About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • mercoledì, 26 agosto 2009

    Are you experienced?

    Come ogni brava nerd lasciata raminga per la rete, ho la tendenza a finire in quelli che chiamo lunghissimi Wikitrip che mi portano di solito, dopo due o tre ore di trance e cliccamenti, a sapere un sacco di informazioni dettagliate su argomenti delle più improbabili fogge, dalle statistiche di incidenti del CRJ700 (zero!) ai rituali di corteggiamento dei lamantini, senza dimenticare il terraforming nelle sue varie forme ipotizzabili. Di tutte queste informazioni, circa il 90% lascerà il mio cervello entro pochi giorni, mentre il resto verrà rigirato tra le mie meningi come in una betoniera per diventare quel pastone confuso e variopinto con cui amo rompere il ghiaccio e intrattenere i miei pochi e coraggiosi interlocutori. Sono come Google in carne ed ossa, se Google funzionasse pessimamente e si scordasse le cose a metà discorso.

    Per Wikitrip, in senso esteso, intendo anche le lunghe permanenze su IMDB, saltellando come una Tarzan ritardata di film in film. Una feature affascinante di IMDB, anche se spesso trascurata, sono le plot keywords, spesso occultate per chi non gradisce gli spoiler (c'è anche la favolosa keyword autoreferenziale "Spoiler in keywords", tipo "Twist in the end"), che praticamente scompongono e destrutturano un film ai minimi termini, in dettagliate micro-unità narrative. Praticamente, IMDB tagga i film come i blogger più diligenti taggano i loro post. Io con i tag non sono mai stata particolarmente brava, ma mi è venuto in mente che, nel raccontarvi questi ultimi giorni, potrei anche io taggarmi le vacanze.
     
    Direi che i tag più grossi del soggiorno olandese potrebbero così riassumersi: #mancanza di sonno, #paura di volare, #albergo microscopico e più lontano dal centro di quanto non sembrasse online, #lunghissime camminate logora-suole, #caldo, #vento, #cucine internazionali, #musei, #biciclette, #allucinogeni, #trip lunghissimi.
     
    Premessa banale: Amsterdam è una città meravigliosa, quel genere di luogo in cui probabilmente, anche se ci vivi e lavori ogni giorno, puoi ancora percepire il lato bello, rilassato e vacanziero della vita. Lo senti per strada e lo vedi nelle persone del posto, che sembrano quasi invariabilmente gente che a tutte le età se la vive proprio bene.
     
    Non è perfetta: le case alte, strette e profonde tendono al claustrofobico spinto, aleggia una certa lordura e molta incuria dilagante, anche se spesso mista a dettagli graziosi. Mi ha ricordato alla lontana alcuni catafalchi da trailer park che ho visitato in America, capacissimi di avere chiodi arrugginiti in bella vista nel prato grigiastro, rottami d'auto dimenticati ma anche bellissime fioriere cariche di piantine e romantiche lucine decorative montate ovunque.
    Anche Amsterdam l'ho trovata alquanto carica di angoli squallidi e sporchi, data anche l'apparente assenza di cassoni della spazzatura, ma è uno squallore subito addolcito da tanti piccoli tocchi gentili che hanno un che di personale, dato anche che gli olandesi vivono l'intimità casalinga in modo alquanto espanso e spesso, costeggiando un canale, puoi imbatterti in famigliole locali che mangiano tranquillamente per strada con il tavolo portato da dentro casa. Questo per non parlare delle finestre degli appartamenti, che ridefiniscono il concetto di privacy come l'ho conosciuto sinora e di cui le famose donnine in vetrina nel Red Light District non sono che la prosecuzione naturale.
    Un accorgimento particolare, di cui chiunque sia in visita può rendersi conto immediatamente, è che i pedoni ad Amsterdam devono subito adattarsi a sentirsi l'equivalente degli insetti, laddove le biciclette si credono persone, e i motorini biciclette. Quasi nessuno ha la bici fica e si vedono soprattutto sgangheratissime e anzianotte biciclettone da passeggio, che sfrecciano rumorosamente a velocità allarmanti nelle loro corsie, spesso più facili da individuare delle aree calpestabli.
    Sentire un campanello da bicicletta mi indurrà pavloviani riflessi di panico ancora a lungo, credo, e se dovessi sentire l'intermezzo di Bicycle Race in questo momento probabilmente mi stenderei a terra fingendomi morta come un opossum.
    La città è anche infestata dai gatti, e molti vengono lasciati nelle vetrine dei negozi durante la notte a fare la guardia. Vi giuro.
     
    Un capitolo senz'altro lieto è quello dedicato al cibo: in certe zone di Amsterdam non hai che da chiudere gli occhi e aprire le narici per farti trasportare in ristoranti che servono piatti da tutto il mondo e, con molta gioia, mi sono coccolata con una cucina diversa ogni sera, mentre di giorno potevo intrattenermi assai piacevolmente con croissant grassocci al prosciutto e formaggio, nel mio piccolo paradiso fatto di Gouda Kaas. Se siete in città, vi consiglio, non fatevi sorprendere dalla sete se non siete in un supermercato, o sarete pelati di tutti i vostri risparmi per la più piccola delle bottigliette di acqua Spa Reine (che apparentemente detiene il 90% del mercato dell'acqua e misteriosamente è imbottigliata in Belgio).
     
    A fare da sfondo a quasi tutte le mie peregrinazioni è stato spesso un soffuso afrore di marijuana, talvolta piacevole e talvolta un po' invadente, ma comunque inevitabile, specie nell'intricato e pittoresco labirinto dell'Oude Zijde, costellato di coffee shop piccoli ed intimi, di luci al neon che illuminano belle ragazzotte intente a vendersi e di sexy shop con allarmanti oggetti esposti in vetrina, come butt plug che darebbero del filo da torcere a una giovenca. In questo peculiare centro storico, quello che conferisce gran parte del colore locale e rende Amsterdam molto popolare tra i gggiovani, bisogna per lo più strisciare nelle intercapedini tra gli altri turisti e tenersi stretti per mano se non si vuole perdersi/cadere in un canale/trovarsi in una vetrina.
     
    Devo ancora capire se la maggior parte dei turisti di Amsterdam sia costituita davvero da italiani o se non sia una mia curiosa bias di giudizio, frutto della combo settimana di ferragosto + vicinanza della passera. Certo fa un curioso effetto vedere anche le occasionali comitive di turiste e turisti più anzianotti che occhieggiano per il quartiere a luci rosse con l'espressione di chi non c'entra assolutamente nulla ma si sta divertendo lo stesso, mentre più di una signora lascia il cuore sul super vibratore pivottante col coniglietto che fa capolino praticamente da ogni pornovetrina (e che non ho potuto esimermi dall'acquistare, naturalmente).
     
