Questa è la cronaca di una paciosa serata fiorentina passata in compagnia di tre simpatici ragazzi inglesi e di svariate migliaia di fans sudacchiati in delirio.
Mentre ci avvicinavamo all'albergo dove depositare i nostri pochi ma pesanti averi, dopo un allegro viaggetto mattiniero da Genova, la mia fida guida ai concerti ed io abbiamo avvistato sin dall'altra riva dell'Arno il bell'impianto scenico che faceva capolino da piazzale Michelangelo, una macchiona bianca sopra la montagnetta. La curiosità faceva capolino anche lei, e così dopo la scalata semi-alpina (la signorina IGNORAVA che piazzale michelangelo fosse COSI' in alto) eccoci approdare al sito concertoso, cinque ore prima dell'inizio, in ricognizione.
MUSE. MUSE. MUSE. Recitano così le magliettine a righe che vedo ovunque in cima. Un'abbondante manciata di fan già seduta tra le transenne d'entrata, con l'aria di essere intenti in un sit-in per la pace ma in realtà intenti a tenersi ferocemente i posti migliori. Li studio, si prende un boccone. Nei dintorni sprigiona già profumo di Napoli, nella forma di venditori abusivi di tee-shirt che appaiono in gran fretta, smerciano lo smerciabile e si dileguano. Zampetto da uno dei venditori più vicini all'entrata, credendo che l'abusività sia forse inversamente proporzionale alla distanza, e mi magliettizzo anche io. Righe viola e nere, la scritta MUSE in piene tette. Ora sono una di loro. Mi spoglio e cambio in un angolino, e si va a trascorrere piacevolmente il resto del pomeriggio, prima dell'annunciata apertura dei cancelli alle 18,30.
Il sole è ancora alto al nostro ritorno, a ovest dritto davanti al palco, e si entra senza tante cerimonie. All'interno il sit-in prosegue. Ordinati e mansueti come un branco di leoni marini, i fans che hanno conquistato il pit per primi (a parte quelli vicinissimi al palco) occupano il loro spazio con chiappe, borse e bicchieri di birra. Noi arranchiamo da un lato e ci portiamo abbastanza vicini da scattare questa (col mio cellulare >.>) foto del palcoscenico.

Lo ricorderò come l'unico momento in cui ho visto bene il palco senza provare dolori fisici di vario genere.
Dopo un'attesa umidiccia passata a esplorare la fauna (dai teenager tamarri con occhialoni alle ragazze gotiche intente a ravviarsi i capelli con un gran broncio, dalle coppie abbracciate di trentenni ai fighetti in cravatta), con un po' d'anticipo ci si dona in pasto la band di supporto, Juliette and the Licks. Ricordavo la signorina Lewis per vari film, si, ma l'Esperto mi informa che si è data a una simpatica carriera rockeggiante, lei e i suoi 4 baldi compari. E canta, ride, ci parla e si contorce come una pazza, nei suoi pantaloni rossi attillati, ginocchiere e piume da indiana in testa. Mi rendo conto dopo tre canzoni che ci sono due chitarristi sul palco, uno occultato dal solito bipede altissimo e ricciuto che mi ero beccata davanti. Mentre i capezzoli di Juliette li vedo dall'inizio alla fine, impertinenti e oscillanti.
Lei sa che la sua band è solo l'appetizer, e lo dice quasi scusandosi poverina, ma suonano benone e il pubblico allegro regala applausi e piccoli pogamenti innocenti ai suoi occhi spiritati. Solo il povero chitarrista vestito da Rambo viene unanimamente ignorato nei suoi tentativi di aizzare la folla.
Dalla mia bassa latitudine tutto procede dignitosamente, prendo ostinatamente a calci un tamarrello quindicenne di due metri e dieci che tende ad appiccicarmisi, mantengo la mia posizione da combattimento semi-cosacca (l'Esperto me l'ha consigliata per guadagnarmi lo spazio vitale) e inforco gli occhiali e il cappellino.
