About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • venerdì, 28 novembre 2008

    Contrariamente alle aspettative, Iddio e un pilota della Ryan hanno stabilito che dovevo restare qui. Parte delle mie finanze però resta saldamente investita in forme non rimborsabili di intrattenimento oltre Manica.

    La vita è meravigliosa.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (7)
    categorie: cose irritanti
    giovedì, 27 novembre 2008

    Posto che con questo vento credo non sia necessario l'aereo per arrivare a Londra, ma è forse sufficiente mettersi sulla pista del nostro infausto aeroporto in posizione aerodinamica, vi saluto per qualche breve e rosicchiato momento di relax e congelamento in terra anglosassone.

    Che Iddio preservi le mie finanze e mantenga il mio sangue allo stato liquido.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (2)
    categorie: viaggi, progetti, londra
    mercoledì, 26 novembre 2008

    At work

    Oooh è arrivata la grafica vediamo che casino ha fatto!

    Arancione?  Deve essere impazzita, credo mi sia caduta una retina.
    Testo bianco su fondo giallo, ha ha e ha.
    E che diavolo sono tutte ste mani, sembra un porno per la famiglia Addams.
    La finestra sembra una piastrina del fornelletto antizanzare.
    Questi riquadri li avrei potuti fare io con Word.
    Questa mano qui è pure screpolata. Quest'altra è tozza.  C'erano i saldi sulla banca immagini? Oh lol questa mano ha pure il guantone, fa-vo-lo-so.
    Il tema di sfondo si salva ma quella spugna dietro sembra che lasci le sgommate di cacca. Anzi sembra una medusa. La medusa dello sporco.
    Il codice ean è per gnomi? E di sto font che mi dite?

    Guardo questo lavoro e penso alla morte. Ora devo trovare un modo di riferire il tutto all'autrice senza urtare i suoi sentimenti.

    E pensate che questa è la parte bella del mio lavoro....

    sabato, 22 novembre 2008

    Twilight

    Devono inventare l'Oscar per le migliori acconciature.
    Solo per poterlo negare a Twilight.

     

    Voglio dire gente, lui è quello con l'hair style *migliore* del film....

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (12)
    categorie: film, cose buffe
    giovedì, 20 novembre 2008

    Ricorrenze

    Ogni 24 novembre mi dico “Oh Santo Cielo è possibile che siano già passati xxx anni dalla morte di Freddie?”.
    E sì, è sempre possibile, e ogni anno è un numero più impressionante. Quest’anno saranno 17 anni, l’anno prossimo i nati nell’era post-Mercury potranno votare, e sono dati, questi, che mi colpiscono.

    In questi giorni sono in fermento pre-londinese e la memoria va automaticamente ai miei ricordi legati a questa bellissima città in cui avrei tanto voluto vivere, anche solo per un po’, ma in cui credo non riuscirò mai ad andare per più che pochi giorni sparuti per volta. Il mio primo viaggio a Londra fu nell’estate del ’95. Atterrai a Gatwick e come primissima cosa, appena sistemata la valigia in hotel, trascinai il papà per Kensington con una mappa in mano di luoghi e strade in cui non ero mai stata ma in cui mi muovevo lo stesso con una strana sicurezza.

    Raggiunsi Logan Place per vedere il muro della casa di Freddie. Un muro bello alto e alquanto lungo, periodicamente ripulito e altrettanto periodicamente ricoperto nuovamente da scritte piene di affetto di altri fan sciamannati come me che vengono dagli angoli più disparati del globo a compiere questa strana e un po’ feticistica forma di pellegrinaggio.
    All’epoca facevamo solo diapositive, e in un’oscura slide ci sono ancora io, con il mio più improbabile abbigliamento anni ’90 e i capelli a cespuglio, che guardo mogia mogia la porta che si apre nel muraglione, anche quella coperta di scritte sin dentro la buca delle lettere.

    Lo stesso tipo di spettacolo si presenta anche nelle foto di molti anni a seguire, sinché i miei soggiorni non si fecero troppo brevi per poter dedicare tempo a quella scappatella kensingtoniana.