    Per riassumere quanto detto sinora, il solo trovarsi ad Amsterdam - il respirarla, mangiarla, camminarla - è un'esperienza per molti versi inebriante, e un tramonto passato a sbocconcellare dolcetti seduti coi piedi penzoloni su un canale può costituire un momento pericolosamente vicino alla felicità eterna.
    Amsterdam, però, è anche musei e cultura, e qualche passo in quella direzione l'ho fatto.
    Se non vai al Van Gogh Museum, del resto, sei un pirla, e persino una ruspante capretta come me è riuscita ad apprezzare quella paurosa esposizione di opere che seguono ogni aspirazione, ogni tappa, ogni mania e complesso vissuto dal sig. Vincent e da quella povera vittima di suo fratello Theo.
    Sono anche riuscita a godermi a sbafo una selezione del museo di Arte Moderna, al momento chiuso per ambiziosissimi lavori di ristrutturazione, da cui nonostante la mia sommaria avversione al genere ho tratto qualche spunto interessante, come quando mi sono trovata davanti a oggetti di design che sembravano sfornati dall'Ikea l'altro ieri e che in realtà erano vecchi di quasi cent'anni.
    Ho saltato il Rijksmuseum, quello dove è esposto Rembrandt per intenderci, e soltanto perchè mi serve un bel pretesto per tornare al più presto.
     
    Dettaglio In circostanze mentali su cui non voglio soffermarmi ora, ho visitato il museo Coster dei diamanti - esperienza simpatica se si hanno 40-50 minuti da ammazzare, ma le visite più divertenti sono probabilmente state quelle al capitolo olandese del Museo di Madame Tussaud e ad Artis, il gigantesco complesso verdeggiante che ospita l'antico zoo di Amsterdam, nella talvolta trascurata zona Est della città.
    Le statue di cera sono state aggiornate di recente, tanto che all'ingresso ho dovuto schivare con la forza una foto a braccetto con Barack Obama, di quelle che poi te le trovi a fine percorso in vendita a 10€, e - dopo aver di poco evitato di sciogliermi in cacca nella sezione dungeon spaventosa - mi sono trovata faccia a faccia con George W. Bush con valigia e biglietto aereo per destinazioni lontane.
    Sono finita a letto con Robbie Williams, ho sbirciato nella scollatura di Angelina Jolie, ho fatto il carretto a Ronaldinho (la foto accanto ritrae un particolare) e ho fissato perplessa una statua poco somigliante di David Bowie, mentre in mezzo a George Clooney e Johnny Depp mi sono trovata alquanto a mio agio.Nutrie ciccione
     
    Se nel pagare il biglietto per entrare in Artis stavo già avendo qualche genovesissima rimostranza interiore, mi sono dovuta ricredere quando dopo ore e ore di vagabondaggi ho continuato a trovare bestie nuove, tra cui dei favolosi capibara e un branco di nutrie mangione che mi sono rimaste nel cuore. Di base non ho grande affezione per gli zoo, per qualche tenue motivo animalista, ma mi sono trovata di fronte a un complesso che lasciava alla maggior parte degli animali un sacco di spazio e permetteva a tutti di ricordarsi dell'esilerante varietà di forme di vita che condividono il pianeta con noi, senza contare che molte delle specie che si trovano lì sono il frutto di generazioni di animali nati e cresciuti in cattività (lo zoo esisteva già nell'800) e che, nel caso specifico, un'eventuale messa in libertà avrebbe ben poco senso.
     
    E ora vi starete domandando se ho usato qualche droga, sicuramente.
    Io e gli stati mentali alterati non andiamo particolarmente d'accordo: le mie prime, e poche, ubriacature risalgono a non molto tempo fa e non sono eventi che mi mancano particolarmente.
    L'anno scorso a Maggio sgattaiolai fuori dall'albergo (sempre ad Amsterdam) e "mi godetti" ( = "non smisi di tossire per un'ora") la mia prima e unica canna, in nome dell'anarchia, la notte prima di una fiera di settore. Tra l'altro, senza il minimo effetto.
    Mi era rimasto però un certo desiderio di sperimentare, perchè mi piace provare le cose - belle o brutte - e trarre le mie conclusioni da sola. Non è un principio che applicherei proprio ad ogni droga, anzi, ma c'erano certe cose che la piccola hippy mancata in me voleva provare.
    Quest'anno ero convinta di essere immune alle droghe, e non avevo nessuna voglia di bere o fumare. Ma avevo fame, e ci siamo trovati qualcosa di interessante da ingollare. Ho inaugurato il soggiorno con un muffin arricchito di hashish in un piccolo ma molto grazioso coffee shop nascosto in una traversa di Kalverstraat (la via dello shopping, ribattezzata "Via XX" per comodità), su precisa raccomandazione. A conferma delle mie previsioni, sono andata a letto sentendomi esattamente come prima, salvo alzarmi nel cuore della notte e trovarmi un po' intontita a fissare il buio in piedi in mezzo alla stanza.
    Pensavo che fosse il massimo dell'alterazione a cui potevo arrivare, e con questo spirito, una mattina, io e il concubino ci siamo mangiati 5 grammi di Psilocybe Mexicana a testa, cioè metà di una dose minima per principianti. L'idea era "dai, finisco di truccarmi, vediamo che ci fa 'sto funghetto e poi ce ne andiamo in giro". Non prevedevo che le maledette spore avrebbero impiegato così poco a entrare in circolo. Il tempo di finire di darmi il mascara ed ero entrata in un sub-mondo in cui i miei occhi lacrimavano aperti e sbarrati, in cui sulla mia faccia stava stampato qualcosa di simile a un ghigno a trentadue denti e in cui non mi rendevo davvero conto della forza che mettevo in quello che facevo. In cui le mie dita lasciavano strane scie ottiche, in cui il quadro appeso nella stanza si muoveva in un turbinio di nuvole invitante e sulla porta del bagno si materializzavano facce. In cui gli spazi si piegavano in modi surreali e il display del mio cellulare - da cui mandavo messaggi un po' spaventati e un po' allucinati alle amiche - mi sembrava estremamente affascinante. Ho capito in quelle sei ore di trance che i video che passano su MTV sono tutti concepiti da gente sotto effetto di allucinogeni, e in quel momento mi sentivo in strana sintonia con tutte le immagini colorate e frenetiche che passavano sullo schermo. Il fidanzato sostiene di aver visto il Cosmo, beato lui.
    Piano piano, lasciandomi un certo mal di stomaco, l'intossicazione è finita, lasciandomi il desiderio di non riprovare più niente del genere. Forse l'ho vissuto in un contesto sbagliato, ma di viaggi simili sento di poter tranquillamente fare a meno, anche se coloro di voi che hanno questa curiosità probabilmente mi crederanno solo dopo averlo provato a loro volta.
     