Quando Juliette e i suoi lasciano il palco, uno sciame di tecnici invade il palco e in poco tempo la scena viene preparata per il pezzo forte. La musichina d'attesa (tra cui orecchio piacevolmente Nine Inch Nails e Raconteurs tra l'altro) prosegue e intanto la folla diventa più inquieta. Ondate di spintine dai lati e da dietro. La massa preme per arrivare al palco. Noi resistiamo. Di culo. Letteralmente.
Ma quando, calate ormai le tenebre, la musichina d'attesa diventa un silenzio gravido, le cose cambiano. Le pressioni diventano violente, vedo le ragazzine più fragili ondeggiare come giunchi al vento.
Si accendono i riflettori e partono i primi tre accordi di Knights of Cydonia.
La follia.
Faccio in tempo a intuire i Muse sul palco e l'orda da dietro dilaga e spintona impazzita.
Come ride with meeeeeeeee.....
Knights parte, sempre più incalzante, un treno di energia per i fans in attesa da ore. Nell'orgia tribale che avviene sotto il palco vengo schiacciata, spintonata, palleggiata tra schiene aliene, ridotta a spazi minimali. Non cado solo per mancanza di spazio dove cadere. La folla ululante è in estasi, urla e salta a ritmo, la scenografia esplode di luci, la musica riempie le orecchie e le viscere di tutti. Ma le mie prime urla sono di puro terrore, perchè ho perso il controllo della mia regione inferiore e sto praticamente fluttuando in giro su piedi altrui, senza il minimo controllo. Salto anche io (credo), ma sto per farmi seriamente del male e continuo a squittire in preda all'eccitazione e alla paura. Decidiamo (ancora prodigiosamente vicini), di battere in ritirata verso regioni più tranquille.
Ma muoversi in quella sostanza viscosa di corpi non è impresa da nulla. Attendiamo i momenti saltabili, quando la massa diventa più liquida, e corriamo alla disperata verso l'esterno. Diamo le spalle al palco, ma mi giro e adocchio Bellamy nel suo completino rosso fiammante e la canzone ci insegue anche nella fuga.
No one's gonna take me alive,
The time has come to make things right,
You and I must fight for our rights,
You and I must fight to survive
In lettere cubitali sopra la band, le parole più adatte mentre fuggivamo alla morsa. La cosa ci fa ridere molto, anche in mezzo a tutto quel casino. L'aria si alleggerisce, la temperatura scende di diversi gradi e anche la densità umana torna a livelli ragionevoli. A un miglio dalla band però >.>;. Coi miei potenti mezzi tecnologici scatto da lontano questa foto dettagliatissima che sembra mostrare un palco in fiamme

Nel frattempo, negli istanti tra la nostra fuga gloriosa e l'assestamento nelle retrovie, i Muse attaccano con Hysteria. Che amo molto eh. Ma ho pensato che non avrei voluto essere dov'ero sino a 3 minuti prima. E ho continuato a farlo a ogni stacco saltabile del concerto. Si ballicchia e si ride anche da lì. Ma la band si vede pochino, bisogna giusto ringraziare l'abito sgargiante di Bellamy e i suoi numerosi cambi di chitarra (tutte moddate con quel super pad luminoso che fa gli effetti fighi).
