La Wii base è solo il punto di partenza: in realtà la console è come una fidanzata esigente e renderà rapidamente necessario l'acquisto di accessori e orpelli dall'utilità variabile, la maggior parte dei quali costa "circa 20€", con la notabile eccezione della Wii Balance Board, che ti sfila di tasca altri novanta omini vitruviani con grande disinvoltura, e del trasversale Guitar Hero, che vampirizza i sudati risparmi dei gamer di ogni credo e piattaforma.
Come sicuramente qualcuno di voi ricorda, il 09-09-09 è stato decretato un artificiale Beatles Day per dare una sprimacciatina all'immagine della band (come se ne avesse bisogno poi) e - soprattutto - spiumare i fan e i collezionisti sempre pronti a smutandarsi a un solo cenno di Sir Paul e compagnia bella.
Stamattina l'iPod mi ha proposto come prima track, estratta a caso tra migliaia di canzoni, Birthday dei Beatles.
Proprio lei! Con Paul che canta che è il tuo compleanno e guarda caso è anche il suo! E ci divertiremo, e buon compleanno a te!
La meravigliosa coincidenza, nel breve tragitto casa/fermata, mi aveva già indotta a creare una complessa visione di una bella jam session con McCartney, con me relegata all'air guitar e persa in estatica ammirazione del mio attempato idolo.
Con un solo inconveniente: la sorte ha cannato giorno, perchè io e Paul compiamo gli anni domani, come ogni anno.
E che anno! Sto per entrare nel regno del magico numero 27 e, se fossi una rock star, farei parecchia attenzione alle pillole che butto giù o all'alcool che ingollo, soprattutto in questo anno delicato.
Ripensando a Brian Jones, sarei anche un po' schizzinosa sulla gente con cui decido di sguazzare in piscina.
Non ho mai arpionato una Stratocaster con gli incisivi come Jimi, avrei sfigurato in un duetto con Janis, le tredicenni di tutto il mondo forse non si annoteranno mie citazioni sul diario come fanno con le poesie di Jim. Neanche a dirlo, non sono un'icona degli anni '90 come Kurt.
E niente da fare, niente del genere mi accadrà.
A porsi certi esemplari come modelli, del resto, c'è solo da restare sconsolati.
Posso dire però che, al contrario delle fulgide stelle appena citate, non vedo per me rischi prossimi di sprofondamento in spirali autodistruttive. Il che potrà magari anche dispiacervi.
Ammesso che mi trovi qui per una ragione, non sembro averla ancora trovata e quindi mi auguro che potrò proseguire lungo il sentiero ancora per un po'. Magari, strada facendo, un barlume di senso mi si mostrerà e, se non accadrà, almeno spero di divertirmi più di quanto non abbia fatto in passato.
Scongiuri del caso a parte, a questi 27 calerò l'ancora per il canonico anno. Tra dodici mesi io e Paul partiremo verso nuovi lidi.
Personalmente, però, contemplo una sosta più lunga al porto dei 29. Che dite, mi ci tengono un decennio o vengono ad affondarmi coi sottomarini nucleari?
Amo poter andare oltreoceano con una certa regolarità, perchè mi permette di fare scorte di abiti, moltissimi calzini, salsa teriyaki e 1000 islands, nonchè coccole materne e prime visioni al cinema. Per esempio sono andata a vedere Hancock, con Will Smith, che avremo nelle sale a settembre e che, lasciatemelo dire tanto non è uno spoiler, da premesse simpatiche e piuttosto originali diventa uno strano magma indefinibilmente tragicomico da circa metà proiezione. Bisognerebbe dare un voto ai film potendo dare voti diversi al primo e al secondo tempo, a volte.
Un'altra cosa di cui sono ghiotta sono i libri in inglese.
Direte che esiste Amazon, e si grazie lo so anche io, però la sensazione di vedere un libro sullo scaffale, invaghirsene e acchiapparlo è una di quelle cose del mondo reale che voglio continuare a coltivare.
Ho letto 3-4 libri nelle ultime settimane, di cui uno di Diablo Cody molto carino (delle memoirs di una normale ragazza un po' in carne e patologicamente per bene che decide di darsi alla carriera della spogliarellista - questo prima di partorire accidentalmente la sceneggiatura di Juno).
