About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

visited *loading* times

Soundtrack & Thoughts



follow shuly at http://twitter.com

How did you get here?

Feeds

  • Subscribe
  • Add to Google Reader or Homepage
  • venerdì, 13 novembre 2009

    A ognuno le sue croci

    Sopra al nostro crocifisso, in aula, di solito erano stese mappe della Roma Imperiale. D'epoca, a giudicare dall'odore.
     
    La sentenza di Strasburgo e il polverone che ne è derivato sono come i muratori che picchiano il sabato alle 7 del mattino: tu vorresti evitare di sentirli, provi a riaddormentarti coprendoti le orecchie con un cuscino, ma niente. Il rumore ti trova, ed esige attenzione.
     
    Non sono credente, o comunque non presto grande attenzione alla problematica del divino nella mia vita. Non ritengo che la presenza di un Dio o di organizzazioni che ne amministrino il culto sia necessaria per cercare di condurre una vita buona e onesta, con tutto il rispetto per chi comunque e a prescindere crede in Dio, in un ordine superiore o nel Flying Spaghetti Monster.
    Per quanto mi riguarda, quanto ha descritto John Lennon quando ha composto Imagine rappresenta abbastanza accuratamente il mio mondo ideale.
    Il mio ateismo vacilla solo se sono a 10.000 metri sull'Atlantico in mezzo a una perturbazione: in quel caso, mi improvviso adepta tenace di culti mariani di epoca paleocristiana, vittima di ogni superstizione immaginabile. Ma si sa che quando si sente la morte vicina ci si vuole sparare ogni cartuccia a disposizione.
     
    E' stata una sfida crescere in questo paese senza che esso facesse di me un'atea fondamentalista e petulante, ignorare i compagnucci che mi prendevano per il culo alle elementari perché non assistevo all'ora di religione, non mettere le mani al collo dell'insegnante che alle medie cercava di convincerci che i figli dei divorziati erano figli di serie B e altre amenità che mi è toccato sopportare nel corso degli anni. Uno deve fare positivamente uno sforzo per non fare l'equazione "religioso = trombone arrogante e intollerante" ed è comunque diventata una mia convinzione piuttosto radicata pensare che la religione che si vive pubblicamente in questo paese sia più una piazzata superstiziosa che altro, e va da sé che questo mina irrimediabilmente la mia inclinazione a rispettarla. Per evitare di causarmi ulcere prima dei trent'anni, però, trovo che escludere il problema dal mio campo attentivo sia un buon metodo.

    Diciamo che, in tutto questo, ai benedetti crocifissi non ho mai fatto caso più di tanto. Se vivi in Italia, alle croci e ai campanili un po' ti desensibilizzi. Fan parte del paesaggio, dell'arredamento. Di per sé non offendono o minano il mio diritto a pensarla come mi pare. Il cuore filosofico e umano del messaggio cristiano, anzi, è a mio avviso largamente condivisibile da chiunque.

    L'appiglio legale per esporre i crocifissi nelle scuole resta deboluccio, per non dire assente: la sentenza di Strasburgo ha esposto il segreto di Pulcinella. Me ne sbattevo egregiamente le ovaie prima, per conto mio posso continuare a farlo: scelgo di applicare il mio metodo di ignorare la cosa in quanto irrilevante.
     
    La mamma italo-finlandese ( "che se ne torni in Finlandia"  si mormora, alla stregua di un "ascoltaci o Signore" da messa domenicale, perchè siamo un popolo tollerante e aperto) che ha dato origine al caso, però, ha scelto di attaccarsi a questa dopo tutto minuta questione di principio. Ne è seguito quello che doveva seguirne: la solita massa di imbecilli si è offesa, ogni sorta di mostruosità concettuale e grammaticale è stata espressa con urla, minacce, insulti. Sono nati gli immancabili gruppi su Facebook, con i consueti messaggi che riescono impeccabilmente a fare un impasto omogeneo di ignoranza, stupidità, scarsa immaginazione e odio razziale/religioso. Il controcanto arrivava giorni fa in diretta tv dal nostro  Ministro della Difesa cocainomane, che è stato udito sbraitare cose come "Che possano morire tutti" o simili.
    In questo rigurgito collettivo, non ci siamo fatti mancare nulla e ho beccato più di un individuo a borbottare sommessamente la propria nostalgia per il Duce, mentre i meno originali cantilenavano la solita litania che accusa l'Islam di ogni male del mondo odierno. Non ci vuole una cima a capire che non sono questi gli interlocutori con cui atei, agnostici razionalisti, umanisti secolari e compagnia bella dovrebbero cercare di instaurare una qualche dialettica. Questo è il fondo del barile, e siamo andati a grattarlo con la spazzolina.

