About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

visited *loading* times

Soundtrack & Thoughts



follow shuly at http://twitter.com

How did you get here?

Feeds

  • Subscribe
  • Add to Google Reader or Homepage
  • mercoledì, 10 giugno 2009

    Delfini e contabilità morale

    Lo ammetto: con l'arrivo della calura pre-estiva, anche le mie sinapsi hanno iniziato a sudare e, si sa, con le sinapsi appiccicaticce si pensa male e si scrive peggio.
    La maggior parte delle mie frequentazioni internettare e non si è buttata a pesce sulle elezioni europee e sull'intero ghiotto carrozzone politico che di questi tempi presta il fianco a una satira mai così facile.
    Sul sex-gate all'amatriciana con cui ci deliziano le cronache quotidiane, credo di aver raggiunto quel livello di reale disgusto oltre al quale non desidero sentire una parola di più in merito.
    La mia convinzione a continuare indefessa ad adempiere ai miei doveri civici è come un avanzo di spaghetti sul fondo di una pentola: esigua, scivolosa e difficile da prendere. Sono riuscita ad acchiapparla domenica sera, a un'ora dalla chiusura delle urne, e ho trovato la forza di fare quei due passi fuori casa per andare a votare. 
     
    Il paragone più azzeccato sugli ultimi tempi ci ha accostati a un'atmosfera decadente da basso impero. Che cosa si fa in una simile atmosfera? Ci si adagia mollemente e ci si culla in attività moralmente dubbie. In questo, sto facendo del mio meglio per seguire l'eccelso esempio di chi ci governa.
     
    Mentre cercavo con ogni sforzo di sottrarmi al generale squallore per cercare distrazioni - e peraltro ci riuscivo assai bene - mi è arrivata la classica catena via mail in ufficio. Di solito le catene finiscono nel cestino ancora prima dell'apertura, tuttavia questo particolare messaggio l'ho letto sino in fondo. Fondamentalmente perchè era ragionevolmente corto e pensavo fosse una barzelletta. Invece no, il messaggio non si chiudeva con un'ultima riga rivelatrice, ma con un invito in un italiano vagamente nebbioso:
     
    "Fate sapere a tutti che in Danimarca massacrano ogni anno i delfini extra-intelligenti e socievoli per una festa così come fosse un carnevale. *Solo le persone inutili **pensano che tanto non cambia nulla e per questo rifiutano di inviare questo messaggio a tutti*. "
     
    e con una ridda di immagini come quella qui sopra, degne di un film dell'orrore e piene di delfini sbudellati. Mi sono incuriosita ed informata.
     
    Che le balene siano ancora cacciate contro ogni effettiva necessità e generale norma di buon gusto (e buona creanza) non è un fatto nuovo. Le balene hanno la sfortuna di essere lenti e paciosi giacimenti di materie prime utilissime e tonnelate di carne, e non tutti si sono persuasi del fatto che ammazzarle resta comunque un gesto molto poco carino e ormai superfluo. Questo senza neanche considerare il fatto che la carne di balena ha un discreto grado di tossicità per gli esseri umani e che "ricca di cadmio e mercurio" è un claim che difficilmente convincerebbe un ufficio marketing.
    Quello che più o meno ignoravo completamente era che anche cetacei più piccoli, come delfini e focene, fossero oggetto di orride attività di caccia. Questo fenomeno non incontra molta attenzione mediatica, quindi vorrei dargli visiblità almeno qui. Più che un riflettore è una lampadina a basso consumo, ma si fa quel che si può.
     
    Non so se accrescere la consapevolezza intorno a un fenomeno serva a preparare la strada a una risoluzione. Venire a conoscenza delle turpitudini del bel mondo di Villa Certosa non pare intaccare la reputazione e la credibilità del principale soggetto coinvolto, ma mi auguro che, allontanandoci dall'ambito politico, il giudizio sugli avvenimenti possa essere un tantino più sensato.
     
    Insomma, amici e vicini, forse nemmeno voi sapevate che in più di un paesello del mondo, e neanche solo in repubbliche delle banane, è pratica diffusa ed accettata intercettare branchi di delfini e costringerli a spiaggiarsi per poi pugnalarli alla gola a terra e lasciarli a dissanguarsi. Oppure acchiapparli con uncini e corde, o trascinarli per lo sfiatatoio, oppure fare il lavoro in acqua sinchè il mare non diventa rosso rubino. Non parliamo neanche del Giappone, per cui la caccia al delfino è solo un sotto-ramo aziendale della sempre prospera e internazionalmente criticata caccia alla balena, che spesso scivola anche nella bracconeria di specie a rischio di estinzione.
     