    Quella che invece ora posso raccontare come una buffa esperienza ma che lì per lì mi ha persino spaventata è stata la space cake cioccolatosa che mi sono concessa per ridere l'ultima sera, fiduciosa che gli effetti sarebbero stati simili a quelli del muffin. Per la precisione, la *mezza* fetta di space cake che mi è stata elargita al Kadinsky (sic), in una traversa di Rokin.
    Sono stata due ore tranquillissima e all'improvviso, praticamente da un minuto all'altro, è stato come trovarmi ubriaca fradicia, ma peggio.
    Questa tortina mi ha messo ancora più dubbi sul perchè stare in botta possa ritenersi uno stato desiderabile per alcuni.
    Al di là della piacevole sensazione di volare quando mi sedevo, non ho mai provato lo stesso completo spaesamento insieme a una perdita quasi totale della mia memoria di lavoro.
    Parlavo e mi sembrava che fosse un'altra persona a farlo, rispondevo alle domande con dei tempi di reazione da bradipo. Tutto quello che era accaduto dieci secondi prima mi sembrava un evento lontanissimo e confuso, ogni istante era come un risveglio. La mia percezione del tempo era completamente a puttane e ricordo eventi successi in 20 minuti di orologio come se nel frattempo fossero trascorse ore.
    Al di là di questo, avevo le gambe insensibili, gli occhi rosé e le pupille così dilatate che quando mi stavo per addormentare mi sono domandata se non stessero per esplodere. Io sento sempre parlare di fame chimica, ma mi sentivo la bocca secca come una miniera di carbone, l'acqua aveva un sapore disgustoso e potevo sentire ogni briciola di biscotto scendermi per la gola con un fastidioso strascico dolcissimo.
    Mentre ero in quello stato penoso, completamente inane e consolata solo dalla sobria presenza della mia metà, continuavo solo a domandarmi e a domandare "Ma passerà? Vero che passa? Finisce eh?" in un tripudio di panico, perchè era l'ultima sera e l'idea di mettermi a fare la valigia - o di iniziare una qualunque attività non completamente meccanica - mi sembrava di una complessità devastante. Direte che forse questo condimento di preoccupazioni ha trasformato una potenziale esperienza interessante in un bad trip, ma non penso avrò il desiderio di fare la prova del nove per un po'.
    Il punto è che al risveglio il giorno dopo ero lungi dallo stare meglio, e la percezione del tempo era ancora allegramente andata. Non raccomando a nessuno di fare una valigia e prendere un volo in coincidenza in quelle condizioni, è stata una delle esperienze più ansiogene che abbia vissuto e ho cominciato ad emergere dal mio buco nero quasi 24 ore dopo l'infelice assunzione, mentre mi trovavo a Parigi a imbarcarmi sul piccolo CRJ700 (su cui abbiamo inscenato Escargots on an Airplane in omaggio ai cugini francesi).
     
    Con questo non che voglia predicare mammescamente "stay away from drugs", visto che per prima ho voluto vivere questa cosa sulla mia pelle. Se dovessi però darvi un parere spassionato io direi proprio che non ne vale la pena e che si possono raggiungere stati mentali molto più high senza assumere nessuna sostanza. Come quando si è presi da qualcuno. O si ascolta dell'ottima musica insieme. O ci si lascia andare in danze demenziali sulla spiaggia sotto la proverbiale trapunta di stelle. O come quando si raggiunge una così bella sintonia con una persona che sai di poterle dire tutto senza neanche l'ausilio alcolico di un MonChéri. Diamine, si possono raggiungere stati mentali più interessanti anche a soffrire per qualcuno, paradossalmente.
    Ovattare questa ricchezza di sensazioni mettendola a marinare in qualche droga è in ultima analisi del tutto non necessario, ma mi fa piacere poterlo dire a ragion veduta.
     
    Dopo Amsterdam, sono riuscita a infilare un breve soggiorno in terra di Sardegna, molto rilassante, molto piacevole e molto necessario ed è più col ricordo nostalgico della spiaggia assolata di Chia che con i fumosi ricordi della mia breve esperienza con le droghe che mi faccio scudo oggi contro quel persistente bad trip senza fine che mi perseguita otto ore ogni giorno.
    martedì, 14 ottobre 2008

    Bitter not better

    Capisci che sei cresciuto un po' quando le frasi che senti e le situazioni in cui ti trovi ti fanno pensare sinistramente "questo mi ricorda proprio qualcosa..." sempre più spesso.

    E non è solo per il fatto che le situazioni tendono davvero a riproporsi ciclicamente (per vedere questi cicli una vita più lunga aiuta sempre) e che le persone si comportano seguendo pattern più o meno già visti. Secondo me una parte della spiegazione risiede invece nel fatto che cambiamo noi e si inaridisce la nostra disponibilità a farci sorprendere, ad arrischiarci in territori nuovi. Ci perdiamo un sacco di gioie per risparmiarci un po' di noie.

    E' molto meglio, si pensa, aggrapparsi a quello che conosciamo e riconosciamo, e smussare gli angoli di incertezza con una cazzuolata di pregiudizi. Vedere quello che vogliamo e semplicemente ignorare le prove contrarie: poco scientifico, molto efficace e più semplice. Verso le complicazioni, del resto, sviluppo allergie nuove ogni mese.

    E però..
    Eh.

    lunedì, 04 agosto 2008

    Il lipgloss veggente

    Domani compie gli anni una mia amica e oggi ero da Sephora a caccia di qualche regalino carino che potesse apprezzare.
    Fare un regalo che una ragazza apprezzerà non è così difficile come si pensa. Fare un regalo che adorerà e per cui penserà "oooccavolo se n'è ricordato ma come ha fatto!!" o "questo sembra *fatto* per me!" è un altro discorso ed è una cosa che per lo più spetta al suo legittimo consorte, ove presente, o a qualcuno di così intimo da rasentare la simbiosi.
    In generale però, a parte quando si ha a che fare con una veterolesbica maschia o con chi per principio filosofico e religioso si oppone alla cura dell'aspetto fisico, nel settore bellezza sei almeno sempre sicuro che a lei non farà schifo, che è già un ottimo punto da cui partire. C'è anche una chance che lei adopererà sul serio il vostro dono, che è pure meglio.

    Qualche accortezza ve la consiglio, perchè oggi Shuly è in vena di consigli (uno a caso fresco fresco? abbiate sempre uno stronzo al mare che può raggiungere anche in mezzo alle vostre scapole con la crema):
    1. niente di troppo astruso: l'astruso evitatelo a meno di non conoscere i gusti della ricevente molto bene o di essere avere una tale influenza che qualunque ombretto verde pistacchio glitterato e perlescente le proporrete, magari pure maleodorante e in pasta, lei lo userà perchè si fida di voi e del vostro gusto. Cioè mai.
    2. niente di troppo generico, modello trousse con quaranta cose, evitatelo che non sono poi tante le donne che cambiano make up tutti i giorni con tale varietà. 9 volte su 10, di una trousse noi consumiamo 1-2 ombretti e il rossetto rosso-bagascia che ci vergogneremmo a comprare da solo. Poi rimaniamo con una paletta da pittore di stravaganti colori che terremo a far massa in bagno, troppo in colpa per buttarlo. Il catafalco verrà riesumato per il trucco di Halloween. Vi giuro che ho una trousse che risponde a questa esatta descrizione, che risale a quando andavo alle medie, cioè più tempo fa di quanto mi vada di pensare.
    3. niente regali allusivi all'età, a meno che non vogliate scherzosamente dare della vecchia a una 18enne, e non è assicurato che non se la prenda giusto una puntina, o che la puntina ve la pianti in mano direttamente. Ergo, se la donna in questione non è la vostra cara mamma o nonna (non una vecchia zia però), evitare antirughe, stucchi facciali che promettono di sconfiggere decadi di gravità e incurie eccetera eccetera. Vietati analogamente anche i cosmetici per i brufoli o qualcosa che possa anche solo velatamente far inferire che lei ha la pelle grassa.
    4. niente profumi a meno che non vengano richiesti esplicitamente o altrove menzionati come amati. Il profumo che non piace puzza. E non viene usato. E viene odiato. E associato al folle che ce lo ha regalato. E lo ha pure pagato caro.
    5. niente cose banali o cheap: che quelle se le compra da sola. Prendetele qualcosa a cui non penserebbe, uno sfizio un po' più costoso della media, qualcosa di divertente, ma non straniante rispetto ai suoi gusti, al massimo un suggerimento leggermente inusuale.

