About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • venerdì, 26 giugno 2009

    Bad

    Ero intenta a lavarmi i denti con MTV accesa nella stanza accanto, e ho sentito The Way You Make Me Feel.
    Spazzolando ancora ho pensato "Fico, mattina dei revival!".
    Poi ho sentito l'inizio del video di Black or White, quello con Macaulay Culkin che fa impazzire i genitori. Chi non lo riconosce?
    Nel linguaggio mediatico, due video di fila un venerdì mattina qualunque sono matematicamente un canto funebre. Ho capito che Jacko era morto, niente più Re del Pop.
     
    E' stata la prima notizia che ho letto su Google, su Facebook, su Tumblr e il primo saluto che ho rivolto al fidanzato, agli amici, ai colleghi. Persino al capo. Tutti increduli, tutti colpiti.
     
    Non credo sia possibile essere vissuti attraverso gli anni '80 e '90 senza essere stati un po' fan di Michael Jackson, senza conoscere i suoi successi, mimare il moonwalk o imitare i suoi urletti in falsetto. Era una di quelle personalità musicali così ingombranti che, volente o nolente, dovevi prenderne atto. Persino nella coscienza lattiginosa dell'infanzia, ho il ricordo nitidissimo della locandina delle date italiane del Dangerous Tour del 1992, appiccicata per strada. Con i suoi occhi disegnati che facevano capolino, a fissare così la me stessa diecenne di allora:
     
     
    Ricordo un'eccitante notte trascorsa alzata sino a tardi a guardare Moonwalker, trasmesso da Italia 1 in seconda serata.
    Ricordo i saggi di danza con Don't Stop 'Til you Get Enough (e chi riesce a stare fermo ascoltandola?).
    Ricordo quanto mi spaventava il video di Thriller, e quanto mi sono divertita - sicuramente non sola! - a imitare quella mossa di danza zombie con le mani ad artiglio.
    E' difficile opporre resistenza quando ti trovi davanti a un'icona del genere, la lasci scivolare nella tua vita e si posiziona ovunque trovi posto.
     
    L'unico errore che Michael Jackson abbia fatto, in un certo senso, è stato sopravvivere a se stesso, ai record di vendite e ai tour planetari per poi rendersi bersaglio quasi indifeso di sistematiche campagne denigratorie, circa il cui possibile fondo di verità ho sempre ritenuto meglio sospendere il giudizio, in mancanza di argomenti decisivi.
     
    Era almeno un decennio che esistevano due MJ, quello sempre amato degli anni d'oro e quella strana, sinistra e molto grottesca personalità che si aggirava con mascherina chirurgica e guanti, che sventolava i figli neonati dal davanzale, con i tratti somatici sempre più alieni e irriconoscibili.
    Sfido chiunque, del resto, a diventare una persona normale quando vieni allevato e cresciuto sotto i riflettori sin da prima della pubertà. Il diritto a qualche valvola posizionata male uno se lo guadagna e, a parte per il successo, l'amore dei fan, l'imbarazzante fortuna finanziaria e la fama imperitura, non penso sia campato in aria pensare che essere Michael Jackson doveva fare abbastanza schifo, perchè non c'è nulla che ti ricompensi davvero di una vita interamente regalata al pubblico, nel bene e nel male, vissuta sotto gli occhi di tutti dai momenti di gloria a quelli più umilianti.
    Un'esistenza devoluta pienamente non solo al pubblico, ma soprattutto ai media, che di lui si sono cibati come iene senza mollare un attimo, anche quando la sua fama era più collegata alle imbarazzanti accuse di pedofilia che alle sue imprese musicali. Spero che per oggi i cani si attacchino all'osso succoso della sua scomparsa e, per una volta, vogliano celebrarlo più per le cose grandi che ha fatto realmente che per quelle infamanti che si sospetta abbia fatto.
     
    Personalmente, oggi non mi sento ipocrita a scoprirmi più fan di quanto non pensassi di essere.
    E moonwalkerò fuori da questo ufficio, a costo di spaccarmi il cranio nell'operazione.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: musica, ricordi, attualità, wtf
    mercoledì, 17 giugno 2009

    Ramble On...