    Siamo riusciti a fare la figura dei sofisti rompicoglioni e non ne abbiamo tratto grande giovamento: la sentenza c'è stata, personalmente la condivido anche, ma temo resterà un trionfo simbolico. I simboli e i feticci preferisco lasciarli a chi pratica malamente la religione.
    Chi fa un uso almeno parziale del proprio raziocinio non ha bisogno di queste provocazioni e mi piace sperare che la pacatezza, almeno nei toni, sia il terreno ideale per qualunque dibattito costruttivo. I problemi nei rapporti tra Stato, Chiesa e cittadini ci sono, sono tanti e a volte fastidiosi e ingiusti, ma affrontarli così è controproducente, attira antipatia e può anche compromettere la credibilità delle nostre convinzioni, se tutto quello in cui trovano applicazione è la rimozione puntigliosa di una croce.

    Cerco allora nuovamente di ignorare il frastuono e di rimettermi a dormire, anche se non riesco a reprimere il disappunto che l'intera questione ha sollevato in me.
    Quando insomma stappi con entusiasmo un vaso di Pandora che sai già essere pieno di merda, come ti qualifichi tu che hai avuto la bella pensata? Non c'è sorpresa o delusione nel sentire i soliti sciocchi che berciano e straparlano come da copione, ma non posso non restarci male quando il comportamento da imbecilli viene dalla mia "fazione", quando sinistre forme di integralismo al contrario vengono professate e la tolleranza viene dimenticata da chi dovrebbe farne la propria unica bandiera.

    Direte che la povera signora Lautsi ha dovuto sopportare odio e discriminazione per molti anni prima che qualcuno le desse ragione e per questo poi ha ricevuto anche un compenso pecuniario di per sé assurdo (cinquemila euro perchè il crocifisso ti offende? No, seriously). Mi dispiaccio per lei, ma penso che avrebbe potuto risparmiare a se stessa e a tutti noi l'intera questione. Di Via Crucis ne è bastata una.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: attualità, wtf
    venerdì, 26 giugno 2009

    Bad

    Ero intenta a lavarmi i denti con MTV accesa nella stanza accanto, e ho sentito The Way You Make Me Feel.
    Spazzolando ancora ho pensato "Fico, mattina dei revival!".
    Poi ho sentito l'inizio del video di Black or White, quello con Macaulay Culkin che fa impazzire i genitori. Chi non lo riconosce?
    Nel linguaggio mediatico, due video di fila un venerdì mattina qualunque sono matematicamente un canto funebre. Ho capito che Jacko era morto, niente più Re del Pop.
     
    E' stata la prima notizia che ho letto su Google, su Facebook, su Tumblr e il primo saluto che ho rivolto al fidanzato, agli amici, ai colleghi. Persino al capo. Tutti increduli, tutti colpiti.
     
    Non credo sia possibile essere vissuti attraverso gli anni '80 e '90 senza essere stati un po' fan di Michael Jackson, senza conoscere i suoi successi, mimare il moonwalk o imitare i suoi urletti in falsetto. Era una di quelle personalità musicali così ingombranti che, volente o nolente, dovevi prenderne atto. Persino nella coscienza lattiginosa dell'infanzia, ho il ricordo nitidissimo della locandina delle date italiane del Dangerous Tour del 1992, appiccicata per strada. Con i suoi occhi disegnati che facevano capolino, a fissare così la me stessa diecenne di allora:
     
     
    Ricordo un'eccitante notte trascorsa alzata sino a tardi a guardare Moonwalker, trasmesso da Italia 1 in seconda serata.
    Ricordo i saggi di danza con Don't Stop 'Til you Get Enough (e chi riesce a stare fermo ascoltandola?).
    Ricordo quanto mi spaventava il video di Thriller, e quanto mi sono divertita - sicuramente non sola! - a imitare quella mossa di danza zombie con le mani ad artiglio.
    E' difficile opporre resistenza quando ti trovi davanti a un'icona del genere, la lasci scivolare nella tua vita e si posiziona ovunque trovi posto.
     
    L'unico errore che Michael Jackson abbia fatto, in un certo senso, è stato sopravvivere a se stesso, ai record di vendite e ai tour planetari per poi rendersi bersaglio quasi indifeso di sistematiche campagne denigratorie, circa il cui possibile fondo di verità ho sempre ritenuto meglio sospendere il giudizio, in mancanza di argomenti decisivi.
     
