Spero non mi abbiate pensato, ma è caduto un altro aereo.
A Schiphol, dove sono atterrata 8 volte negli ultimi 10 mesi.
Sospiro, mi mangiucchio le mani, e mi intristisco parecchio.
E noto che i Boeing 737-800 sono quelli che usa la Ryan, anche se l'aereo era della Turkish Airlines.
Sono temporaneamente paralizzata dalla caga.
Ho un nome piuttosto comune, Silvia, anche se in effetti mi piace molto.
Se mi presento a una festa affollata, però, sono alte le chance che il mio nome finisca dimenticato, o comunque non rimanga ben associato alla mia persona.
Dicono che un ottimo metodo per superare questo problema sia associare il proprio nome e la propria persona a strani dettagli che rimangono impressi. Hobby, tic, parafilie inconsuete. Malformazioni affascinanti, precedenti criminali. Cose così.
Facciamo una prova.
"Molto piacere, sono Silvia e trascorro interi pomeriggi a leggere di incidenti aerei su Wikipedia. Il tuo freak alert ti sta già suonando in testa? Sappi anche che volo di frequente e ne sono terrorizzata, e questa informazione ti permetterà di trarre le dovute conclusioni sulla bassa quota a cui vola il mio Q.I.".
Piuttosto convincente, no? Per combinazione, è anche del tutto vero.
Sul serio gente, non posso certo dire che come argomento "mi piaccia". Mi orripila. Mi sconcerta. Mi spaventa. E ne sono attratta come una falena.
Vi dirò di più, mi garantisce una scorta di aneddoti interessanti a cui pensare al decollo o - a scelta - condividere con qualcuno che è turbato dalla sola idea di volare. Per rassicurarlo, capite. Per fargli capire, chessò, che è improbabile che il pilota intenda far condurre l'aereo al suo figliolo quindicenne, in modo che questo inavvertitamente disattivi il pilota automatico facendo virare l'aereo di 90° rendendolo incontrollabile (Volo Aeroflot 593, A.D. 1994).
Che difficilmente ci troveremo i motori intasati dalle ceneri di un'eruzione di un vulcano indonesiano (Volo British Airways 9, A.D.1982).
Che è ormai scontato che nessuno pensi di aver fatto il pieno in galloni invece di litri, e realizzi di non avere più carburante a 11.000 metri di quota nel mezzo del Canada (Volo Air Canada143, A.D.1983).
Che l'aereo si scoperchi nei cieli delle Hawai (Volo Aloha Airlines 243, A.D.1988).
Che un genio che sta per essere licenziato dalla compagnia aerea progetti di uccidere i piloti a martellate prima di far schiantare l'aereo e far intascare ai suoi i soldi dell'assicurazione (Volo Fed-Ex 705, A.D.1994).
Che avere un incidente resta possibile, perchè la sfiga esiste, motivo per cui non sarò mai interamente a mio agio su un aereo (almeno quanto non lo sono su un'auto, peraltro). Resta però una ragionevole, ragionevolissima speranza di farcela, ragion per cui - pur pronta a sobbalzare di terrore a ogni scossa inaspettata - tutto sommato non lascio che la mia paura diventi una fobia e so anzi simulare grande sicumera a bordo.
Insomma, la freak che consulta Wikipedia in fondo ha le sue motivazioni. Spera vi ricorderete il suo nome. Magari non la prossima volta che cade un aereo (che dio ce ne scampi, tiè), ma almeno quando vi delizierò con i miei aneddoti alla prossima festa.
Pensavo fosse già un segno dei tempi bizzarri la gioia che dovrei provare, stando a più o meno qualunque interlocutore, nel conservare un lavoro che non mi piace e non mi paga a sufficienza.
Perchè almeno c'è, e almeno è stabile.
Ma, a un livello diverso, quanto sono balordi i tempi per farti provare una specie di emozione paragonabile al sollievo* nel momento in cui una povera donna costretta a una vita da vegetale per quasi 20 anni finalmente viene rilasciata da questa pietosa condizione?
Perchè almeno quella massa di stronzi ora, forse, fosse anche solo per rispetto ai defunti, starà zitta.
Starà zitta vero?
