In circostanze mentali su cui non voglio soffermarmi ora, ho visitato il museo Coster dei diamanti - esperienza simpatica se si hanno 40-50 minuti da ammazzare, ma le visite più divertenti sono probabilmente state quelle al capitolo olandese del Museo di Madame Tussaud e ad Artis, il gigantesco complesso verdeggiante che ospita l'antico zoo di Amsterdam, nella talvolta trascurata zona Est della città.
Capisci che sei cresciuto un po' quando le frasi che senti e le situazioni in cui ti trovi ti fanno pensare sinistramente "questo mi ricorda proprio qualcosa..." sempre più spesso.
E non è solo per il fatto che le situazioni tendono davvero a riproporsi ciclicamente (per vedere questi cicli una vita più lunga aiuta sempre) e che le persone si comportano seguendo pattern più o meno già visti. Secondo me una parte della spiegazione risiede invece nel fatto che cambiamo noi e si inaridisce la nostra disponibilità a farci sorprendere, ad arrischiarci in territori nuovi. Ci perdiamo un sacco di gioie per risparmiarci un po' di noie.
E' molto meglio, si pensa, aggrapparsi a quello che conosciamo e riconosciamo, e smussare gli angoli di incertezza con una cazzuolata di pregiudizi. Vedere quello che vogliamo e semplicemente ignorare le prove contrarie: poco scientifico, molto efficace e più semplice. Verso le complicazioni, del resto, sviluppo allergie nuove ogni mese.
E però..
Eh.
Qualche accortezza ve la consiglio, perchè oggi Shuly è in vena di consigli (uno a caso fresco fresco? abbiate sempre uno stronzo al mare che può raggiungere anche in mezzo alle vostre scapole con la crema):
1. niente di troppo astruso: l'astruso evitatelo a meno di non conoscere i gusti della ricevente molto bene o di essere avere una tale influenza che qualunque ombretto verde pistacchio glitterato e perlescente le proporrete, magari pure maleodorante e in pasta, lei lo userà perchè si fida di voi e del vostro gusto. Cioè mai.
2. niente di troppo generico, modello trousse con quaranta cose, evitatelo che non sono poi tante le donne che cambiano make up tutti i giorni con tale varietà. 9 volte su 10, di una trousse noi consumiamo 1-2 ombretti e il rossetto rosso-bagascia che ci vergogneremmo a comprare da solo. Poi rimaniamo con una paletta da pittore di stravaganti colori che terremo a far massa in bagno, troppo in colpa per buttarlo. Il catafalco verrà riesumato per il trucco di Halloween. Vi giuro che ho una trousse che risponde a questa esatta descrizione, che risale a quando andavo alle medie, cioè più tempo fa di quanto mi vada di pensare.
3. niente regali allusivi all'età, a meno che non vogliate scherzosamente dare della vecchia a una 18enne, e non è assicurato che non se la prenda giusto una puntina, o che la puntina ve la pianti in mano direttamente. Ergo, se la donna in questione non è la vostra cara mamma o nonna (non una vecchia zia però), evitare antirughe, stucchi facciali che promettono di sconfiggere decadi di gravità e incurie eccetera eccetera. Vietati analogamente anche i cosmetici per i brufoli o qualcosa che possa anche solo velatamente far inferire che lei ha la pelle grassa.
4. niente profumi a meno che non vengano richiesti esplicitamente o altrove menzionati come amati. Il profumo che non piace puzza. E non viene usato. E viene odiato. E associato al folle che ce lo ha regalato. E lo ha pure pagato caro.
5. niente cose banali o cheap: che quelle se le compra da sola. Prendetele qualcosa a cui non penserebbe, uno sfizio un po' più costoso della media, qualcosa di divertente, ma non straniante rispetto ai suoi gusti, al massimo un suggerimento leggermente inusuale.
Dopo questa prima scrematura, siete già su terreni meno malfermi, se siete indirizzati al mondo cosmetico per fare un regalino.
Dicevo comunque di oggi: da Sephora c'è una marca strana di make up, composta da marketing quasi allo stato puro, una cosa molto difficile da trovare in natura. Afferro quello che promette di essere un lipgloss che cambia colore con il tuo umore, una novelty così amena che all'amica l'ho dovuta anche comprare.
