About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • giovedì, 15 ottobre 2009

    I need a fix 'cause I'm going down...

    Sì, potrei essere affetta da una forma di depressione da blog. O potrebbe essere depressione e basta. Invoco l'epoché su questo specifico punto.
     
    Anche se sono tempi strambi in cui la mia facoltà di apprezzare le cose belle è parecchio indebolita e l'apatia mi cola fuori dagli occhi, non vuol dire che non si possano trovare modi per rincoglionirsi a puntino e far svernare le sinapsi durante questo Autumn of our Discontent.
    La fuga ideale, per una nerd pigrona come me, implica quasi invariabilmente uno schermo o un monitor, e un pestare di dita furioso su tastiera, joy pad, wiimote o animale domestico di passaggio.

    Dal giorno del mio ultimo compleanno sono diventata la rightful owner, per la prima volta nella mia vita, di una console. Una bianca e perfetta Nintendo Wii.
    Sono una gamer a scrocco di vecchia data, sono più di vent'anni che mi diletto con le altrui console sin dai primordi dei nastri magnetici. Alcuni highlights della mia gioventù includono lunghissime giocate a Indiana Jones and the Fate of Atlantis e persino la perdita della mia verginità è collegata con una partita a Samurai Shodown IV in cui venni sonoramente sconfitta da un surfista ninja. En passant, Final Fantasy XI Online si è rubato diversi miei anni di vita post-teen, in senso tristemente letterale.
     
    Pur avendo una certa nerdillosa familiarità con stili di gioco più complessi, mi sto godendo l'entusiasmante semplicità d'uso che rende questa console la preferita delle donne. Per chi si fosse messo in onda in questo momento, ricordo che la Wii è quella console che si controlla gesticolando come macachi epilettici.
    Giocare alla Wii costringe dunque ad adottare movenze non proprio aggraziate, a sudare come cammelli e in generale a farsi vedere in pose in cui solo il nostro specchio del bagno dovrebbe avere il diritto di vederci. Per queste ragioni l'uso solitario è generalmente consigliabile, almeno in assenza di bottiglie di vodka nei paraggi.
     
    Le caratteristiche tipiche della Wii, cioè l'essere intuitiva e woman-friendly (sinonimo odierno di idiot-proof) da una parte e lo stile di gioco movimentato dall'altra, hanno convinto gli uomini della Nintendo (che per comodità immaginerò tutti con le sembianze di Super Mario) a marketingare il costoso gingillo con particolari accortezze. In un ipotetico libro sull'argomento, il capitolo a questo riguardo si intitolerebbe "Pimp my Wii: The Money Pit".
    un fedele ritratto di me sulla Balance BoardLa Wii base è solo il punto di partenza: in realtà la console è come una fidanzata esigente e renderà rapidamente necessario l'acquisto di accessori e orpelli dall'utilità variabile, la maggior parte dei quali costa "circa 20€", con la notabile eccezione della Wii Balance Board, che ti sfila di tasca altri novanta omini vitruviani con grande disinvoltura, e del trasversale Guitar Hero, che vampirizza i sudati risparmi dei gamer di ogni credo e piattaforma.

    E' stato studiato di tutto, dal gondoncino per rendere il Wii Mote più ricettivo alle maracas posticce per rendere più credibile l'agitarsi scimmiesco quando si performa una conga virtuale. Abbandonarsi alle richieste sempre più ardite della propria console casalinga può rendere necessarie fonti di reddito alternative, anche illegali.
    Se ve lo state chiedendo, inoltre: sì, esiste il Wiibrator.
     
    Alla luce di tutto questo, non vi sorprenderà apprendere che una buona parte del mio budget estivo, quella risparmiata dalla settimana di perdizione neuronale amsterdamita, è stata liquefatta per appagare i capricci di questo high maintenance toy.
     
    Il danno non si limita alla Wii Balance Board, al Wii Fit e alle conseguenti sedute di hula hoop senza hula hoop e di corsa senza corsa. Oh no, vorrei si limitasse a quello e agli occasionali slalom su mucca di Raving Rabbids. Vorrei si limitasse ai deliranti brawl di Nintendo Smash Bros (oh quanta marijuana nei panel per creare quel gioco). Ma mi sono spinta oltre.
     