Leggere la storia vera di una che ne aveva davvero le palle piene della sua vita ben definita, responsabile e piantata su precisi binari e che si è data praticamente per ripicca a una carriera folle e socialmente inaccettabile mi gonfia, anche se debolmente, le afflosciate vele della Nave della Ribellione, il cui varo era previsto in epoca adolescenziale e che invece per qualche motivo è stato in effetti posticipato a data mai definita.
Le mie letture recenti, tuttavia, mantengono un filo conduttore musicale abbastanza coerente: ad Aprile ho letto Hammer of the Gods, biografia molto poco autorizzata dei Led Zeppelin, il mese dopo ho curiosato tra i ricordi della groupie storica Pamela des Barres e adesso sono alle ultime pagine di Wonderful Tonight, di Pattie Boyd, che nella vita ebbe apparentemente la "fortuna" di essere sposata a due icone del rock come George Harrison e Eric Clapton e condurre una vita alquanto unica in compagnia dei mariti e di una pletora di amicizie rock'n'roll. Bell'ultimo acquisto un paio d'ore prima di volare di nuovo a casa, e ho anche un nuovo Burroughs in saccoccia.
Pattie Boyd si può contemplare in tutto il suo splendore giovanile nel film A Hard Day's Night dei Beatles, dove conobbe il futuro maritino mentre interpretava una fan studentella in uniforme e in quella specie di video di Something (peraltro scritta per lei, si dice) che fu girato alla fine della carriera dei Beatles, in cui ognuno cammina immerso nell'idillio matrimoniale, inclusi John e Yoko in lunghi mantelli teatrali.
Quando il matrimonio con Harrison cominciò a tirare il gambino, Eric Clapton – e questo è uno dei gossip del rock più arcinoti – cominciò a tartassare la signora di messaggi struggenti, non potendo averla si mise con la sua sorellina sedicenne e infine compose Layla, LA Layla che tutti conosciamo e non possiamo evitare di amare, per cacciare fuori tutto il suo sentimento frustrato, casualmente allegando in calce un riff di chitarra mostruosamente bello.
Quando lei si negò, lui si diede all'eroina e solo qualche anno più tardi lei decise di lasciare il tiepido George per cedere alle àvances del talentuoso collega. Fast forward di qualche anno di tour, alcolismo, droghe e viaggi di ogni genere e tipo e poi lascia anche il fido Clapton che intanto ha avuto un figlio con una tizia che ha vinto l'Isola dei Famosi, ma questo è un capitolo di scarsissimo interesse.
Ora, se c'è una cosa alquanto palese è che io amo la musica e che sguazzo nel classic rock come un'anatra nello stagno. Ma leggere questi ritratti più ravvicinati di artisti che adoro, che con tutto il beneficio del dubbio devono comunque avere più di un tratto di verità, mi lascia uno strano sapore amaro.
Sono attaccata alla mia immagine mitologica della rock star: un animale spedito dai cieli per entrare in comunione spirituale con le grandi folle e farle godere, dominandole. Una figura eccitante, creativa, superiore, sexy. Un dio dorato, per citare Robert Plant (e Almost Famous). Un personaggio certo decadente e dedito ai vizi, uno che vive entro schemi tutti suoi.
Ma c'è poco di questo nelle cronache matrimoniali della signora Boyd.
George Harrison, la rock star taciturna e orientaleggiante, diventa pian piano un marito distante e bipolare, dedito a meditazioni ossessive alternate a grandi dosi di marijuana e flirt. Un maniaco del controllo che sa essere paurosamente freddo.
Eric Clapton, il dio della chitarra, diventa un patetico alcolista e cocainomane in denial rispetto alla sua stessa dipendenza, geloso e totalizzante, socialmente inetto se non nutrito a limonata e whiskey per colazione ogni mattina. Un manipolatore dei sentimenti, una sanguisuga emotiva.
E lo stesso vale ad esempio anche per Jimmmy Page, ritratto da chi lo conobbe all'epoca come un eroinomane perso, maschilista, egocentrico e ossessivo.