E' di un bel rosa, me lo metto usando il campione e noncurante dei germi; non bado a che colore assume. Tanto lo so già che il mio umor medio è scoglionato. La scatoletta comunque ha la legenda per capire di che umore sei. Deve essere per bionde.
Poi passa la commessa cinguettante a cui chiedo consiglio su un'altra miriade di cose, spedendola nei recessi del negozio a cercare prezzi e indicazioni. Finiamo naturalmente anche a vedere cose che potrebbero andare bene a me (in proporzione di denaro speso, quando una donna esce per fare un regalo a un'altra finisce a impiegare almeno la metà dell'importo per sé stessa, è una specie di legge di microeconomia di cui la manualistica dovrebbe tenere più conto).
Mi guarda un po' mentre ghermisce un mascara a effetto high drama (noto in terre nostrane come "effetto Moira Orfei) e poi dice "ma te sei un tipo un po' americano eh, questo farebbe per te".
"io? (la darkettona, ricordate) mah, boh, può essere che vivendoci abbia assorbito qualcosa, chi può dirlo"
"eeeh ma guarda che non mi sbaglio, vedo che punti verso il rosa, qui il rosa non lo spingiamo molto, ma sui mercati americani va parecchio"
"uhmpf" *dubbiosa*
"si si sei proprio un po' tipo BEAUTIFUL"
E si dilegua a cercare un altro prezzo.
Dopo qualche istante attonito, lì vivo un momento di sdoppiamento rispetto a me stessa come sono abituata a vedermi -bianca come un morto con l'eye liner nero- e la cosa che vedo nello specchio.
I capelli vaporosi e boccoluti da bagnina televisiva, l'abbronzatura dorata. La matita nera....e le labbra carnose rosa modello Barbie. Ma rosa luminoso sbrilluccicante, rosa shocking. Anzi scocking. Un neologismo dall'inglese. Il significato figuratevelo.
La tizia nello specchio si porta al viso una mano con la french manicure (una mia piccola perversione delle ultime settimane) e si sente confusa. La manicure inconsueta rispetto ai soliti patacconi viola, neri e rosso variopinto, la confonde di più.
Se un cambio di carnagione e una stiratura sbagliata mi causano queste crisi di identità, 14 mesi di quotidiana alienazione in ufficio cosa diavolo mi avranno fatto, senza che nemmeno me ne accorgessi?
Una cosa è certissima: ora devo avere il lip gloss dell'umore. Solo lui saprà dire cosa penso davvero.
Ho fatto vergognosamente tardi, sarà quest'aria pre-ferie che hanno assunto i giorni prima della mia partenza.
E' che non pensavo di divertirmi tanto a spasso con una persona che dichiara di perdonarmi per amare la musica rock.
E che ascolta - mi pervade un brivido - Vasco.
E' che diciamocelo, ogni tanto la compagnia di una donna fa alquanto bene.
Oggi ho conosciuto una bella fanciulla che ho annoiato per pranzo nutrendola più a parole che a patatine.
Oggi il tempo cercava di roleplayare tutte le possibili declinazioni dell'espressione "sereno variabile", dalle gocce di pioggia da litro al sole abbacinante, passando per tutti gli stadi intermedi.
Oggi ho litigato con il mio bff nella solita ridda di incomprensioni; ma lui dopo mi ha chiamata a casa senza chiedermi il permesso per la prima volta.
Oggi, camminando, ho realizzato che ero stata avvistata da un ex compagno delle medie che pensava fossi io ma essendo a sua detta una "darkettona" non ne era sicuro e non ha detto nulla. L'ho scoperto su Facebook ore dopo, buffa cosa Facebook. Ora mi ci sto perdendo dietro, ha quello che a MySpace manca: un pizzichino di realtà in più.