Supermassive Black Hole, ho una voglia disonesta di ballare e cantare, ma sono timidina e perplessa. Faccio una telefonata che ci tenevo a fare e elaboro il mio piano malvagio, cioè circumnavigare la folla sino al lato Bellamy (il sinistro naturalmente, in quanto il più lontano) e strisciare come cobra sin sotto il palco. E seppur con difficoltà, sfruttando soprattutto le mie facoltà gelatinose di ragazza piccola nello sgusciare tra la gente, riusciamo nell'intento. E cavolo, almeno il nostro rosso cantante si vede benone. Vedo persino i tasti del suo pianoforte, verde fosforescente. Troviamo un'alcova con una nidiata di altre ragazze piccole sfrattate dalle aree più violente. Tutte assiepate su blocchi di cemento per vedere più in alto. Anche io trovo 10cm cubi sopraelevati e mi innalzo, sorretta dall'Esperto in veste di stampella. E da lì in poi iniziamo a goderci veramente il concerto. Ecco un'altra SUPER foto nitida della visuale. L'area evidenziata rappresenta Matthew Bellamy (o un alieno, o un cespuglio di ortensie). Comunque lo vedevo abbastanza da intuire che si era tagliato i capelli di fresco.

Time is Running Out, New Born, Starlight, Blackout, Invincible (qui la scaletta)... una dopo l'altra tutte le mie canzoni preferite si succedono. Canzoni che conosco bene anche se mi rifiuto di imparare i titoli per pigrizia. Suonate e cantate in modo impeccabile, che ad ascoltare i dischi non penseresti mai che dal vivo le sanno fare anche meglio. Sotto l'enorme impianto che trasmette immagini appropriate ad ogni canzone, la band si scatena. Matthew continua a cambiare una chitarra dietro l'altra e le stupra con garbo, riuscendo nel frattempo anche a cantare le sue partiture altissime senza una sola stonatura. Dopo ogni canzone ci ringrazia ("Grazie milla!"), ci saluta ("Come stateeey Floreeeence"), sembra di buon umore.
Anche noi cantiamo, ci cantiamo in faccia, saltiamo a tempo, urliamo, battiamo le mani, esultiamo festosi (che bella la parte di chitarra di New Born...). Sapendo che la mia incolumità è garantita, me la godo un mondo, vorrei solo salire sul palco e abbracciare la band da quanto sono bravi.
Suonano poco, ma tornano subito per un altro paio di canzoni. Si zompa come pazzi per Plug In Baby, e dai lati del palco una manciata di enormi palloni bianchi ci viene lanciata incontro. La folla praticamente li sbrana, e mentre si sgonfiano escono tante cartine bianche, effetto neve carnevalesca. Ho un report high definition anche di quello.

Siamo agli sgoccioli. Il batterista Dominic si infila una parrucca rosa gettata dal pubblico e si obbietta che il rosa non è il suo colore. Ancora Stockolm Syndrome , e stanchi ma ancora inappagati, dobbiamo dire ciao alla band, che è attesa in Germania per l'enorme Rock Am Ring. Dominic afferra il microfono e ci urla un grazie, poi lascia anche lui il palco, dopo gli altri. Frank Sinatra attacca subito dopo dagli altoparlanti e ciò uccide sul nascere ogni speranza.
Mi lasciano e ho già voglia di rivederli. Non posso definirmi una Fan, con tutti gli attributi nerd del caso, ma li stimo moltissimo, ora anche di più. Originali, indefinibili, una delle poche band che suonano ora che secondo me verranno ricordate. Come per il mio rapporto con gli uomini, il Grande Amore è un'utopia del passato (per me musicalmente furono i Queen, di cui ero una nerd fanatica di chiara fama), preferisco abbandonarmi a ragionevoli e motivate relazioni senza abbandonare il mio senso critico e della prospettiva. Che le cose così si godono anche meglio. I Muse sono i partner perfetti. E la prossima volta penso mi impegnerò anche a sapere tutte le parole.
Si riesce a uscire senza troppi problemi. Fa freschino, come dopo un bell'orgasmo. Ancora assordati e fisicamente un po' lesi, osserviamo i Maglietta Fields Forever, cioè i banchetti, almeno una dozzina, che cercano ancora di rifilarci magliette.

E' poco, ma lo usiamo per mantenere viva ancora un po' la bella sensazione di aver assistito a qualcosa che conservava intatta, e non pensavo si potesse, tutta l'alchimia del rock. Alternative, quello che volete, ma sempre rock, energia, magia.
