Un ottimo, davvero infallibile metodo per staccarsi un paio di falangi e abbandonare ogni buon proposito dopo meno di un quarto d'ora di tentativi, è riprendere il basso in mano dopo mesi e dire "ooook ora provo Let There Be More Light".
Va bene che io sono un'incapace, va bene che ci sono pezzi peggiori, ma Roger Waters quando la faceva live si portava le dita di ricambio?
Prima di andare ad assicurarmi che l'unghia del mio indice sinistro sia ancora saldamente dove dovrebbe essere, vi ricordo che probabilmente il giro di basso di Let There Be More light lo conoscete anche senza saperlo. Questo se per caso avete sentito Taste in Men dei Placebo, dove il confine tra omaggio e plagio viene titillato senza posa, come spesso accade.
Ow quanto mi brucia il dito -_- ....
Il passaggio dall'adolescenza e post-adolescenza all'età adulta (o a una sua approssimazione) ha senza dubbio segnato la morte per soffocamento della mia capacità di struggermi per le impossibili storie d'amore dei film e dei libri, per le eroine, le scene madre e via dicendo.
Non che non mi piacerebbe tornare ai facili entusiasmi di prima e all'immedesimazione, ma il mio cervello ha preso a rielaborare i nove decimi delle suddette storie come "gesta di stronzette mantenute che dormono sino a tardi e, nella totale tranquillità finanziaria, vivono storielle d'amore insulse che le intrattengano da quella viziata noia da privilegiate che ammanta le loro vite, relazioni il cui unico sale è per lo più costituito dal fatto di far loro pensare di essere trasgressive".
E a questo punto ho smesso di trovare appigli e punti di contatto, così dalla commossa empatia sono passata alla distaccata presa per il culo.
Purtroppo è con questo spirito che ho guardato le mossette di Keira Knightley nei panni della Duchessa del Devonshire, lontana ava di Lady Diana. Di lei, Keira, devo ancora capire se penso sia una brava attrice o un'intollerabile divetta, visto che ancora più che nei film la si vede sui red carpet che occhieggia (lei non sorride: occhieggia) avvolta in mirabolanti abiti firmati.

La storia, seppure largamente basata sulla vita di un personaggio realmente esistito, è la classica storia di femmina ardimentosa e passionale incatenata nelle convenzioni dell'epoca e soffocata da maledetti maschi bastardi. Cosa che cominciava a destarmi un vago sbadiglio già quando, quindicenne, guardavo Titanic per la decima volta (mai cessando di stupirmi di come quella vacca della Winslet disarcionasse DiCaprio da quell'ampia porta su cui sarebbero stati tutti e due) e che invece ora è capace di causarmi attacchi di narcolessia istantanea.
Ormai il concetto è assimilato: c'è stato un lungo, lunghissimo periodo di storia in cui la vita delle donne ha fatto sufficientemente schifo, specie a livello di libertà di autodeterminarsi e anche al giorno d'oggi tale condizione non è ancora migliorata poi così tanto, pur avendo fatto notevoli passi avanti. Di altre storielle di femminismo ante-litteram comincio ad avere le tasche piene.
Se aggiungiamo al tutto una non troppo celata vena agiografica nei confronti di Lady Diana, dati i molti parallelismi tra la vita della principessa e quella dell'ava messi in bella mostra e lo smaccato tentativo di far apparire la protagonista priva di difetti e completamente vittima della sua triste gabbia dorata, la noia assurge a livelli stellari, tanto più che la Duchessa Georgiana non pensò nemmeno di fare una tragica e spettacolare morte come la Principessa, ma - poveretta lei - finì tutto sommato col soccombere senza grande eroismo a quel sistema sociale che la voleva prigioniera nei suoi molti e sontuosi palazzi.