    Sempre nel corso di quella prima e memorabile vacanza, passai ore a spulciare vecchi vinili a Portobello Road. Ero a caccia di B-Sides nella nebbiosa era pre-Napster e mi portai a casa sia Under Pressure che Play the Game, le cui ambite track del lato B avrei anni dopo potuto scaricare con un clic in pochi secondi.

    La sentimentale in me, però, volle anche un certo 45 giri con la custodia blu e una bella foto della band. Venti sterline e molti ringraziamenti al papino dopo, avevo in mano Bohemian Rhapsody, il mio minuscolo e abbordabile pezzo di storia della musica, nelle mie grinfie per sempre. Ma tornerò su questo punto più avanti.
    Mi scordavo di aggiungere anche che, in quel lontano Luglio londinese, tirai su anche il 33 giri di A Night at the Opera. Un pirla aveva scritto dentro alla Q di Queen. Ma io ho a casa 45 giri degli Stones pieni di Mick Jagger con le corna disegnate a biro, quindi chi ero mai per giudicare? Me lo presi.

    In questi giorni, mentre meditavo su Freddie e la sua prematura scomparsa, ho ricordato anche un evento più lieto:  venerdì il nostro simpatico e adorato concept album,  la magnum opus, quello che pomparono a buon diritto come “l’album più costoso della storia del rock”, il frutto di maniacali e ossessivi lavori di incisione e sovrincisione, compie i suoi annuzzi. Domani, per la precisione, fa 33 anni.

    Non è un numero tondo, ma almeno è un multiplo di 11, per dire, e io lo celebro comunque, perché non ha ancora così tanti anni da dover mentire sull’età dopo tutto.

    Come celebriamo A Night at the Opera? Ascoltandolo in primo luogo. L’ho ascoltato tante volte che lo posso cantare da cima a fondo, facendo voci e strumenti e senza pause se non per prender fiato. Se però siete vissuti su Saturno sinora e non vi è mai capitato di farlo, lasciate vi dia qualche spunto sul perché dovreste:


    1. Death on Two Legs (Dedicated to…)
    “Was the fin on your back part of the deal...”

    La vita è sempre la stessa. Sul groppone di tutti c’è almeno un ex capo stronzo, o qualcuno che ci ha sfruttati e trattati male in passato. Capitò pure ai Queen prima che fossero un gruppo surrealmente ricco e di successo.
    Mentre noi possiamo aspirare al massimo a bucargli una gomma e fuggire come ninja, la band si prese il lusso di aprire il primo album prodotto sotto nuova gestione con una bella track incazzosa che non si risparmia insulto nei confronti del manager appena scaricato. Appena me ne vado di qui, metto degli altoparlanti sul tetto e la faccio partire a tutto volume. La line “but now you can kiss my ass goodbye” mi premurerò di urlarla io stessa.

    2. Lazing on a Sunday Afternoon
    “Fridays I go painting in the Loooooo…uvre.”

    Dopo tanta rabbia, silenzio… e un pianofortino spiritoso parte, vivace. Freddie sembra cantare da un piccolo altoparlante, anche se la registrazione fu più complessa e coinvolse strani movimenti in giro per lo studio, delle cuffie e un secchio di latta. Si tratta di un grazioso divertissement che racconta una settimana di attività che culminano nel poltrire domenicale.

    3.I’m in Love with My Car
    “String back gloves in my automolove”

    Roger Taylor è fissato con le auto e con la figa e con gli occhiali da sole, ormai è una cosa lampante. Mentre il timido Deacon componeva la track successiva dedicandola alla moglie, lui prese carta e penna e si impegnò a infilare ogni singola componente di un’automobile nelle lyrics di questa atipica love song hard rock. Non solo, ma si chiuse in un armadio (un capitolo di “Trapped in the Closet” ante-litteram!) a frignare sinché Freddie non gliela lasciò mettere nel lato B di Bo Rhap, per cui sta attualmente ancora ciucciandosi le royalties. Minacciando un “Galileo” ad alta frequenza che avrebbe danneggiato le apparecchiature dello studio, ottenne anche di spararla live a ogni occasione propizia, per molti anni a seguire, e dobbiamo dargli credito di essere uno dei pochi batteristi che a cantare mentre suona ci riesce anche benone.

