About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • giovedì, 15 ottobre 2009

    I need a fix 'cause I'm going down...

    Sì, potrei essere affetta da una forma di depressione da blog. O potrebbe essere depressione e basta. Invoco l'epoché su questo specifico punto.
     
    Anche se sono tempi strambi in cui la mia facoltà di apprezzare le cose belle è parecchio indebolita e l'apatia mi cola fuori dagli occhi, non vuol dire che non si possano trovare modi per rincoglionirsi a puntino e far svernare le sinapsi durante questo Autumn of our Discontent.
    La fuga ideale, per una nerd pigrona come me, implica quasi invariabilmente uno schermo o un monitor, e un pestare di dita furioso su tastiera, joy pad, wiimote o animale domestico di passaggio.

    Dal giorno del mio ultimo compleanno sono diventata la rightful owner, per la prima volta nella mia vita, di una console. Una bianca e perfetta Nintendo Wii.
    Sono una gamer a scrocco di vecchia data, sono più di vent'anni che mi diletto con le altrui console sin dai primordi dei nastri magnetici. Alcuni highlights della mia gioventù includono lunghissime giocate a Indiana Jones and the Fate of Atlantis e persino la perdita della mia verginità è collegata con una partita a Samurai Shodown IV in cui venni sonoramente sconfitta da un surfista ninja. En passant, Final Fantasy XI Online si è rubato diversi miei anni di vita post-teen, in senso tristemente letterale.
     
    Pur avendo una certa nerdillosa familiarità con stili di gioco più complessi, mi sto godendo l'entusiasmante semplicità d'uso che rende questa console la preferita delle donne. Per chi si fosse messo in onda in questo momento, ricordo che la Wii è quella console che si controlla gesticolando come macachi epilettici.
    Giocare alla Wii costringe dunque ad adottare movenze non proprio aggraziate, a sudare come cammelli e in generale a farsi vedere in pose in cui solo il nostro specchio del bagno dovrebbe avere il diritto di vederci. Per queste ragioni l'uso solitario è generalmente consigliabile, almeno in assenza di bottiglie di vodka nei paraggi.
     
    Le caratteristiche tipiche della Wii, cioè l'essere intuitiva e woman-friendly (sinonimo odierno di idiot-proof) da una parte e lo stile di gioco movimentato dall'altra, hanno convinto gli uomini della Nintendo (che per comodità immaginerò tutti con le sembianze di Super Mario) a marketingare il costoso gingillo con particolari accortezze. In un ipotetico libro sull'argomento, il capitolo a questo riguardo si intitolerebbe "Pimp my Wii: The Money Pit".
    un fedele ritratto di me sulla Balance BoardLa Wii base è solo il punto di partenza: in realtà la console è come una fidanzata esigente e renderà rapidamente necessario l'acquisto di accessori e orpelli dall'utilità variabile, la maggior parte dei quali costa "circa 20€", con la notabile eccezione della Wii Balance Board, che ti sfila di tasca altri novanta omini vitruviani con grande disinvoltura, e del trasversale Guitar Hero, che vampirizza i sudati risparmi dei gamer di ogni credo e piattaforma.

    E' stato studiato di tutto, dal gondoncino per rendere il Wii Mote più ricettivo alle maracas posticce per rendere più credibile l'agitarsi scimmiesco quando si performa una conga virtuale. Abbandonarsi alle richieste sempre più ardite della propria console casalinga può rendere necessarie fonti di reddito alternative, anche illegali.
    Se ve lo state chiedendo, inoltre: sì, esiste il Wiibrator.
     
    Alla luce di tutto questo, non vi sorprenderà apprendere che una buona parte del mio budget estivo, quella risparmiata dalla settimana di perdizione neuronale amsterdamita, è stata liquefatta per appagare i capricci di questo high maintenance toy.
     
    Il danno non si limita alla Wii Balance Board, al Wii Fit e alle conseguenti sedute di hula hoop senza hula hoop e di corsa senza corsa. Oh no, vorrei si limitasse a quello e agli occasionali slalom su mucca di Raving Rabbids. Vorrei si limitasse ai deliranti brawl di Nintendo Smash Bros (oh quanta marijuana nei panel per creare quel gioco). Ma mi sono spinta oltre.
     