    Era almeno un decennio che esistevano due MJ, quello sempre amato degli anni d'oro e quella strana, sinistra e molto grottesca personalità che si aggirava con mascherina chirurgica e guanti, che sventolava i figli neonati dal davanzale, con i tratti somatici sempre più alieni e irriconoscibili.
    Sfido chiunque, del resto, a diventare una persona normale quando vieni allevato e cresciuto sotto i riflettori sin da prima della pubertà. Il diritto a qualche valvola posizionata male uno se lo guadagna e, a parte per il successo, l'amore dei fan, l'imbarazzante fortuna finanziaria e la fama imperitura, non penso sia campato in aria pensare che essere Michael Jackson doveva fare abbastanza schifo, perchè non c'è nulla che ti ricompensi davvero di una vita interamente regalata al pubblico, nel bene e nel male, vissuta sotto gli occhi di tutti dai momenti di gloria a quelli più umilianti.
    Un'esistenza devoluta pienamente non solo al pubblico, ma soprattutto ai media, che di lui si sono cibati come iene senza mollare un attimo, anche quando la sua fama era più collegata alle imbarazzanti accuse di pedofilia che alle sue imprese musicali. Spero che per oggi i cani si attacchino all'osso succoso della sua scomparsa e, per una volta, vogliano celebrarlo più per le cose grandi che ha fatto realmente che per quelle infamanti che si sospetta abbia fatto.
     
    Personalmente, oggi non mi sento ipocrita a scoprirmi più fan di quanto non pensassi di essere.
    E moonwalkerò fuori da questo ufficio, a costo di spaccarmi il cranio nell'operazione.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: musica, ricordi, attualità, wtf
    lunedì, 04 maggio 2009

    Il tascapene

    Di tutto il condiglione universitario con cui mi sono sciacquata le meningi, la materia che mi ha più interessata è stata la psicologia cognitiva. Mi è piaciuta tanto che l'ho scelta anche per la tesi, l'unico scritto semiserio che io abbia prodotto all'università, dopo la spesso imbarazzante accozzaglia di tesine sugli anti-cellulite, le drag queen e i siti web in cui mi ero prodotta negli anni precedenti.
     
    La varietà, più che l'approfondimento, era il punto di forza della mia facoltà - perfettamente in linea con il mio modo di pensare più orientato al quadro generale che alle minuzie. In effetti, quindi, non posso vantare una grossa e profonda competenza in materia di cognitivismo, ma a quei tre-quattro esami che ho dato devo l'opera di riordino di alcune mie idee sulla mente umana che più o meno avevo già, anche se magari in forma vaga e implicita.
     
    Un capitolo particolarmente affascinante è quello sulle bias di giudizio.
    Sono reticente a dire, di qualunque cosa, che "la mia vita è cambiata" dopo averle studiate. La mia presunzione adolescenziale di sapere distinguere il bene e il male si è però messa l'anima in pace dopo aver capito quanto "ragionare obiettivamente" sia un compito prossimo all'impossibile. Non importa quanto illuminati e aperti crediamo di essere, stiamo sempre osservando il mondo da una prospettiva alquanto viziata, schiacciata sotto un sistema di credenze pre-definite ingombrante e prepotente. Crediamo di guardare la realtà, e invece stiamo sommariamente cercando di guardarci allo specchio, e di trovare conferme a cose che pensiamo già.

    Questi errori sistematici ci rendono preda di qualunque genere di infinocchiamento e manipolazione: il più che possiamo fare è provare a stare all'occhio e non essere precipitosi nell'imporre al mondo la griglia di coordinate che ci sembra la più appropriata o quella che per tale ci viene sdoganata.
    Da che cerco di ragionare così, tendo a essere poco manichea e sono irritantemente portata a fare l'avvocato del diavolo in qualunque circostanza, abitudine poco amata da chi si rivolge a me per avere supporto e conferme.
     
    Un errore di giudizio frequente è tracciare un'incerta equazione tra la realtà e il modo in cui ci viene posta, allarmarci quando la televisione vuole allarmarci, vedere segni inesistenti di un'apocalisse ormai prossima, andare in un loop psicotico sempre più lontano dai cosiddetti "fatti". Ci circondiamo di stimoli simili tra loro e pensiamo automaticamente che siano diventati più frequenti, rilevanti, preoccupanti.
     
    Io non penso che il mondo stia andando così tanto a rotoli come ci viene prospettato. O, per lo meno, non con le modalità che ci vengono descritte. L'incertezza per il futuro è un dato di fatto che esiste da sempre e ci seguirà sempre, e tanto mi basta come paranoia.
     