    4.You're My Best Friend
    “I'm happy, happy at home”

    John Deacon è dei Queen l'unico che ha scelto dignitosamente di chiamarsi fuori dalle scene dopo la morte di Freddie. L'ultimo arrivato, il più giovane, il più silenzioso e low profile della band, era un elemento necessario per mantenere coeso un gruppo altrimenti composto da drama queen (termine appropriato) afflitte da manie di protagonismo in varie forme. Bassista in gamba e probabilmente anche un po' sottovalutato, non aprì mai molto bocca, né per cantare né per molto altro. Di canzoni ce ne ha regalate poche, in compenso tutte belle e generalmente caratterizzate da un certo qual vibe positivo. Mentre gli altri tre broccolavano in giro, lui si sposò presto e comincio a fare figli su scala industriale, tutti con la stessa donna con cui sta ancora oggi e a cui nel '75 dedico questa love ballad per eccellenza, davvero deliziosa e alquanto heart warming.

    5.'39
    “Dont you hear my call /Though youre many years away”

    Mentre Taylor fa il cazzaro, Deacon il tenero e Mercury volteggia poledricamente dal demenziale al sublime, May è l'astrofisico fissato con le storie struggenti e tristine, di cui la sua carriera come autore è letteralmente tappezzata. Solitamente la malinconia e il rimorso sono trademark delle sue lyrics e puntualmente li troviamo anche in questa vicenda un po' fantascientifica di una spedizione che parte per esplorare terre lontane e trova che al ritorno, un anno dopo, sono trascorsi cento anni e tutte le persone amate sono morte. Canta Brian stesso, come spesso accade, mentre gli altri gli vanno dietro con bellissime armonie. Una delle cose più carine di '39 è il modo in cui la suonavano live, raccogliendosi tutti nel proscenio in una sorta di performance “intima”: Mercury con le sue tutine da danza e Taylor con grancassa e tamburello. Mentre Deacon trotterellava in giro, Brian sembrava il figo della comitiva che suona davanti al fuoco in spiaggia. E la folla andava, prevedibilmente, in deliquio sensoriale.

    6.Sweet Lady
    “You call me sweet like I'm some kind of cheese”

     Questa è la track meno conosciuta dell'album in assoluto e, relativamente al contesto, forse la più debole, benchè scommetto che molte band meno talentuose sarebbero state ben contente di produrre questa solida ed energica canzoncina rock dedicata probabilmente a un fior fior di stronza. 

    7. Seaside Rendezvos
    “Fantastic, c'est la vie Mesdames et Messieurs”

    Un altro piccolo capolavoro della vena romantico-kitch un po’ poliglotta, brillante e veloce, con tanto piano e un basso che ti costringe a ballare, possibilmente acchiappando per mano la prima persona a tiro, fosse anche la persona seduta accanto a te in bus. Ascoltare Seaside Rendezvous non può non mettere di buon umore, fosse anche solo per l'intermezzo “strumentale” in cui Freddie e Roger fanno i kazoo umani e, signori, lo fanno dannatamente bene.

    8.The Prophet's Song
    “Listen to the mad man”

    Forse l'ultima rappresentante della vena epica dei primi Queen, è una canzone lunghissima – oltre otto minuti – di sapore biblico-onirico, in cui il profeta annuncia l'imminente sciagura che un'umanità arida e priva d'amore ha attirato su di sé, e cerca di metterla in guardia perchè si salvi. Ovviamente parto della mente di Brian, presenta un lungo intermezzo solo vocale, prima cantato da Freddie e poi dagli altri, che gioca divinamente sia con il delay vocale con con l'effetto stereo. So che quando i Queen erano giovani studenti di belle speranze, amavano prendersi i dischi di Hendrix e saettare da una cassa all'altra per capire come quell'uomo prodigioso riuscisse a sfruttare la stereofonia, e qui è lo stesso, una cassa sola non ti basta o ti perdi tutti i dialoghi di voci. Me ne resi bene conto a dodici anni, quando ascoltai the Prophet's Song con un'amica tenendoci un auricolare a testa e lei concluse che sì, le piaceva, ma quella sezione in mezzo, con quegli strani buchi silenziosi, era davvero troppo troppo stravagante.