    Anni fa vidi un mio "amico" destreggiarsi con Ziggy Stardust and the Spiders From Mars, con le ciabatte ai piedi, la spietata luce del mattino e quella turpe chitarrina finta di Guitar Hero. Giurai a me stessa di fronte a quello spettacolo che mai più l'avrei data a qualcuno che aveva il coraggio di giocare a quella cosa anti-musicale, diseducativa e tragica.
    Beh, in primo luogo venni meno al giuramento poche ore dopo. Secondariamente, i Beatles, la Apple e le contingenze mi hanno messa in scacco il mese scorso.
     
    come stuprare Get BackCome sicuramente qualcuno di voi ricorda, il 09-09-09 è stato decretato un artificiale Beatles Day per dare una sprimacciatina all'immagine della band (come se ne avesse bisogno poi) e - soprattutto - spiumare i fan e i collezionisti sempre pronti a smutandarsi a un solo cenno di Sir Paul e compagnia bella.
     
    La geniale trovatona ha previsto il rilascio contemporaneo di una discografia completa rimasterizzata - un delizioso bon bon da 280€ che ben pochi si procureranno per vie legali - e Rock Band-the Beatles.
    Galeotto fu uno speciale su MTV: dopo tre minuti di presentazione avevo già le pupille dilatate, le fauci secche e la mano al portafogli.
    Il giorno dopo mi caricavo in spalla il pesante fardello e performavo una lunga via crucis per il centro commerciale cittadino.
    La sera stessa, iniziava una folgorante dipendenza, ridicolo chitarrino finto alla mano. Il pomeriggio successivo, sgattaiolavo furtiva fuori dalla FNAC con una seconda fenderina. Quando si dice i corsi e i ricorsi...
     
    Rock Band è l'evoluzione di Guitar Hero e, ne sono certa, uno dei prodromi di una prossima Apocalisse.
    Non ti limiti al chitarrino coi bottoni, puoi anche pestare le bacchette su una pseudo-batteria (di dimensioni real life, peraltro) e, per la gioia di tutto il condominio, anche brandire il microfono. La comparsa di un gioco dalle così devastanti potenzialità d'intrattenimento, sommata alla presenza di una band su cui potrei presentarmi a Scommettiamo Che, mi ha avviluppata nelle sue spire.
     
    E ora sono pure brava.
    Io.
    Io, che mi pregiavo di mettere le mani solo su strumenti veri (quel poco...).
    Io, che ritenevo tutto questo un'antologia di sfigaggine senza precedenti, un gioco per bimbiminkia senza speranza.
    Io, che ora rispondo "Non rompere le palle, è la Beatlemania" quando mi si domanda perchè sto ululando in salotto.
    Io, che ora faccio headbanging sulla mia Stratocaster finta in jeans e reggiseno, mentre owno Helter Skelter al livello Esperto.
     il kit perfetto per alienarsi il vicinato
    Ci voleva giusto l'acquisto del grande fun pack dell'autunno per convincermi a riaprire le porte di casa mia alle visite, e coattare un'intera masnada di amici al gioco forzato. Il divertimento che scaturisce da Rock Band è in rapporto approssimativamente quadratico con il numero di giocatori. One is fun, two's a party, three's a mess, four is Arma-fucking-geddon. E pensate che si può arrivare sino a sei e fare tanto baccano che i poveri John e George che si rivoltano nella tomba non li può sentire nessuno.
    Questo anche tralasciando l'uso improprio che si può fare della batteria, che qualcuno di mia conoscenza ha usato per controllare i comandi di un picchiaduro (il risultato sono movenze che neanche John Bonham on crack..).
     
    Al di là della pura componente casinista poi, mi trovo ad ammettere l'inammissibile. Se si riesce a far sopravvivere il proprio amore per i Beatles alle infinite ripetizioni delle stesse canzoni, giocare - specie ai livelli più difficili - è un buon pretesto per fare molto più caso del solito alle creazioni di Harrison, alle mai scontate linee di basso di McCartney e alle armonie vocali straordinarie che i fab sapevano proporre sin dai tempi del Cavern. Nonostante i tastini colorati da gioco della Chicco, insomma, non lo trovo un gioco così musicalmente deleterio e "suonare" successi inossidabili trattandoli per una volta come work in progress che possiamo eseguire alla perfezione (o anche cannare di brutto) non è affatto un brutto approccio.
     
    Unica pecca grave riscontrata sinora: signori, aggiungete più canzoni, perchè quelle 40 e qualcosa rischiano di causare alienazione e alla lunga anche un po' d'odio. Si rumoreggia già di nuovi song pack in arrivo nei prossimi mesi, però...
     