Oggi, stando ferma come una mucca al pascolo in Via S.Vincenzo per un aperitivo, ho visto io passare un ex compagno del liceo. Uno a cui indirettamente devo l'acquisto di Ok Computer. L'ho fermato con un "Ma cavolo sei sempre più gnocco!" facendo indiscutibilmente una figura da lesbica. L'ho sempre trovato bello e la cosa mi ha sempre reso assai chiaro quanto la bellezza esteriore mi sia dopo tutto meno rilevante del resto. Lui mi incita a non mettere la testa sulle spalle e dice che ha iniziato a fare canto lirico. La cosa mi intriga e crea un po' di invidia.
Oggi ho molestato un buon numero di ex compagni di medie e liceo su Facebook.
Oggi mi sa che per il futuro potrebbero avvenire delle reunion, dove avremo tutti occasione di contarci le rughe, i capelli rimasti, e di confrontare i reciproci fallimenti o successi. Ciò mi attira e al tempo stesso riempie di complessi. Sembrano tutti così cresciuti. E io mi sento una specie di freak. Ero una secchiona astrale dal futuro promettente e ora faccio la "darkettona" (ok, questo termine mi ha divertita) e insidio le ragazze nella pausa pranzo.
Meno male.
Ieri parlottavo con la dolce metà imbalsamata nel piumino e borbottante sporadici grugniti. Il breve scambio di battute era ispirato dal long week end agli sgoccioli.
A che servono alcuni giorni di vacanza? A che servono un paio di settimane fuori dall'ufficio?
A farti stare triplamente di merda quando torni, soprattutto, perchè per riposarsi davvero ci vorrebbero alcuni mesetti di pausa, come fanno gli insegnanti ad esempio.
Ma che dire gente, se lavorate anche voi stiamo tutti sullo stesso barcone di profughi.
Ecco cosa ho fatto io per (non) riposarmi in questi tre giorni: ho sfaccendato. Quasi full time, perchè la mia casetta, tra trasferte, cazzi e mazzi, stava prendendo derive straccion-chic, col salotto trasformato in lavanderia e camera mia in un campeggio, la sala da pranzo ridotta a laboratorio e la cucina a mensa aziendale.
Concedendomi, naturalmente, qualche piacevole distrazione, come la serata al femminile davanti a Sex and the City (anche se le nostre Carrie e Charlotte locali hanno tirato pacco all'ultimo). La sala era gremitissima e ho avuto la bella pensata di andare al cinema vestita da donna con tanto di tacchi vertiginosi.
Adoro guardare le serie TV con tanta gente. Di solito quando guardo un episodio da sola, raramente rido, al massimo sogghigno dentro: avere gente intorno ti sprona a tirar fuori la risata per davvero, a far salotto, a fare commenti. Di questo mi resi conto con certezza quando finii a guardare un episodio dei Simpson con la mia classe del ginnasio in settimana bianca e praticamente piansi dal ridere.
Su questo presupposto, la visione di venerdì è stata decisamente divertente anche per il solo contesto: una sala piena di donne e occasionali fidanzati sacrificali, tutti pronti a ridere, a darsi di gomito per i costumi, a versare qualche sporadica lacrima (si, ma che nessuno sappia che anche io ho pianto. Ops.)
Il film di Sex and the City è praticamente un episodio lungo 2 ore, con le nostre 4 single invecchiate di qualche anno ma perfettamente sorrette da Botox, luci e vestiti favolosi. Una prospettiva della vita dopo i 40 decisamente più rosea del consueto che ti mostra come, con molta chirurgia plastica e moltissimissimi soldi, si possa essere più favolose a 40 anni che a 20.
Metà dei miei commenti all'amica del cuore sono stati del tipo "Ma che cosa DIAVOLO sta indossando?", mentre Sarah Jessica Parker, la bruttina meglio mascherata del jet set, sfoggiava rutilanti abiti da sposa, le solite Manolo Blahnik da mezzo metro di tacco (la Parker cammina sulle punte anche quando è scalza, tipo le Barbie), borsette gioiello a forma di Tour Eiffel e altre varie stravaganze che per qualche imperscrutabile ragione le stanno da dio.