    Stamattina l'iPod mi ha proposto come prima track, estratta a caso tra migliaia di canzoni, Birthday dei Beatles.
    Proprio lei! Con Paul che canta che è il tuo compleanno e guarda caso è anche il suo! E ci divertiremo, e buon compleanno a te!
    La meravigliosa coincidenza, nel breve tragitto casa/fermata, mi aveva già indotta a creare una complessa visione di una bella jam session con McCartney, con me relegata all'air guitar e persa in estatica ammirazione del mio attempato idolo.
    Con un solo inconveniente: la sorte ha cannato giorno, perchè io e Paul compiamo gli anni domani, come ogni anno.

    E che anno! Sto per entrare nel regno del magico numero 27 e, se fossi una rock star, farei parecchia attenzione alle pillole che butto giù o all'alcool che ingollo, soprattutto in questo anno delicato.
    Ripensando a Brian Jones, sarei anche un po' schizzinosa sulla gente con cui decido di sguazzare in piscina.

    Non ho mai arpionato una Stratocaster con gli incisivi come Jimi, avrei sfigurato in un duetto con Janis, le tredicenni di tutto il mondo forse non si annoteranno mie citazioni sul diario come fanno con le poesie di Jim. Neanche a dirlo, non sono un'icona degli anni '90 come Kurt.
    E niente da fare, niente del genere mi accadrà.

    A porsi certi esemplari come modelli, del resto, c'è solo da restare sconsolati.
    Posso dire però che, al contrario delle fulgide stelle appena citate, non vedo per me rischi prossimi di sprofondamento in spirali autodistruttive. Il che potrà magari anche dispiacervi.

    Ammesso che mi trovi qui per una ragione, non sembro averla ancora trovata e quindi mi auguro che potrò proseguire lungo il sentiero ancora per un po'. Magari, strada facendo, un barlume di senso mi si mostrerà e, se non accadrà, almeno spero di divertirmi più di quanto non abbia fatto in passato.

    Scongiuri del caso a parte, a questi 27 calerò l'ancora per il canonico anno. Tra dodici mesi io e Paul partiremo verso nuovi lidi.


    Personalmente, però, contemplo una sosta più lunga al porto dei 29. Che dite, mi ci tengono un decennio o vengono ad affondarmi coi sottomarini nucleari?

    lunedì, 15 giugno 2009

    Into the wild

    "E così ti sei trasferita eh? Come si sta sulla Sunshine Coast?"
    "Il trasloco è stato stancante, ma c'è un clima bellissimo e si sta davvero bene. Oh, in giardino hanno avvistato degli orsi, giorni fa"
    "Cosa?"
    "Si si ma sono black bears, mica grizzly!"
    "Quand'è così..."
    "Poi abbiamo fatto mettere la recinzione, solo che i piccoli potrebbero passare sotto"
    "Ah, quindi potreste ufficialmente rubare dei cuccioli d'orso alla mamma. Bene."
    "E poi terremo la spazzatura sigillata così non attiriamo né gli orsi né i puma."
    "I che??"
    "I cougar, sai, li chiamano in tanti modi..."
    "Si si, le pantere. Quelle che mangiano i ciclisti di Orange County, per intenderci"
    "Dicono che sono abbastanza innocui"
    "Si, si immagino"
    "Dicono anche che magari è meglio non lasciare bambini incustoditi a giocare, just in case"
    "Aaaaa-ha" (rumore di tasti) "Tu comunque non accucciarti, cerca di sembrare grossa e molla calci sul muso. Dicono funzioni. Ben assestati eh, hai capito?"
    "Poi non riusciamo a metterci d'accordo sul cancello. Lui lo vuole aperto, io lo voglio sempre chiuso. Ho i fiori, non voglio che i cervi me li vengano a mangiare"
    "Ah è vero che lì i cervi ve li trovate anche in coda da Safeway. Tra l'altro sono più tenaci delle vecchie, ho sentito. Se li superi son capaci di prenderti a cornate."
    "..e poi tra un po' vengono gli alci, quindi figurati"
    "Mi pare giusto, che si mangino i bulbi dei vicini!"
    "...e in inverno può pure capitare qualche lupo, ma non sempre"
    "Sarà un incantevole bed and breakfast, mamma"
    "Penso anch'io!"
    "Con le chiavi della stanza fornite anche un fucile a pompa?"