Uno non si aspetta certo dei bravi ragazzi con la riga da un lato, ma nemmeno di sentire storie che affondano così in basso nell'abiezione e nella miseria, anche se sempre costellata da montagne di soldi, manager premurosi, aerei privati, tour e vacanze d'elite.
Uno non si aspetta nemmeno di vedere una rock star in coda alle poste (Max Pezzali invece me lo vedrei benissimo), ma neanche gente che non ha seriamente idea di come si gestisce una vita senza un manager che pensi a tutto, dal tuo mobilio all'assicurazione alla tua licenza di matrimonio. Delle specie di strani bambini drogati e viziati, circondati da gente che dice solo si e li adora.
Perchè se questa gente non ha nulla in comune con noi, come è riuscita a creare musica che, come si suol dire, tocca le corde dell'animo umano così bene? Parole in cui tutti possono identificarsi, gioie e dolori universali, melodie che ascolteremmo e riascolteremmo.
Forse gli artisti sono oppressi dal peso di un'energia creativa così incontenibile e quasi dolorosa che non è loro consentito condurre una regolare esistenza? Forse sono questi i termini del famoso patto col diavolo che viene sempre chiamato in causa da qualcuno quando si parla di grandi artisti?
Volessimo ampliare il discorso "genio e sregolatezza" alle arti in generale, del resto, troveremmo una caterva di esempi.
Mah, che dire infine?
Probabilmente c'era qualche curiosità morbosa nelle mie letture recenti, un qualche bisogno di saperne di più di persone che senza averne intenzione specifica rendono la mia grama vita un po'più tollerabile e devo ancora capire bene che effetto mi fa scoprire che condividere la propria vita di ogni giorno con molti di loro deve probabilmente essere simile a un incubo e che umanamente parlando essi non si collocano al più alto dei gradini (cose che in effetti potevo anche figurarmi da sola, direte).
E dopo tutto, visto che non progetto di sposare una rock star tanto presto e che anche i miei progetti come potenziale groupie sono debolucci, direi che potrei far finta di non aver letto e continuare a idolatrare i musicisti dal punto di vista migliore: da sotto il palco.

Oggi quest'uomo meraviglioso compie 66 anni e io da sempre, ma crescentemente col passare del tempo, cerco di spostare l'attenzione sul suo compleanno e di glissare sul mio.
Perchè in un'estate più gloriosa di questa, mentre sulla torta di Paul McCartney si mettevano le ultime guarnizioni e la candelina a forma di 40, io sgusciavo fuori dall'utero e principiavo la mia scarsamente utile esistenza su questo pianeta.
Happy Birthday toooo mee...
Come capita nei periodi di confusione, ho iniziato tremila libri insieme e l'unica attività di lettura compiuta degli ultimi giorni è la già citata bio non autorizzata degli Zep, che mi ha riportata ai bei tempi adolescenziali di fangirl sfegatata che che comprava ogni sorta di mercanzia bandereccia.
Come spuntino qualche settimana fa, ho finito un grazioso libro di Sedaris (Diario di un fumatore): dei suoi libri non saprei mai dire se parlino di altro che dell'autore e della sua vita strampalata, e personalmente in testa lo ho più o meno assimilato ad Augusten Burroughs, ma lo trovo di agevole e ilare lettura. Penso di essere stata un omosessuale maschio in una vita precedente o comunque ho una stranissima affinità con gli scrittori gay, che trovo per lo più adorabili e molto divertenti (che generalizzazione razzista).
Non conto nemmeno l'ultimo di Camilleri, data la rapidità con cui lui li pubblica e io li leggo (2 orette di solito mi bastano) e penso di aver già affermato altrove che le storie di Montalbano per me contano all'incirca come generi alimentari. Non so neanche più dire se uno mi piaccia più dell'altro, dopo tutti questi anni di lettura fedelissima e tempestiva: sono praticamente dipendente.
So che quando quel caro vecchino siciliano non ci sarà più, si aprirà un grosso buco nel mio cuore letterario.
Ho ingurgitato brevemente Cose Preziose di King e Tutto è Fatidico, così per fare, visto che ormai King lo conosco così bene che lo ritengo un vecchio amico con cui non servono più preliminari.
Poi ho iniziato a svisare e mi sono persa tra troppi libri che non riesco a far ingranare.