    Così insomma, e in modi anche peggiori, intrattengo in questo periodo le meningi apatiche facendo fare loro ripetuti cicli di lavaggio a vuoto. Sinché questa zucca stronza non si sentirà meglio ed elaborerà qualche soluzione provvisoria per arrivare viva alla fine del 2009. Con qualche callo alle dita e le corde vocali strinate, ma viva e - forse - senza danni permanenti.
    mercoledì, 17 giugno 2009

    Ramble On...

    Stamattina l'iPod mi ha proposto come prima track, estratta a caso tra migliaia di canzoni, Birthday dei Beatles.
    Proprio lei! Con Paul che canta che è il tuo compleanno e guarda caso è anche il suo! E ci divertiremo, e buon compleanno a te!
    La meravigliosa coincidenza, nel breve tragitto casa/fermata, mi aveva già indotta a creare una complessa visione di una bella jam session con McCartney, con me relegata all'air guitar e persa in estatica ammirazione del mio attempato idolo.
    Con un solo inconveniente: la sorte ha cannato giorno, perchè io e Paul compiamo gli anni domani, come ogni anno.

    E che anno! Sto per entrare nel regno del magico numero 27 e, se fossi una rock star, farei parecchia attenzione alle pillole che butto giù o all'alcool che ingollo, soprattutto in questo anno delicato.
    Ripensando a Brian Jones, sarei anche un po' schizzinosa sulla gente con cui decido di sguazzare in piscina.

    Non ho mai arpionato una Stratocaster con gli incisivi come Jimi, avrei sfigurato in un duetto con Janis, le tredicenni di tutto il mondo forse non si annoteranno mie citazioni sul diario come fanno con le poesie di Jim. Neanche a dirlo, non sono un'icona degli anni '90 come Kurt.
    E niente da fare, niente del genere mi accadrà.

    A porsi certi esemplari come modelli, del resto, c'è solo da restare sconsolati.
    Posso dire però che, al contrario delle fulgide stelle appena citate, non vedo per me rischi prossimi di sprofondamento in spirali autodistruttive. Il che potrà magari anche dispiacervi.

    Ammesso che mi trovi qui per una ragione, non sembro averla ancora trovata e quindi mi auguro che potrò proseguire lungo il sentiero ancora per un po'. Magari, strada facendo, un barlume di senso mi si mostrerà e, se non accadrà, almeno spero di divertirmi più di quanto non abbia fatto in passato.

    Scongiuri del caso a parte, a questi 27 calerò l'ancora per il canonico anno. Tra dodici mesi io e Paul partiremo verso nuovi lidi.


    Personalmente, però, contemplo una sosta più lunga al porto dei 29. Che dite, mi ci tengono un decennio o vengono ad affondarmi coi sottomarini nucleari?

    venerdì, 18 luglio 2008

    Genio e sregolatezza

    Amo poter andare oltreoceano con una certa regolarità, perchè mi permette di fare scorte di abiti, moltissimi calzini, salsa teriyaki e 1000 islands, nonchè coccole materne e prime visioni al cinema. Per esempio sono andata a vedere Hancock, con Will Smith, che avremo nelle sale a settembre e che, lasciatemelo dire tanto non è uno spoiler, da premesse simpatiche e piuttosto originali diventa uno strano magma indefinibilmente tragicomico da circa metà proiezione. Bisognerebbe dare un voto ai film potendo dare voti diversi al primo e al secondo tempo, a volte.

     Un'altra cosa di cui sono ghiotta sono i libri in inglese.

     Direte che esiste Amazon, e si grazie lo so anche io, però la sensazione di vedere un libro sullo scaffale, invaghirsene e acchiapparlo è una di quelle cose del mondo reale che voglio continuare a coltivare.

     Ho letto 3-4 libri nelle ultime settimane, di cui uno di Diablo Cody molto carino (delle memoirs di una normale ragazza un po' in carne e patologicamente per bene che decide di darsi alla carriera della spogliarellista - questo prima di partorire accidentalmente la sceneggiatura di Juno).

    Leggere la storia vera di una che ne aveva davvero le palle piene della sua vita ben definita, responsabile e piantata su precisi binari e che si è data praticamente per ripicca a una carriera folle e socialmente inaccettabile mi gonfia, anche se debolmente, le afflosciate vele della Nave della Ribellione, il cui varo era previsto in epoca adolescenziale e che invece per qualche motivo è stato in effetti posticipato a data mai definita.

