Ho una specie di mania, quella di vedere (e/o leggere) la cosa di cui tutti stanno parlando in un dato momento, specialmente se ipotizzo si tratti di una porcata.
Tre anni fa, senza alcuna vergogna, mi sono sia guardata che letta il Da Vinci Code. Giusto per infierire sulla desolazione esistenziale del mio soggiorno americano, infatti, ho sentito il dovere di indulgere in pessima letteratura e coronare il tutto con la visione di Tom Hanks in un taglio di capelli irripetibile. Perchè, nel 2006, se non sapevi di che cosa parlasse il Codice ti potevi davvero annoiare a morte. L'opera che sfida i fondamenti del credo cristiano! Lo scandalo! I dibattiti! La gente che giocava a tagliuzzare l'Ultima Cena con MS Paint! Era veramente il caso di informarsi e di godere della follia collettiva, un'occasione imperdibile.
Una caratteristica di molti grandi successi commerciali che da libri diventano film è di avvicinare alla lettura gente che di solito si affatica anche solo a leggere le istruzioni del proprio dentifricio. Gente che, a lettura affannosamente ultimata, si sentirà entrata di diritto nel mondo degli intellettuali. Ora, io non nutro un'enorme stima per chi non legge libri e non penso che a questa peculiarità - salvo qualche caso notevole - si associ di solito grande perspicacia o senso critico. In parole povere, i libri brutti che vendono un sacco immettono in circolo una massa spaventosa di cretini ansiosi di parlarne: uno spettacolo spesso divertente, da osservare con i pop corn in mano. Quello da cui si originano tutti i "casi", per intenderci.
A dover essere sinceri, il film del Codice da Vinci* non mi era dispiaciuto. Tom Hanks ha quell'aria dell'attore che ha già dato, e può permettersi di tirare su soldi interpretando un personaggio con lo stesso spessore psicologico di Topolino (di cui non a caso ha l'orologio) senza essere preso per il culo. Con quell'interpretazione nel Soldato Ryan, e solo per citarne una, tanto sa che lo amiamo comunque. Anche a Ron Howard sono disposta a perdonare questo peccatuccio ven(i)ale: con Ricky non ci si può certo arrabbiare.
La trama, ripeto, ha un che di topolinesco, laddove con questo aggettivo intendo una sorta di parodia del metodo investigativo alla Sherlock Holmes, perso in un turbinio paranoico di simboli-indizi assemblati con lo sputo.
Nonostante tutto, in qualche modo l'impalcatura del Codice si reggeva in piedi e, con fantasia e colpi di scena, riusciva a tenere viva l'attenzione certo non meno di una puntata iperprodotta della Signora in Giallo.
La lettura si rivelò più ostica, sia perchè sapevo già come andava a finire - e la sorpresa è più o meno tutto quello che ti spinge a proseguire- che per questo triste fatto: Dan Brown scrive come un cane e leggere di questi personaggi monodimensionali, dotati di incerte motivazioni e vaghe psicologie, è stato un dolore.
Quello che un po' mi disturbò, ma soprattutto mi sorprese, fu come il già menzionato flusso di cretini (metti un "+ religione" a un qualunque flusso di cretini e ottieni una crescita esponenziale del coefficiente di cretinaggine) fosse riuscito a fare
tutto quel baccano in merito al presunto scandalo sollevato dalla storia. Storiella, quella del Santo Graal visto in chiave biologica, che Brown ha peraltro
scopiazzato. Si tratta di una tesi affascinante e naturalmente non priva di suggestioni, ma ormai ritenuta largamente un lavoro di fantastoria, specialmente per le dubbie fonti da cui trae ispirazione.
Se gli autori originali di Holy Blood, Holy Grail (il libro storiografico-sensazionalista da cui la tesi principale discende) hanno dovuto sostenere l'attacco anche giustificato di critici, detrattori e puritani indignati, non ho mai capito come un lavoro apertamente di fiction e quindi privo di qualunque rivendicazione di verità come il Da Vinci Code abbia potuto sollevare il polverone che ha tirato su qualche anno fa.
La verità, sospetto, è che quando si dà in pasto a una massa di stupidi un libro - oggetto con cui già non sono familiari - che sembra vagamente realistico perchè riesce a mescolare insieme elementi noti a tutti e ipotesi nuove, è facile che la poco allenata sospensione di incredulità dei suddetti stupidi vacilli parecchio e li convinca di avere in mano qualcosa di simile al Verbo. Un po' quello che è successo alla Bibbia, diciamo.