    Dopo questa prima scrematura, siete già su terreni meno malfermi, se siete indirizzati al mondo cosmetico per fare un regalino.

    Dicevo comunque di oggi: da Sephora c'è una marca strana di make up, composta da marketing quasi allo stato puro, una cosa molto difficile da trovare in natura. Afferro quello che promette di essere un lipgloss che cambia colore con il tuo umore, una novelty così amena che all'amica l'ho dovuta anche comprare.

    E' di un bel rosa, me lo metto usando il campione e noncurante dei germi; non bado a che colore assume. Tanto lo so già che il mio umor medio è scoglionato. La scatoletta comunque ha la legenda per capire di che umore sei. Deve essere per bionde.

    Poi passa la commessa cinguettante a cui chiedo consiglio su un'altra miriade di cose, spedendola nei recessi del negozio a cercare prezzi e indicazioni. Finiamo naturalmente anche a vedere cose che potrebbero andare bene a me (in proporzione di denaro speso, quando una donna esce per fare un regalo a un'altra finisce a impiegare almeno la metà dell'importo per sé stessa, è una specie di legge di microeconomia di cui la manualistica dovrebbe tenere più conto).

    Mi guarda un po' mentre ghermisce un mascara a effetto high drama (noto in terre nostrane come "effetto Moira Orfei) e poi dice "ma te sei un tipo un po' americano eh, questo farebbe per te".
    "io? (la darkettona, ricordate) mah, boh, può essere che vivendoci abbia assorbito qualcosa, chi può dirlo"
    "eeeh ma guarda che non mi sbaglio, vedo che punti verso il rosa, qui il rosa non lo spingiamo molto, ma sui mercati americani va parecchio"
    "uhmpf" *dubbiosa*
    "si si sei proprio un po' tipo BEAUTIFUL"
    E si dilegua a cercare un altro prezzo.


    Dopo qualche istante attonito, lì vivo un momento di sdoppiamento rispetto a me stessa come sono abituata a vedermi -bianca come un morto con l'eye liner nero- e la cosa che vedo nello specchio.
    I capelli vaporosi e boccoluti da bagnina televisiva, l'abbronzatura dorata. La matita nera....e le labbra carnose rosa modello Barbie. Ma rosa luminoso sbrilluccicante, rosa shocking. Anzi scocking. Un neologismo dall'inglese. Il significato figuratevelo.
    La tizia nello specchio si porta al viso una mano con la french manicure (una mia piccola perversione delle ultime settimane) e si sente confusa. La manicure inconsueta rispetto ai soliti patacconi viola, neri e rosso variopinto, la confonde di più.

    Se un cambio di carnagione e una stiratura sbagliata mi causano queste crisi di identità, 14 mesi di quotidiana alienazione in ufficio cosa diavolo mi avranno fatto, senza che nemmeno me ne accorgessi?

    Una cosa è certissima: ora devo avere il lip gloss dell'umore. Solo lui saprà dire cosa penso davvero.


    dropped by: Shulypoo | link | commenti (13)
    categorie: donne, amicizia, in giro
    venerdì, 01 agosto 2008

    Ho fatto vergognosamente tardi, sarà quest'aria pre-ferie che hanno assunto i giorni prima della mia partenza.

    E' che non pensavo di divertirmi tanto a spasso con una persona che dichiara di perdonarmi per amare la musica rock.
    E che ascolta - mi pervade un brivido - Vasco.

    E' che diciamocelo, ogni tanto la compagnia di una donna fa alquanto bene.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (2)
    categorie: amicizia, in giro, genki moments
    venerdì, 13 giugno 2008

    Today

    Oggi ho conosciuto una bella fanciulla che ho annoiato per pranzo nutrendola più a parole che a patatine.
    Oggi il tempo cercava di roleplayare tutte le possibili declinazioni dell'espressione "sereno variabile", dalle gocce di pioggia da litro al sole abbacinante, passando per tutti gli stadi intermedi.
    Oggi ho litigato con il mio bff nella solita ridda di incomprensioni; ma lui dopo mi ha chiamata a casa senza chiedermi il permesso per la prima volta.
    Oggi, camminando, ho realizzato che ero stata avvistata da un ex compagno delle medie che pensava fossi io ma essendo a sua detta una "darkettona" non ne era sicuro e non ha detto nulla. L'ho scoperto su Facebook ore dopo, buffa cosa Facebook. Ora mi ci sto perdendo dietro, ha quello che a MySpace manca: un pizzichino di realtà in più.
    Oggi, stando ferma come una mucca al pascolo in Via S.Vincenzo per un aperitivo, ho visto io passare un ex compagno del liceo. Uno a cui indirettamente devo l'acquisto di Ok Computer. L'ho fermato con un "Ma cavolo sei sempre più gnocco!" facendo indiscutibilmente una figura da lesbica. L'ho sempre trovato bello e la cosa mi ha sempre reso assai chiaro quanto la bellezza esteriore mi sia dopo tutto meno rilevante del resto. Lui mi incita a non mettere la testa sulle spalle e dice che ha iniziato a fare canto lirico. La cosa mi intriga e crea un po' di invidia.

    Oggi ho molestato un buon numero di ex compagni di medie e liceo su Facebook.
    Oggi mi sa che per il futuro potrebbero avvenire delle reunion, dove avremo tutti occasione di contarci le rughe, i capelli rimasti, e di confrontare i reciproci fallimenti o successi. Ciò mi attira e al tempo stesso riempie di complessi. Sembrano tutti così cresciuti. E io mi sento una specie di freak. Ero una secchiona astrale dal futuro promettente e ora faccio la "darkettona" (ok, questo termine mi ha divertita) e insidio le ragazze nella pausa pranzo.

    Meno male.

    martedì, 03 giugno 2008

    Ho fatto ho visto

    Ieri parlottavo con la dolce metà imbalsamata nel piumino e borbottante sporadici grugniti. Il breve scambio di battute era ispirato dal long week end agli sgoccioli.
    A che servono alcuni giorni di vacanza? A che servono un paio di settimane fuori dall'ufficio?
    A farti stare triplamente di merda quando torni, soprattutto, perchè per riposarsi davvero ci vorrebbero alcuni mesetti di pausa, come fanno gli insegnanti ad esempio.

    Ma che dire gente, se lavorate anche voi stiamo tutti sullo stesso barcone di profughi.