     Le mie letture recenti, tuttavia, mantengono un filo conduttore musicale abbastanza coerente: ad Aprile ho letto Hammer of the Gods, biografia molto poco autorizzata dei Led Zeppelin, il mese dopo ho curiosato tra i ricordi della groupie storica Pamela des Barres e adesso sono alle ultime pagine di Wonderful Tonight, di Pattie Boyd, che nella vita ebbe apparentemente la "fortuna" di essere sposata a due icone del rock come George Harrison e Eric Clapton e condurre una vita alquanto unica in compagnia dei mariti e di una pletora di amicizie rock'n'roll. Bell'ultimo acquisto un paio d'ore prima di volare di nuovo a casa, e ho anche un nuovo Burroughs in saccoccia.

     

    Pattie Boyd si può contemplare in tutto il suo splendore giovanile nel film A Hard Day's Night dei Beatles, dove conobbe il futuro maritino mentre interpretava una fan studentella in uniforme e in quella specie di video di Something (peraltro scritta per lei, si dice) che fu girato alla fine della carriera dei Beatles, in cui ognuno cammina immerso nell'idillio matrimoniale, inclusi John e Yoko in lunghi mantelli teatrali.

    Quando il matrimonio con Harrison cominciò a tirare il gambino, Eric Clapton – e questo è uno dei gossip del rock più arcinoti – cominciò a tartassare la signora di messaggi struggenti, non potendo averla si mise con la sua sorellina sedicenne e infine compose Layla, LA Layla che tutti conosciamo e non possiamo evitare di amare, per cacciare fuori tutto il suo sentimento frustrato, casualmente allegando in calce un riff di chitarra mostruosamente bello.

    Quando lei si negò, lui si diede all'eroina e solo qualche anno più tardi lei decise di lasciare il tiepido George per cedere alle àvances del talentuoso collega. Fast forward di qualche anno di tour, alcolismo, droghe e viaggi di ogni genere e tipo e poi lascia anche il fido Clapton che intanto ha avuto un figlio con una tizia che ha vinto l'Isola dei Famosi, ma questo è un capitolo di scarsissimo interesse.

    Ora, se c'è una cosa alquanto palese è che io amo la musica e che sguazzo nel classic rock come un'anatra nello stagno. Ma leggere questi ritratti più ravvicinati di artisti che adoro, che con tutto il beneficio del dubbio devono comunque avere più di un tratto di verità, mi lascia uno strano sapore amaro.

    Sono attaccata alla mia immagine mitologica della rock star: un animale spedito dai cieli per entrare in comunione spirituale con le grandi folle e farle godere, dominandole. Una figura eccitante, creativa, superiore, sexy. Un dio dorato, per citare Robert Plant (e Almost Famous). Un personaggio certo decadente e dedito ai vizi, uno che vive entro schemi tutti suoi.

    Ma c'è poco di questo nelle cronache matrimoniali della signora Boyd.

    George Harrison, la rock star taciturna e orientaleggiante, diventa pian piano un marito distante e bipolare, dedito a meditazioni ossessive alternate a grandi dosi di marijuana e flirt. Un maniaco del controllo che sa essere paurosamente freddo.

    Eric Clapton, il dio della chitarra, diventa un patetico alcolista e cocainomane in denial rispetto alla sua stessa dipendenza, geloso e totalizzante, socialmente inetto se non nutrito a limonata e whiskey per colazione ogni mattina. Un manipolatore dei sentimenti, una sanguisuga emotiva.

    E lo stesso vale ad esempio anche per Jimmmy Page, ritratto da chi lo conobbe all'epoca come un eroinomane perso, maschilista, egocentrico e ossessivo.

    Uno non si aspetta certo dei bravi ragazzi con la riga da un lato, ma nemmeno di sentire storie che affondano così in basso nell'abiezione e nella miseria, anche se sempre costellata da montagne di soldi, manager premurosi, aerei privati, tour e vacanze d'elite.

    Uno non si aspetta nemmeno di vedere una rock star in coda alle poste (Max Pezzali invece me lo vedrei benissimo), ma neanche gente che non ha seriamente idea di come si gestisce una vita senza un manager che pensi a tutto, dal tuo mobilio all'assicurazione alla tua licenza di matrimonio. Delle specie di strani bambini drogati e viziati, circondati da gente che dice solo si e li adora.

    Perchè se questa gente non ha nulla in comune con noi, come è riuscita a creare musica che, come si suol dire, tocca le corde dell'animo umano così bene? Parole in cui tutti possono identificarsi, gioie e dolori universali, melodie che ascolteremmo e riascolteremmo.

    Forse gli artisti sono oppressi dal peso di un'energia creativa così incontenibile e quasi dolorosa che non è loro consentito condurre una regolare esistenza? Forse sono questi i termini del famoso patto col diavolo che viene sempre chiamato in causa da qualcuno quando si parla di grandi artisti?