    Anni fa vidi un mio "amico" destreggiarsi con Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, con le ciabatte ai piedi, la spietata luce del mattino e quella turpe chitarrina finta di Guitar Hero. Giurai a me stessa di fronte a quello spettacolo che mai più l'avrei data a qualcuno che aveva il coraggio di giocare a quella cosa anti-musicale, diseducativa e tragica.
    Beh, in primo luogo venni meno al giuramento poche ore dopo. Secondariamente, i Beatles, la Apple e le contingenze mi hanno messa in scacco il mese scorso.
     
    come stuprare Get BackCome sicuramente qualcuno di voi ricorda, il 09-09-09 è stato decretato un artificiale Beatles Day per dare una sprimacciatina all'immagine della band (come se ne avesse bisogno poi) e - soprattutto - spiumare i fan e i collezionisti sempre pronti a smutandarsi a un solo cenno di Sir Paul e compagnia bella.
     
    La geniale trovatona ha previsto il rilascio contemporaneo di una discografia completa rimasterizzata - un delizioso bon bon da 280€ che ben pochi si procureranno per vie legali - e Rock Band-the Beatles.
    Galeotto fu uno speciale su MTV: dopo tre minuti di presentazione avevo già le pupille dilatate, le fauci secche e la mano al portafogli.
    Il giorno dopo mi caricavo in spalla il pesante fardello e performavo una lunga via crucis per il centro commerciale cittadino.
    La sera stessa, iniziava una folgorante dipendenza, ridicolo chitarrino finto alla mano. Il pomeriggio successivo, sgattaiolavo furtiva fuori dalla FNAC con una seconda fenderina. Quando si dice i corsi e i ricorsi...
     
    Rock Band è l'evoluzione di Guitar Hero e, ne sono certa, uno dei prodromi di una prossima Apocalisse.
    Non ti limiti al chitarrino coi bottoni, puoi anche pestare le bacchette su una pseudo-batteria (di dimensioni real life, peraltro) e, per la gioia di tutto il condominio, anche brandire il microfono. La comparsa di un gioco dalle così devastanti potenzialità d'intrattenimento, sommata alla presenza di una band su cui potrei presentarmi a Scommettiamo Che, mi ha avviluppata nelle sue spire.
     
    E ora sono pure brava.
    Io.
    Io, che mi pregiavo di mettere le mani solo su strumenti veri (quel poco...).
    Io, che ritenevo tutto questo un'antologia di sfigaggine senza precedenti, un gioco per bimbiminkia senza speranza.
    Io, che ora rispondo "Non rompere le palle, è la Beatlemania" quando mi si domanda perchè sto ululando in salotto.
    Io, che ora faccio headbanging sulla mia Stratocaster finta in jeans e reggiseno, mentre owno Helter Skelter al livello Esperto.
     il kit perfetto per alienarsi il vicinato
    Ci voleva giusto l'acquisto del grande fun pack dell'autunno per convincermi a riaprire le porte di casa mia alle visite, e coattare un'intera masnada di amici al gioco forzato. Il divertimento che scaturisce da Rock Band è in rapporto approssimativamente quadratico con il numero di giocatori. One is fun, two's a party, three's a mess, four is Arma-fucking-geddon. E pensate che si può arrivare sino a sei e fare tanto baccano che i poveri John e George che si rivoltano nella tomba non li può sentire nessuno.
    Questo anche tralasciando l'uso improprio che si può fare della batteria, che qualcuno di mia conoscenza ha usato per controllare i comandi di un picchiaduro (il risultato sono movenze che neanche John Bonham on crack..).
     
    Al di là della pura componente casinista poi, mi trovo ad ammettere l'inammissibile. Se si riesce a far sopravvivere il proprio amore per i Beatles alle infinite ripetizioni delle stesse canzoni, giocare - specie ai livelli più difficili - è un buon pretesto per fare molto più caso del solito alle creazioni di Harrison, alle mai scontate linee di basso di McCartney e alle armonie vocali straordinarie che i fab sapevano proporre sin dai tempi del Cavern. Nonostante i tastini colorati da gioco della Chicco, insomma, non lo trovo un gioco così musicalmente deleterio e "suonare" successi inossidabili trattandoli per una volta come work in progress che possiamo eseguire alla perfezione (o anche cannare di brutto) non è affatto un brutto approccio.
     