    La caccia al delfino è ancora diffusa, ad esempio, nelle Isole Faroe, una lontana provincia danese. I villici si difendono dicendo che la caccia al delfino è stata praticata dai trisavoli dei loro trisavoli per secoli e secoli. Quando cioè non esistevano il mass market e la generale prosperità di cui gode il mondo occidentale adesso isole incluse, e quei poveri vichinghi (o quello che erano) erano costretti a farsi piacere persino il grasso sottocutaneo dei delfini. Ma son dettagli, e la gioventù faroense rivendica questa pratica come parte integrante della cultura isolana ( e al che io dico: ma queste isole sono così pallose che non hanno neanche una discoteca per tenere questi ragazzi occupati? )
     
    In generale, è sempre la carta della tradizione quella che viene giocata per prima da chi difende il proprio diritto a cacciare certe specie, anche quando il resto del mondo guarda a suddette tradizioni con un'espressione di vago orrore.
     
    Non mi ritengo una persona dallo sdegno facile, e in effetti ci terrei a ridimensionare anche in questo caso le mie affermazioni.
     
    Siamo tutti d'accordo sul fatto che vedere Flipper che si contorce con la gola aperta sia uno spettacolo da far passare l'appetito a chiunque abbia un cuore, così come sul fatto che vedere una balenottera che schiaffeggia pigramente la superficie marina con la coda sia molto meglio che vederla trascinata senza vita sul ponte di una baleniera. Credo però che il ruolo giocato dalla cultura sia qualcosa di più di una paraculata detta per tutelare i propri porci comodi.
     
    Anni fa ero nella zona carni di un WalMart sperduto, e chiesi al mio allora fidanzato dove fossero il coniglio e le bistecche di cavallo. Mi guardò come se fossi un mostro venuto dallo spazio, specie quando dissi "cavallo" e lasciò cadere la mascella tra le ali di pollo.
    Con questo non intendo dire che io sia ghiotta dell'una o dell'altra carne, ma sono certo abituata a vederli nei supermercati. E se io qualche scrupolo a mangiarle magari me lo faccio (c'è un'inversa proporzionalità tra il grado di pucciosità di un animale e la voglia che si può avere di mangiarlo), riconoscerete che qui da noi simili bestie fanno parte della dieta di un buon numero di individui, che non ci trovano nulla di male. Qui il cavallo, ad esempio, te lo raccomandano quando hai il ferro bassino. Gli stessi americani, poi, trovano non troppo orripilante uno stufatino di scoiattolo, c'è chi si sbafa i cani e anche - indovinate dove - gente che non sa dire di no a una sugosa bistecchina di canguro. Che tra l'altro pare sia buonissima e povera di grassi, altro che la carne semi-tossica delle balene.
    Non sto invitandovi a desiderare un carpaccio di pechinese col limone, ma quantomeno a guardare la cosa da una prospettiva meno assoluta e a tenere da conto il fatto che non esistono realtà incontestabili, ma solo sensibilità diverse in tempi e luoghi diversi.
     
    Se per esempio dobbiamo condannare la caccia ai delfini, mi sembrerebbe abbastanza ipocrita non estendere certe considerazioni alla caccia in genere, sempre restando sul piano di attività permesse per legge e su specie che non sono in estinzione. L'attività venatoria nostrana, al contrario, è per lo più difesa come una nobile disciplina sportiva da svolgere all'aria aperta, pur qualificandosi allo stesso modo come "assassinio di animali non dettato da stretta necessità".
     
    Certamente, va detto che fatico a provare più pena per un - mettiamo - cinghiale che per un qualunque cetaceo, fosse anche solo per tutti quei tratti - intelligenza, socievolezza, giocosità - che ci fanno di solito amare i delfini, ma forse è un ragionamento impervio. Non si può essere " un po' " animalisti, perchè come tiri un filo ti viene dietro tutta la matassa: puoi tagliare il filo dopo la caccia ai delfini e i cuccioli di foca presi a randellate, ma a quella lenza, a seconda di quanto tiri, potresti trovare attaccate osservazioni sensate per essere contro la caccia, la pesca, la pelletteria tutta e, tira che ti tira, arrivare persino all'allevamento. Tutto sta nei livelli di soglia che scegliamo di applicare.
     
    Il presunto QI di un animale, il fatto che sappia far giocare una palla sul naso o sia capace di comportamenti "simpatici" sono criteri parziali, come lo sono l'eventuale legalità di cacciarlo o l'abbondanza di esemplari. E' facile essere tentati a tracciare linee del tipo "se è carino e ha gli occhioni buoni non si mangia" o "se non è in via d'estinzione allora va bene" o "se lo fanno già tutti va bene", ma sono distinzioni arbitrarie, personali o culturali e in ultima analisi di comodo, per poter sventolare un po' di indignazione a pochi centesimi al chilo, cosa che a tutti piace molto fare.
    Se vogliamo invece applicare il principio più generale, cioè il rispetto rigoroso delle vite che possono essere risparmiate, dovremmo cambiare parecchio le nostre abitudini (e se avessero pensato così i primi homo sapiens, naturalmente non saremmo dove siamo adesso), cosa che ai più piace molto meno fare.
    Per me tutto si blocca insomma quando vedo un grazioso vitellino e penso che sì, l'idea che venga al mondo per essere macellato mi nausea abbastanza e mi fa sentire male, ma che se tengo una simile idea sufficientemente lontana dalla mia testa posso, contro ogni alta opinione che posso avere di me stessa e della mia coerenza, vivere in pace godendomi i miei bistecchini. Un po' colpevolmente, ma in pace. Lo sdegno che posso provare quando vedo la caccia ai delfini, pur essendo a mio avviso giusto e ben riposto, deriva comunque da una scelta più o meno consapevole di contarsi solo metà della storia, quella che torna bene, quella che "oh dio i delfini no, sono troppo intelligenti!". A voler abbassare il livello di soglia, invece, ci sarebbe quasi letteralmente da impazzire.
     