Digressioni a parte,
non sono riuscita a sottrarmi al richiamo cinematografico di Angeli e Demoni e sono andata a vederlo. Confesso, visto che le motivazioni di base già non erano tra le più nobili, che
avevo un desiderio impuro di rivedere Ewan McGregor al cinema senza una spada laser in mano. Non avendo approcciato la visione con nulla che assomigliasse a un religioso rispetto, depositerò qui e lì degli
spoiler di cui vi avverto ora. Credo di aver sviluppato una particolare immunità alle controversie a tema religioso, quindi su questo aspetto non mi dilungherò.
La sparata più grossa del film la fanno all'inizio, per togliersi il pensiero, con una gigantesca e spettacolare supercazzolona sci-fi che porta alla produzione di tre malloppotti di anti-materia al Cern di Ginevra. Malloppotti che, naturalmente, possiedono la forza di distruggere un'intera città (con l'antimateria "prodotta" sinora, dicono al Cern reale che potrebbero al massimo tenere una lampadina accesa per il tempo di leggere questo post, e solo se leggete veloci). Ogni volta che in un film appare un identificatore retinico, sai che a qualcuno verrà staccato un occhio per forzare il sistema di sicurezza: come volevasi dimostrare, il misterioso ladro penetra nel laboratorio con un occhio rubato e si appropria di uno dei tre tubi. Facile facile.
La scena quindi si sposta a Roma, dove i quattro cardinali in pole position per il Soglio Pontificio vacante vengono rapiti e il Conclave prevedibilmente fatica ad arrivare a una scelta. Il rapimento è rivendicato dall'Ordine degli Illuminati (il Priorato di Sion del caso, in questo contesto: gruppo segreto di cospiratori fantastorici nelle cui fila Brown ficca a forza tutti gli artisti famosi che ha trovato su Wikipedia, o tra le Tartarughe Ninja), acerrimi nemici della Chiesa e intenzionati a sconfiggerla con la luce della ragione e della scienza, qualunque cosa questo significhi.
Il giuovine Camerlengo (McGregor, qui negli ingloriosi panni del Commissario Basettoni) fa chiamare in tutta fretta il nostro Robert Langdon, esimio simbolista ed esegeta di Harvard (più stereotipo di così si muore) che, guarda caso, sa tutto ma proprio tutto quello che c'è da sapere sugli Illuminati. Il professore si distingue subito dalla prima scena, capendo che l'uomo mandato a chiamarlo viene dal Vaticano, perchè riconosce lo Stemma Pontificio sulla valigetta. Che lenza, il professor Langdon!
Segue un breve vuoto di trama in cui mi sono distratta a pensare a me e Ewan McGregor vestito da prete soli su un altare sconsacrato, con me nei panni della pecorella smarrita.

I cardinali rapiti vengono gradualmente marchiati a fuoco con misteriosi ambigrammi ed eliminati in modo fantasioso con lo scandire delle ore, in un conto alla rovescia alla fine del quale la Chiesa - e con essa parte di Roma - salterà in aria grazie alla malvagia anti-materia rubata. Questo lo sappiamo perchè, come ogni bravo cattivo dei film,
il rapitore ha lasciato un messaggio intricato e cosparso di simboli, che però permettevano a un qualunque simbolista di Harvard ferrato sugli Illuminati di capire con chiarezza ogni dettaglio del losco piano. Dimenticavo di dirvi che
Robert Langdon è un caso da manuale di Mary Sue maschile.
Quando Dan Brown ha scritto il libro, credo abbia preso una guida turistica di Roma e si sia segnato con la matita tutti i posti conosciuti anche del più bieco e yankee dei turisti suoi connazionali, per costruire il perfetto affresco romano da americano vacanziero. A mezz'ora dalla fine, avevo paura avesse dimenticato Piazza Navona, ma c'è pure quella, e il tutto senza scordare i carretti di souvenir coi David di Michelangelo fermacarte, ché altrimenti il quadretto non era abbastanza tipico. Passiamo praticamente tutto il film a sgambettere dietro a Tom Hanks che interpreta simboli a casaccio come un chiaroveggente e ci conduce qua e là a caccia di cardinali morti accanto alle opere più celebri del Bernini (altro big scomodato per l'occasione) sparse per la Capitale.