    9.Love of My Life
    “Don't take it away from me because you don't know / What it means to me”

    Per qualche ragione, questa romantica, struggente ballata di Freddie, con piano, arpa e performance vocali da far commuovere, è piaciuta tanto ai fan. Specie quelli sudamericani. Ma dico tanto come in “tanto tanto”. La versione che tutti conoscono, infatti è quella live. Freddie e Brian in proscenio, chitarra acustica e le consuete migliaia di invasati che non vedono l'ora di cantare. Freddie è ben contento di risparmiarsi un po' di attrito di corde vocali e – a volte – un po' stupefatto dall'entusiasmo della folla. Brian mantiene la consueta aria assorta, anche se una volta giuro di averlo visto prendersi qualche secondo per portarsi il dito indice alla bocca nell'universale gesto del “STFU”, forse stizzito dal fatto che le urla ferine dei fan gli impedivano persino di sentire che cosa stesse suonando. Ma io vi invito a godervi la versione studio, pulita e raffinata. E' anche la preferita della mia mamma, per la cronaca.

    10.Good Company
    “Don't fool with fools who'll turn away / Keep all good company oohoo oohoo”

    Un punto piuttosto caratteristico di A Night at the Opera è l’ondeggiare continuo tra serio e faceto e il cambiamento repentino di sonorità. E’ appena finita la lacrimosa Love of My Life, in un tripudio celestiale di arpeggi e cori. E che cosa comincia? Un ukulele (tecnicamente dicono fosse un banjolele del papà di Brian), chitarra alquanto effettata e un feel quasi da New Orleans. Brian racconta la storia di un uomo che ricorda le lezioni paterne impartitegli in gioventù e, nonostante una vita di sforzi e lavoro, si trova a sua volta vecchio e solo a rimuginare su cosa è andato storto: nonostante il ritmo allegro, l’amarezza dei testi di Mr. May resta lì.

    11.Bohemian Rhapsody
    “Scaramouche,scaramouche will you do the fandango?”

    Ora, di piaceri nella vita ce n’è tanti e anche di molti tipi, nonostante cerchiamo di contarcela diversamente. In ambito musicale, credo che sentire Bohemian Rhapsody per la prima volta rientri nella zona alta della classifica. Quella prima volta in cui resti con la bocca semiaperta e l’occhio da pesce mentre si susseguono nei tuoi condotti uditivi tutte le quattro parti (o sei, per alcuni) di Bo Rhap e ogni parte nuova ti prende di sorpresa e quando a un certo punto ti domandi se questi quattro inglesi ci siano o ci facciano ma in ultima analisi te ne freghi perché anche se ci fanno, lo fanno molto bene. Mentre forse è questionabile – almeno secondo parametri universali – che sia tra le canzoni più belle mai messe insieme, sicuramente una menzione speciale per la sua complessità è un giudizio più obiettivo (si narra che il nastro fu rimaneggiato e sovrinciso tante volte da diventare quasi trasparente).
    Il coro iniziale lo avrei sempre visto benissimo come colonna sonora della fine del mondo, e -se la fine del mondo si disturberà a durare in tutto 50 secondi – continuo a vedercelo. Poi attaccano queste lyrics così disperate e a loro modo dolci, circa la cui ispirazione Freddie si tenne sempre sul vago; mi ricordo che da piccola vederlo che incrociava le mani sul piano mi sembrava sempre una cosa fichissima e insolita.
    Poi BOOM: quella sezione mai sentita prima, i Galileo, i Bismillah, gli echi, la voce di Roger che arriva così in alto che questioni la sua appartenenza al genere maschile. Tu sei ancora lì che pensi “no, aspetta un momento ho DAVVERO sentito tutto questo?” e apre la sezione rock, quella che tutti ci ricordiamo per la scena di Wayne’s World. A quel punto non sei più in grado di controllare i muscoli del tuo collo e ti trovi coinvolto in un headbanging compulsivo sino alla lussazione.
    Mentre l’eco dell’ultimo, leggero colpo di gong si estingue, hai quasi il fiatone e resti affascinato, stordito, suggestionato. Ma ti sei anche bruciato la tua prima Bo Rhap, ed è una cosa che succede una volta sola.
    Un po’ per scherzo un po’ no, credo pagherei per poterla riascoltare per la prima volta. Lei, Stairway to Heaven, tutto Dark Side of the Moon… e moltissime altre meraviglie musicali a cui fama e successo smisurati hanno finito col rubare, forse per sempre, la freschezza e il senso di meraviglia del primo ascolto. Voi almeno una volta riprovateci, ad accostarvi a questi enormi successi come se le orecchie fossero vergini… ogni tanto funziona.