    Forse questa severità è improduttiva, ma previene dall'adottare gli irritanti sintomi dello smug, che in italiano potrebbe tradursi come "immotivato ed eccessivo autocompiacimento di fronte alle proprie azioni o prese di posizione" (concorderete che "smug" è più sintetico e che "snob" non è abbastanza), e che prende corpo in forme di ecologismo e animalismo radical chic in PETA-style, per intenderci, associazioni che partono da idee condivisibili per poi sfociare da una parte in metodi piuttosto violenti, e dall'altra in una forma di pubblicità squalliduccia per attrici e attricette di varia statura, che hanno la ghiotta opportunità sia di posare nude che di far finta di avere un messaggio serio da diffondere.
     
    Lo smug si anima di tutti i moralismi autoindulgenti, dello zittirsi la coscienza con piccoli gesti più simbolici che utili, negoziabili a seconda di come ci viene meglio, ed è decisamente tra noi. Come specie più intelligente ed evoluta sulla faccia del pianeta (oppure la terza più intelligente, secondo alcuni), abbiamo potere di vita e di morte su gran parte delle altre forme di vita ed è una responsabilità che non sempre è amministrata saggiamente: sono piuttosto lontana da qualunque forma di attivismo o critica globale alla specie umana, ma se vogliamo ben guardare, qualcosino sulla coscienza ce lo possiamo ritrovare sempre. Se vogliamo quindi concederci il lusso di inveire e sbottare da un podio, penso che forse sarebbe il caso di analizzare tutte le implicazioni morali del caso, e magari cercare la proverbiale trave nel nostro occhio, prima di condannare in termini assoluti le pagliuzze più o meno spesse in quello altrui. 
     
    Se pensate che sia un compito che richiede troppi sforzi, potete sempre calarvi nella quotidiana schizofrenia un po' ipocrita e un po' buonista in cui cerco di vivere io: guardo i video dei delfini massacrati, scoppio in lacrime e poi mangio il mio hamburger, penso agli sciagurati consumi dei SUV padronali e poi guido anch'io tutti i giorni, cerco di separare vetro e plastica e poi quando sono pigra li caccio tutti nello stesso cassonetto ugualmente, mi rifiuto di gettare una singola cartaccia per terra e poi anch'io, come voi, vivo succhiando energia e risorse come se non ci fosse un domani. Adottando una personale forma di smug, mi consolo pensando che - forse forse - notare la dissonanza può già rappresentare qualcosa, anche se qualcosa di inutile: in ogni caso cerco di conservare caramente un briciolo di salute mentale.
     
    Intanto, comunque, se i benedetti danesi potessero piantarla con quei delfini, l'indignazione che ho espresso in questo post potrebbe farmi anche smarcare dalla coscienza almeno una settimana di macchina, forse persino un chewing gum sputato per terra. E, per uso futuro, magari pure un brasato di wallaby.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (6)
    categorie: riflessioni, cibo, dubbi, wtf
    mercoledì, 29 aprile 2009

    The pros & cons

    La funzione delle ferie non è quella di farci riposare. Almeno, non è mai stato così per me. Al massimo, le ferie ti fanno il peeling alla scorzetta di smog che metti su cuore e sinapsi al lavoro, in modo da renderti al ritorno ancora più morbida e sensibile alle vessazioni d'ufficio.
    Sono ancora così rintronata che la mattina credo di svegliarmi nel cuore della notte (e improvvisamente mi riprendo in prima serata) e l'effetto benefico delle ferie è già bello che archiviato.
     
    Quello che le ferie fanno per me, piuttosto, è ricordarmi delle mie altre vite possibili, che talvolta fallisco di vedere nella quotidiana narcosi del binario lunedì-venerdì.
    La facilità con cui si scivola nella routine è allarmante.
    La disinvoltura con cui la mattina ti dici allo specchio "Questa non è la mia vita" e vai puntualmente a non-viverla ogni giorno è il vero pericolo.
    Andare via per un po' mi ricorda insomma sia quanto la mia situazione attuale sia per me intimamente poco accettabile, sia quanto girare il timone verso nuove rotte sia molto - e crescentemente - difficile.
    Posso solo augurarmi che qualcuno si trovi in una situazione analoga, in modo da non sentirmi la solita post-post-post-adolescente lagnona.
     