    Ecco cosa ho fatto io per (non) riposarmi in questi tre giorni: ho sfaccendato. Quasi full time, perchè la mia casetta, tra trasferte, cazzi e mazzi, stava prendendo derive straccion-chic, col salotto trasformato in lavanderia e camera mia in un campeggio, la sala da pranzo ridotta a laboratorio e la cucina a mensa aziendale.
    Concedendomi, naturalmente, qualche piacevole distrazione, come la serata al femminile davanti a Sex and the City (anche se le nostre Carrie e Charlotte locali hanno tirato pacco all'ultimo). La sala era gremitissima e ho avuto la bella pensata di andare al cinema vestita da donna con tanto di tacchi vertiginosi.
    Adoro guardare le serie TV con tanta gente. Di solito quando guardo un episodio da sola, raramente rido, al massimo sogghigno dentro: avere gente intorno ti sprona a tirar fuori la risata per davvero, a far salotto, a fare commenti. Di questo mi resi conto con certezza quando finii a guardare un episodio dei Simpson con la mia classe del ginnasio in settimana bianca e praticamente piansi dal ridere.
    Su questo presupposto, la visione di venerdì è stata decisamente divertente anche per il solo contesto: una sala piena di donne e occasionali fidanzati sacrificali, tutti pronti a ridere, a darsi di gomito per i costumi, a versare qualche sporadica lacrima (si, ma che nessuno sappia che anche io ho pianto. Ops.)

    Il film di Sex and the City è praticamente un episodio lungo 2 ore, con le nostre 4 single invecchiate di qualche anno ma perfettamente sorrette da Botox, luci e vestiti favolosi. Una prospettiva della vita dopo i 40 decisamente più rosea del consueto che ti mostra come, con molta chirurgia plastica e moltissimissimi soldi, si possa essere più favolose a 40 anni che a 20.
    Metà dei miei commenti all'amica del cuore sono stati del tipo "Ma che cosa DIAVOLO sta indossando?", mentre Sarah Jessica Parker, la bruttina meglio mascherata del jet set, sfoggiava rutilanti abiti da sposa, le solite Manolo Blahnik da mezzo metro di tacco (la Parker cammina sulle punte anche quando è scalza, tipo le Barbie), borsette gioiello a forma di Tour Eiffel e altre varie stravaganze che per qualche imperscrutabile ragione le stanno da dio.

    La trama conclude in modo abbastanza esaustivo le poche cose rimaste in sospeso dalla fine dell'ultima stagione: Carrie che finalmente ha accalappiato Mr. Big, l'origine della cui misteriosa fortuna sembra sempre più rivolta al traffico d'organi di bambini coreani, Miranda che ha un bimbo che cresce sempre peggio e il solito dolce e disastroso marito barista (ogni tanto la TV cerca di convincerci che accoppiate simili, l'avvocatessa e il barista, la dottoressa e il portiere, possano davvero funzionare), Samantha ancora relegata allo stretto ruolo di fidanzatina fedele per il suo modello figone e Charlotte irritantemente felice col maritino calvo e la bimba cinese.

    Un plauso speciale, come sempre, alle battute di Samantha, ma in generale il film è riuscito insieme a mantenere continuità e coerenza con la serie con poche forzature di trama, a mettere insieme una cosa che era sia fine che divertente, commovente e outrageous (ci credereste che si vede un pisello?) allo stesso tempo. O sarò un po' di parte, visto che ho seguito la serie sin dai suoi tenebrosi esordi su La7 in seconda serata, quando a ogni episodio facevano seguire un curioso dibattito.


    Un posto d'onore riservato a scarpe e vestiti, uno al sesso, uno all'ammmore, uno pure alla city ovviamente, ma forse l'ingrediente più grazioso, se ci facciamo una vera pera di sospensione di incredulità, è il tema dell'amicizia tra questi personaggi così diversi (sono una specie di donna sola scissa in 4: la sognatrice, la cinica, la trasgressiva e la tradizionalista), un'amicizia che è sì di fiction, ma fa un po' a tutte desiderare di acchiappare le proprie amichette, abbracciarle strette e andare a cena insieme a parlare di cose da donne, senza conflitti e invidie così tipiche del nostro infelice sesso, ma solo con affetto e comprensione reciproca. Ti fa venire voglia di amiche in parole povere, quel genere di Rapporto Sano col Mio Sesso che tanto ricerco.

    La mia parte Donna con la D maiuscola insomma, quella che per lo più contengo a favore di altri miei aspetti più originali, ma che ogni tanto sgorga fuori gioiosa in occasione delle cene tra amiche, tra crisi sentimentali e consigli per la cellulite, chiacchericcio gossipparo e discorsi sul sesso che farebbero arrossire i muri (mi distinguo come la Samantha della situazione); la mia parte che, pur indossando quasi sempre anfibiacci e calzini, conserva nella scarpiera un'antologia di tacchi alti che si accontenta anche solo di rimirare ogni tanto e che fa shopping in modo quasi compulsivo.

    Il ritorno dal cinema in 2 (dovevamo essere in 4) all'una di notte, scendendo (leggi: precipitando) per Via XX sui maledetti tacchi e chiaccherando di manovre antistupro (che secondo me garantiscono allo stupratore un margine di successo molto ampio) hanno completato la seratina.

    Il resto del long week end è trascorso benone, tra concerti (è iniziata la stagione dei festivalini genovesi), pulizie (ho dato la cera per la prima - e sicuramente l'ultima - volta in vita mia) e visite all'Ikea. Ho comprato un sacco di piante in un raptus casalinguico e poi cosparso la casa di candele, cosa che adoro ma non ho mai tempo di fare. Ho sbranato dolcetti Ikea alla cannella e biscotti all'avena pucciati nel cioccolato, guardato un gazillione di puntate delle mie lesbiche (che bello, dopo tutti questi mesi!) e ho pure visto il nome della mia amica canadese nei titoli di coda. Ho finito Running with Scissors e l'ho adorato, ho guardato Juno e un paio di canzoni della soundtrack mi sono davvero piaciute (la line "a half time lover and a full time friend" mi ha fatta sorridere)

    Camera mia sembra ancora un campo profughi coi parati staccati e non ho manco comprato il bianco, tanta è la voglia.

    Nel complesso riposo 0, cose fatte tante. Dopo tutto non riposarsi è un modo di non darla vinta al lavoro penso. Perchè passare il prezioso tempo fuori dall'ufficio a cercare di recuperare le forze per ritornarci?

    giovedì, 17 aprile 2008

    -2 La Bohème induce stream of consciousness

    La mia valigia ("mia", presa in prestito) giace a bocca aperta sul pavimento di camera mia, affamata di altri vestiti. La mamma mi informa da lontano che devo portarmi anche roba elegante per l'opera, perchè mi portano a guardare la Bohème. Adoro Puccini, anche se La Carmen è la mia opera preferita di sempre. La mente va comunque a quando, dodicenne, mi spremetti lacrime di commozione per Mimì per impressionare il fidanzatino di allora che, con gli occhi a cuoricino, disse "Oooh sei così dolce", colmo di immeritata adorazione. Non gli ho mai concesso nemmeno mezzo bacetto, in compenso ricevetti da lui la mia copia di Dark Side of the Moon, che rimane un momento abbastanza topico della mia pre-adolescenza. Oddio ora lo Googolo anche.