    Il punto principale del post, però, è un po' diverso.
    Qualche mese fa, forse qualcuno si ricorderà, scrivevo dell'eruzione di para-pornografia che sembra essere sbarcata dalla televisione al mondo del retail, e che lasciava presagire una progressiva pornificazione della vita quotidiana. Frustini di pelle da Coin. Griglie di precisione per depilarsi la sgnacchera in profumeria. In generale, capi d'abbigliamento che un tempo sarebbero stati da retrobottega hard sono ora disponibili en plein air.
    Quanto sarei tentata, sulla base dei cock ring vibranti che ho appena visto alla Coop, di trarre conclusioni escatologiche sulla rovina ormai imminente dei costumi e della società civile. Terrò duro. E' vero che qualcosa è cambiato negli ultimi anni, sarebbe sciocco negarlo, anche se non saprei ben definire se sia stato un miglioramento o meno. Ma è ancora più vera quest'altra cosa: io sono un'infame zozzona e le zozzerie tendono a trovare me, che ho una mente molto più ricettiva della media verso le minuzie di carattere erotico. Erotico? Che dico? Basta anche un "vagamente genitale" per stuzzicare la mia immaginazione.
     
    Quando mi sento circondata da questo genere di cose, so che è solo in parte un effetto della maggiore disponibilità di sexual innuendo al grande pubblico, e che questo sovraccumulo lo sto soprattutto creando io, con la mia testa che è notoriamente un brutto, bruttissimo posto in cui vivere. O non vi starei scrivendo per parlarvi dell'ultima nequizia in cui mi sono imbattuta, il Gingoo
     
     
    Gingoo. Sembra il nome di un giocattolo Chicco. Un gingillino con cui allietare il pupo.
    "Cara, Giansilvio continua a piangere" "Dagli il suo Gingoo che poi si calma".
    E invece no. Gingoo assomiglia sì a un guanto per focomelici di Chernobyl, ma è in realtà "l'innovativo (e geniale) indumento intimo maschile".
    In altre parole, un taschino in cui riporre pene e gingilli assortiti. Un tascapene. Per "quando è di interesse esporre liberamente la maggior superficie possibile del proprio corpo". . 
    Ah sì? E quando cioè?
     
    "Per l'uso quotidiano". Già, perchè limitarsi alle feste?
    "Per chi fa sport". Esattamente quale sport?
    "In viaggio". Così non stacchi le mani dal volante per tirarti fuori la mutanda dalla fessurina. Credo.
    "Per sorprendere". Una sorpresa più alla "urlo di Psycho" che alla "squittio di compiacimento", presumo.
    "Gadget e idea regalo". Un omaggio molto upper class.
    "Uso diverso". Porta-tramezzino (se lo lavi prima). Porta-banana per i più birbanti.
    "Per proteggersi durante le docce solari". Che sennò ci vuole la cremina. Sembra l'unico utilizzo non concepito da una porno star.
    "Trattamenti del corpo (spa, massaggi, terme)". Immagino la delizia della massaggatrice alla vista del suo prossimo cliente Gingoo-dotato.
     
    No, signori maschietti. Non lasciate questo blog per correre a comprarvi il Gingoo. Lo so che non potete pensare ad altro, ma io qui non ho ancora finito.
    La pagina web del Gingoo, un vero caso da manuale di copywriting involontariamente (?) comico, ci rassicura con tutti i dati del caso. Incluso il cappuccetto che si può aprire "per gli utilizzi del caso" (di quanti casi stiamo parlando esattamente?). Le illustrazioni ben dettagliate ci vengono in soccorso, mostrando come sia a riposo che in "in fase di estensione" (con tutti questi sport e docce solari, chi non sarebbe eccitato?), il guantino possa essere aperto comodamente per far fare cucù al migliore amico dell'uomo.
    Se vi state chiedendo come farete a dare al vostro arnese la consueta sgrullatina dopo l'uso, state tranquilli perchè una "fascia anulare elastica" tratterrà il Gingoo dal cadere ed esporvi alla pubblica vergogna. Non è precisato se avere un elastico stretto all'imboccatura dello scroto faccia diventare sterili al 100%, ma scommetto che ci stanno lavorando.
     
    A coronamento del tutto, c'è anche un video un po' sinistro su YouTube di sapore amatoriale, che ritrae un tizio nudo con una mascherina da scambista. In realtà non è nudo, se non per il microscopico calzino che gli "copre" le pudenda (si vede benissimo l'oscillazione dell'arnese a ogni passo) mentre passeggia da una doccia solare all'altra. Una roba che, se per caso la vedessi con la coda dell'occhio mentre sono dall'estetista, (specialmente in abbinamento con qualche fisico "reale" panzottella-munito), fuggirei urlando. In postilla, aggiungo che tutti i video correlati a quello del Gingoo sono gay porn.
     
