
Forse avrei potuto menzionare che mi trovo a Vancouver, in questo momento, per un dovuto e spero meritato riposo fisico e spirituale.
A proposito di spiritualità, stamattina sono stata al battesimo della mia nipotastra sull'isola di Vancouver, a Victoria, e devo dire che qui i preti ci sanno fare. Per Pasqua, infatti, se accettavi il corpo di Cristo ti davano anche un palloncino. Gonfiato a Spirito Santo, presumo. La Chiesa anglicana è diventata presto un panorama degno di una scena di It, infatti.
Nonostante la proposta allettante di un equo scambio Cristo-palloncino, comunque, ho preferito starmene seduta sulla mia panca di colleghi atei e agnostici trascinati dai parenti, a pensare stupidità e a ringraziare il Signore - se mai dovesse essercene uno che sia anche interessato al mio punto di vista - per avermi portata qui sana e salva nonchè, come sempre, per non avermi fulminata all'ingresso nella sua Casa questa mattina. Grazie mille e, se posso permettermi, siamo stati proprio stronzi a metterti in croce e a ricordarti mangiando cioccolata e inseguendo coniglietti (seriamente, ma questo Easter Bunny era anche lui sul Golgota?).
P.s. nei paraggi di casa, qui, qualche giorno fa hanno trovato una donna smembrata a cui avevano pure fatto lo scalpo, mentre faceva jogging in un parco alle due del pomeriggio. Ora sì che mi sento tranquilla.
Comincia sempre così: “Tu che hai fatto comunicazione...” e boom: il domandone da un milione di dollari. Quasi sempre un domandone completamente casuale a cui è impossibile rispondere intelligentemente o facendo una bella figura, peraltro. Domande, nel peggiore dei casi, che sarebbero meglio indirizzate a chi ha fatto economia o ha un battitore di cassa al posto del cuore, ammesso che le categorie siano distinte.
Pur non avendomi donato specifiche competenze di facile monetizzazione, a Scienze della Comunicazione hanno di fatto aggravato – e munito di nuovi strumenti! - una mia tendenza naturale, quella ad analizzare oziosamente e spassionatamente le cose. Detto più delicatamente: non so fare un tubo, in compenso faccio molti pensieri inutili atti a sviluppare, talvolta, livelli di acuita consapevolezza, spesso dannosa per la mia pace mentale.
Quando ti compri un prodotto cosmetico, una cremina, uno shampino, quello che ti pare, insegui fondamentalmente due valori tanto ambiti quanto fondamentalmente impalpabili: bellezza e, secondariamente, giovinezza (sapete, quell'innaturale giovinezza che si pretende che le donne mantengano sino all'ospizio). Essendo entrambi concetti di difficile misurazione in senso assoluto (la giovinezza infatti è stata viscidamente svincolata dall'età anagrafica), è facile giocarci.
Ne vedrete almeno 10 al giorno: lo shampoo che promette capelli “sino a 7 volte più lisci e sino a 10 volte più brillanti”.
La crema viso simil-stucco che ti assicura “rughe attenuate e riempite sino al 40%” e “pelle più idratata sino all'80%”.
Il miscuglione anti-cellulite che ti giura che avrai “sino a 3 cm in meno sul giro coscia”. La pillola prodigiosa che ti dà il 20% di ricrescita di capelli in più.
E certo che li vogliamo i capelli più luminosi, la pelle meno rugosa, le cosce più snelle, ma sono io o manca praticamente sempre il termine logico di comparazione? Più luminosi di cosa? Più idratata rispetto a cosa? Non certo di un altro specifico prodotto.
Quasi nessuno osa dire cose tipo “Nivea idrata 10 volte più di Dove”. In effetti non sono nemmeno sicura che sia legale in Italia, anche se all’estero è una strategia piuttosto comune.
Il più a cui ogni tanto ci si spinge è presentare l’alternativa cheap al prodotto - di solito un prodotto di quindici anni fa e di sapore vagamente da Germania dell’Est – e ridicolizzarne le prestazioni in una prova comparata simulata. Sino a poco tempo fa, ad esempio, le pubblicità di assorbenti e pannolini ci marciavano. Quanti pranzi e cene abbiamo avuto rovinati dalla visione di flussi mestruali bluastri che si diffondevano a macchia d’olio su materassini di polimero superassorbente? Roba da rimpiangere le paracadutiste mestruate della Nuvenia.
Un altro paradigma di presunta efficacia di un prodotto cosmetico sono i famosi “test di autovalutazione condotti su otto donne di cui una era mia sorella”. Buttateci un occhio, alcuni sono piuttosto ilari, abbastanza convincenti da farti rimettere sullo scaffale il prodotto che stavi quasi per comprare.
Un trucchetto tanto palese da non poter essere neanche definito tale, ovviamente, è l'uso di immagini fuorvianti e non correlate, come distese di chiappe vergini che mai hanno visto un grammo di cellulite in tutta la loro esistenza e visi perfetti che genetica, impegno, data di nascita, Photoshop e a volte molti soldi hanno contribuito a creare. Questo però era così ovvio che lo sappiamo tutti, spero di non avervi offesi nel ricordarvelo.

La pelle più idratata? Si, rispetto a quando non usi nessuna crema e vivi nel Gobi. Più tirata rispetto alla tua faccia in condizioni normali o a quel mascherone pietoso che hai il lunedì mattina? E non iniziamo neanche a parlare di come peso corporeo e centimetri di cosce e chiappe possano fluttuare amabilmente nel corso anche di una sola giornata, diventando di fatto misure abbastanza aleatorie.