    Come sempre nei primi giorni successivi al rientro, progetto attivamente futuri diversi. So, per statistica, che probabilmente non se ne farà nulla neanche questa volta, ma non mi impedisco di sognare. Tra i futuri possibili che la mia attuale situazione rende quasi attuabili e desiderabili c'è senz'altro una almeno temporanea permanenza in Canada. Mentre l'insofferenza verso il paese natale si fa fastidiosa come un prurito cronico (ormai non leggo con molto interesse neanche i pezzi più riusciti di critica politica e satira), l'appeal di un paese diverso e lontano si fa particolarmente allettante.
    Non cerco la perfezione o la pace dei sensi, ma sarei pronta a tollerare fastidi diversi, che mi pungolino in punti diversi. Che il logorio della vita moderna si concentri su altre aree, diciamo. Basta che ci sia un qualche cambiamento, meglio se drastico.
     
    Sono ovviamente consapevole del fatto che trovare invitante un paese che visiti in vacanza sia sin troppo facile, e lo metto in conto. 
    In Canada fa più freddo che qui, non c'è la focaccia, non c'è l'Estathé.
    La valuta locale ha un valore assimilabile ai pesos.
    A Vancouver, in particolare, è pieno di cinesi impazziti che guidano inopinatamente SUV che non sono in grado di governare.
    Le regole della strada sono oltremodo curiose. I parcheggi costano un botto, la polizia stradale è particolarmente anale e gli autobus non sono sempre d'aiuto.
    Le distanze da coprire sono notevoli e, Seattle a parte, tutto intorno sono orsi, alberi e neve sin dove lo sguardo si perde. Orsi o Sarah Palin che guarda la Russia, che è peggio.
    In generale, Vancouver è - poeticamente parlando - in culo al mondo, a variabilmente due o tre voli di distanza da casa - non il massimo per una che ha paura di volare. A nove ore di fuso dal resto della mia vita, dalla maggior parte delle persone a cui tengo.
     
    C'è da dire che è a relativamente poche ore di volo da qualunque punto degli Stati Uniti. E' più vicina al Giappone. Ha regole sull'immigrazione sufficientemente selettive da rendere il melting pot culturale più del tipo "interessante e stimolante" che del tipo "criminalità & degrado".
    C'è aria pulita, alberi, prati e fiori a non finire. La gente è sinceramente gentile e cordiale (per chi vive a Genova, questo risulta particolarmente stupefacente). Fare della sana vita all'aria aperta sembra un'opzione non suicida.
    Ci girano un sacco di film e ho pure qualche aggancio nel settore. E' una città nuova e rifinita, mentre in Italia siamo circondati da vecchiume mal conservato.
    La tecnologia è al passo con i tempi, invece di andar loro dietro correndo e ansimando. Anche se è un pensiero precoce, non avrei dubbi su quale sarebbe il posto in cui preferirei crescere dei bambini - che è comunque indicativo di qualcosa.
     
    La lista dei pros & cons potrebbe continuare a lungo, e resterebbe di fondo sempre quel braccio di ferro emotivo di me stessa contro me stessa, la bilancia di affetti, valori e progetti che non riesce mai ad assestarsi. Non ho idea di che cosa finirò col fare. Davvero. Impasse totale.
     
    Sfogo i miei disordini interiori progettando almeno il mio prossimo viaggio estivo e sfogliando le mie miglia aeree come se fossero banconote fruscianti. Senza sapere bene ancora se avrò i soldi per farlo, ho fatto un piano di volo di quelli favolosi, con tappa a NYC (il mio immeritato culo mi garantirebbe un soggiorno gratis) e a San Francisco (le mie meritate miglia mi garantirebbero un volo gratis), e viaggi su fantastici aeromobili di cui so già a memoria le statistiche degli incidenti. Il viaggio mi lascerebbe anche qualche giorno non in volo.
     
    Solo vedere l'itinerario abbozzato su Expedia mi fa stare un po' meglio e mi rende più bendisposta a tollerare il pugnetto sulla scrivania del capetto impettito che fa i capricci a breve distanza. Per almeno cinque minuti, prima di ricominciare a lavorare alacremente alla mia ulcera gastrica.
    sabato, 24 gennaio 2009

    I grandi problemi

    Credo che la data di scadenza della Nutella sia una grandezza teorica dimostrata solo dagli studi e, forse, ottenibile empiricamente in laboratorio, seppur con qualche difficoltà.