    Se volessi applicare un minimo di metodo nell'analizzare il perchè questo prodotto esista, dovrei pormi le solite domande "Per chi? "Per cosa?". Ma non me la sento. Il produttore ha già fatto quasi tutto questo sforzo di fantasia al posto mio, relegandomi al ruolo di spalla. Mi sento in dovere di precisare, a beneficio di tutti, che chiunque desideri venire a letto con me - ora e in futuro - farà bene a non pensare di "sorprendermi" con un gadget fresco e originale, ma a indossare un paio di oneste mutande. O se siete proprio buffoni dentro, al massimo questo, che lascio solo come link per pudore.
     
    Data l'involontaria concomitanza di eventi, dedico il post di oggi al sig. Siffredi Rocco, che compie 45 gloriosi anni.
    E in effetti questo fatterello non lo so perchè sono una zozzona che si circonda di zozzerie, ma perchè me lo ha detto La7 alle 7.40 del mattino.
    Il che è comunque sempre meglio - e senza dubbio meno osceno - del nostrano equivalente dell'Intrigo della Collana con cui la stampa italiana, e noi, ci impiastricceremo i baffi per tutta l'estate. 
    lunedì, 13 aprile 2009

    Ma va-a-vancouver...

    Forse avrei potuto menzionare che mi trovo a Vancouver, in questo momento, per un dovuto e spero meritato riposo fisico e spirituale.

    A proposito di spiritualità, stamattina sono stata al battesimo della mia nipotastra sull'isola di Vancouver, a Victoria, e devo dire che qui i preti ci sanno fare. Per Pasqua, infatti, se accettavi il corpo di Cristo ti davano anche un palloncino. Gonfiato a Spirito Santo, presumo. La Chiesa anglicana è diventata presto un panorama degno di una scena di It, infatti.

    Nonostante la proposta allettante di un equo scambio Cristo-palloncino, comunque, ho preferito starmene seduta sulla mia panca di colleghi atei e agnostici trascinati dai parenti, a pensare stupidità e a ringraziare il Signore - se mai dovesse essercene uno che sia anche interessato al mio punto di vista - per avermi portata qui sana e salva nonchè, come sempre, per non avermi fulminata all'ingresso nella sua Casa questa mattina. Grazie mille e, se posso permettermi, siamo stati proprio stronzi a metterti in croce e a ricordarti mangiando cioccolata e inseguendo coniglietti (seriamente, ma questo Easter Bunny era anche lui sul Golgota?).

    P.s. nei paraggi di casa, qui, qualche giorno fa hanno trovato una donna smembrata a cui avevano pure fatto lo scalpo, mentre faceva jogging in un parco alle due del pomeriggio. Ora sì che mi sento tranquilla.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: viaggi, attualità, vancouver
    lunedì, 30 marzo 2009

    Blog più figo del 40%!

    Qualche anno fa mi sono laureata in scienze della comunicazione. L'eventuale utilità di questa mia impresa ai fini di una carriera ha ancora contorni sfuocati, in compenso sembra che tutti siano convinti che avrò un parere intelligente ed illuminante su qualunque cosa riguardi, appunto, la comunicazione. Intesa qui in senso esteso-estesissimo, pali del telefono e programmi della De Filippi inclusi.
    Il mio capo, sempre per fare esempi stupidi, sembra convinto che la mia laurea mi renda automaticamente una venditrice, cosa lontana in pari misura dai miei talenti e dai miei interessi.
    Si dà anche largamente per scontato che la pubblicità sia per “noi di comunicazione” una specie di seconda lingua, e che soprattutto ci piaccia da morire. La cosiddetta funzione “conativa” del linguaggio (cioè, in soldoni, comunicare per farti fare qualcosa) però, applicata al marketing mi provoca appunto dei violenti conati.

    Comincia sempre così: “Tu che hai fatto comunicazione...” e boom: il domandone da un milione di dollari. Quasi sempre un domandone completamente casuale a cui è impossibile rispondere intelligentemente o facendo una bella figura, peraltro. Domande, nel peggiore dei casi, che sarebbero meglio indirizzate a chi ha fatto economia o ha un battitore di cassa al posto del cuore, ammesso che le categorie siano distinte.