Ma questo rito si è ormai consumato, ne prendiamo atto e con un gelato in mano iniziamo il cammino verso l'albergo, le nostre energie ormai private della fonte musicale e quindi in rapido calo. Un ultimo sguardo a Firenze, bellissima nella notte illuminata dalla luna, e tutti a casa. Buona notte Muse, grazie.
Mi sembra di avere meno tempo per la mia adoratissima musica, col lavoro che faccio non posso nemmeno mettere su l'auricolare mentre faccio le mie cosette visto che devo smanettare spesso col telefono (ultime performance richiestemi comportavano chiamate in Estonia e Germania a gente dagli accenti improbabili che ho compreso miracolosamente...). Peccato, il precedente lavoretto di copywriter mi permetteva un ampio margine di cazzi miei, ora telefono , vado su e giù, parlo... con la sola sinfonia delle voci degli altri e dei telefoni. =(
E' una terapia d'urto per la mia timidezza compulsiva però, e non ditemi che non guardo al bright side of life.
Nel frattempo proseguo le mie esplorazioni musicali dalle 7 alle 8 e mezzo, dalle 12,30 alle 14,30 e dalle 18,30 in poi. In negativo rispetto all'ufficio. E c'è così tanta musica da ascoltare. Io la infilo nel pod e poi lascio che lo shuffle vada dove vuole, non mi premuro di riconoscere titoli e artisti (a meno che non siano proprio riconoscibili a orecchio... per esempio non è che la voce di Neil Young la confondi con molte cose). Lascio che le canzoni mi entrino ben bene dentro il cervello, sinchè non riesco a canticchiarle in testa quando le riascolto. Me la spalmo come la crema rassodante la musica, la faccio assorbire, manata dopo manata.
Comunque, come "vendetta" al lavoro che mi porta via la musica, ho intenzione di utilizzare uno di questi due oggetti domani sera. A Firenze.

=)!!
Fankyulo a me, mi riprometto di fare cose attive e reali come la palestra (che FARO' eh...) e mi perdo in spirali erotico-musicali, guardo filmetti idioti al cinema (per puro spregio a Spiderman, sulla cui cagosità si è espresso un coro unanime di voci da tutte le sponde), compio sperimentazioni culinarie (ho scoperto il cous-cous, la versione pigra della pasta e del riso, cuoce in 5 minuti e non lo devi neanche masticare! Forse era meno sexy quando la gente lo chiamava semolino).
Musicalmente Miss Nostalgia del Rock'n'Roll ha da dare a tutti coloro a cui non ha già scassato i cabasisi a riguardo un consiglio spassionato. Visitate Last.Fm e iniziate ad apprezzarlo. L'unico pre-requisito è che vi piaccia la musica, di che genere non è importante perchè non dico che ci troverete tutto, ma certo - diamine - abbastanza da tenervi occupati e incuriositi. L'ideale per sviluppare le proprie conoscenze musicali, conoscere nuove cose, anche frugare idee per concerti, sbirciare quello che ascoltano gli altri, amici o meno, e quindi ricorsivamente prendere altri spunti. Nonostante sembri soprattutto un covo di indy-ofili (che non è che l'indy a me stia sulle scatole, tutt'altro), c'è anche spazio per la gente eminentemente rock-ofila e in verità per gente con i gusti più vari e disparati. Insomma non devo fare l'affabulatrice, questo progetto merita e basta, fateci un saltino. La sottoscritta ha username Shuly, per la cronaca, se volete farvela amica.
Last.fm, con le sue stats su quello che ascolti, mi ha permesso anche di vedere che la mia virata verso la musica recente è stata in qualche modo inceppata da Last.Fm stesso. Benchè nelle mie band più ascoltate figurino Bright Eyes, Kaiser Chiefs, Muse, Radiohead, Fratellis, White Stripes e compagnia bella... le prime posizioni sono sempre per Beatles, Zeppelin, Queen, Floyd, Who, Beach Boys e il loro corollario di band più o meno estinte per cui sbavo. Sono senza speranza. Noto con un certo sospetto che sono band molto quotate anche presso i quindicenni (molta della gente che popola Last è giovanissima).