    Seriamente, chi ha mai fatto durare la Nutella sino a farla scadere? Secondo me sull'etichetta dovrebbero scrivere "non pervenuto", alla voce sulla scadenza. E parlo anche dei barattoli da 5kg.
    No kidding.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (1)
    categorie: fun , cibo, dubbi
    domenica, 28 dicembre 2008

    La Duchessa Occhieggiante

    Il passaggio dall'adolescenza e post-adolescenza all'età adulta (o a una sua approssimazione) ha senza dubbio segnato la morte per soffocamento della mia capacità di struggermi per le impossibili storie d'amore dei film e dei libri, per le eroine, le scene madre e via dicendo.
    Non che non mi piacerebbe tornare ai facili entusiasmi di prima e all'immedesimazione, ma il mio cervello ha preso a rielaborare i nove decimi delle suddette storie come "gesta di stronzette mantenute che dormono sino a tardi e, nella totale tranquillità finanziaria, vivono storielle d'amore insulse che le intrattengano da quella viziata noia da privilegiate che ammanta le loro vite, relazioni il cui unico sale è per lo più costituito dal fatto di far loro pensare di essere trasgressive".
    E a questo punto ho smesso di trovare appigli e punti di contatto, così dalla commossa empatia sono passata alla distaccata presa per il culo.

    Purtroppo è con questo spirito che ho guardato le mossette di Keira Knightley nei panni della Duchessa del Devonshire, lontana ava di Lady Diana. Di lei, Keira, devo ancora capire se penso sia una brava attrice o un'intollerabile divetta, visto che ancora più che nei film la si vede sui red carpet che occhieggia (lei non sorride: occhieggia) avvolta in mirabolanti abiti firmati.

    Keira nella sua migliore Faccia Occhieggiante di Sottecchiâ„¢
    La storia, seppure largamente basata sulla vita di un personaggio realmente esistito, è la classica storia di femmina ardimentosa e passionale incatenata nelle convenzioni dell'epoca e soffocata da maledetti maschi bastardi. Cosa che cominciava a destarmi un vago sbadiglio già quando, quindicenne, guardavo Titanic per la decima volta (mai cessando di stupirmi di come quella vacca della Winslet disarcionasse DiCaprio da quell'ampia porta su cui sarebbero stati tutti e due) e che invece ora è capace di causarmi attacchi di narcolessia istantanea.
    Ormai il concetto è assimilato: c'è stato un lungo, lunghissimo periodo di storia in cui la vita delle donne ha fatto sufficientemente schifo, specie a livello di libertà di autodeterminarsi e anche al giorno d'oggi tale condizione non è ancora migliorata poi così tanto, pur avendo fatto notevoli passi avanti. Di altre storielle di femminismo ante-litteram comincio ad avere le tasche piene.
    Se aggiungiamo al tutto una non troppo celata vena agiografica nei confronti di Lady Diana, dati i molti parallelismi tra la vita della principessa e quella dell'ava messi in bella mostra e lo smaccato tentativo di far apparire la protagonista priva di difetti e completamente vittima della sua triste gabbia dorata, la noia assurge a livelli stellari, tanto più che la Duchessa Georgiana non pensò nemmeno di fare una tragica e spettacolare morte come la Principessa, ma - poveretta lei - finì tutto sommato col soccombere senza grande eroismo a quel sistema sociale che la voleva prigioniera nei suoi molti e sontuosi palazzi.

    Non nego di aver versato qualche lacrimuccia sulle scene più struggenti, tipo la povera Duchessa costretta da Quel Porco Fedifrago di Suo Marito il Duca™ (Voldemort cioè) a dar via la figlia dell'ammmmore clandestino con il bel fusto dagli occhi che luccicano. Non nego neppure di aver perso una minima quantità di bavetta e aver fatto un occhio porcino di invidia durante l'ennesima Scena di Sesso Proibito, Liberatorio, Sudaticcio e a Lume di Candela™. A parte queste mie défaillance, però, non ci si innalza granchè.

    Che cosa ho fatto dunque per ammazzare il tempo? Ho fatto esattamente quello che ho fatto quando ho visto Marie Antoinette della Coppola: ho steso un velo sulla trama già nota e scontata (la Coppola era convinta che mettere i Cure nella colonna sonora ci distraesse) e mi sono messa a osservare in estasi i bellissimi vestiti, le acconciature da capogiro, gli accessori e il trucco. Visto che in entrambi i film  si è sopperito alla pochezza di sostanza con attrici giovani e bellocce fasciate in un corsetto diverso e con una parrucca sempre più alta ad ogni scena, vi assicuro che se vi concentrerete su quello avrete di che saziare gli occhi.