    Pur non avendomi donato specifiche competenze di facile monetizzazione, a Scienze della Comunicazione hanno di fatto aggravato – e munito di nuovi strumenti! - una mia tendenza naturale, quella ad analizzare oziosamente e spassionatamente le cose. Detto più delicatamente: non so fare un tubo, in compenso faccio molti pensieri inutili atti a sviluppare, talvolta, livelli di acuita consapevolezza, spesso dannosa per la mia pace mentale.

    E' buffo, ad esempio, il mio rapporto con la pubblicità: da un lato non posso più essere uno spettatore naif neanche se mi sforzo. Dall'altro, scelgo volontariamente – a volte – di farmi abbindolare, di voler credere in qualche promessa o almeno non postularne dall'inizio la malafede, anche quando buon senso e istruzione mi dicono chiaramente che sto pagando più il marketing del prodotto che il prodotto stesso, e che in effetti i contorni tra le due cose sono in qualche misura confusi.
    Sgamare questi trucchetti è spesso facile in modo disarmante: l'industria cosmetica, solo per fare un esempio che casualmente corrisponde anche con il mio lavoro, ne straripa.

    Quando ti compri un prodotto cosmetico, una cremina, uno shampino, quello che ti pare, insegui fondamentalmente due valori tanto ambiti quanto fondamentalmente impalpabili: bellezza e, secondariamente, giovinezza (sapete, quell'innaturale giovinezza che si pretende che le donne mantengano sino all'ospizio). Essendo entrambi concetti di difficile misurazione in senso assoluto (la giovinezza infatti è stata viscidamente svincolata dall'età anagrafica), è facile giocarci.

    Ne vedrete almeno 10 al giorno: lo shampoo che promette capelli “sino a 7 volte più lisci e sino a 10 volte più brillanti”.
    La crema viso simil-stucco che ti assicura “rughe attenuate e riempite sino al 40%” e “pelle più idratata sino all'80%”.
    Il miscuglione anti-cellulite che ti giura che avrai “sino a 3 cm in meno sul giro coscia”. La pillola prodigiosa che ti dà il 20% di ricrescita di capelli in più.

    E certo che li vogliamo i capelli più luminosi, la pelle meno rugosa, le cosce più snelle, ma sono io o manca praticamente sempre il termine logico di comparazione? Più luminosi di cosa? Più idratata rispetto a cosa? Non certo di un altro specifico prodotto.

    Quasi nessuno osa dire cose tipo “Nivea idrata 10 volte più di Dove”. In effetti non sono nemmeno sicura che sia legale in Italia, anche se all’estero è una strategia piuttosto comune.

    Il più a cui ogni tanto ci si spinge è presentare l’alternativa cheap al prodotto - di solito un prodotto di quindici anni fa e di sapore vagamente da Germania dell’Est – e ridicolizzarne le prestazioni in una prova comparata simulata. Sino a poco tempo fa, ad esempio, le pubblicità di assorbenti e pannolini ci marciavano. Quanti pranzi e cene abbiamo avuto rovinati dalla visione di flussi mestruali bluastri che si diffondevano a macchia d’olio su materassini di polimero superassorbente? Roba da rimpiangere le paracadutiste mestruate della Nuvenia.

    Un altro paradigma di presunta efficacia di un prodotto cosmetico sono i famosi “test di autovalutazione condotti su otto donne di cui una era mia sorella”. Buttateci un occhio, alcuni sono piuttosto ilari, abbastanza convincenti da farti rimettere sullo scaffale il prodotto che stavi quasi per comprare.

    Un trucchetto tanto palese da non poter essere neanche definito tale, ovviamente, è l'uso di immagini fuorvianti e non correlate, come distese di chiappe vergini che mai hanno visto un grammo di cellulite in tutta la loro esistenza e visi perfetti che genetica, impegno, data di nascita, Photoshop e a volte molti soldi hanno contribuito a creare. Questo però era così ovvio che lo sappiamo tutti, spero di non avervi offesi nel ricordarvelo.

    Ma torniamo al presente. In mancanza di termini di paragone ragionevolmente obiettivi e quantificabili, è praticamente possibile dire qualunque cosa senza che nessuno possa contraddirti, possibile per chiunque che ne abbia il desiderio e il denaro, produttori di qualità così come farlocconi con un budget pubblicitario indecente.Il competitor naturale del Pantene

    E’ chiaro che i tuoi capelli, se usi il Pantene, saranno visibilmente più lisci e pettinabili in una settimana, come ama ricordarci uno spot che spammano spesso (oh che allitterazione!) ultimamente. Certo signorina Surina che saranno più lisci. Un miracolo rispetto a quando mi lavavo i capelli con il Nesquik Syrup, ad esempio, o a quando lo facevo con la sabbia. O col nero di seppia.