    Volessimo ampliare il discorso "genio e sregolatezza" alle arti in generale, del resto, troveremmo una caterva di esempi.

    Mah, che dire infine?

    Probabilmente c'era qualche curiosità morbosa nelle mie letture recenti, un qualche bisogno di saperne di più di persone che senza averne intenzione specifica rendono la mia grama vita un po'più tollerabile e devo ancora capire bene che effetto mi fa scoprire che condividere la propria vita di ogni giorno con molti di loro deve probabilmente essere simile a un incubo e che umanamente parlando essi non si collocano al più alto dei gradini (cose che in effetti potevo anche figurarmi da sola, direte).

    E dopo tutto, visto che non progetto di sposare una rock star tanto presto e che anche i miei progetti come potenziale groupie sono debolucci, direi che potrei far finta di non aver letto e continuare a idolatrare i musicisti dal punto di vista migliore: da sotto il palco.

     

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (2)
    categorie: viaggi, musica, libri, film, beatles
    mercoledì, 18 giugno 2008

    paul mccartney

    Oggi quest'uomo meraviglioso compie 66 anni e io da sempre, ma crescentemente col passare del tempo, cerco di spostare l'attenzione sul suo compleanno e di glissare sul mio.

    Perchè in un'estate più gloriosa di questa, mentre sulla torta di Paul McCartney si mettevano le ultime guarnizioni e la candelina a forma di 40, io sgusciavo fuori dall'utero e principiavo la mia scarsamente utile esistenza su questo pianeta.

    Happy Birthday toooo mee...

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (11)
    categorie: musica, beatles, nota suicida
    mercoledì, 07 maggio 2008

    On my bookshelf

    Come capita nei periodi di confusione, ho iniziato tremila libri insieme e l'unica attività di lettura compiuta degli ultimi giorni è la già citata bio non autorizzata degli Zep, che mi ha riportata ai bei tempi adolescenziali di fangirl sfegatata che che comprava ogni sorta di mercanzia bandereccia.

    Come spuntino qualche settimana fa, ho finito un grazioso libro di Sedaris (Diario di un fumatore): dei suoi libri non saprei mai dire se parlino di altro che dell'autore e della sua vita strampalata, e personalmente in testa lo ho più o meno assimilato ad Augusten Burroughs, ma lo trovo di agevole e ilare lettura. Penso di essere stata un omosessuale maschio in una vita precedente o comunque ho una stranissima affinità con gli scrittori gay, che trovo per lo più adorabili e molto divertenti (che generalizzazione razzista).

    Non conto nemmeno l'ultimo di Camilleri, data la rapidità con cui lui li pubblica e io li leggo (2 orette di solito mi bastano) e penso di aver già affermato altrove che le storie di Montalbano per me contano all'incirca come generi alimentari. Non so neanche più dire se uno mi piaccia più dell'altro, dopo tutti questi anni di lettura fedelissima e tempestiva: sono praticamente dipendente
    So che quando quel caro vecchino siciliano non ci sarà più, si aprirà un grosso buco nel mio cuore letterario.
    Ho ingurgitato brevemente Cose Preziose di King e Tutto è Fatidico, così per fare, visto che ormai King lo conosco così bene che lo ritengo un vecchio amico con cui non servono più preliminari.

    Poi ho iniziato a svisare e mi sono persa tra troppi libri che non riesco a far ingranare.
    Ho letto un po' di Fight Club, ho aperto Running with Scissors di Burroughs, ho sfogliucchiato un altro melenso romanzetto storico della Gregory su Enrico VIII e soci.
    E poi Miss Pamela ha determinato l'abbandono temporaneo di questi trastulli e ora sono tutta sua. Ha catturato il mio umore rock'n'roll decadente degli ultimi movimentati tempi, l'ha proprio preso in pieno.

    Pamela Des Barres è stata una leggendaria groupie degli anni '60 e '70 e ha scritto qualche anno fa un libro di memorie, "I'm with the band". Sulla copertina lei a 16 anni, bionda, nuda e bella come il sole.
    Sono a pagina 50 e sono completamente rapita e piena di invidia e rimorsi, ma non riesco a non adorarla e a provare ammirazione per le sue scelte audaci e anticonformiste, nonchè una sincera meraviglia per la sua bellezza che anche adesso che ha 60 anni suonati e anche malattie poco piacevoli alle spalle è davvero davvero notevole.