    ~~~

    Aggiungo una postilla irritata, pensata mentre mi godevo il mio panino dopo il film e faticavo per riacquisire sensibilità alla punta delle dita ghiacciate.
    Sapete, io tendo ad ascoltare le conversazioni dei tavoli altrui. Senza malizia o altro, ogni tanto mi cade l'orecchio e presto attenzione ai frammenti delle conversazioni degli altri.
    Non avete idea di quanto mi caschino le palle sotto il tavolo (questo per esprimermi da Duchessa) quando finalmente capto che il motivo di un acceso dibattito tra due ragazzi è il calcio.
    Non credo esistano molti argomenti al mondo in grado di scatenarmi un encefalogramma piatto come il calcio e un'altrettanto totale mancanza di interesse. Uno di quei pochi argomenti, è il parlare del calcio. Fatemi presenziare a un dibattito calcistico e, se mettete anche un disco di Vasco di sottofondo, potrei regalarvi un mio rene sanguinante pur di riuscire a scappare.
    Se il calcio riuscisse a interessarmi un minimo, sarei davvero curiosa di farmi spiegare da chi lo sa il perchè i tifosi si infervorino come se
    1. fossero esperti sportivi e non solo tizi che leggono la Gazzetta con il cappuccio la mattina
    2. i meriti della propria squadra dipendessero da qualche loro scelta e dunque potessero farne un qualche vanto personale
    3. il loro dibattere, valutare e riesaminare influenzasse in qualunque modo l'andamento della squadra o del campionato.
    Detto questo, posso capire che gran parte di queste domande potrebbero essere riformulate e rivolte a me quando mi infervoro parlando di musica o di libri o di film. Lungi dall'aver voglia di spiegare come ritenga le due cose alquanto diverse, mi rassegno. Insomma, ognuno ha il diritto di interessarsi a qualunque cosa sia in grado di farlo sognare un po'. Certo, se questo qualcosa è l'ultima partita del Genoa, permettetemi di alzare un sopracciglio e occhieggiare aristocraticamente altrove come Keira Knightley. Tsè.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (9)
    categorie: riflessioni, donne, film, dubbi, in giro
    venerdì, 17 ottobre 2008

    Orgasmi in prime time

    Giusto per convalidare la mia tesi sui Natali precoci e sulla sessualità strombazzata, oggi ho fatto una passeggiata alla Conad e sembrava che l'intera giacenza di magazzino della Bauli fosse stata scaricata lì in previsione di una guerra nucleare. Ho persino sognato di vedere una colomba pasquale ma per fortuna era una specie di mostruoso tartufo gigante capodannizio.

    Inoltre, l'altra sera guardavo bel bella The Break Up alla tele quando mi spuntano donne che orgasmano a raffica sull'aria della Regina della Notte di Mozart. E dal primo fotogramma ho capito che è quello stesso prodotto di cui parlavo nel mio post di qualche giorno fa. Il gel per il piacere di lei! L'orgasmotronic! Il liquidino dell'ammmore in una boccetta da eau de toilette!

    Non so come dichiararmi tra lo stupito, il divertito, il perplesso, il preoccupato e il voglioso di schizzare in una farmacia a comprarlo appena esco da questa fogna.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (8)
    categorie: sesso, dubbi, tv , in giro
    lunedì, 29 settembre 2008

    Se son rose appassiranno

    Chi mi legge forse noterà un fastidioso pattern ripetitivo nella mia ultima produzione, ma il punto è che scrivere di musica al momento mi diverte molto di più di appuntare con sarcasmo le vicende dell’Alitalia, di lamentarmi del mio lavoro e in generale di seguire un altro po’ il mondo nel suo lungo e complesso cammino verso stadi di caos sempre più articolato.

     

    Signori, io sono preoccupata. E non della compagna di bandiera o del mio futuro incerto. Non si può certo essere preoccupati e rassegnati insieme.

     

    Vi siete mai chiesti se la fonte da cui vengono le vostre emozioni più gratificanti si prosciugherà mai, un giorno?

     

    Io me lo chiedo spesso con l’amore, specie negli esigui periodi in cui sono single. Sarò ancora in grado di ignorare i rapporti finiti alle mie spalle (che crescono), mettere da parte ogni senso comune e tuffarmi in un’amena ingenuità, riattraversando un’altra volta tutte le fasi dell’innamoramento, della creazione di un rapporto, delle cose belle, brutte e tutte inevitabili che capitano?

    Sarò in grado di sviluppare le adorabili cretinità da fidanzatini in modo nuovo ed inedito, senza riciclarmi neanche un nomignolo?

    Riuscirò a smettere di vedere un rapporto a due come una parabola di inevitabile fallimento più o meno duratura o dovrò rivivere lo stesso iter dall’inizio alla fine?

    Avrò ancora un pochino di amore e speranza da portare in dote o qualcosa in me avrà deciso di non elargirne più?

     

    Sono tutte domandine abbastanza sciocche alla fine, specie quando ti accorgi effettivamente che né la tua mente né il tuo corpo sono stati troppi guastati dal cinismo, vecchie cicatrici a parte. Tiri un respiro di sollievo e ti congratuli con te stessa per non essere ancora morta dentro.

     

    Con la musica, il secondo grande amore della mia vita dopo l’imbarcarmi in relazioni allucinanti senza tregua, comincio a temere che possa essere diverso.

    Il mio rapporto para-erotico con la musica è una cosa un tantino imbarazzante, se vogliamo, ma tralasciamo questo dettaglio e proseguiamo.

     

    E’ sin troppo ovvio che in questi giorni sono nel pieno di una cotta totalizzante, formalmente simile a un tipo sentimento che di solito si prova per altri esseri umani. Una cosa proprio “alla Silvia”, un topos della mia esistenza.

     

    Non ho voglia di ascoltare altro.