    Unica pecca grave riscontrata sinora: signori, aggiungete più canzoni, perchè quelle 40 e qualcosa rischiano di causare alienazione e alla lunga anche un po' d'odio. Si rumoreggia già di nuovi song pack in arrivo nei prossimi mesi, però...
     
    Così insomma, e in modi anche peggiori, intrattengo in questo periodo le meningi apatiche facendo fare loro ripetuti cicli di lavaggio a vuoto. Sinché questa zucca stronza non si sentirà meglio ed elaborerà qualche soluzione provvisoria per arrivare viva alla fine del 2009. Con qualche callo alle dita e le corde vocali strinate, ma viva e - forse - senza danni permanenti.
    domenica, 11 ottobre 2009

    Forse ho identificato il problema...

    blogdepression-1blogdepression-2blogdepression-3E grazie a quest'altro blog per l'aiuto involontario.

    I'll be back. Eventually.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (2)
    categorie: link, cose un pochetto emo
    lunedì, 01 dicembre 2008

    Epperò...

    Tra gli incredibili aspetti positivi di perdere un volo in maniera così ingiusta e crudele, ci sono state anche altre meravigliose chance, tipo:

    - Incazzarmi al telefono e successivamente via mail con la segreteria dell'albergo di Londra che mi voleva addebitare il soggiorno intero invece della prima notte. La telefonata era improntata a un isterico "this is ridiculous!", mentre mi sono fatta piccola fiammiferaia proletaria via mail e ho ottenuto un qualche sconto sulla "sanzione". Ho salutato dignitosamente con frasi a grande effetto sul fatto che, purtroppo, sarò costretta a non usare più i loro servizi neanche in futuro. Frasi che faranno la loro porca figura nel cestino dell'email dell'hotel, insomma. A parte tutto, io adoro incazzarmi in inglese: il cuscinetto linguistico mi conferisce una straordinaria libertà espressiva.

    - Chiamare mezza dozzina di call center carissimi tra cui quello della British Airways che, tassando in pratica al secondo, si premura di parlare a un ritmo di otto parole al minuto, per giunta orientate alla totale inconcludenza. Scoprite le ultime novità su VU     VU     VU    BI    A    PUNTO    COM.

    - Litigare con la mignotta del call center RyanAir che "lei non mi si può rivolgere così bla bla bla" mentre ero a un passo dalle lacrime e a mezzo passo dal compiere una strage in aeroporto. Con quello che pagavo quel call center, per quanto mi riguardava potevo anche chiederle di simulare un orgasmo servendosi di un modellino di 737-800 e lei avrebbe dovuto obbedire senza fiatare.

    - Tornare mogia in ufficio per recuperare almeno mezzo giorno di ferie sprecato e trascorrere il pomeriggio tra lavoro furioso e fax minacciosi alla sede Ryan di Dublino.

    - Passare il week end fissando l'albero di Natale e chiedendosi che cosa si sarebbe potuto fare a Londra in quel momento.

    - Indugiare in pensieri paranoico ossessivi tipo "e ora non riuscirò mai più ad andare a Londra perchè ne andrà sempre una storta".

    Lo so, suono come un'odiosa bimba minchia e sì, sono conscia del fatto che ci siano mali peggiori (parliamo dell'India? no va...), però di sta vacanzina avrei avuto proprio bisogno.

    Sospiro.
    Il danno economico è fatto e difficilmente mi rientrerà in tasca.
    Il giorno di ferie buttato pure.
    Il morale non ne parliamo.
    Insomma scordatevi pure l'espressione "incredibili aspetti positivi", qui è ancora merda fitta.

    Bleah.

    giovedì, 16 ottobre 2008

    Volevo essere gentile e ne sono uscita offesa. Bleh.

    Perchè la mamma mi ha fatta con un cervello che non è in grado di mandare affanculo la gente? Agli altri fare i pezzi di merda riesce così facile...

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (13)
    categorie: cose un pochetto emo
    venerdì, 16 maggio 2008

    Meaning

    Quando ero piccola non facevo tantissimo caso alle parole delle canzoni. Mi accontentavo della musica, delle sensazioni che mi trasmetteva da sola.
    Mettevo questo vinilone dei Beatles, che nello sleeve aveva delle foto favolose in cui George Harrison sembrava un attore, giocavo con le lenzuola drappeggiandomi addosso quelli che immaginavo essere fantastici vestiti. Facevo casette con gli ombrelli e con i cuscini dei divani. Stavo in quella tenera beatitudine infantile in cui non ti poni davvero il problema di cosa succederà domani o tra un mese, e divoravo i Fab Four.