Ho letto un po' di Fight Club, ho aperto Running with Scissors di Burroughs, ho sfogliucchiato un altro melenso romanzetto storico della Gregory su Enrico VIII e soci.
E poi Miss Pamela ha determinato l'abbandono temporaneo di questi trastulli e ora sono tutta sua. Ha catturato il mio umore rock'n'roll decadente degli ultimi movimentati tempi, l'ha proprio preso in pieno.
Pamela Des Barres è stata una leggendaria groupie degli anni '60 e '70 e ha scritto qualche anno fa un libro di memorie, "I'm with the band". Sulla copertina lei a 16 anni, bionda, nuda e bella come il sole.
Sono a pagina 50 e sono completamente rapita e piena di invidia e rimorsi, ma non riesco a non adorarla e a provare ammirazione per le sue scelte audaci e anticonformiste, nonchè una sincera meraviglia per la sua bellezza che anche adesso che ha 60 anni suonati e anche malattie poco piacevoli alle spalle è davvero davvero notevole.
Tra le conquiste della simpatica signorina, svettano i nomi più scintillanti del firmamento Rock di quegli anni. Come a dire che non solo la invidio da matti per aver avuto la fortuna di vivere in posti e in anni migliori dei miei (dico sempre che se fossi nata 30-35 anni prima, tipo i miei, sarei stata al mio posto e ora sarei una cinquantenne alquanto soddisfatta), ma devo anche invidiarle l'immensa disinvoltura, e il fascino con cui riuscì a entrare nelle amicizie intime di personaggetti da nulla tipo Mick Jagger (che all'epoca non era proprio per niente male come ragazzo, oltre al ruolo secondario di semidio in Terra) o Jimmy Page, su cui è meglio che non inizi nemmeno a proferir verbo, tanto è il fascino quasi esoterico che esercita su di me, anche adesso che ha 65 anni, la testa candida e un vago aspetto da vecchia lesbica. Si vocifera pure che ora sbavi mentre suona e ha una buffa vocina nasale, ma io me ne frego.
Che bei tempi, quelli in cui le band erano avvicinabili, che bei tempi quelli in cui i fan non ammazzavano i loro idoli dopo aver chiesto un autografo.
Nella parte che ho letto sinora, ho provato una sincerissima immedesimazione per la narrazione delle sue gesta di teen fissata con Paul McCartney e preda di strani turbamenti sessuo-musicali da pubescenza, alimentati da ormoni, mistero e magia. Con nessuna differenza, perchè anche io avevo i turbamenti per quello stesso Paul McCartney (quello di 30 anni prima, però), in una strana e un po' lugubre forma di feticismo retroattivo.
Cita stralci del suo diario da ragazza, quando era solo una liceale che si metteva i foulard nel reggipetto ("non mi ero ancora resa conto del fatto che avere le tette piccole fosse fico" e solo per questo la bacerei in bocca e sono colta dal fremito di andare in giro in allusive camicette sottili senza reggiseno) e faceva gli altarini dei Beatles, dicendosi che sarebbe morta se non avesse potuto conoscere Paul.
Poi entra in contatto con il mondo hippy, con Bob Dylan e con qualche "cattiva" compagnia, la sua identità e la sua intraprendenza cominciano a venire fuori e dove l'ho lasciata io questo pomeriggio ha appena avuto una fulgida visione di Mick Jagger completamente nudo nella penombra della porta del suo bungalow a Los Angeles. Il proseguimento si direbbe avviato dunque verso il binario principale.
Quanto ho letto sinora è spiritoso, ben scritto, piuttosto modesto, riesce a non fare antipatia nonostante l'invidia fluisca copiosa. In altre parole non vedo l'ora di riprendere la lettura e non dubito che potrò solo dirne anche meglio ad opera conclusa.
Ho sentito il bisogno adolescenziale di addare Miss Pamela sul mio MySpace (dove il suo spazio si trova su myspace.com/therealmisspamela) e lei cortesemente mi ha anche accettata.
Le sue foto più recenti mostrano una donna che potrebbe avere tranquillamente meno di 40 anni, ma a tratti anche meno di 30. Trucco, vestiti, chirurgia? Non lo so. A me piace pensare che le grandi overdose di rock che si è fatta, quando sesso e musica costituivano per lei una specie di binomio indistinto in cui una parte non contava meno dell'altra, le abbiano regalato l'eterna giovinezza.