    12.God Save the Queen
    *miagolio per imitare la chitarra*

    Il nome Queen già dovrebbe suggerire alcuni loro tratti: pomposità, grandeur, ambiguità, patriottismo e un qualche gusto per il pacchiano e l’esagerato. Questo Mont Blanc di stratificazioni di Red Special, utilizzato per chiudere gli show sino alla fine, riassume gran parte del concetto: è un ambiguo omaggio all’Inghilterra e una piccola autocelebrazione neanche troppo tongue in cheek. La superpacchianata adorabile è stata 6 anni fa, quando Brian è riuscito ad arrampicarsi sin sul tetto di Buckingham Palace e, fingendo di celebrare il Golden Jubilee di Sua Maestà, l’ha suonata live. E cosa può fare un fan, se non annuire e sogghignare?


    Va bene gente, io sono indubitabilmente di parte. Vi parla una che si è firmata per metà adolescenza allungando lo sbaffo sotto la A finale per formare la Q di Queen, del resto.

    Negli anni, però, mi sono riassestata su posizioni meno acritiche e vagamente più mature rispetto ai miei eroi: ho molto arricchito i miei gusti e a volte sono arrivata anche ad ammettere dei Queen alcuni limiti e –persino!- dei difetti, anche se con affetto e qualche senso di colpa.

    Nonostante questo, penso che su A Night at the Opera la mia opinione sia al massimo migliorata negli anni, con la somma dell’adorazione pre-teen all’apprezzamento più profondo della complessità dell’album, delle personalità della band, del modo in cui è tutto incastonato nel panorama musicale dell’epoca pur portando avanti un discorso artistico a sé, quello tutto Queenesco che la band ha sviluppato per due decenni senza mai farsi trascinare completamente dalle mode del momento, ma attingendo da pressoché qualunque fonte di ispirazione per una produzione complessiva che ha proprio nella varietà la sua vera continuità. Per rendersene conto, questo è un ottimo album per cominciare.

    Insomma: il 21 Novembre del 1975 A Night at the Opera è entrato nel cosiddetto firmamento del rock per non uscirne più e, anche se domani sarà il suo trentatreesimo compleanno, vi assicuro che non vedo ancora traccia di rughe.


    P.s. se riesco, faccio una foto dei 33 e 45 giri nominati. I miei vinili sono stati messi in ordine da una scimmia ubriaca quindi potrebbe volerci un po’ a trovarli…

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (8)
    categorie: musica, ricordi, londra, queen
    lunedì, 17 novembre 2008

    Emergenza rottura di palle

    Mi schifa un po' dirlo, ma almeno su una cosa Dell'Utri non ha tutti i torti.
    Le notizie sul tempo.
    Ma non solo in Rai. Ovunque.

    Quando ci persuaderemo del fatto che, effettivamente, mezze stagioni a parte, le stagioni *esistono*?
    Estate = caldo. Inverno = freddo. Primavera = si scalda. Autunno = si raffredda. A-fucking-men.

    Insomma gente, che figura da deficienti facciamo di fronte a un ipotetico osservatore esterno quando, dopo migliaia di anni passati a osservare e studiare il pianeta, ancora ci stupiamo come dei bimbi quando la temperatura si abbassa e parliamo regolarmente di "emergenza freddo" o , ad Agosto, di "emergenza caldo"?

    Sul fatto che le notizie di cronaca facciano generalmente schifo e non ci siano modi troppo allegri in cui presentarle, tutti daccordo, ma per favore potete risparmiarmi il tono da storia dell'orrore nell'annunciarmi che domani, 18 Novembre, farà freddo?
    Che diamine, ora sono qui con l'ansia e il desiderio inspiegabile di comprarmi dei Moon Boots....


    Ho trovato: sarà tutto l'ennesimo complotto di marketing.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti
    categorie: attualità, wtf
    venerdì, 14 novembre 2008

    Caspita, è una settimana che non vi tedio con i miei post.
    E' che sono tediata a mia volta, inizio tremila post e li lascio incompiuti, abbozzo pensieri e non ricordo come sono iniziati: è inutile, per ora niente. C'è qualcosa che non va nella capoccia e devo capire che cosa sia.