    She loves you per me era una quercia. Ma proprio l'albero. Mi faceva venire in mente un tronco di quercia.
    Love me do era sicuramente un citofono.
    Come together assomigliava al mio padrino.
    The Long and Winding Road mi metteva una tristezza assurda già allora.
    Una canzone che ora non ricordo mi faceva nettamente pensare agli oranghi. E via dicendo, tutte assurdità del genere.

    A 12-13 anni ero nella fase in cui cercavo avidamente i libri con le lyrics, perchè non riuscivo a capirle da sola. Con un vocabolarione biblico cercavo di tradurre tutto parola per parola e ne uscivano delle cose improbabili. In quella fase accoglievo con religioso stupore qualunque lyric mi riuscisse di capire, forse perchè ero già incredula che quell'insieme di suoni melodiosi potesse racchiudere un significato qualunque.
    Tira che ti tira, soprattutto grazie alla musica inizialmente, il mio inglese ha fatto passi da gigante e ora più o meno capisco tutto a orecchio e lo parlo anche benone.

    E ragazzi, mi sono accorta che c'è una canzone veramente per ogni umore e per ogni possibile e dettagliata situazione. A volte fa quasi impressione. Parliamo di sentimenti, su.

    Anche le proverbiali silly love songs, se si è vissuto abbastanza da avere la s-fortuna di avere turbamenti amorosi, ci azzeccano in pieno: incertezze, triangoli e gelosie, entusiasmi, litigi e perdoni, rotture ed estasi sessual-sentimentali. C'è tutto, non c'è stato d'animo che sfugga.

    Persino le più melense e improbabili canzonette, se l'umore si mette in mezzo, diventano miniere di significato, piccoli inni alla gioia personale.
    Anche nel vasto campo delle tristezze, fruga nel rock, fruga nel blues e zac, ti si materializzerà la canzone-fotografia che fa per te e che ti aiuterà a crogiolarti nella tua tristezza con la consolante consapevolezza che il tuo dolore non è nè unico nè inimitabile e che qualcuno ti capisce meglio di quanto pensi.

    Ed è anche vero l'opposto, cioè che a volte è divertente adattare il mood alla canzone di turno o provare ad  immaginare la realtà sotto luci diverse perchè l'iPod ha deciso così. Quello lo faccio un sacco quando sono fuori da sola in balia delle cuffie e a volte un umore atteggiato diventa il mio umore effettivo.

    E poi ci sono le canzoni che vorresti dedicare agli altri, per consolarli, insultarli, farli sentire bene o male a scelta. E - sottoclasse - le miriadi di canzoni che sbaveresti per farti dedicare da qualcuno perchè vorresti che qualcuno ti pensasse abbastanza da ascoltare attentamente una canzone e decidere che la celeste creatura di cui si parla corrisponde a te, che la situazione intricata descritta corrisponde alla vostra.. insomma delle rassicurazioni al tuo egocentrismo che naturalmente non arrivano mai. O ti arrivano dediche a canzoni che non c'entrano un tubo con te e passi ore a rileggere le lyrics alla caccia di un indizio che ti possa correlare con le parole.
    L'unica canzone che mi è stata dedicata da un essere umano è Banquet dei Bloc Party e relativamente alla line "she's got such a dirty mind" che proprio è un'offesa e un insulto. Io resterò in attesa che qualcuno abbia voglia di leggermi un po' meglio di così.

    In mancanza di questo, le canzoni me le dedico da sola e con grande struggimento. Situazioni specifiche o mood generici, scampoli di sensazioni o radiografie emotive, qualcosa trovo sempre.

    Comunque facciamo un po' di esempi.

    Quando mi ero appena mollata col mio primo fidanzato, lo vedevo su msn spammarsi It's a Hard Life dei Queen (it's a hard life, to be true lovers together...) e anche io - mogia e triste com'ero -  la dedicavo a entrambi noi tapini. Fu l'unico periodo della mia vita in cui stetti seriamente male per amore, avevo 22 anni e durò comunque poco. Poi capii che nonostante tutto chiunque è rimpiazzabile, a cominciare da me, e che il cuore ha capacità di ripresa addirittura prodigiose (... For I have got, another girl... sempre Beatles) Non esiste "L'Unico", ma tante miriadi di persone giuste che conoscerai o non conoscerai, a seconda di come il caso tirerà i dadi.