    Se ascolto altro mi sembra di tradire (ascoltare i miei adorati Zeppelin in questi giorni mi fa sentire come una moglie fedifraga che ha una scappatella con la sua fiamma del liceo.).

    So che prima o poi finirà e l’idea mi sembra assurda, ma finirà e diventeremo grandi amici.

    Ormai mi conosco.

     

    Come quando ti innamori di una persona dopo averla conosciuta a lungo e sotto un’altra luce, una miriade di piccoli dettagli cliccano al loro posto ed è come se ti avessero dato una vigorosa ripulita alle lenti appannate degli occhiali. Quello che registravi in maniera obiettiva diventa un particolare degno di attenzione, vuoi saperne di più, di tutto.

    Quella piccola scintillina di magia di cui ci è dato godere nella vita si mette a brillare, il nostro cervello secerne sostanze dopanti e stiamo bene.

     

    Sono 14 anni che conosco i Pink Floyd e non hanno mai smesso di piacermi. Sempre “solo amici” però, anche se mai fuori dai vertici dei miei gruppi preferiti, in cui sono notoriamente succinta. Sempre lì mentre avevo crisi ormonali per i Queen, mentre mi schiacciavo le cuffie forte sulle orecchie per assorbire ogni decibel di Beatles possibile, mentre pensavo che sarei stata male se non avessi sentito The Rain Song un’altra volta.

     

    E ora, l’ultimo dei magnifici quattro, quello con cui avrei giurato che saremmo rimasti solo amici, è diventato una specie di amante. So come funziona, vorrò sapere tutto, ascoltare tutto, immagazzinare qualunque informazione disponibile, mi sentirò cretina ma continuerò a farlo, sino a diventare una freak dei Pink Floyd.

     

    Ho avuto la prova definitiva quando ieri ho visto il film di The Wall (che ci crediate o meno, non lo avevo ancora visto) e mi è piaciuto tanto, a me che ho sempre trovato l’album uno dei meno belli e Roger Waters uno dei personaggi più odiosi della storia del rock. Invece, sono rimasta colpita, commossa, turbata, ho persino avuto degli strani incubi dopo (aiutati dalla visione di membra umane pietrificate su Internet, ne sono certa, e senz’altro ben diluiti dallo smalto per termosifoni che aleggia odoroso in casa mia).

     

    E’ un qualcosa che in parte si trova nella musica, in parte nella band, mentre qualcosa risiede nella mia testa soltanto e non saprei come procurarmelo volontariamente, né lo scelgo.

     

    Il problema è che ora non vedo altri candidati per il futuro, avendo esaurito i vertici delle mie preferenze, sempre scelte per un particolare mix di talenti musicali, innovazione, collocazione in un certo periodo storico, appeal dei membri della band, generale aura di magia e anche radicamento con la mia storia personale dall’infanzia in poi, caratteristica, questa, che non posso certo riprodurre artificialmente.

     

    Quindi me la spasso, mi godo quella bellissima musica ancora di più di quanto non abbia mai fatto …e poi? Niente, fonte esaurita. E’ possibile, mi dico, che stia provando questa felice imbecillità per l’ultima volta?

     

    Mentre medito sulla bellezza degli entusiasmi e sulla transitorietà dei sentimenti, credo che l’unica cosa opportuna da fare sia ascoltare ancora Pink Floyd sinché non mi sanguinano le orecchie.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: musica, cose buffe, dubbi
    lunedì, 22 settembre 2008

    Maaaaaa secondo voi, anche se li chiamo i "Queen" tra virgolette e non condivido fondamentalmente la natura del progetto... col fatto che non avrò comunque tante occasioni nella vita di rivedere Roger o di vedere Brian... a vedere i "Queen" domenica dovrei andarci? Anche solo per quello che hanno rappresentato per me?

    E anche se, con chi poi?

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (8)
    categorie: musica, milano, dubbi
    martedì, 16 settembre 2008

    For tomorrow

    Pink Floyd

    E che diamine, mi dispiace tanto.

    Purtroppo ho poco da aggiungere, perché di Richard Wright, tastierista dei miei amati Floyd, sapevo pochino.
     
    So che era uno dei membri fondatori, so che si deve a lui la paternità di alcuni dei brani più belli di Dark Side of the Moon – mio totem adolescenziale – e che, senza nemmeno sapere che era malato, non c’è più, il secondo della band nell’arco di pochi anni.
    So che due miei amici alle medie avevano un’eterna questione sempre in corso che riguardava un certo concerto dei Floyd di anni prima, e che tutto il giorno dovevo sentirli battibeccare con “C’era Wright” “No guarda che non c’era” “Ma io l’ho visto” “E ti sbagli, non c’era”, e questo è il mio ricordo più personale.
     