Poi potete venire a fare i poco romantici e dirmi che un sacco di groupie si sono beccate orrende malattie e sono morte dopo una vita debosciata. Ma questi problemi non riguardano la groupie onoraria senza portafoglio che sono sempre stata nella mia immaginazione, e nemmeno la leggendaria Pamela, che sorride più giovane che mai con quegli occhi brillanti e vivaci, sorride di un sorriso furbetto like that of one who knows (la citazione è d'obbligo).
Lunga vita a te e alla musica che hai amato Pam, io non avrei saputo fare di meglio neanche in dieci vite.
Postfazione: oggi scrivo come una ragazzina entusiasta. E dire che volevo fare un master di scrittura creativa. Se leggono questo mio parto non mi prenderanno mai.
Tra parentesti sempre abulica e non-eccitata, tranne quando si parla di rock. Dovrei cominciare a preoccuparmi, o quanto meno a perplimermi?
Ho passato gli ultimi 10 minuti a guardare con interesse e partecipazione Paul McCartney che prepara il purè di patate. Il musicista più ricco d'Inghilterra, storia vivente, che pela patate, trita cipolle e parla col suo guanto da cucina.
Impagabile. Qui.
Colonna sonora, che di solito non metto mai: Paul McCartney - (La piccola e adorabile) Junk
Ora so di poter enumerare tra le cose più imbecilli che ho fatto l'aver cantato metà Abbey Road a squarcia gola, sino alla settima track in corretto ordine. In tempo reale eh, facendo anche le parti strumentali a voce e con le dovute pause. Tutto in un tragitto Ikea-Casa fatto con pochissime energie residue e un guidatore esausto, per tenerlo sveglio. Siamo arrivati su Here Comes the Sun, nell'oscurità.
Voglio dire, è paragonabile all'aver fatto air guitar durante l'accoppiamento.
Mi assegno un premio speciale della giuria per la resa di Oh Darling, fatta in duetto senza manco una stecca. Sissì.
Tra l'altro, vogliamo parlare di quanto son buoni i salsicciotti Ikea da 70 cent? Belli insugnati di senape e ketchup? Sono enumerabili tra le piccole gioie della vita.
E il pomeriggio Ikea-Castorama mi ha riempita di idee rivoluzionarie su casa mia, che cercherò puntualmente di non mettere in atto.
Buon lunedì miei infedeli lettori, lo sapete che è dura per tutti.
Vi ricordate come urla Ringo alla fine di Helter Skelter? "I GOT BLISTERS ON MY FINGERS".
Ironicamente pure io.
Lui i blister li aveva perchè la batteria in Helter Skelter è abbastanza intensa da reggere. Io perchè sono deficiente. E perchè mi sono convinta che posso sollevare piastre arroventate a mani nude, stringiucchiandole anche per bene. Così convinta da farlo senza pensarci, mezza rincoglionita com'ero.
Fzzzzzzzz. Dita alla griglia. Odore di carne bruciata. Dolore intenso. Urla e lacrime, recriminazioni. Tragica assenza di un qualunque preparato atto a lenire il tormento. Casa mia non crede nei ritrovati della medicina. Ma penso la farò ricredere.
Quando ieri parlavo di farmi venire dei calli ignifughi mi riferivo precisamente a questo.
Girovago con una miriade di cerottini bianchi che mi conferiscono una strana aria da tossica appena dimessa dal ricovero. Mi osservo i polpastrelli sani e noto miriadi di piccoli segni verticali, mi allarmo un po'. Sto invecchiando? E' perchè suono? E' perchè ho freddo? Dai non fatemi consultare alfemminile.com, ditemelo voi che cacchio è. Spero sia perchè suono, è l'ipotesi più sexy. Non sono pronta a sentire altre spiegazioni.
Quindi, per riassumere il senso del post: un proposito extra per il 2008 è "Essere meno deficiente e smetterla di ritenermi ignifuga". Una massima kantiana.

Number 9, Number 9, Number 9...
A forza di number 9 son già 27 anni che non ci sei più.
E ci manchi tanto.