    Quando credetti di essere innamorata di un redneck cafone e ignorante e volavo sull'Atlantico tra paura ed eccitazione, ascoltavo Sweet Home Alabama e mi commuovevo su "love I'm coming home to you" e gli skies so blue erano proprio quelli che vedevo dal finestrino. Lui era così melenso che iniziai a trovare romantici dei pipponi come Iris dei Goo Goo Dolls e persino I don't wanna miss a thing; guidavo il SUV con un piede solo cantando Feel like Making Love dei Bad Company e More than a Feeling dei Boston con il vento nei capelli. Ho ancora la pelle d'oca se solo ci penso.

    Quando commisi il curioso errore di scoparmi un amico (a tutt'ora la cosa più stupida che abbia fatto, fu un'autentica ecatombe della mia poca autostima) per poi finire in una specie di cancrena emotiva marinata in sensi di colpa e sensi di inadeguatezza sommati a gelosia fuori luogo e complessi vari, mi faceva sorridere pensare a Take it Easy (Love Nothing) dei Bright Eyes ("I was a fool, you were my friend, we made it happen"). Conor Oberst del resto partorisce lyrics per accompagnare tutti i momenti emo della tua vita, e lo fa senza posa. Lo facevo con My Chemical Romance e Green Day di sfondo poi, il che dovrebbe davvero esaurire l'argomento in un silenzio di compassione.

    Dopo un litigione assurdo con l'attuale concubino, pensai che avrei accettato le sue scuse solo se mi avesse dedicato, leggendomi in testa, Bell Bottom Blues dei Derek and the Dominoes (leggi: Eric Clapton) - Whistle for the Choir dei Fratellis se ero di umore tollerante. Della prima apprezzavo particolarmente:

    Do you want to see me crawl across the floor to you?
    Do you want to hear me beg you to take me back?
    I'd gladly do it because
    I don't want to fade away.
    Give me one more day, please.

    che trovo siano fantastici versi di cordoglio e prostrazione, con un'esplosione di cori e chitarre da far venire i brividi.
    Ovviamente non me la dedicò, perchè nessuno fa mai quello che spero e vivo una vita priva di emozioni, batticuore o pulsioni di alcun genere. Ma lo perdonai lo stesso.

    E ora sono alla fase ulteriore, quella in cui ascolto trame complicate in musica e sogno che la mia vita sia di nuovo eccitante come in una canzone, anche una triste e intricata.

    Ma la mia colonna sonora del momento è più che altro il rumore del Folletto sui pavimenti di casa. Non sono nè good times nè bad times. E' solo l'orologio che ticchetta.

    Dove cazzo sono i dolori, le novità, le orge e tutte quelle belle cose che rendono la gioventù tale? Dov'è la follia, dov'è l'idiozia? Perchè tutte quelle canzoni in cui mi immedesimavo un tempo ora mi sembrano scritte da gente fuori di testa? Perchè parlo degli altri se nessuno parla di me? Chi mi aiuta a sentirmi di nuovo un essere vivente?

    Bleh, cazzo di umore emo piovoso.

    martedì, 08 aprile 2008

    Eh no così non va proprio...

    Come temevo - o piuttosto - come sapevo che sarebbe accaduto, da domani sarò a Bologna per il Cosmoprof a fare, mi auguro, poco più che il donnino immagine che sgranocchia caramelle allo stand. Non so ancora cosa diavolo mi metterò, anche se entro stasera spero di averne una ragionevole idea.
    5 giorni nella mia vecchia città universitaria, se ci penso un po' di magone mi viene. Per la casa in Via Zanardi, per le lezioni in Via Azzo Gardino, per il 18, per la mia prima convivenza, per i miei 19 anni e un'altra infinità di cose.