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: cose buffe, vancouver, wtf
    mercoledì, 10 giugno 2009

    Delfini e contabilità morale

    Lo ammetto: con l'arrivo della calura pre-estiva, anche le mie sinapsi hanno iniziato a sudare e, si sa, con le sinapsi appiccicaticce si pensa male e si scrive peggio.
    La maggior parte delle mie frequentazioni internettare e non si è buttata a pesce sulle elezioni europee e sull'intero ghiotto carrozzone politico che di questi tempi presta il fianco a una satira mai così facile.
    Sul sex-gate all'amatriciana con cui ci deliziano le cronache quotidiane, credo di aver raggiunto quel livello di reale disgusto oltre al quale non desidero sentire una parola di più in merito.
    La mia convinzione a continuare indefessa ad adempiere ai miei doveri civici è come un avanzo di spaghetti sul fondo di una pentola: esigua, scivolosa e difficile da prendere. Sono riuscita ad acchiapparla domenica sera, a un'ora dalla chiusura delle urne, e ho trovato la forza di fare quei due passi fuori casa per andare a votare. 
     
    Il paragone più azzeccato sugli ultimi tempi ci ha accostati a un'atmosfera decadente da basso impero. Che cosa si fa in una simile atmosfera? Ci si adagia mollemente e ci si culla in attività moralmente dubbie. In questo, sto facendo del mio meglio per seguire l'eccelso esempio di chi ci governa.
     
    Mentre cercavo con ogni sforzo di sottrarmi al generale squallore per cercare distrazioni - e peraltro ci riuscivo assai bene - mi è arrivata la classica catena via mail in ufficio. Di solito le catene finiscono nel cestino ancora prima dell'apertura, tuttavia questo particolare messaggio l'ho letto sino in fondo. Fondamentalmente perchè era ragionevolmente corto e pensavo fosse una barzelletta. Invece no, il messaggio non si chiudeva con un'ultima riga rivelatrice, ma con un invito in un italiano vagamente nebbioso:
     
    "Fate sapere a tutti che in Danimarca massacrano ogni anno i delfini extra-intelligenti e socievoli per una festa così come fosse un carnevale. *Solo le persone inutili **pensano che tanto non cambia nulla e per questo rifiutano di inviare questo messaggio a tutti*. "
     
    e con una ridda di immagini come quella qui sopra, degne di un film dell'orrore e piene di delfini sbudellati. Mi sono incuriosita ed informata.
     
    Che le balene siano ancora cacciate contro ogni effettiva necessità e generale norma di buon gusto (e buona creanza) non è un fatto nuovo. Le balene hanno la sfortuna di essere lenti e paciosi giacimenti di materie prime utilissime e tonnelate di carne, e non tutti si sono persuasi del fatto che ammazzarle resta comunque un gesto molto poco carino e ormai superfluo. Questo senza neanche considerare il fatto che la carne di balena ha un discreto grado di tossicità per gli esseri umani e che "ricca di cadmio e mercurio" è un claim che difficilmente convincerebbe un ufficio marketing.
    Quello che più o meno ignoravo completamente era che anche cetacei più piccoli, come delfini e focene, fossero oggetto di orride attività di caccia. Questo fenomeno non incontra molta attenzione mediatica, quindi vorrei dargli visiblità almeno qui. Più che un riflettore è una lampadina a basso consumo, ma si fa quel che si può.
     
    Non so se accrescere la consapevolezza intorno a un fenomeno serva a preparare la strada a una risoluzione. Venire a conoscenza delle turpitudini del bel mondo di Villa Certosa non pare intaccare la reputazione e la credibilità del principale soggetto coinvolto, ma mi auguro che, allontanandoci dall'ambito politico, il giudizio sugli avvenimenti possa essere un tantino più sensato.
     
    Insomma, amici e vicini, forse nemmeno voi sapevate che in più di un paesello del mondo, e neanche solo in repubbliche delle banane, è pratica diffusa ed accettata intercettare branchi di delfini e costringerli a spiaggiarsi per poi pugnalarli alla gola a terra e lasciarli a dissanguarsi. Oppure acchiapparli con uncini e corde, o trascinarli per lo sfiatatoio, oppure fare il lavoro in acqua sinchè il mare non diventa rosso rubino. Non parliamo neanche del Giappone, per cui la caccia al delfino è solo un sotto-ramo aziendale della sempre prospera e internazionalmente criticata caccia alla balena, che spesso scivola anche nella bracconeria di specie a rischio di estinzione.
     