    *parentesi in cui Shuly, con un uso spregiudicato di Google, scopre che l'ex fidanzatino è il batterista in una band di Genova e che anche il suo compagnuccio di banco a cui lei invidiava da morire la batteria in casa è adesso felicemente attivo nel mondo della musica* *Shuly si ripromette di riallacciare i contatti* *Shuly logga MySpace* *Shuly trova tutti* *Shuly è troppo timida per piombare con cose tipo "Ooooh Emi ti ricordi quando ti facevo fare SQUIIIIT" e "Oh ti ricordi quando ti sei dato un quaderno in un occhio?" e "Oooh grazie ragazzi devo a tutti e due la conoscenza di uno dei pilastri dei miei gusti musicali" e "Ohhh Davide ti ricordi quando sbavavamo per i Queen insieme e andammo al concerto di Roger?"  "Oooh ce l'hai mica con me perchè non mi sono mai lasciata baciare?" "Oh lo sai che conservo ancora le tue impacciate letterine d'amore?"* Odio la mia timidezza*
    E certo che qui a Genova, noi gentaglia nata nei primi anni '80 siam sempre i soliti cinque stronzi rimescolati.

    E quindi, digressioni a parte, penso con una mezza angoscia a cosa indosserò per non sfigurare davanti alla gente bene della British Columbia, per spremermi nuove lacrime sulla gelida manina. Sfigurerò comunque perchè riesco a sentirmi fuori luogo più o meno in qualunque contesto. E anche perchè metà del mio guardaroba è composto da maglie a righe, e metà del mio parco scarpe da anfibi sdruciti. E anche perchè sto leggendo l'ultimo libro di Sedaris e il senso di leggera e ironica alienazione sociale mi pervade ora come un virus.
    Mi si raccomanda di portarmi le scarpe da ginnastica perchè l'edificio in cui vive la signora Mamma include una palestra attrezzata per tutti i residenti. Che cazzo. Sembra un'antologia di situazioni che mi fanno sentire una cacca. Meno male che vedrò la Mami, anche se ho sentito che ha iniziato a tenere discorsi in pubblico e fare networking sfrenato, e quindi manco da lei so più cosa aspettarmi.

    Ma devo pensare a sopravvivere al volo prima di tutto, a restare sveglia perchè le mie potenti onde mentali tengano in aria il Boeing, per arrivare a un pelo dall'attacco di panico quando le inevitabili scossette ci faranno danzare sulle nubi, per godermi gli atroci pasti KLM, per ritrovare la mia immensa valigia prestata, per non perdere la coincidenza ad Amsterdam. Di solito l'ansia da volo mi colpisce con 2 settimane di anticipo, questa volta si è sviluppata in una scarica acuta nelle 48 ore precedenti.

    E insomma, si capisce che in ufficio non ho proprio una gran voglia di fare. Bleh, ora me la faccio venire.
    Business woman di sta minchia.

    venerdì, 28 marzo 2008

    Get the London Look - Bilancio, spese, pareri

    Considerato che è stato un viaggettino di 4 giorni con un solo giorno rosicchiato di ferie, il nostro gruppetto di friendZ ha accumulato una buona serie di momenti topici che ricorderò a lungo con affetto, oltre al fatto che mi è stato permesso di passare del tempo con amici che vedo di molto di rado e con cui ho avuto la bella sorpresa di trovarmi ottimamente.

    Per la loro, la mia, e anche la vostra letizia, ho accumulato qualcuno di quei momenti in forma scritta:

    • Sin dall'inizio, ho chiarito professionalmente a tutti che sui treni inglesi bisogna Mindare il Gap, cioè non sfracellarsi sul gradino (che varia dai pochi cm alla voragine) tra il treno e il binario. Mentre annunciavo questo in perfetto inglese e anche bullandomi un pochino, mi sono schiantata sul gap con tutta la valigia. E manco eravamo usciti da Heathrow. Questo ha comportato l'acquisto successivo di un magnete Mind the Gap, che terrò a imperitura memoria sul mio frigorifero, e di una più simpatica spilletta Fuck the Gap, un commento quanto mai appropriato
    • A Camden Town ho trovato il negozietto più fico e stipato di roba di tutto il mercato. Sembrava un residuato goth-punk di epoche passate. Lì attendeva LA Goth Queen vampirica, a cui ho chiesto consulenza su una tintura per capelli (ho finito conl'acquistare un curioso color fucsia che penso userò per dispetto al capo in occasione del Cosmoprof). Impagabili le sue risposte in inglese lento e cadenzato "Oh I have used this color too, a hundred years ago" "You ask me how long it is going to last? If you don't wash it, it's going to last until the day you die". E lÏ per lÏ sono stata davvero incline a credere che lei, 100 anni fa, fosse lì già a tingersi i capelli, mentre metteva su quel fantastico negozio.
    • Scambio di battute tra cassiere straniero e commessa. Lui è perplesso alla vista dei miei monetoni da 50p (vogliamo dirla tutta? il denaro inglese PESA) e sospetta siano falsi. Risposta lapidaria "See? If there's the Queen on it, it's British".
    • Una sera alla stazione di Charing Cross, la musica di un chitarrista di strada riusciva letteralmente a penetrare i muri, prima con One dei Metallica (fatta benissimo) poi con la classica Stairway to Heaven, che, nel passare attraverso i lunghi corridoi di mattonelle sotterranei, riacquisiva la freschezza che la fama a volte le toglie. Non so manco se i compagni di viaggio l'abbiano notato, ma per me è stato un piccolo momento magico.
    • Il capolinea della Piccadilly Line è una stazione che si chiama bizzarramente Cockfosters. La nostra candida Arianna dai begli occhioni aveva naturalmente capito Cockforest, forse già prospettandone le delizie, molto promettenti dal nome. Mentre dibattevamo l'argomento in italiano, un brit locale, vedendo solo quattro tizi che continuavano a dire Cock, è quasi collassato in terra dal ridere, causando altra ilarità in giro nel vagone
    • Lo chef giapponese che *qualcuno* ha preso per il culo cercando di fare il brillante ("I was just MAKING SURE") e che, da uno scintillio dell'occhio mandorlato, ci ha fatto capire che avevamo evitato la sua katana e l'istantanea trasformazione in sushi solo perchè era un giorno festivo.
    • La decisione risoluta di tutti, la prossima volta, di tornare da Harrod's e farci fieramente la cacca, per esprimere adeguata superbia e sdegno.
    • Il negozietto di Leicester Square tutto girato ad assistere al mio dibattito con la cassiera, mentre cercavo di procurare al lolbrit una Union Jack che non fosse quello sputo che stava acquistando, ma una HUGE ONE (con tanto di sbracciamento esplicativo). In effetti, lo so perchè ne ho comprata una anche io, Huge Flag is actually Huge. In parole povere credo l'abbiano rubata dal pennone di Buckingham Palace e per ora sta benissimo anche sul mio divano.
    • Il ritorno delle fanciulle alla stanza dopo la visitella al pornegozio di Queensway, con quello che - inaccuratamente ma concediamoglielo - è stato ribattezzato l'Anal Intruder e che tutti abbiamo provato (come massaggiatore ovviamente). Il tappo delle pile dell'Anal Intruder è anche saltato tipo bottiglia di spumante, rivelando una feature extra non menzionata sulla scatola.
    • L'abile abbindolamento del britboy di Camden Town che ha inventato ogni scusa possibile per farci accattare una media invece di una small  (a  proposito, ma quella media ti sta o ci nuoti dentro?)
    • L'inquietante momento hitchcockiano avuto con gli uccellastri di Hyde Park. E pensare, nel Round Pond, di poterci trovare dei Mudkip o dei Seaking.
    • Dire volgarità o cose imbarazzanti in inglese, come si fa in Italia per non farsi capire, e ricordarsi di essere in Inghilterra
    • Per qualche ragione, è sorto il tormentone di aggiungere "fucking" a ogni parola, magari a bassa voce per non fare una totale figura da buzzurri, ma si è arrivati all'acme di Fuckingham Palace. Altro tormentone, "mate" (scritto m8 però) e le molte uscite in inglese maccheronico internettiano ("zomg MINE, nowzerz!*). Degno di una menzione speciale, il meme When I Was, e scusate la cripticità, questa chi c'era la capisce :)
    • Girare con i tazzoni di Starbucks è un gran conforto per il freddo. Ho cominciato a pensare che è cosÏ che gli inglesi si difendono dal freddo e riescono a sgambettare a piedi nudi in mezzo alle bufere . Quando cominciano a fare le stalattiti, si fanno un'altra pera calda e possono andare avanti così tutta la giornata, o tutta la vita .