Non sto escludendo sistematicamente la possibilità che esistano prodotti cosmetici di qualità e – di fatto – in 26 anni e rotti di consumi sfrenati mi è anche capitato di trovarne. Non escludo neanche la possibilità, certo più remota, che i suddetti prodotti siano a volte anche quelli che riescono ad comprare/attirare l’attenzione dei media e del grande pubblico. Ma se la pubblicità può essere più spesso che no involgarita a Grande Reame dell’Aria Fritta, il settore cosmetico è il suo Friol ideale. E non ditemi che non ricordate il Friol.
Poi certo, le pubblicità più brutte e assurde sono quasi sempre quelle delle automobili, ma questa è un'altra storia.
Spero non mi abbiate pensato, ma è caduto un altro aereo.
A Schiphol, dove sono atterrata 8 volte negli ultimi 10 mesi.
Sospiro, mi mangiucchio le mani, e mi intristisco parecchio.
E noto che i Boeing 737-800 sono quelli che usa la Ryan, anche se l'aereo era della Turkish Airlines.
Sono temporaneamente paralizzata dalla caga.
Pensavo fosse già un segno dei tempi bizzarri la gioia che dovrei provare, stando a più o meno qualunque interlocutore, nel conservare un lavoro che non mi piace e non mi paga a sufficienza.
Perchè almeno c'è, e almeno è stabile.
Ma, a un livello diverso, quanto sono balordi i tempi per farti provare una specie di emozione paragonabile al sollievo* nel momento in cui una povera donna costretta a una vita da vegetale per quasi 20 anni finalmente viene rilasciata da questa pietosa condizione?
Perchè almeno quella massa di stronzi ora, forse, fosse anche solo per rispetto ai defunti, starà zitta.
Starà zitta vero?
* in effetti per definire questa sensazione ci vorrebbe una parola nuova, se Douglas Adams non l'ha infilata a suo tempo in The Meaning of Liff
Sfuggo da Londra nonostante mi sia imbattuta nella peggior nevicata degli ultimi 18 anni, anche se il verbo "sfuggire" non si applicava neanche lontanamente alla visione di me incagliata nella neve alle 4 del mattino mentre tentavo pateticamente di trascinare chiappe e valigia sino a Liverpool Street, con la città ancora bianca, silenziosa e addormentata.
A Stansted trascorro un'oretta a guardare il personale di terra che ci sbrina il Boeing e gli fa pure la toeletta, alternando la procedura a violente battaglie a palle di neve e grasse risate: il volo è in ritardo ma - apprendo in seguito - uno dei pochi riusciti a decollare, forse a causa del pilota Ryan psicopatico che ci ha portati su nei cieli con un angolo di attacco degno di uno Shuttle e ci ha risbattuti a terra a Genova con una fine manovra di break dance applicata al 737, detta "Mossa #51 con fusoliera inclinata a sinistra".
Facendo un rapido calcolo, era la settima volta che me ne andavo a Londra, ma sono lo stesso riuscita a trovarci ancora qualcosa di nuovo e non visto. Magari quando non sarò in ufficio e in profondo debito di sonno mi dilungherò meglio al riguardo.
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Come postilla sul triste quotidiano nostrano, apprendo che l'ultima moda è dar fuoco alla gente e poi mettere le mani avanti dicendo che "non siamo mica razzisti". Mi riferisco naturalmente ai nefandi giovinastri di Nettuno,
Ora, consentitemi una similitudine un po' maldestra (alle 7 del mattino non potevo concepire tante raffinatezze), ma se qualcuno, di fronte a un gruppo di ragazzini che appiccano fuoco a un altro essere umano, si mette a notare che non l'hanno fatto per razzismo (perchè poteva essere un indiano come una qualunque altra persona indifesa disponibile al momento, che diamine), credo sia come rientrare a casa e rivolgersi distrattamente all'elefante in tailleur che sorseggia té nel nostro salotto, dicendogli "Quel tailleur è davvero fuori moda".
Sono l'unica che in primo luogo direbbe "Oh mio Dio, c'è un fottuto ELEFANTE in salotto, e non credo si sia nemmeno lavato le zampe prima di entrare!"?
Sarei l'unica che troverebbe la presunta assenza di razzismo un dettaglio tutto sommato di poco conto e forse anche un tantino inquietante?
What a wonderful world.
E naturalmente, a due giorni dalla mia prenotazione, gli Airbus iniziano a fare semicupi nell'Hudson....
In questi casi, va ringraziato più Dio (che ha provveduto anche a inviare lo stormo di volatili, a rigor di logica?) o il cazzutissimo pilota?

C'è, soprattutto, che devo finirla di informarmi morbosamente su questo genere di eventi...
Mi schifa un po' dirlo, ma almeno su una cosa Dell'Utri non ha tutti i torti.
Le notizie sul tempo.
Ma non solo in Rai. Ovunque.
Quando ci persuaderemo del fatto che, effettivamente, mezze stagioni a parte, le stagioni *esistono*?
Estate = caldo. Inverno = freddo. Primavera = si scalda. Autunno = si raffredda. A-fucking-men.
Insomma gente, che figura da deficienti facciamo di fronte a un ipotetico osservatore esterno quando, dopo migliaia di anni passati a osservare e studiare il pianeta, ancora ci stupiamo come dei bimbi quando la temperatura si abbassa e parliamo regolarmente di "emergenza freddo" o , ad Agosto, di "emergenza caldo"?
Sul fatto che le notizie di cronaca facciano generalmente schifo e non ci siano modi troppo allegri in cui presentarle, tutti daccordo, ma per favore potete risparmiarmi il tono da storia dell'orrore nell'annunciarmi che domani, 18 Novembre, farà freddo?
Che diamine, ora sono qui con l'ansia e il desiderio inspiegabile di comprarmi dei Moon Boots....
Ho trovato: sarà tutto l'ennesimo complotto di marketing.