    Lavorerò senza tregua sino a domenica inclusa, e l'unica compensazione saranno due giorni di ferie extra che investirò subito per andare in Canada dalla mamma, che - si sa - non poteva farmi il piacere di vivere a meno di un oceano e un continente di distanza e che quindi richiede un intero lotto di ferie per essere visitata. Non per fare la pelosa, ma mi sento di obbiettare che le ore extra che gli faccio, al simpatico approfittatore di lavoro, sono ben più di 16.

    Ma siamo solo noi poveracci che ragioniamo in modo così piccino eh? Oh no, anche lui, il capo, non scherza. Quando in una mini azienda di 7 persone pretende estremismi da megaditte fantozziane e non può neanche rendere l'orario flessibile di una decina di minuti in cui, in un anno di lavoro lì l'ho capito bene, non cambia assolutamente nulla.

    Ovvero, lasciate che vi spieghi come funziona: arrivi 10 minuti dopo perchè Trenitalia aveva ancora sonno e se lui, che in media arriva un'ora dopo di noi rombando in SUV, ha qualche strano mestruo e chiama in ufficio non trovandoti inizia a impazzire. A volte arriva a toglierti un'ora di permessi per 10 minuti di ritardo, anche se le compensi abbondantissimamente uscendo dopo per la pausa e rientrando prima. Che si sa, in 2 ore di pausa o fai palestra o ti rompi le palle tanto che ti vien quasi da tornare in ufficio.
    Se invece ti esasperi e la mattina prendi il treno prima, ti trovi in ufficio quasi mezz'ora prima a romperti i maroni. E non è che il lavoro prima dell'orario conta per uscire dopo la sera o altre soluzioni vagamente razionali, neanche quando uscire 11 minuti prima ti risparmierebbe almeno quaranta minuti di trasporti, a causa di un treno provvidenziale.

    Vedete, io odio ragionare così. Coi minutini, con le piccolezze, col contare i permessi e pregare gli dei degli autobus, col dover lottare per delle piccolezze che, tra persone adulte e munite di cervello, sono da ritenersi ridicole. Sarà la vita di ogni giorno, ma qualunque cosa mi costringa a ragionare in questi termini più del dovuto va oltre l'irritarmi. Proprio mi deprime, mi fa sentire male. Il cervello umano è decisamente progettato per altri impieghi e le piccinerie asfissiano le sinapsi, strangolano la gioia. Perchè anche solo soffermarsi per un minuto a discutere di 10 fottuti minuti in più o in meno?


    E ultimamente mi sta prendendo orribilmente.
    Non riesco a trovare il tempo e le energie per fare nulla che mi interessi remotamente, mi scontro ogni giorno con problemi lavorativi di cui non me ne frega nulla, sono così prosciugata che non riesco neanche a pensare a un futuro migliore, o anche solo differente.
    Mi sento imbarcata su un binario morto di noia e routine e non c'è proprio nulla che mi tiri su di morale. Il mio pc di casa defunto da un mese fa il resto. Passo le sere a guardarmi allo specchio a caccia dei primi, minuti segni del tempo e della stanchezza e quando credo di trovarli mi viene da piangere per la frustrazione. Mi sto sentendo brutta, sfinita e inutile, qualcosa ha divorato i miei pochi entusiasmi residui e non me li risputa più indietro.

    E di questo umore ho sempre meno da scrivere qui.

    sabato, 01 marzo 2008

    I think I might be seeing a pattern here...

    Uh uh uh. No Silvia. Lo so che sei incazzata come una biscia oggi ma... ma no, non ascoltare i My Chemical Romance fingendo di essere il cantante. Io ..io... io non credo di poterlo sopportare. Hai 25 anni per dio, ti pare il caso di scatenare la teenage angst? Sei come minimo datata, nasconditi nel tuo armadio e non uscirne...

                                                                                               La porzione adulta e matura del cervello della Shuly

     

    E insomma mentre mi venivano dubbi di identità e di età, ho praticato un po' del mio hobby preferito ultimamente: sistemare. Ahimè. Ho buttato un occhio all'armadio e sono stata colpita da qualcosa. Una specie di pattern?
    Ho deciso di estrarre i capi incriminati e metterli insieme.

    owned

    Come ha fatto la cosa a sfuggirmi così tanto di mano?
    Mentre avevo un moto di improvvisa comprensione e preoccupazione per l'avere tanto in comune coi quindicenni emo, almeno dietro le ante dell'armadio, mi sono girata verso lo specchio. E indossavo una felpa a strisce.