* in effetti per definire questa sensazione ci vorrebbe una parola nuova, se Douglas Adams non l'ha infilata a suo tempo in The Meaning of Liff
L'idea di un'invenzione simile un po' mi diverte e un po' mi raccapriccia.
Pensateci: un impianto sotto pelle che ti proietta sulla fronte quello che stai pensando, in simpatiche scritte scorrevoli.
Sapere che qualcosa del genere non esiste ancora e - sperabilmente - non esisterà mai, mi dispiace un po'.
Se tutti in ufficio ne avessimo uno installato, infatti, il nostro capo avrebbe potuto leggere con chiarezza una fila di "Coglione" scorrevoli sulle nostre fronti quando, qualche ora fa, ha dichiarato sbattendo i pugni sul tavolo che "Io ho sempre ragione". Oh si, lo ha detto davvero! E l'unanimità sarebbe stata tale che, forse, per un solo attimo prima di incazzarsi, avrebbe quasi sospettato che ragione l'avessimo noi. Per una volta eh, così non si annoia ad averla sempre lui.
D'altro canto però, sapere che almeno i miei pensieri - spesso inadatti ad essere esternati con schiettezza, specie in ufficio - saranno sempre custoditi al sicuro nella mia testa mi garantisce ancora quel piccolo quadratino di libertà, almeno interiore, che nessuno potrà toccarmi. Quell'area segreta in cui ritirarsi quando all'esterno piove merda e fa freddo.
Un po' come quando sei spiaccicato contro un vetro su un autobus pieno, con i piedi in posizione da Twister e le mani di ignoti appoggiate al sedere, ma puoi compiacerti di poter flettere ancora liberamente tutti e due i mignoli. O agitare la lingua dentro la bocca.
Signori, di questi tempi son consolazioni.
E per piacere, ditemi che la cosa dell'autobus non la faccio solo io.
Sfuggo da Londra nonostante mi sia imbattuta nella peggior nevicata degli ultimi 18 anni, anche se il verbo "sfuggire" non si applicava neanche lontanamente alla visione di me incagliata nella neve alle 4 del mattino mentre tentavo pateticamente di trascinare chiappe e valigia sino a Liverpool Street, con la città ancora bianca, silenziosa e addormentata.
A Stansted trascorro un'oretta a guardare il personale di terra che ci sbrina il Boeing e gli fa pure la toeletta, alternando la procedura a violente battaglie a palle di neve e grasse risate: il volo è in ritardo ma - apprendo in seguito - uno dei pochi riusciti a decollare, forse a causa del pilota Ryan psicopatico che ci ha portati su nei cieli con un angolo di attacco degno di uno Shuttle e ci ha risbattuti a terra a Genova con una fine manovra di break dance applicata al 737, detta "Mossa #51 con fusoliera inclinata a sinistra".
Facendo un rapido calcolo, era la settima volta che me ne andavo a Londra, ma sono lo stesso riuscita a trovarci ancora qualcosa di nuovo e non visto. Magari quando non sarò in ufficio e in profondo debito di sonno mi dilungherò meglio al riguardo.
~
Come postilla sul triste quotidiano nostrano, apprendo che l'ultima moda è dar fuoco alla gente e poi mettere le mani avanti dicendo che "non siamo mica razzisti". Mi riferisco naturalmente ai nefandi giovinastri di Nettuno,
Ora, consentitemi una similitudine un po' maldestra (alle 7 del mattino non potevo concepire tante raffinatezze), ma se qualcuno, di fronte a un gruppo di ragazzini che appiccano fuoco a un altro essere umano, si mette a notare che non l'hanno fatto per razzismo (perchè poteva essere un indiano come una qualunque altra persona indifesa disponibile al momento, che diamine), credo sia come rientrare a casa e rivolgersi distrattamente all'elefante in tailleur che sorseggia té nel nostro salotto, dicendogli "Quel tailleur è davvero fuori moda".
Sono l'unica che in primo luogo direbbe "Oh mio Dio, c'è un fottuto ELEFANTE in salotto, e non credo si sia nemmeno lavato le zampe prima di entrare!"?
Sarei l'unica che troverebbe la presunta assenza di razzismo un dettaglio tutto sommato di poco conto e forse anche un tantino inquietante?
What a wonderful world.