    Tra le conquiste della simpatica signorina, svettano i nomi più scintillanti del firmamento Rock di quegli anni. Come a dire che non solo la invidio da matti per aver avuto la fortuna di vivere in posti e in anni migliori dei miei (dico sempre che se fossi nata 30-35 anni prima, tipo i miei, sarei stata al mio posto e ora sarei una cinquantenne alquanto soddisfatta), ma devo anche invidiarle l'immensa disinvoltura, e il fascino con cui riuscì a entrare nelle amicizie intime di personaggetti da nulla tipo Mick Jagger (che all'epoca non era proprio per niente male come ragazzo, oltre al ruolo secondario di semidio in Terra) o Jimmy Page, su cui è meglio che non inizi nemmeno a proferir verbo, tanto è il fascino quasi esoterico che esercita su di me, anche adesso che ha 65 anni, la testa candida e un vago aspetto da vecchia lesbica. Si vocifera pure che ora sbavi mentre suona e ha una buffa vocina nasale, ma io me ne frego.

    Che bei tempi, quelli in cui le band erano avvicinabili, che bei tempi quelli in cui i fan non ammazzavano i loro idoli dopo aver chiesto un autografo.

    Nella parte che ho letto sinora, ho provato una sincerissima immedesimazione per la narrazione delle sue gesta di teen fissata con Paul McCartney e preda di strani turbamenti sessuo-musicali da pubescenza, alimentati da ormoni, mistero e magia. Con nessuna differenza, perchè anche io avevo i turbamenti per quello stesso Paul McCartney (quello di 30 anni prima, però), in una strana e un po' lugubre forma di feticismo retroattivo
    Cita stralci del suo diario da ragazza, quando era solo una liceale che si metteva i foulard nel reggipetto ("non mi ero ancora resa conto del fatto che avere le tette piccole fosse fico" e solo per questo la bacerei in bocca e sono colta dal fremito di andare in giro in allusive camicette sottili senza reggiseno) e faceva gli altarini dei Beatles, dicendosi che sarebbe morta se non avesse potuto conoscere Paul.

    Poi entra in contatto con il mondo hippy, con Bob Dylan e con qualche "cattiva" compagnia, la sua identità e la sua intraprendenza cominciano a venire fuori e dove l'ho lasciata io questo pomeriggio ha appena avuto una fulgida visione di Mick Jagger completamente nudo nella penombra della porta del suo bungalow a Los Angeles. Il proseguimento si direbbe avviato dunque verso il binario principale.
    Quanto ho letto sinora è spiritoso, ben scritto, piuttosto modesto, riesce a non fare antipatia nonostante l'invidia fluisca copiosa. In altre parole non vedo l'ora di riprendere la lettura e non dubito che potrò solo dirne anche meglio ad opera conclusa.

    Ho sentito il bisogno adolescenziale di addare Miss Pamela sul mio MySpace (dove il suo spazio si trova su myspace.com/therealmisspamela) e lei cortesemente mi ha anche accettata.
    Le sue foto più recenti mostrano una donna che potrebbe avere tranquillamente meno di 40 anni, ma a tratti anche meno di 30. Trucco, vestiti, chirurgia? Non lo so. A me piace pensare che le grandi overdose di rock che si è fatta, quando sesso e musica costituivano per lei una specie di binomio indistinto in cui una parte non contava meno dell'altra, le abbiano regalato l'eterna giovinezza.
    Poi potete venire a fare i poco romantici e dirmi che un sacco di groupie si sono beccate orrende malattie e sono morte dopo una vita debosciata. Ma questi problemi non riguardano la groupie onoraria senza portafoglio che sono sempre stata nella mia immaginazione, e nemmeno la leggendaria Pamela, che sorride più giovane che mai con quegli occhi brillanti e vivaci, sorride di un sorriso furbetto like that of one who knows (la citazione è d'obbligo).
    Lunga vita a te e alla musica che hai amato Pam, io non avrei saputo fare di meglio neanche in dieci vite.

     

    Postfazione: oggi scrivo come una ragazzina entusiasta. E dire che volevo fare un master di scrittura creativa. Se leggono questo mio parto non mi prenderanno mai.
    Tra parentesti sempre abulica e non-eccitata, tranne quando si parla di rock. Dovrei cominciare a preoccuparmi, o quanto meno a perplimermi?

     

    lunedì, 14 gennaio 2008

    Ho passato gli ultimi 10 minuti a guardare con interesse e partecipazione Paul McCartney che prepara il purè di patate. Il musicista più ricco d'Inghilterra, storia vivente, che pela patate, trita cipolle e parla col suo guanto da cucina.

    Impagabile. Qui.