    La caccia al delfino è ancora diffusa, ad esempio, nelle Isole Faroe, una lontana provincia danese. I villici si difendono dicendo che la caccia al delfino è stata praticata dai trisavoli dei loro trisavoli per secoli e secoli. Quando cioè non esistevano il mass market e la generale prosperità di cui gode il mondo occidentale adesso isole incluse, e quei poveri vichinghi (o quello che erano) erano costretti a farsi piacere persino il grasso sottocutaneo dei delfini. Ma son dettagli, e la gioventù faroense rivendica questa pratica come parte integrante della cultura isolana ( e al che io dico: ma queste isole sono così pallose che non hanno neanche una discoteca per tenere questi ragazzi occupati? )
     
    In generale, è sempre la carta della tradizione quella che viene giocata per prima da chi difende il proprio diritto a cacciare certe specie, anche quando il resto del mondo guarda a suddette tradizioni con un'espressione di vago orrore.
     
    Non mi ritengo una persona dallo sdegno facile, e in effetti ci terrei a ridimensionare anche in questo caso le mie affermazioni.
     
    Siamo tutti d'accordo sul fatto che vedere Flipper che si contorce con la gola aperta sia uno spettacolo da far passare l'appetito a chiunque abbia un cuore, così come sul fatto che vedere una balenottera che schiaffeggia pigramente la superficie marina con la coda sia molto meglio che vederla trascinata senza vita sul ponte di una baleniera. Credo però che il ruolo giocato dalla cultura sia qualcosa di più di una paraculata detta per tutelare i propri porci comodi.
     
    Anni fa ero nella zona carni di un WalMart sperduto, e chiesi al mio allora fidanzato dove fossero il coniglio e le bistecche di cavallo. Mi guardò come se fossi un mostro venuto dallo spazio, specie quando dissi "cavallo" e lasciò cadere la mascella tra le ali di pollo.
    Con questo non intendo dire che io sia ghiotta dell'una o dell'altra carne, ma sono certo abituata a vederli nei supermercati. E se io qualche scrupolo a mangiarle magari me lo faccio (c'è un'inversa proporzionalità tra il grado di pucciosità di un animale e la voglia che si può avere di mangiarlo), riconoscerete che qui da noi simili bestie fanno parte della dieta di un buon numero di individui, che non ci trovano nulla di male. Qui il cavallo, ad esempio, te lo raccomandano quando hai il ferro bassino. Gli stessi americani, poi, trovano non troppo orripilante uno stufatino di scoiattolo, c'è chi si sbafa i cani e anche - indovinate dove - gente che non sa dire di no a una sugosa bistecchina di canguro. Che tra l'altro pare sia buonissima e povera di grassi, altro che la carne semi-tossica delle balene.
    Non sto invitandovi a desiderare un carpaccio di pechinese col limone, ma quantomeno a guardare la cosa da una prospettiva meno assoluta e a tenere da conto il fatto che non esistono realtà incontestabili, ma solo sensibilità diverse in tempi e luoghi diversi.
     
    Se per esempio dobbiamo condannare la caccia ai delfini, mi sembrerebbe abbastanza ipocrita non estendere certe considerazioni alla caccia in genere, sempre restando sul piano di attività permesse per legge e su specie che non sono in estinzione. L'attività venatoria nostrana, al contrario, è per lo più difesa come una nobile disciplina sportiva da svolgere all'aria aperta, pur qualificandosi allo stesso modo come "assassinio di animali non dettato da stretta necessità".
     
    Certamente, va detto che fatico a provare più pena per un - mettiamo - cinghiale che per un qualunque cetaceo, fosse anche solo per tutti quei tratti - intelligenza, socievolezza, giocosità - che ci fanno di solito amare i delfini, ma forse è un ragionamento impervio. Non si può essere " un po' " animalisti, perchè come tiri un filo ti viene dietro tutta la matassa: puoi tagliare il filo dopo la caccia ai delfini e i cuccioli di foca presi a randellate, ma a quella lenza, a seconda di quanto tiri, potresti trovare attaccate osservazioni sensate per essere contro la caccia, la pesca, la pelletteria tutta e, tira che ti tira, arrivare persino all'allevamento. Tutto sta nei livelli di soglia che scegliamo di applicare.
     