    La pelle più idratata? Si, rispetto a quando non usi nessuna crema e vivi nel Gobi. Più tirata rispetto alla tua faccia in condizioni normali o a quel mascherone pietoso che hai il lunedì mattina? E non iniziamo neanche a parlare di come peso corporeo e centimetri di cosce e chiappe possano fluttuare amabilmente nel corso anche di una sola giornata, diventando di fatto misure abbastanza aleatorie.

    Non sto escludendo sistematicamente la possibilità che esistano prodotti cosmetici di qualità e – di fatto – in 26 anni e rotti di consumi sfrenati mi è anche capitato di trovarne. Non escludo neanche la possibilità, certo più remota, che i suddetti prodotti siano a volte anche quelli che riescono ad comprare/attirare l’attenzione dei media e del grande pubblico. Ma se la pubblicità può essere più spesso che no involgarita a Grande Reame dell’Aria Fritta, il settore cosmetico è il suo Friol ideale. E non ditemi che non ricordate il Friol.
    Poi certo, le pubblicità più brutte e assurde sono quasi sempre quelle delle automobili, ma questa è un'altra storia.

    Di tutto questo che cosa penso io? Distinguere i valori reali da quelli presunti, la realtà dalla pubblicità, la qualità dalla visibilità sono operazioni dannatamente complesse e probabilmente relativamente degne della nostra attenzione, a meno che ignorarne la distinzione non sia pericoloso per la salute come - citiamo un esempio correlato - lo strisciante e laido sdoganamento di molta chirurgia estetica, spacciata ormai per pratica quotidiana e innocua da aggiungere al carrello e comprare con un clic. E nemmeno a livello strettamente pubblicitario, ma - fatto più sinistro - culturale e sociale.
     
    Per il resto, suggerisco dal mio modesto punto di vista di fare il possibile per ignorare la maggior parte dei tentativi più smaccati dell'industria di farci consumare come hanno stabilito loro e decidere le nostre preferenze senza tenere in eccessiva considerazione gli investimenti pubblicitari che stanno dietro ai prodotti di consumo. Godersi quelle poche pubblicità ben riuscite che ogni tanto circolano e che raramente includono donne intente a misurarsi lo splendore tricologico o a verificarsi a vicenda l'idratazione cutanea o la tenuta degli assorbenti interni. Dopo tutto, se l'agenzia di comunicazione ha fatto un buon lavoro, il messaggio strettamente "pubblicitario" può essere tralasciato come una lisca fastidiosa e, più spesso all'estero che in Italia, circolano spot anche molto ben fatti.
     
    Ve lo dico non perchè mi ritenga un'esperta con un astuto sguardo professionale, o perchè io sia in grado di operare tale discernimento con naturalezza. Ve lo dico perchè temo che a guardare la pubblicità credendo davvero in quello che dice ci si rincoglionisca. E di brutto.
    Potrei raccontarvi, per edificarvi, la storia di quel Presidente del Consiglio che vide la pubblicità della Vodafone che mostra pizze, autobus, valigie e cazzi (i cazzi no, aspetta) ingranditi del 20% per promuovere una nuova ricarica e poi, dopo averci buttato sopra una pepata di cozze avariate, il mattino dopo se ne venne fuori con un piano casa esilerante dai connotati orribilmente simili...
    mercoledì, 25 febbraio 2009

    Spero non mi abbiate pensato, ma è caduto un altro aereo.

    A Schiphol, dove sono atterrata 8 volte negli ultimi 10 mesi.

    Sospiro, mi mangiucchio le mani, e mi intristisco parecchio.

    E noto che i Boeing 737-800 sono quelli che usa la Ryan, anche se l'aereo era della Turkish Airlines.
    Sono temporaneamente paralizzata dalla caga.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (8)
    categorie: attualità, wtf
    mercoledì, 11 febbraio 2009

    O tempora...

    Pensavo fosse già un segno dei tempi bizzarri la gioia che dovrei provare, stando a più o meno qualunque interlocutore, nel conservare un lavoro che non mi piace e non mi paga a sufficienza.
    Perchè almeno c'è, e almeno è stabile.

    Ma, a un livello diverso, quanto sono balordi i tempi per farti provare una specie di emozione paragonabile al sollievo* nel momento in cui una povera donna costretta a una vita da vegetale per quasi 20 anni finalmente viene rilasciata da questa pietosa condizione?
    Perchè almeno quella massa di stronzi ora, forse, fosse anche solo per rispetto ai defunti, starà zitta.
    Starà zitta vero?