    Colonna sonora, che di solito non metto mai: Paul McCartney - (La piccola e adorabile) Junk

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    categorie: musica, fun , link, beatles
    lunedì, 07 gennaio 2008

    Ikea fa rima con idea

    Ora so di poter enumerare tra le cose più imbecilli che ho fatto l'aver cantato metà Abbey Road a squarcia gola, sino alla settima track in corretto ordine. In tempo reale eh, facendo anche le parti strumentali a voce e con le dovute pause. Tutto in un tragitto Ikea-Casa fatto con pochissime energie residue e un guidatore esausto, per tenerlo sveglio. Siamo arrivati su Here Comes the Sun, nell'oscurità.
    Voglio dire, è paragonabile all'aver fatto air guitar durante l'accoppiamento.
    Mi assegno un premio speciale della giuria per la resa di Oh Darling, fatta in duetto senza manco una stecca. Sissì.

    Tra l'altro, vogliamo parlare di quanto son buoni i salsicciotti Ikea da 70 cent? Belli insugnati di senape e ketchup? Sono enumerabili tra le piccole gioie della vita.
    E il pomeriggio Ikea-Castorama mi ha riempita di idee rivoluzionarie su casa mia, che cercherò puntualmente di non mettere in atto.

    Buon lunedì miei infedeli lettori, lo sapete che è dura per tutti.

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    categorie: musica, ikea, beatles, genki moments
    venerdì, 28 dicembre 2007

    Dita alla brace

    Vi ricordate come urla Ringo alla fine di Helter Skelter? "I GOT BLISTERS ON MY FINGERS".

    Ironicamente pure io.
    Lui i blister li aveva perchè la batteria in Helter Skelter è abbastanza intensa da reggere. Io perchè sono deficiente. E perchè mi sono convinta che posso sollevare piastre arroventate a mani nude, stringiucchiandole anche per bene. Così convinta da farlo senza pensarci, mezza rincoglionita com'ero.

    Fzzzzzzzz. Dita alla griglia. Odore di carne bruciata. Dolore intenso. Urla e lacrime, recriminazioni. Tragica assenza di un qualunque preparato atto a lenire il tormento. Casa mia non crede nei ritrovati della medicina. Ma penso la farò ricredere.
    Quando ieri parlavo di farmi venire dei calli ignifughi mi riferivo precisamente a questo.
    Girovago con una miriade di cerottini bianchi che mi conferiscono una strana aria da tossica appena dimessa dal ricovero. Mi osservo i polpastrelli sani e noto miriadi di piccoli segni verticali, mi allarmo un po'. Sto invecchiando? E' perchè suono? E' perchè ho freddo? Dai non fatemi consultare alfemminile.com, ditemelo voi che cacchio è. Spero sia perchè suono, è l'ipotesi più sexy. Non sono pronta a sentire altre spiegazioni.

    Quindi, per riassumere il senso del post: un proposito extra per il 2008 è "Essere meno deficiente e smetterla di ritenermi ignifuga". Una massima kantiana.

     

    sabato, 08 dicembre 2007

    Ridendo e scherzando...

     

    Number 9, Number 9, Number 9...

    A forza di number 9 son già 27 anni che non ci sei più.
    E ci manchi tanto.

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    categorie: musica, ricordi, beatles
    mercoledì, 28 novembre 2007

    Across the Universe - una lancia a favore

    Sarà che non avevo aspettative mirabolanti e che non pensavo avrei visto i John Paul George e Ringo farmi ciao ciao dallo schermo, ma io Across the Universe, come anticipato, l’ho trovato parecchio bellino, tutto considerato.
    Storiellina classica alla boy meets girl, they fall in love, they live happily ever after, in un contorno anni ’60 che comincia a diventare un po’ clichè, anche se a me come setting piace molto, ma sono imparziale. Facciamo un riassuntino della trama, molto approssimativo e senza troppi spoiler.
     
    Uno sfigatello di Liverpool, Jude naturalmente decide di prendersi un periodo sabbatico dalla sua pioggiosa patria e dal suo merdoso lavoro per trovare suo padre negli States (pretestuosissimo); dall’altra parte dell’oceano la bionda Lucy – dall’espressività ittica e la voce bassa da travone - cinguetta come un fringuello pensando all’imminente ritorno del suo fidanzatino soldato, che in tempi di Vietnam è una prospettiva come minimo ottimista. Indovinate? Il fidanzatino soldato pensa opportunamente di schiattare, la morosa inglese coi denti storti viene dimenticata testè e sboccia l’ammmore.
     