    Il presunto QI di un animale, il fatto che sappia far giocare una palla sul naso o sia capace di comportamenti "simpatici" sono criteri parziali, come lo sono l'eventuale legalità di cacciarlo o l'abbondanza di esemplari. E' facile essere tentati a tracciare linee del tipo "se è carino e ha gli occhioni buoni non si mangia" o "se non è in via d'estinzione allora va bene" o "se lo fanno già tutti va bene", ma sono distinzioni arbitrarie, personali o culturali e in ultima analisi di comodo, per poter sventolare un po' di indignazione a pochi centesimi al chilo, cosa che a tutti piace molto fare.
    Se vogliamo invece applicare il principio più generale, cioè il rispetto rigoroso delle vite che possono essere risparmiate, dovremmo cambiare parecchio le nostre abitudini (e se avessero pensato così i primi homo sapiens, naturalmente non saremmo dove siamo adesso), cosa che ai più piace molto meno fare.
    Per me tutto si blocca insomma quando vedo un grazioso vitellino e penso che sì, l'idea che venga al mondo per essere macellato mi nausea abbastanza e mi fa sentire male, ma che se tengo una simile idea sufficientemente lontana dalla mia testa posso, contro ogni alta opinione che posso avere di me stessa e della mia coerenza, vivere in pace godendomi i miei bistecchini. Un po' colpevolmente, ma in pace. Lo sdegno che posso provare quando vedo la caccia ai delfini, pur essendo a mio avviso giusto e ben riposto, deriva comunque da una scelta più o meno consapevole di contarsi solo metà della storia, quella che torna bene, quella che "oh dio i delfini no, sono troppo intelligenti!". A voler abbassare il livello di soglia, invece, ci sarebbe quasi letteralmente da impazzire.
     
    Forse questa severità è improduttiva, ma previene dall'adottare gli irritanti sintomi dello smug, che in italiano potrebbe tradursi come "immotivato ed eccessivo autocompiacimento di fronte alle proprie azioni o prese di posizione" (concorderete che "smug" è più sintetico e che "snob" non è abbastanza), e che prende corpo in forme di ecologismo e animalismo radical chic in PETA-style, per intenderci, associazioni che partono da idee condivisibili per poi sfociare da una parte in metodi piuttosto violenti, e dall'altra in una forma di pubblicità squalliduccia per attrici e attricette di varia statura, che hanno la ghiotta opportunità sia di posare nude che di far finta di avere un messaggio serio da diffondere.
     
    Lo smug si anima di tutti i moralismi autoindulgenti, dello zittirsi la coscienza con piccoli gesti più simbolici che utili, negoziabili a seconda di come ci viene meglio, ed è decisamente tra noi. Come specie più intelligente ed evoluta sulla faccia del pianeta (oppure la terza più intelligente, secondo alcuni), abbiamo potere di vita e di morte su gran parte delle altre forme di vita ed è una responsabilità che non sempre è amministrata saggiamente: sono piuttosto lontana da qualunque forma di attivismo o critica globale alla specie umana, ma se vogliamo ben guardare, qualcosino sulla coscienza ce lo possiamo ritrovare sempre. Se vogliamo quindi concederci il lusso di inveire e sbottare da un podio, penso che forse sarebbe il caso di analizzare tutte le implicazioni morali del caso, e magari cercare la proverbiale trave nel nostro occhio, prima di condannare in termini assoluti le pagliuzze più o meno spesse in quello altrui. 
     
    Se pensate che sia un compito che richiede troppi sforzi, potete sempre calarvi nella quotidiana schizofrenia un po' ipocrita e un po' buonista in cui cerco di vivere io: guardo i video dei delfini massacrati, scoppio in lacrime e poi mangio il mio hamburger, penso agli sciagurati consumi dei SUV padronali e poi guido anch'io tutti i giorni, cerco di separare vetro e plastica e poi quando sono pigra li caccio tutti nello stesso cassonetto ugualmente, mi rifiuto di gettare una singola cartaccia per terra e poi anch'io, come voi, vivo succhiando energia e risorse come se non ci fosse un domani. Adottando una personale forma di smug, mi consolo pensando che - forse forse - notare la dissonanza può già rappresentare qualcosa, anche se qualcosa di inutile: in ogni caso cerco di conservare caramente un briciolo di salute mentale.
     
    Intanto, comunque, se i benedetti danesi potessero piantarla con quei delfini, l'indignazione che ho espresso in questo post potrebbe farmi anche smarcare dalla coscienza almeno una settimana di macchina, forse persino un chewing gum sputato per terra. E, per uso futuro, magari pure un brasato di wallaby.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (6)
    categorie: riflessioni, cibo, dubbi, wtf