Stavo quasi per dimenticare
un inutile personaggio femminile, la fisica del Cern, che per ragioni non esplicitate si unisce all'indagine e funge da arguto
consulente scientifico a 360°, dai segreti dell'anti-materia ai rimedi per le unghie incarnite. Degno di nota anche il dialogo tra il professore di Harvard e la fisica pluridottorata che, tutti eccitati di fronte ai segreti degli archivi Vaticani, si sentono in dovere di spiegarsi a vicenda che cosa sia il modello geocentrico (ma ok, il film è destinato a gente che Galileo al massimo lo ha sentito
nominare in falsetto insieme a "Figaro, Magnificooo")

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Uno dei tratti salienti del film, almeno dalla prospettiva italiana, è l'affresco di Piazza San Pietro come sede di quotidiani dibattiti notturni sulle cellule staminali: incredibile il passaggio random in cui Tom Hanks grufola per terra a caccia di simboli e sopra di lui un manifestante di sinistra con una bandiera della Pace e una vecchia - col fazzoletto in testa ovviamente - si urlano in faccia "Via alla ricerca sulle staminali!" e in risposta: "Credi di essere Dio?" e vengono praticamente alle mani, circondati da un manipolo di Suor Manubrie armate di fiaccole.
Le autorità non ci fanno una figura migliore, e nemmeno le forze dell'Ordine: da una parte uno stuolo di guardie svizzere fanatiche ma un po' fesse e dall'altra un mezzo esercito di Carabinieri che riesce a farsi annientare da un singolo uomo in un'unica memorabile sequenza che lascia una dozzina di uomini a terra senza neanche bisogno di cambiare un caricatore.
A questo proposito, vale senz'altro la pena di spendere due parole sul rapitore e assassino, praticamente
un McGyver passato al Lato Oscuro, capace di annientare decine di persone con il solo uso di una fionda e una pallina rimbalzina. Circa l'improbabilità delle sue gesta, mi sarei senz'altro dilungata maggiormente se pochi minuti dopo, a un passo dalla fine, non fossi stata
galvanizzata dal vero momento "Nuke the fridge!" (cliccate
il link e colmate questa lacuna, se la avete). Non so se e quanto rovinarvi quel poco di sorpresa che potrebbe essere rimasto ma, per rendere l'idea, mi rifaccio alle parole usate dalla mia metà per descrivere la scena:
"...e su tutto questo il Camerlengo si tuffava in paracadute da un elicottero mentre un'aurora boreale di FOTTUTA ANTIMATERIA rovinava la ricezione dei telefonini di mezza Roma"

e lascio a voi la formulazione di ipotesi su come si possa arrivare a un momento del genere in un film serio. Ricordo solo che
stavamo ridendo così forte (di quelle risate con un lungo "snort" vagamente suino)
che persino un tamarro si è girato a guardarci male.
Purtroppo il buon umore di vedere un prete con la camicia aperta planare dal cielo sulla folla è stato rovinato dalla fine quasi anticlimatica (il colpo di scena con rovesciamento delle parti ce lo aspettavamo tutti), in cui ci viene rivelato che dietro al complotto non c'è manco un Illuminato a pagarlo, ma si tratta prevedibilmente della solita congiurona interna guidata dal solito mezzo psicopatico-però-animato-da-buone-intenzioni e astuto come un cobra.
Ci viene inoltre palesato come, con un Camerlengo in grado di pilotare elicotteri (sono da ascoltare le gabole narrative con cui questa abilità viene spiegata dal personaggio) e un McGyver prestato alla carneficina come unico dipendente sia possibile non solo scuotere letteralmente la Chiesa dalle fondamenta, ma anche sfilarti sette euro di tasca e tenerti seduto al buio per due ore e venti.
Una vera ispirazione per la piccola e media impresa, in questi tempi di crisi.
*un conciso ma efficace riassunto lo si trova qui, nella fattispecie:
"He meets some girl, who's a pagan, but also a Christian, but also Jesus's daughter, or some shit. There's also another guy, and a guy who's into BDSM. Then they find the Holy Grail because two guys in Da Vinci's 'The Last Supper' are leaning in opposite directions. No, really. And then he sticks his sword in her chalice, and they all live happily ever after."