La mia ultima scimmia Sixties è stata direttamente Woodstock. Non parlo tanto degli hippy che ballano nudi e scopano nei prati (cose che all'occhio odierno sembrano un ingenuo e amorevole ricettacolo di aids...)o delle loro forme balorde di arte spontanea, ma della musica davvero davvero bella che è passata su quel palco, che sommata allo spirito dei tempi, al fatto che il rock allora era ancora vivo e vibrante... beh, produce in me una ragionevole quantità di brividini alla schiena.
Ho riguardato la performance degli Who al festival per esempio. Roger Daltrey che mette in mostra il fisicaccio snello e muscoloso in quella specie di buffa giacchetta che sventola frangette per ogni dove, il nasone che sbuca dai riccioli biondi, una specie di dio pagano rockeggiante che canta See Me Feel Me.. da Tommy. Townshend che fa la sua mossa windmill, violenta la chitarra e la getta al pubblico (facendo vittime, immagino). Divino, musicalmente, nella mia testa, io mi pongo proprio da qualche parte seduta davanti al palco che sorrido e annuisco (schivando la chitarra di Townshend spero), senza curarmi degli hippy strafatti che si rotolano nel fango. E' il genere di cosa, vi semberà MOLTO corny da dirsi, che mi fa venire voglia di alzarmi, puntare il dito, saltellare isterica e urlacchiare "That's me! That's me that is!" in un senso che forse solo chi ha visto il film Velvet Goldmine può capire senza credermi da legare. Si, mi sono data alla parola a ruota libera oggi...
E insomma questa settimana ho virato verso lo psichedelico, e mi sto facendo dei piacevolissimi trip senza sostanze illecite ascoltando i Jefferson Airplane, altra band di Woodstock. Credo che di acidi se ne siano fatti così tanti loro da averli resi una parte subliminale della loro musica, così ti fai un viaggio gratis ogni volta che li ascolti. White Rabbit, Somebody to Love, Volunteers, per citarne qualcuna. Anni '60 condensati in musica, meritano. Di quella mattacchiona della cantante dei Jefferson riporto una frase storica che mi ha strappato un sorriso: if you remember the Sixties, you weren't there. Già, Miss Slick, voi dovevate solo pensare a farvi e a suonare, che a ricordarvi ci penso io ora, quarant'anni dopo. =)
Per riportarmi in contatto con il mondo odierno, però, aggiungo una nota entusiasta: vado a vedere i Muse il 30 maggio a Firenze. Splendida band, setting suggestivo, ottima compagnia. Non vedo l'ora. E si fotta la depressione!
Ho sempre voluto fare un viaggio in Giappone, almeno una volta nella vita... e per il momento quella sembra una meta ancora lontana: tempo, moneys, organizzazione, carenza di compagni di viaggio, inerzia. La volontà rimane, aspetta solo tempi propizi. Ma in attesa, come si suol dire, se la montagna non va a Maometto, Maometto va a Firenze.
Ed eccoli lì, stuoli, distese, piantagioni di turisti nipponici sparsi per i monumenti fiorentini. Penso che le isole del Giappone sarebbero sovrappopolate e affonderebbero se tutti i turisti rientrassero in patria nello stesso momento. Fate rientrare i turisti da Firenze e Hokkaido la vedo già negli abissi a mangiare sushi strafreschissimo.