Non nego di aver versato qualche lacrimuccia sulle scene più struggenti, tipo la povera Duchessa costretta da Quel Porco Fedifrago di Suo Marito il Duca™ (Voldemort cioè) a dar via la figlia dell'ammmmore clandestino con il bel fusto dagli occhi che luccicano. Non nego neppure di aver perso una minima quantità di bavetta e aver fatto un occhio porcino di invidia durante l'ennesima Scena di Sesso Proibito, Liberatorio, Sudaticcio e a Lume di Candela™. A parte queste mie défaillance, però, non ci si innalza granchè.
Che cosa ho fatto dunque per ammazzare il tempo? Ho fatto esattamente quello che ho fatto quando ho visto Marie Antoinette della Coppola: ho steso un velo sulla trama già nota e scontata (la Coppola era convinta che mettere i Cure nella colonna sonora ci distraesse) e mi sono messa a osservare in estasi i bellissimi vestiti, le acconciature da capogiro, gli accessori e il trucco. Visto che in entrambi i film si è sopperito alla pochezza di sostanza con attrici giovani e bellocce fasciate in un corsetto diverso e con una parrucca sempre più alta ad ogni scena, vi assicuro che se vi concentrerete su quello avrete di che saziare gli occhi.
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Aggiungo una postilla irritata, pensata mentre mi godevo il mio panino dopo il film e faticavo per riacquisire sensibilità alla punta delle dita ghiacciate.
Sapete, io tendo ad ascoltare le conversazioni dei tavoli altrui. Senza malizia o altro, ogni tanto mi cade l'orecchio e presto attenzione ai frammenti delle conversazioni degli altri.
Non avete idea di quanto mi caschino le palle sotto il tavolo (questo per esprimermi da Duchessa) quando finalmente capto che il motivo di un acceso dibattito tra due ragazzi è il calcio.
Non credo esistano molti argomenti al mondo in grado di scatenarmi un encefalogramma piatto come il calcio e un'altrettanto totale mancanza di interesse. Uno di quei pochi argomenti, è il parlare del calcio. Fatemi presenziare a un dibattito calcistico e, se mettete anche un disco di Vasco di sottofondo, potrei regalarvi un mio rene sanguinante pur di riuscire a scappare.
Se il calcio riuscisse a interessarmi un minimo, sarei davvero curiosa di farmi spiegare da chi lo sa il perchè i tifosi si infervorino come se
1. fossero esperti sportivi e non solo tizi che leggono la Gazzetta con il cappuccio la mattina
2. i meriti della propria squadra dipendessero da qualche loro scelta e dunque potessero farne un qualche vanto personale
3. il loro dibattere, valutare e riesaminare influenzasse in qualunque modo l'andamento della squadra o del campionato.
Detto questo, posso capire che gran parte di queste domande potrebbero essere riformulate e rivolte a me quando mi infervoro parlando di musica o di libri o di film. Lungi dall'aver voglia di spiegare come ritenga le due cose alquanto diverse, mi rassegno. Insomma, ognuno ha il diritto di interessarsi a qualunque cosa sia in grado di farlo sognare un po'. Certo, se questo qualcosa è l'ultima partita del Genoa, permettetemi di alzare un sopracciglio e occhieggiare aristocraticamente altrove come Keira Knightley. Tsè.
Uno degli aspetti più teneri del periodo natalizio è, senza dubbio, vedere branchi di uomini alla deriva che vagano disperati in negozi di abbigliamento femminile e di accessori, alla caccia di qualcosa per la fidanzata/mamma/zia etc. . L'idea di questo momento sicuramente inizia a terrorizzarli già sotto l'ombrellone ad Agosto, e sai che li troverai ancora tutti indecisi il 24 Dicembre.
Li distingui dal brancolare confuso, dal passo disinvolto da elefante in una cristalleria e, soprattutto, dalla rassegnata espressione che vedi loro negli occhi quando scelgono qualcosa, o lo mostrano a un amico per chiedere un parere. La rassegnazione di chi sa già di aver preso la cosa sbagliata e non può ugualmente farci nulla.
Ma state tranquilli, è davvero il pensiero che conta, signori maschietti.
Il pensiero e lo scontrino per fare il cambio.
E comunque buon Natale a tutti, riposatevi e non farcitevi come tacchini del Ringraziamento, che sarebbe fuori stagione.