    A parte sciocchezzuole come questa, confermo la mia idea che io in questa città vorrei davvero vivere, anche se naturalmente la prospettiva da turista è ben diversa da quella del lavoratore. In ogni caso, ogni volta che me ne parto ci lascio il cuore, meno male che compenso sempre la perdita mangiando come una suina.
    Rispetto alle mie prime visite più di 10 anni fa forse ha perso un po' del suo smalto esotico, un po' perchè sono cresciuta e mi sono smaliziata io, un po' perchè nel frattempo anche l'Italia ha fatto qualche passettino in avanti. Ma non vuol dire affatto che la trovi meno meravigliosa, diciamo che sono oltre alla teenager  crush e più indirizzata, se regge il paragone, a un "amore maturo" per la città.

    Londra ha tutto della metropoli ed è un gran melting pot culturale, ma ha degli angoli, anzi degli interi quartieri, per non parlare dei parchi, che riescono a fartelo scordare e ti fanno sentire come se ti trovassi in un gigantesco villaggio (grazie per l'idea Andre). Ci sono le grandi catene e una generale uniformità nelle merci e nei cibi, ma i piccoli negozietti tipici trovano ancora spazio.
    E' piena di turisti, ma per lo più concentrati sempre nelle stesse aree, e a me peraltro i turisti mettono pure allegria (sarebbe bello averne un po' di più nella mia piccola cittadina musona). Puoi davvero trovare di tutto e la città trasuda rock and roll da ogni metro quadro, anche quella cacchio di monarchia a cui sono tanto attaccati ti fa pensare ai Sex Pistols e diventa automaticamente cool.

    Sono belli i quartierini residenziali con le casettine a due piani strette strette, sono belle le attrazioni turistiche, mi piacciono persino i quartieri business con gli enormi grattacieli e gli impiegati che brulicano come formiche durante la pausa pranzo.
    E' fantastica la varietà di persone, di stili, di aree cittadine, di cibi, di proposte culturali e pur nella varietà si subodora sempre qualcosa di inequivocabilmente brit che conferisce tradizione e identità al grosso mosaico che compone Londra. E non parliamo nemmeno dell'accento brit che, dopo tanto tempo a contatto con i redneck (mi si era sporcato l'accento da morire, cominciavano a chiedermi da quale parte di Nashville venissi mai), è una vera musica.

    Una menzione d'onore, a me che sono una suinella, va al cibo: la cucina inglese non avrà una grossa identità se comparata alla nostra, ma compensa in cosmopolitismo e disponibilità, nonchè in porcaggine. Non fraintendetemi, i proverbiali "du spaghi" mi allettano sempre, ma nel mio cuore e nel mio stomaco c'è sempre spazio per un Waffle alle fragole o una torta Death By Chocolate. Nel riguardare le mie fotine fatte col cellulare ai dettagli che mi colpivano, si nota.

    Il tempo, lo confesso, è infame e mutevole: bufere di neve estemporanee, pioggerelle costanti, vento, sole improvviso... non si sa mai cosa aspettarsi e nel dubbio, almeno in questa stagione, è meglio coprirsi come eschimesi, a meno di non essere inglesi dalla nascita, nel qual caso anche shorts e infradito vanno benone.

    Una nota davvero dolente sono i prezzi davvero above average, che ti presentano con grande disinvoltura sperando che tu cacci i soldi prima di farti la conversione, sempre criminosa, in euro. Per fortuna cibo e alloggi se ne trovano per tutte le tasche, ma il rischio di farsi spellare vivi è sempre in agguato.
    Anche senza potersi permettere di cacciare troppi soldi come me e i miei happy t(h)ree friends, c'è tanto da fare e tanto da vedere. La prossima cosa che voglio davvero vedere sono appunto gli annunci di lavoro...

    Così per farvi un riassunto della spesa base che abbiamo sostenuto per questa piacevole escursione pasquale, che ricorderò sempre come la mia prima vacanza fatta solo coi soldi guadagnati da me, ecco una nota spese:
    • Volo British Airways Linate/Heathrow 07.45 / Volo Alitalia Heathrow Linate 17.40 (orari programmati per godere di tutto il tempo possibile, ragione per cui non ho usato i low cost) = 200€ circa
    • Navetta da e per Heathrow sino al centro di Londra: circa 15€
    • Sistemazione in quadrupla con bagno in pieno centro (colazione inclusa) 125€ a testa per 3 notti
    • Daily Travelcard zone 1-2 per circolazione illimitata sui mezzi pubblici: circa 40€ per 4 giorni

    Il totale ci porta a meno di 400 euri. Non troppo, non troppo poco, comunque una soluzione comoda e appagante che in tutta onestà non vedo l'ora di ripetere sinchè non otterrò la cittadinanza adottiva per logoramento (questa era la mia sesta permanenza).
    The rest, my friends, is shopping...


    P.s. arricchirò il resoconto con altre foto da lunedì, quando per editare un post di splinder non mi ci vorranno tre ore e un sacco di fede e fortuna. Oqquanto odio i Mac...