    La scena si sposta magicamente a New York, dove tutti decidono di andare a vivere un po’ di vita bohemièn da catalogo e il fratello di Lucy e amicone di Jude, Max, cerca di evadere il peso gravoso di completare gli studi a Princeton trovando però un involontario futuro nell’esercito.
    A New York, come ci aspettavamo, la trama impatta col periodo storico: il pacifismo, il Vietnam, l’impegno politico, la musica le droghe e i viaggi spirituali etc. Incontriamo alcuni personaggi pittoreschi dai nomi rigorosamente beatlesiani (Sadie, la cantante alla Joplin, un topone di un metro e 80, Jojo, suo hendrixiano chitarrista, Prudence, una lesbichina orientale che del tutto pretestuosamente rimbalza dentro e fuori dalla trama, e poi Mr. Kite, Dr. Robert, Rita....).
     
    Direte: “che palle va?”. Sull’inizio alla Grease vi do abbastanza ragione, pensavo stesse virando al peggio, ma dopo i primi 20 minuti per me è decollato. E non saprei neanche dire perché, quale componente dell’alchimia del film mi ha fatta passare dal nay allo yay, oltre all’ovvio fatto che conoscevo ogni singola parola di ogni singola canzone e che battevo le manine contenta ogni volta che ne iniziava una nuova.
    Togliendo alcune scene un po’ gratuite, qualche clichè inevitabile, alcune performance un po’ sotto tono, per me ne è uscito un musical più che dignitoso, con l’ausilio di una colonna sonora di rilievo, naturalmente, ma anche dotato di geniali trovate proprie, a tratti visionarie. Cazzo son pure riuscita a farmi venire le lacrimette in un paio di occasioni…
     
    Mi è piaciuto il modo in cui le lyrics delle canzoni beatlesiane (più di una trentina!) si infilavano nella trama, il modo in cui hanno catturato persino delle sfumature nelle parole delle canzoni più banalotte (alludo a quelle dei primi Beatles, del periodo pre-droghe, per lo più orecchiabili e simpatiche canzoncine d’amore – che peraltro adoro).
    Mi sono piaciuti i costumi e le scenografie, il set e i suoi dettagli (come il negozietto del Village “Psychedelicatessen”).
    Mi sono piaciuti i camei spiritosi di Joe Cocker, di Bono e di Selma Hayek.
     

    Selma Hayek in Happiness is a Warm gunBono in I'm the Walrus

    Mi è piaciuta la quantità di scene semplicemente belle da guardare, come dei quadri, come la resa di Because, di I’m the Walrus, di Mr. Kite, di Lucy in the Sky…
     
    Because
     
    Mi è piaciuta tantissimo l’interpretazione dei significati di alcune canzoni, tra tutte I Want You: da struggimento amoroso e esasperante che era in Abbey Road all’invito implacabile dello zio Sam, che prende di forza Max e i suoi coetanei nelle file dell’esercito; ho trovato geniale la line “She’s so heavy”, con i soldati che trasportano con fatica la Statua della Libertà in vesti degne di una Via Crucis. Notevolissima anche Strawberry Fields, un canto a due di Jude artistoide e Max in guerra, in cui fragole, arte e bombe a grappolo si mischiano divinamente.

    she's so heavy..

    Strawberry Fields Forever

    Mi è piaciuta la pletora di strizzatine d’occhio ai fan hardcore: come non notare che With a Little Help from my Friends a un certo punto cambia dalla versione originale alla cover, forse anche più celebre, di Joe Cocker a Woodstock ? Questo solo per fare un esempio ma il film è letteralmente un trivia di due ore, e sulla pagina di Wikipedia dedicata al film potete trovare un elenco più esaustivo.
    Mi è piaciuto da matti l’attore che fa Max e passerei con lui una settimana a fare un gioco di ruolo basato sul Manuale del Kamasutra.
     
    Insomma, da fan dei Beatles persa quale sono io mi sento di raccomandarlo: non sono i Beatles ma un musical basato sulle parole delle loro canzoni con riferimenti anche alla loro carriera e al loro periodo storico/musicale.
    Se la cosa non vi disturba, la vostra puzza sotto il naso è moderata e le aspettative commisurate all’opera, io penso che vi piacerà.
     
    Visto che il primo giorno di proiezione eravamo in 4 al cinema (dejavu con Velvet Goldmine 10 anni fa, di solito dice pochissimo sulla qualità del film e molto sulla promozione quasi assente e sulla generale poca fantasia nei gusti delle grandi platee), non so quanto lo terranno quindi keep that in mind :p.

     

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    categorie: musica, film, beatles