aspettava (Forza Nuova che minaccia, AN che si indigna…) e alcuni in modi sorprendenti, come il cardinale di Genova che non ha invocato la Madonna a difendere la città e taluni rappresentanti del PD che hanno diramato curiose dichiarazioni piuttosto inattese e alquanto non a favore del Pride.
     
    Mah.
    Rispetto tutte le opinioni, per quanto strambe o fuori personaggio, sinché non sono blatantly insulting. Del resto anche io penso a volte che le parate carnevalesche non facciano il miglior interesse delle crociate per i diritti dei gay e che la comunità in questione sia ormai a un gradino più alto rispetto alla fase del semplice attirare l’attenzione (però l’aspetto festaiolo e giocoso è così trascinante…).
     
    Il punto è, al di là di tutto questo, che c’è qualcosa nel piccolo casino che è sorto nelle ultime ore, sul Gay Pride e su Veltroni, che mi ricorda quali forme sgradevoli, quali pattern triti e irritanti prenda una notizia pseudo-politica in Italia e che è il frutto di un’azione concertata tra i protagonisti e i media che danno loro fiato.
     
    Quando – e visto che siamo in ambito liturgico parlerei di transustanziazione – la sostanza di una notizia diventa la sostanza del chiacchiericcio che se ne fa, per perdersi negli echi di dibattiti sterili in cui già sappiamo che nessuno cambierà posizione, ma al massimo emanerà ancora altre dichiarazioni con l’idea di pararsi il culo, in un circolo vizioso in cui la realtà non è più nemmeno all’orizzonte ma viene lo stesso riesumata, rimasticata e ridigerita da bocche che a star chiuse darebbero prova di superiore buon senso.
    La ripetitività di questo ciclo perverso comincia a nausearmi.
     
    Sarà anche vero che la realtà condivisa in effetti non esiste in quanto tale ed è invece una grande costruzione collettiva e che politica e informazione sono pienamente coinvolte nel processo, sarà vero tutto il bla bla bla che ho imparato all’Università… ma sul serio, un modo meno apertamente irritante di fare informazione non c'è proprio?
    mercoledì, 16 luglio 2008

    Shuly consiglia...

    Questo post è un publiredazionale che faccio gratuitamente per merito e personale convinzione.

    Va bene, i gelati artigianali sono buoni. C'è il gusto pan di stelle, il gusto puffo, la nutella e ogni fantasticheria concepita in sogno dai mastri gelatai. E poi in Italia è una figata, i nostri gelati sono apprezzati da tutti e contribuiscono alla nostra leggendaria fama di buongustai. I più snobbini, all'estero, lo chiamano proprio "Gelatooo" (o allungata da accento americano), per distinguerlo dal loro più triviale ice cream.


    Ma io dico che secondo me potreste anche trascinare le chiappine no-global da McDonald's e dare una chance al nuovo McFlurry crossoverato col Magnum, in tre nefande varianti (cioccolato doppio, cioccolato e mandorle e cioccolato e brownies, come dire tre varianti per prendere lo stesso ammontare di cellulite).
    A parte che se avete un amico noioso potete sempre rifilargli il conetto cheappissimo che di solito i volenterosi cassieri ti ammanniscono sotto forma di torre di Pisa falliforme di gelato alla crema, con un'altezza media di 25cm.
    Ma questa abnorme porcata è assolutamente buonissima. Ci sono proprio dei medaglioni giganti di cioccolato immersi nella crema e nello sciroppo al cacao. E hanno pure la M impressa sopra. Lo mangi e ti senti una versione sbrodolante di Eva Longoria.

    Pensi al peccato. Pensi a quanto cazzo stai bene seduta sotto il sole dalla fontana di piazza de Ferrari, pensi a come è bello scambiarsi un bacio cioccolatoso da macchiarsi tutti. Pensi che per un momento ti sembra estate per davvero e che la tua quotidiana schiavitù d'ufficio ha allentato la sua presa.

    Devo però ancora capire il cofanone sul McFlurry e lo strano cucchiaione a cosa servano, oltre che a sporcarsi. Devo sentire qualcuno all'ufficio marketing della Mac e chiedere spiegazioni.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (12)
    categorie: cibo, genova, genki moments