    * in effetti per definire questa sensazione ci vorrebbe una parola nuova, se Douglas Adams non l'ha infilata a suo tempo in The Meaning of Liff

    martedì, 03 febbraio 2009

    Toccata e fuga

    Sfuggo da Londra nonostante mi sia imbattuta nella peggior nevicata degli ultimi 18 anni, anche se il verbo "sfuggire" non si applicava neanche lontanamente alla visione di me incagliata nella neve alle 4 del mattino mentre tentavo pateticamente di trascinare chiappe e valigia sino a Liverpool Street, con la città ancora bianca, silenziosa e addormentata.

    A Stansted trascorro un'oretta a guardare il personale di terra che ci sbrina il Boeing e gli fa pure la toeletta, alternando la procedura a violente battaglie a palle di neve e grasse risate: il volo è in ritardo ma - apprendo in seguito - uno dei pochi riusciti a decollare, forse a causa del pilota Ryan psicopatico che ci ha portati su nei cieli con un angolo di attacco degno di uno Shuttle e ci ha risbattuti a terra a Genova con una fine manovra di break dance applicata al 737, detta "Mossa #51 con fusoliera inclinata a sinistra".

    Facendo un rapido calcolo, era la settima volta che me ne andavo a Londra, ma sono lo stesso riuscita a trovarci ancora qualcosa di nuovo e non visto. Magari quando non sarò in ufficio e in profondo debito di sonno mi dilungherò meglio al riguardo.

    ~

    Come postilla sul triste quotidiano nostrano, apprendo che l'ultima moda è dar fuoco alla gente e poi mettere le mani avanti dicendo che "non siamo mica razzisti". Mi riferisco naturalmente ai nefandi giovinastri di Nettuno,
    Ora, consentitemi una similitudine un po' maldestra (alle 7 del mattino non potevo concepire tante raffinatezze), ma se qualcuno, di fronte a un gruppo di ragazzini che appiccano fuoco a un altro essere umano, si mette a notare che non l'hanno fatto per razzismo (perchè poteva essere un indiano come una qualunque altra persona indifesa disponibile al momento, che diamine), credo sia come rientrare a casa e rivolgersi distrattamente all'elefante in tailleur che sorseggia té nel nostro salotto, dicendogli "Quel tailleur è davvero fuori moda".

    Sono l'unica che in primo luogo direbbe "Oh mio Dio, c'è un fottuto ELEFANTE in salotto, e non credo si sia nemmeno lavato le zampe prima di entrare!"?
    Sarei l'unica che troverebbe la presunta assenza di razzismo un dettaglio tutto sommato di poco conto e forse anche un tantino inquietante?
    What a wonderful world.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: viaggi, londra, attualità
    venerdì, 16 gennaio 2009

    Dive in

    E naturalmente, a due giorni dalla mia prenotazione, gli Airbus iniziano a fare semicupi nell'Hudson....
    In questi casi, va ringraziato più Dio (che ha provveduto anche a inviare lo stormo di volatili, a rigor di logica?) o il cazzutissimo pilota?

    courtesy of myconfinedspace.com :)

    C'è, soprattutto, che devo finirla di informarmi morbosamente su questo genere di eventi...

     

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: attualità, wtf
    lunedì, 17 novembre 2008

    Emergenza rottura di palle

    Mi schifa un po' dirlo, ma almeno su una cosa Dell'Utri non ha tutti i torti.
    Le notizie sul tempo.
    Ma non solo in Rai. Ovunque.

    Quando ci persuaderemo del fatto che, effettivamente, mezze stagioni a parte, le stagioni *esistono*?
    Estate = caldo. Inverno = freddo. Primavera = si scalda. Autunno = si raffredda. A-fucking-men.

    Insomma gente, che figura da deficienti facciamo di fronte a un ipotetico osservatore esterno quando, dopo migliaia di anni passati a osservare e studiare il pianeta, ancora ci stupiamo come dei bimbi quando la temperatura si abbassa e parliamo regolarmente di "emergenza freddo" o , ad Agosto, di "emergenza caldo"?

    Sul fatto che le notizie di cronaca facciano generalmente schifo e non ci siano modi troppo allegri in cui presentarle, tutti daccordo, ma per favore potete risparmiarmi il tono da storia dell'orrore nell'annunciarmi che domani, 18 Novembre, farà freddo?
    Che diamine, ora sono qui con l'ansia e il desiderio inspiegabile di comprarmi dei Moon Boots....


    Ho trovato: sarà tutto l'ennesimo complotto di marketing.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti
    categorie: attualità, wtf