    mercoledì, 06 febbraio 2008

    Participi passati

    E' la classica serata in cui, dopo aver


    tagliato e preparato compulsivamente tutta la marea di verdure in frigo con l'intenzione di congelarle e mangiarle in settimana
    bevuto i tuoi 2 litri d'acqua che fanno tanto bene anche se ti senti sempre come se fossi un gavettone
    ingollato i tuoi stupidi integratori alle erbe che sai non serviranno a nulla se non al tuo senso di helplessness
    controllato i pochi blog che leggi e realizzato che non hai davvero nulla da scrivere sul tuo
    fatto i tuoi due esercizietti col basso che sai non suonerai mai in un gruppo perchè non hai più 16 anni e i sogni han perso il diritto di cittadinanza
    controllato le offerte di lavoro e realizzato lo squallore che le permea come una glassa di cioccolato avariata
    ponderato che non sarai mai a tuo agio col tuo corpo, che ti farai sempre schifo e che una seconda di reggiseno pare non darti il titolo a essere ritenuta una donna bensì una "donna ma se avesse più tette meglio" .. oh si e anche capito che pensi come un'adolescente complessata, perchè in un angolo del tuo cervello lo sei ancora e da sempre
    ragionato, again and again, che sei un'infame testa di cazzo, che probabilmente non sei brava ad interagire col prossimo come credi, che riesci solo a farti fraintendere e a litigare, anche se dentro sei più inoffensiva di un porcellino d'India
    fatto uno scan della tua faccia a distanza di un millimetro e notato segni nuovi sulle tue palpebre stanche che non stanno mai chiuse quanto vorrebbero
    consolidato il sentimento di odio e invidia per chi non ha bisogno di lavorare
    ripensato ancora una volta all'idea di prostituirmi nel tempo libero, così invece di prendermelo nel culo per una fame in via metaforica me lo prenderò in via re(tt)ale per un fracco di soldi
    fatto amare considerazioni, di nuovo e di nuovo, sul futuro della mia vita di coppia
    ricordato ancora una volta che sono anni e anni che non riesci a farti un nuovo amico o amica vero, intendendo con questo termine una persona che cerchi e che ti cerca, e con cui ti vedi spesso per fare tante simpatiche cose insieme
    ri-ricordato che è anche per questo che sei sempre così fidanzata
    ri-ri-ricordato che è difficile trovare persone compatibili con la buffa, asociale, complessata e nerdosa te, ed è per questo che come ne trovi una ti ci fidanzi
    pensato che tra le poche cose davvero belle della tua vita ci sono i tuoi, e il 50% di loro risiede a un oceano e un continente di distanza
    constatato che per attaccare i bottoni nuovi al cappotto dovrai impiegare tutte le tue energie perchè le poche cose che sai fare bene sono lamentarti e fare il pollo al curry, mentre la sartoria non è il tuo forte. Sai anche che probabilmente ti forerai più di un dito, ma quei bottoni sono una vera bellezza.
    appurato che nonostante il frastuono nella tua testa tutto questo si è svolto in un teatrale, imbarazzante, solitario silenzio perchè sei sola e tu sola ci stai male ma a chi la vuoi contare

    .. beh è la classica serata in cui, tirando rapidamente e sommariamente le somme, avresti voglia di mangiare un ultimo pan di stelle e, quietamente, ammazzarti. Tanto hai fatto la ceretta giovedì e la messa in piega ieri e il tuo cadavere sarebbe impeccabile.
    E capisci che non lo farai prima del tuo sesto-settimo ventinovesimo compleanno, almeno. Ma la voglia rimane. E intanto vai a pupparti l'ennesimo librone su Enrico VIII che ti piace tanto.

    giovedì, 24 gennaio 2008

    Brava bravissima, fortunatissima....

    Potrei farmelo scrivere sulla lapide, magari me ne compro già una a rate. Poi la tengo in bagno, o in dispensa, sinchè non serve.
    "Oh si, se penso agli altri mi sento TANTO fortunata!"