    A parte l’ovvia commozione per lui e per quanto ha rappresentato, c’è anche un pensiero più generale, e più malinconico.
    Ogni nuovo lutto nel campo del rock, che per me è la manifestazione più iconica - anche se forse non la più importante – di quella felice generazione nata intorno agli anni ’40, mi fa pensare che un altro pezzettino di storia se ne sta andando via, un altro appartenente a quella lontana gioventù che cercò di cambiare il mondo forse in modo fallimentare, ma con molto più impegno e fantasia di noi ventenni  odierni.
    Un’infornata di gente nata dalle macerie di una guerra mondiale e a cui la cultura popolare occidentale deve davvero tantissimo, irrepetibilmente colorata e viva, spesso anche adesso, quando molti di loro stanno già navigando ben oltre la mezza età, con il mio augurio personale di diventare sani e longevi vecchietti arzilli.
     
    Al contrario di noi, sono stati giovani in tempi in cui pessimismo e timore non erano i sentimenti predominanti, una specie di virus del sangue alimentato da grattacieli che crollano, lavori incerti, sogni già ingrigiti e minacce indefinibili.
     
    Non che le brutte cose mancassero, come mai mancheranno, ma l’impressione è che fossero tempi in cui si poteva lo stesso sperare in un futuro luminoso, in cui non ogni innocente ingenuità era stata spenta già dall’infanzia ed era più facile sognare, suonare, amare, appassionarsi e divertirsi.
    O forse questa è la mia versione romantica dei fatti, quella che i troppi dischi di quei formidabili gruppi che amo mi hanno tatuato nelle sinapsi. O forse sarò io quella triste e spenta, chissà, e intorno mi fluttua un universo vitale e ottimista che non riesco a notare.
     
    Non mi importa sinceramente distinguere tra miti personali e realtà, per alimentare la mia adorazione basta già il solo fatto che questa gente ha prodotto della musica grandiosa e indimenticabile e, che – in prospettiva – il nostro nuovo secolo/millennio/whatever ci fa una figura sciapa.
     
    Penso, con un po’ di paura e con molta tristezza, a come saranno le cose quando quella fichissima generazione se ne sarà andata per sempre e rimarremo noi a fare da mamme e papà a nuove nidiate sempre più disilluse, in un mondo dai contorni sempre più inquietanti.
    giovedì, 11 settembre 2008

    La Carfagna ha fatto cosa..?

    Ormai mi informo più o meno attraverso la prima pagina di Google News e ogni tanto ne ricavo miraggi di notizie strambe.

    La Carfagna ha reso la prostituzione un reato? Pardon? Mi spiegate meglio?

    ....dai, avrò capito male. Ho capito male vero?

    Spero per lei che riesca a tracciare un cerchio preciso intorno al concetto di prostituzione, in modo più netto del "vendere il proprio corpo per denaro". Altrimenti ammanettatela. Le prove sono sparse per tutta la rete...

    Sarà pure illegale ora, ma il Governo a puttane c'è andato lo stesso.

     

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (18)
    categorie: donne, dubbi, attualità
    martedì, 20 maggio 2008

    A metà primavera ogni donna è colta da frenesie più o meno contenute di migliorare l'aspetto fisico in vista di una maggiore esposizione del corpicino agli sguardi concupiscenti degli uomini e quelli severi delle altre donne, che sondano l'altrui coscia alla caccia radiografica di buchini cellulitici e imperfezioni assortite.

    Come forse avrete notato, sono tutt'altro che immune al delirio collettivo, tant'è che mi sto smazzando la palestra a ritmi serrati e voi non volete assolutamente sapere cos'altro ho comprato e utilizzato nella mia guerra personale contro me stessa. No, non credo proprio vorreste saperlo.

    Mentre sorseggio una tisana drenante gusto merda (la scatola dice finocchio e menta, ma sembra un infuso di cloaca di Nuova Delhi), penso che tutto ciò ha davvero poco senso ma continuerò a farlo.

    (La tisana però l'ho appena buttata finita a metà, che quando è troppo è davvero troppo)

    Penso che tanto è una pena sisifea, perchè non mi piaccio e non cambierà, col tempo al massimo la cosa peggiorerà, almeno sinchè sarò così condizionabile e circondata da cretini che organizzano sega party per celebrare il diciottesimo compleanno dell'ennesima ninfettina televisiva (adesso è legale!) e via dicendo. Dovrei probabilmente cercare di conoscere degli uomini e delle donne serie, e non delle macchiette con gusti infantili (in ogni senso della parola). Dovrei probabilmente non preoccuparmi della faccenda e basta, e magari uscire ogni tanto invece di barricarmi a casa tutte le sere.

    Ma dite che ste pippe mentali me le porterò avanti sino alla terza età? E' angosciante vivere nel mio cervello, ultimamente.
    Dite che è normale che guardi un film in cui una trentasettenne si mette con un ventitreenne (Prime, ieri alla tele) con tutti i problemi del caso e invece di immedesimarmi in lui giovane e inesperto mi immedesimi in lei prossima ai quaranta e gravida di fardelli emotivi e bisogni?

    Dio quanto mi fa schifo il mio umore di Maggio, ora vedo se ho ancora lo scontrino e lo riporto indietro.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (1)
    categorie: donne, dubbi, tv , umori del cazzo