Shuly saluta e torna a impacchettare le ultime cosine ^-^.
Ieri è successo un fatto piuttosto grave.
Ieri, alle 19.27 circa, Shulypoo è entrata in possesso di non uno, ma due capi con una stampa che un osservatore esterno potrebbe definire senza esitazione come "leopardata" e, benchè siano capi in fondo alquanto discreti, la neo-proprietaria si domanda che cosa diavolo le stia succedendo.
Aveva la sua bella età Miss Page quando se n'è andata, ma per quanto mi riguarda resterà sempre giovane, bellissima, maliziosa in quel suo modo innocente e mai volgare. Uno di quei rari esempi di femminilità che mettono d'accordo uomini e donne, i primi intenti a sbavare e le seconde intente a prendere appunti.
Anche se la sua immagine più iconica e riconoscibile prevede di solito molti meno vestiti, trovo questa foto molto graziosa.

Ciao Bettie, ci mancherai :(
"Il certificato per oggi o anche domani?"
"No no penso domani sia meglio che io ci vada, in ufficio"
"Cos'hai preso?"
"Una ramata d'acqua addosso alla cena aziendale"
"E che ne dici se ti prescrivo qualcosa?"
("Doh") "Aaaah intendeva medicine..."
Com'è che quando mi parlano i dottori non capisco mai un tubo?
E com'è che, in un modo o nell'altro, la cena natalizia con la ditta riesce sempre ad avere ripercussioni ingrate sul mio organismo?
Tra gli incredibili aspetti positivi di perdere un volo in maniera così ingiusta e crudele, ci sono state anche altre meravigliose chance, tipo:
- Incazzarmi al telefono e successivamente via mail con la segreteria dell'albergo di Londra che mi voleva addebitare il soggiorno intero invece della prima notte. La telefonata era improntata a un isterico "this is ridiculous!", mentre mi sono fatta piccola fiammiferaia proletaria via mail e ho ottenuto un qualche sconto sulla "sanzione". Ho salutato dignitosamente con frasi a grande effetto sul fatto che, purtroppo, sarò costretta a non usare più i loro servizi neanche in futuro. Frasi che faranno la loro porca figura nel cestino dell'email dell'hotel, insomma. A parte tutto, io adoro incazzarmi in inglese: il cuscinetto linguistico mi conferisce una straordinaria libertà espressiva.
- Chiamare mezza dozzina di call center carissimi tra cui quello della British Airways che, tassando in pratica al secondo, si premura di parlare a un ritmo di otto parole al minuto, per giunta orientate alla totale inconcludenza. Scoprite le ultime novità su VU VU VU BI A PUNTO COM.
- Litigare con la mignotta del call center RyanAir che "lei non mi si può rivolgere così bla bla bla" mentre ero a un passo dalle lacrime e a mezzo passo dal compiere una strage in aeroporto. Con quello che pagavo quel call center, per quanto mi riguardava potevo anche chiederle di simulare un orgasmo servendosi di un modellino di 737-800 e lei avrebbe dovuto obbedire senza fiatare.
- Tornare mogia in ufficio per recuperare almeno mezzo giorno di ferie sprecato e trascorrere il pomeriggio tra lavoro furioso e fax minacciosi alla sede Ryan di Dublino.
- Passare il week end fissando l'albero di Natale e chiedendosi che cosa si sarebbe potuto fare a Londra in quel momento.
- Indugiare in pensieri paranoico ossessivi tipo "e ora non riuscirò mai più ad andare a Londra perchè ne andrà sempre una storta".
Lo so, suono come un'odiosa bimba minchia e sì, sono conscia del fatto che ci siano mali peggiori (parliamo dell'India? no va...), però di sta vacanzina avrei avuto proprio bisogno.
Sospiro.
Il danno economico è fatto e difficilmente mi rientrerà in tasca.
Il giorno di ferie buttato pure.
Il morale non ne parliamo.
Insomma scordatevi pure l'espressione "incredibili aspetti positivi", qui è ancora merda fitta.
Bleah.