La trama conclude in modo abbastanza esaustivo le poche cose rimaste in sospeso dalla fine dell'ultima stagione: Carrie che finalmente ha accalappiato Mr. Big, l'origine della cui misteriosa fortuna sembra sempre più rivolta al traffico d'organi di bambini coreani, Miranda che ha un bimbo che cresce sempre peggio e il solito dolce e disastroso marito barista (ogni tanto la TV cerca di convincerci che accoppiate simili, l'avvocatessa e il barista, la dottoressa e il portiere, possano davvero funzionare), Samantha ancora relegata allo stretto ruolo di fidanzatina fedele per il suo modello figone e Charlotte irritantemente felice col maritino calvo e la bimba cinese.
Un plauso speciale, come sempre, alle battute di Samantha, ma in generale il film è riuscito insieme a mantenere continuità e coerenza con la serie con poche forzature di trama, a mettere insieme una cosa che era sia fine che divertente, commovente e outrageous (ci credereste che si vede un pisello?) allo stesso tempo. O sarò un po' di parte, visto che ho seguito la serie sin dai suoi tenebrosi esordi su La7 in seconda serata, quando a ogni episodio facevano seguire un curioso dibattito.

Un posto d'onore riservato a scarpe e vestiti, uno al sesso, uno all'ammmore, uno pure alla city ovviamente, ma forse l'ingrediente più grazioso, se ci facciamo una vera pera di sospensione di incredulità, è il tema dell'amicizia tra questi personaggi così diversi (sono una specie di donna sola scissa in 4: la sognatrice, la cinica, la trasgressiva e la tradizionalista), un'amicizia che è sì di fiction, ma fa un po' a tutte desiderare di acchiappare le proprie amichette, abbracciarle strette e andare a cena insieme a parlare di cose da donne, senza conflitti e invidie così tipiche del nostro infelice sesso, ma solo con affetto e comprensione reciproca. Ti fa venire voglia di amiche in parole povere, quel genere di Rapporto Sano col Mio Sesso™ che tanto ricerco.
La mia parte Donna con la D maiuscola insomma, quella che per lo più contengo a favore di altri miei aspetti più originali, ma che ogni tanto sgorga fuori gioiosa in occasione delle cene tra amiche, tra crisi sentimentali e consigli per la cellulite, chiacchericcio gossipparo e discorsi sul sesso che farebbero arrossire i muri (mi distinguo come la Samantha della situazione); la mia parte che, pur indossando quasi sempre anfibiacci e calzini, conserva nella scarpiera un'antologia di tacchi alti che si accontenta anche solo di rimirare ogni tanto e che fa shopping in modo quasi compulsivo.
Il ritorno dal cinema in 2 (dovevamo essere in 4) all'una di notte, scendendo (leggi: precipitando) per Via XX sui maledetti tacchi e chiaccherando di manovre antistupro (che secondo me garantiscono allo stupratore un margine di successo molto ampio) hanno completato la seratina.
Il resto del long week end è trascorso benone, tra concerti (è iniziata la stagione dei festivalini genovesi), pulizie (ho dato la cera per la prima - e sicuramente l'ultima - volta in vita mia) e visite all'Ikea. Ho comprato un sacco di piante in un raptus casalinguico e poi cosparso la casa di candele, cosa che adoro ma non ho mai tempo di fare. Ho sbranato dolcetti Ikea alla cannella e biscotti all'avena pucciati nel cioccolato, guardato un gazillione di puntate delle mie lesbiche (che bello, dopo tutti questi mesi!) e ho pure visto il nome della mia amica canadese nei titoli di coda. Ho finito Running with Scissors e l'ho adorato, ho guardato Juno e un paio di canzoni della soundtrack mi sono davvero piaciute (la line "a half time lover and a full time friend" mi ha fatta sorridere)
Camera mia sembra ancora un campo profughi coi parati staccati e non ho manco comprato il bianco, tanta è la voglia.
Nel complesso riposo 0, cose fatte tante. Dopo tutto non riposarsi è un modo di non darla vinta al lavoro penso. Perchè passare il prezioso tempo fuori dall'ufficio a cercare di recuperare le forze per ritornarci?