    Sul serio basta. Eh si ho un culo così e sono solo una stronzetta viziata e ambiziosa a non accorgermene. Si. Ok. Dai proviamo per ripicca a toglierle tutto per vedere quanto peggio si sta senza, non capendo che la chiave è che fortunata per me non è abbastanza, che mi fa sentire come un gatto randagio adottato. Fortunata è una base, non l'eternità. E fortunata un tubo, il mio impegno ce l'ho messo nel fare tutto quello che ho fatto. Smettiamola di mettere tutto in mano alla sorte, e che diamine. Quella gran troia di Paris Hilton è fortunata, ecco.

    Ok stasera mi gira tutto, dalla testa in giù.

    lunedì, 14 gennaio 2008

    Damn right I've got the blues

    Ultimamente I've got the blues, pertanto anticipo che sono una compagnia poco allegra.

    Stamattina sono uscita in un'alba rosea e luminosa. E con grande disappointment, come ho messo piede fuori ho realizzato che, con sole e tutto, stava diluviando. L'ennesima metafora della differenza tra ciò che è e ciò che appare, condita in salsa umidiccia. Ha ha.
    Io credo che, per una mente mediamente viva, l'esistenza sia soprattutto questione di saper dosare e mettere da parte un certo ordine di riflessioni, per dedicarsi a cose più concrete e visibili, magari stupide ma gestibili. Pertanto, praticamente, si tratta di ignorare puntualmente certe nostre legittime paure e comprensibili dubbi, perchè se lasciamo libero il campo, poi ci troviamo la testa come un cubo di Rubik appena rimescolato, quando ormai ci mancavano un paio di mosse per sistemarlo.

    Per fortuna, la volontà di vivere è di solito abbastanza forte da tener lontana la paura della morte, della perdita, del futuro in generale. E' insostenibile vivere nella paura, perchè la risposta a certi dubbi non esiste, esistono solo modi per gestirli, per lo più ignorandoli il più possibile.
    Purtroppo, per vari eventi personali, sono stata vittima della malinconia e sono ancora un po' gloomy, facile preda di nichilismi vari. Mi passerà, passa sempre a tutti, tranne a chi si ammazza, e non sono di questa scuola di pensiero.

    Da sentimentale buonista quale parzialmente sono, mi aggrappo all'idea dell'amore e a tutti gli altri modi in cui allontaniamo i pensieri bui. Ci sono scuole di pensiero particolarmente negative che vedono nell'amore una specie di placebo con cui alleviamo i nostri dolori e ci ostiniamo a restare in vita anche quando in buona sostanza la vita è un pendolo tra sofferenze di ogni tipo. Ma non so.. cui prodest? Tendo ad attribuire all'amore una forza propria, una sintesi di quanto c'è di bello, di creativo, di significativo, di aggregante al mondo.

    L'esempio che ci viene in mente per primo è quello dell'amore per un partner, uomo o donna che sia, perchè quello è proprio l'amore da definizione. Quella sensazione un po' struggente che, anche se ti senti come una piuma nella tempesta, qualcuno ti tiene per mano e vola con te. Di riporre un pezzettino di te dentro qualcun altro, per custodirlo e tenerlo vivo.  Sentirsi un po' più grande, e un po' più leggero. Quella condizione che alla fine cerco quasi maniacalmente, che mi rende il vivere molto più tollerabile.

    In questi giorni sono giù perchè ho una paura, forse un po' sciocca, che - tira che ti tira - un giorno mi si inceppi questa capacità, il mio paracadute. Che mi chiudano i rubinetti, che non riesca più a provare alcun entusiasmo e nessuna meraviglia. Di finire quella parte di me che riesco a donare al prossimo (vietate battutine sessuali eh) e inaridirmi nell'apatia. Un bel dispettuccio da parte della mia cosiddetta anima.
    E che devo fare, con questa paura, amare meno così non consumo il sentimento? Che sciocchezza. Amare qualcuno non è mai una scelta totale comunque, e non iniziamo mai a farlo pensando a quando finirà (è in quel senso che "l'amore è eterno sinchè dura", una frasetta che mi son sempre detta prima che fosse il titolo di un film bruttino).. altrimenti che diavolo sarebbe? E l'amore basta sempre ad autosostentarsi, in mezzo a problemi e difficoltà?

    Bah, non riesco nemmeno a mettere bene insieme le idee. Sono solo spaventata e un po' mogia, e so che non c'è altra soluzione che distrarsi, perchè la risposta ai mali dell'esistenza non si trova proprio da nessuna parte.

    Bella merda. Ugh.