    Day 4 - Ultime spese, corsa e ritorno

    Sveglia e colazione, deposito bagagli nella stanza del Tetris - Ri-capatina a Camden Town *profluvio degli ultimi soldi* - Blackfriars e Globe Theater - St. Paul's Cathedral - Hyde Park, birdwatching -  Corsa in Hotel - Isteria alla stazione di Paddington - Corsa al terminal 2 di Heathrow - Volo Serafico - Taxi in Centrale - 2 ore di treno per Genova - doccia - coma

    Assicurati i bagagli nella infamous "Luggage Room" (detta più giustamente la stanza del Tetris), orologio alla mano abbiamo potuto ri-visitare Camden, che soleggiata e semideserta, inungiorno feriale, è stata un'esperienza notevolmente più rilassante.
    Su richiesta, ma senza sapere bene cosa aspettarmi, ci siamo riusciti a intrufolare sino alla ricostruzione del Globe Theatre shakespeariano, molto vicino al ponte di Blackfriars (nonchè alla maledetta Tate Gallery che nonc'è staro proprio il tempo di vedere).
    Manco a dirlo, per vedere il teatro (nemmeno uno spettacolo) era richiesta la solita quantità inopinata di soldi. Il tempo scarseggiava e cosÏ, data un'occhiatina alla St. Paul's Cathedral che si era letteralmente materializzata dal nulla, ci siamo rifiondati in Hotel a giocare a Tetris con le valigie, non prima di aver fatto una folle passeggiatina a Hyde Park, dove i cigni affamati ci guardavano con una strana brama negli occhi. Non manca mai di stupirmi la presenza di un parco così tranquillo e gigantesco nel bel mezzo della metropoli, anche se voci dalla regia mi dicono che dovrei anche vedere Central Park a NY, un giorno.
    Chiusa bruscamente l'esperienza ornitologico-bucolica, ho appreso con orrore che alla stazione di Paddington le indicazioni assumono che tu di tuo sappia i binari a cui passano i treni, navette per Heathrow incluse.

    Mentre isterizzo trascinando la valigia, che pesa naturalmente il doppio che all'andata, non so come ma compro anche 5 paia di mutandine nuove. Ciò mi fa sentire molto donna, in tutte le possibili accezioni negative del termine...

    L'Heathrow Connect finalmente si affaccia al binario 12 (prendetene nota, se vi viene lo sghiribizzo di prendere questa navetta cheap per l'aeroporto), un'ora e mezzo prima del decollo. Ciò che segue è una corsa frenetica dal binario al terminal al banco del check in, piacevolmente intervallata dai controlli di sicurezza ridicoli (ti pare che un disperato di fretta con il trolley deve anche togliersi orologi, scarpe, cinture, bracciali e giacche? Scazzata com'ero ho chiesto "Le mutande no?" al povero impiegato di turno).

    Un piccolo aeroplanino Alitalia ci preleva e deposita dolcemente a Linate. Addii, baci abbracci e altre 2 ore di treno per me, appisolata su un regionale sfinita, sudacchiata e sporca, costretta ad udire le confessioni di fine giornata di un gruppo di ferrovieri troppo esausti per essere allegri ma troppo svegli per non rompere a me. Ovviamente mi sento già triste e nostalgica. Ne approfitto per fare una nota a Trenitalia: il servizio Genova-Milano, dopo una certa ora, è una vera schifezza...
    La Shuly approda in vista del suo letto alle 2 del mattino per essere accolta, il mattino dopo, dalla solita, appagante e sempre mutevole merda lavorativa.
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    Day 3 - Sperperi e cultura

    Sveglia tardi - Harrod's è aperto! *profluvio di denaro e tempo* -  Suicidio al pollo fritto a Leicester Square - National Portrait Gallery - Oxford Circus - Queensway *profluvio di denaro in un negozio molto kinky*  - Test di verifica sugli acquisti kinky - Valigia e lettuzzo


    Ci svegliamo prevedibilmente a mattino inoltrato e, senza frapporre ulteriori indugi e con una pera di Starbucks nello stomaco, filiamo dritti a Knightsbridge. Questa parentesi del viaggio è altrimenti titolata "Come sentirsi poveri in una sola pratica mossa". Knightsbridge Tube Station
    Come molti di voi sapranno, da Harrod's si vende davvero qualunque cosa. E di rado a buon mercato. Il palazzo ospita tutte le marche più stracostose del mondo e oltre un certo range di prezzo i cartellini scompaiono. Anche se, più spiritosamente, potrebbero essere sostituiti da cose tipo "Why would you even want to know? You just know you can't afford this". Da Harrod's i turisti poveri come noi vengono subito convogliati nell'angolo souvenir dove, ligia ai miei doveri di visitatrice, ho comprato la classica borsina nera di vinile e una piccola altra miriade di sciocchezze chenon saprei nemmeno enumerare, ma che mi hanno allegerita di circa 50 pounds di troppo... E devo dire che tra tutti e 4 abbiamo dato davvero il nostro meglio. Una visita ai piani superiori ha saldamente cementato il senso di inadeguatezza e meraviglia verso questo folle e lontano mondo di lusso sfrenato, lasciandoci affamati e stanchi.

    Non c'è senso di inadeguatezza che un enorme Boneless Box di KFC non sappia sedare. Dal KFC alla National Portrait Gallery, con almeno quattro polli sulla coscienza e soprattutto sullo stomaco, abbiamo trotterellato naturalmente all'orario di chiusura, circostanza prevedibile dal momento che i bei musei londinesi, oltre ad essere auspicabilmente gratis (per una volta), hannp anche la sinistra prerogativa di chiudere prestino.
    Una rapida capatina all'ala Tudor è però bastata ad appagarmi, perchè mi sono trovata faccia a faccia con il più celebre ritratto di Anna Bolena. Shuly e i suoi feticci: Anne BoleynSi, lo confesso: mi emoziono con stranissime cose e tra l'altro lo avevo anche già visto anni fa, quando disertai il mio gruppo per fare letteralmente una corsa tutta sola per vedere finalmente questa tela, in una sorta di pellegrinaggio storico-feticistico. Accasciati su una panca di legno a guardare le buffe espressioni di un circolo di nobili del Settecento, prima che i soliti topi isterici e severi che lavorano nei musei ci cacciassero, abbiamo pianificato la prossima mossa.

    Oxford Circus non è originale come la ricordavo, forse per l'introduzione in massa anche in Italia di tutte le catene di negozi che un tempo avevo visto solo a Londra. Anche il gigantesco HMV in cui avevo trascorso almeno 2 ore da tredicenne mi sembrava abbastanza superfluo. Ne sono uscita solo perplessa e con in mano un tazzone di cioccolata Starbucks.
    L'ultima sera si avvicinava e ho trovato modo di sperperare denaro in un negozio vicino all'hotel che non avevo visto prima. Sarebbe divertente trovare negozietti cosÏ smaliziati anche in Italia. Praticamente  si trattava di biancheria intima crescentemente kinky nel front, da quasi banalità come i reggicalze a cosette più spinte, e man mano che la visibilità dalla strada diminuiva, questo Ann Summers store ospitava una bella selezione di amenità erotiche varie, senza avere quell'aria di "proibito" e un po' zozzo che hanno molti sexy shop italiani dall'esterno. Naturalmente terrò il riserbo sugli acquisti fatti, dirò solo che il mio acquisto si è rivelato anche un notevole oggetto di design.
     
    La nuova mercanzia viene presentata in hotel ai colleghi maschi, che alzano gli occhi al cielo ma poi insistono per provare personalmente gli acquisti, ovviamente non nel modo che credete voi porci.

    Segue una lenta morte in Hotel e un'ultima sera piuttosto sottotono: manco una cena o una bevutina, solo valigiame preparato in fretta e acciacchi vari.

    Quando riacquisirò l'uso del pc allegherò foto anche a questo post e ai successivi, per il momento sto postando da un Mac senza mouse e la procedura è così mortalmente lenta che ne sono troppo angosciata...
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