La mia valigia ("mia", presa in prestito) giace a bocca aperta sul pavimento di camera mia, affamata di altri vestiti. La mamma mi informa da lontano che devo portarmi anche roba elegante per l'opera, perchè mi portano a guardare la Bohème. Adoro Puccini, anche se La Carmen è la mia opera preferita di sempre. La mente va comunque a quando, dodicenne, mi spremetti lacrime di commozione per Mimì per impressionare il fidanzatino di allora che, con gli occhi a cuoricino, disse "Oooh sei così dolce", colmo di immeritata adorazione. Non gli ho mai concesso nemmeno mezzo bacetto, in compenso ricevetti da lui la mia copia di Dark Side of the Moon, che rimane un momento abbastanza topico della mia pre-adolescenza. Oddio ora lo Googolo anche.
*parentesi in cui Shuly, con un uso spregiudicato di Google, scopre che l'ex fidanzatino è il batterista in una band di Genova e che anche il suo compagnuccio di banco a cui lei invidiava da morire la batteria in casa è adesso felicemente attivo nel mondo della musica* *Shuly si ripromette di riallacciare i contatti* *Shuly logga MySpace* *Shuly trova tutti* *Shuly è troppo timida per piombare con cose tipo "Ooooh Emi ti ricordi quando ti facevo fare SQUIIIIT" e "Oh ti ricordi quando ti sei dato un quaderno in un occhio?" e "Oooh grazie ragazzi devo a tutti e due la conoscenza di uno dei pilastri dei miei gusti musicali" e "Ohhh Davide ti ricordi quando sbavavamo per i Queen insieme e andammo al concerto di Roger?" "Oooh ce l'hai mica con me perchè non mi sono mai lasciata baciare?" "Oh lo sai che conservo ancora le tue impacciate letterine d'amore?"* Odio la mia timidezza*
E certo che qui a Genova, noi gentaglia nata nei primi anni '80 siam sempre i soliti cinque stronzi rimescolati.
E quindi, digressioni a parte, penso con una mezza angoscia a cosa indosserò per non sfigurare davanti alla gente bene della British Columbia, per spremermi nuove lacrime sulla gelida manina. Sfigurerò comunque perchè riesco a sentirmi fuori luogo più o meno in qualunque contesto. E anche perchè metà del mio guardaroba è composto da maglie a righe, e metà del mio parco scarpe da anfibi sdruciti. E anche perchè sto leggendo l'ultimo libro di Sedaris e il senso di leggera e ironica alienazione sociale mi pervade ora come un virus.
Mi si raccomanda di portarmi le scarpe da ginnastica perchè l'edificio in cui vive la signora Mamma include una palestra attrezzata per tutti i residenti. Che cazzo. Sembra un'antologia di situazioni che mi fanno sentire una cacca. Meno male che vedrò la Mami, anche se ho sentito che ha iniziato a tenere discorsi in pubblico e fare networking sfrenato, e quindi manco da lei so più cosa aspettarmi.
Ma devo pensare a sopravvivere al volo prima di tutto, a restare sveglia perchè le mie potenti onde mentali tengano in aria il Boeing, per arrivare a un pelo dall'attacco di panico quando le inevitabili scossette ci faranno danzare sulle nubi, per godermi gli atroci pasti KLM, per ritrovare la mia immensa valigia prestata, per non perdere la coincidenza ad Amsterdam. Di solito l'ansia da volo mi colpisce con 2 settimane di anticipo, questa volta si è sviluppata in una scarica acuta nelle 48 ore precedenti.
E insomma, si capisce che in ufficio non ho proprio una gran voglia di fare. Bleh, ora me la faccio venire.
Business woman di sta minchia.

Si, lo confesso: mi emoziono con stranissime cose e tra l'altro lo avevo anche già visto anni fa, quando disertai il mio gruppo per fare letteralmente una corsa tutta sola per vedere finalmente questa tela, in una sorta di pellegrinaggio storico-feticistico. Accasciati su una panca di legno a guardare le buffe espressioni di un circolo di nobili del Settecento, prima che i soliti topi isterici e severi che lavorano nei musei ci cacciassero, abbiamo pianificato la prossima mossa.