A Firenze, essendo il Giapponese troppo complicato da imparare per la media, tutti i negozianti ti si rivolgono se non altro in Inglese, per default. Anche se gli rispondi in italiano, insistono, come a mettere in dubbio che tu sia davvero un loro connazionale. Insomma ho provato l'ebbrezza di sentirmi una minoranza etnica a tre ore da casa. Ma è stato bello, non capita che in queste blockbuster del turismo (Firenze, Roma, Venezia principalmente) di annusare un po' di aria cosmopolita in Italia. Gente da tutte le nazioni possibili, parlanti lingue stranissime che non riesco neanche a riconoscere, tutti insieme a spasso per la città (piccolina poi), a mangiare insieme, a farsi rapinare dai negozianti insieme, nasi per aria verso il cupolone di S.Maria del Fiore, insieme, so happy together.
Se non stessimo già parlando di una città che è una meraviglia da ogni possibile punto di vista, consiglierei una visita anche solo per guardare i turisti. Sarà perchè gli altri esseri umani mi affascinano ed è una cosa mia, ma mentre gironzolavo per monumenti tendevo occhi e orecchi verso la gente, cercando di indovinare da dove venissero, dove andassero, cosa ne pensassero dell'Italia...
Osservavo una giapponesina armeggiare con la forchetta su una montagnola di fettuccine, tre ragazzi inglesi evidentemente fatti che ridacchiavano in piazza della Signoria, matrone spagnole che negoziavano coi commercianti nel mercato di S.Lorenzo, le americane cicciottelle che sbavavano per suppellettili incredibilmente kitsch nelle vetrine ben curate, le coppie più anziane che passeggiavano in pace godendosi lo spettacolo. In America io scattavo entusiasta foto nei supermercati, ora cercavo di vedere il mio stesso paese con gli occhi di uno straniero, cercare di capire cosa potesse soprattutto affascinarli.
Ok sarò un po' corny ma davvero ... se penso al prossimo come a una massa indistinta di gente che pensa ai cazzi propri li odio e li evito e sono supersociofobica, se invece provo per un momento a scomporli in tanti individui coi loro problemi le loro esperienze i loro sogni e sensazioni... beh ho brevi attimi di comunione con l'universo diciamo, in cui credo di capire tutti e di volere bene all'intero creato. Si è MOLTO corny a scriverlo, ma tranquilli sono attimi brevissimi, il mio normale mood velenoso li rimpiazza subito rendendomi l'adorabile idiota che sono di solito.
Non credo ci sia bisogno che mi soffermi a descrivere Firenze perchè in qualche modo la conoscono tutti e ci sono guide più qualificate di me, io poi non mi considero mai una vera turista, anche quando cammino con una mappa in mano e l'aria confusa (che è tipo LA posa da turista in cui evito di essere colta il più che posso).. esploratrice, osservatrice mi piacciono già di più :3
Oltre alle bellezze artistiche e uhm.. sociologiche, aggiungerei three cheers per gli appetitosi maschietti che ho trovato in giro, giapponesini coi ciuffoni e inglesi semi-sbarbati che sembrano tutti delle rock star, a voi un <3 per rendere il mondo più bello da guardare.
Una nota particolare va alla sadica scalata del cupolone del Brunelleschi. Suppergiù 500 scalini in un contesto preso dal peggior incubo di un claustrofobico, a tratti somigliante a un disegno di Escher da ubriaco... se avessero messo un microfono negli scalini a chiocciola a metà strada si sarebbero trovati abbastanza ansimi e rantoli da doppiare una serie intera di film porno. Tra me e le giapponesine (loro opportunamente in tacchi alti), abbiamo dimostrato tutto il vigore dei nostri vent'anni, a metà tra il colpo apoplettico e l'attacco d'asma, mangiando la polvere dai visitatori più attempati. Che vergogna. Ma valeva l'onta e la fatica, il premio è stata una visione di Firenze al tramonto che nessuna cartolina potrebbe rendere, con annessa una bora degna di Trieste a solleticarmi i bronchi.
Se vogliamo aggiungere che ho trovato ben cinque spillette carucce, direi che tutto ciò mi ha messo una fregola ancora più intollerabile di viaggiare di più... help meeeee :3!