    Per far fronte al tedio, domenica ho deciso che sarebbe carino andare a Londra qualche giorno e lunedì ho prenotato il volo. Tra due venerdì mi calerò in un coma di shopping britannico e distrazione assoluta. Adoro aver colpi di testa, mi dovrebbe succedere più spesso.

    Buon week end gente.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (4)
    categorie: pensierini noiosi
    venerdì, 07 novembre 2008

    Obama non chiama

    Mentre immagino Berlusconi che si strappa i capelli (tanto poi se li rimette) e si mangia le unghie davanti al telefono che non squilla, Barack Obama starà conversando con personaggi di più alta levatura politica, morale e personale. Come il presidente sudcoreano, a quanto pare, che evidentemente riesce a non dare del suo paese un’immagine da Repubblica delle Banane governata da semianalfabeti.
    Per fare la mia, mi sono unita al coro di italiani disperati che hanno lasciato un messaggio di scuse sentite sul Facebook di Obama, come fa il nipotino che spiega agli estranei che, no, il nonno purtroppo non le trattiene più le sue flatulenze pestilenziali.  
    Non lo leggerà sicuramente, ma magari – chissà - la massa di scuse nostrane non passerà del tutto inosservata.
     

    Obama, il Silvio americano.

    Avrei voluto scrivere un post celebrativo per la vittoria di Obama, ma sai quando prendi il fiato per iniziare un discorso e qualcuno continua ad interromperti? Sono stati giorni di intenso nonsense politico, in ambito nostrano, e di fronte a certi eventi, ascoltando certe affermazioni, non di può fare altro che fermarsi ed ascoltare estasiati.
     
    Prima ancora dell’elezione americana, Andreotti andava in catalessi in diretta davanti a una conduttrice domenicale evidentemente terrorizzata all’idea che colui che era probabilmente già segretario personale di Nostro Signore all’epoca della creazione schiattasse proprio durante suo programma. Andreotti si schernisce poco dopo dicendo, per parafrasare, “che cazzo volete ho quasi 90 anni”.
     
    Tra la famiglia Guzzanti e la ministra Carfagna ormai è faida. Se già con la più sovversiva Sabina ci sono stati rimbalzi di accuse e querele, è passato anche papà Guzzanti a rincarare la dose, peraltro iniquamente tirato in ballo dalla Carfagna medesima. Quell’uomo sarà un pazzo, ma per essere un parlamentare del PdL sta dicendo cose molto interessanti ultimamente, tipo quando ha definito “vomitevole” l’apologia alla politica russa di Berlusconi e quando, pochi giorni fa, ha parlato di “mignottocrazia” in riferimento alla ministra soubrette e alla sua carriera lampo, circa le cui ragioni - oltre al lucido intelletto e all’acume politico - un po’ tutti si interrogano.
    Congiungo le dita come il sig. Burns, borbotto “Eccellente...” e ridacchio.
     
    Poi è stato eletto Obama e per me è stata come la mattina di Natale. Non lo so sinceramente come quest’uomo sia riuscito ad incanalare così tanto amore ed entusiasmo a livello planetario e non vorrei assolutamente essere il povero Barack per il peso senz’altro immane delle responsabilità e delle aspettative che gli gravano addosso. Mi limito ad unirmi ai festeggiamenti, sapendo che il fondo – negli States almeno – è già stato raggiunto e che ora la Casa Bianca sarà occupata da un uomo dotato di intelletto, capace di leggere/scrivere/parlare (cosa da non dare mai per scontata) e che, almeno in apparenza, sembra sprizzare doti come buon senso, sensibilità, umiltà e onestà. Anche la First Lady Michelle sembra una cazzuta, per dire.
     
    Dopo tutto questo volare alto sulle correnti dell’entusiasmo internazionale, ci ha pensato Silvio a ritirarmi giù nelle grettezze e nelle piccinerie locali. Invece di andare a consolare il suo amato Dubya con una calda pacca sulla spalla, ha già minacciato di dare consigli a Obama alla prima occasione. Al primo abbraccio nella fattispecie. Povero Obama, che mestieraccio.
    Mentre mi massaggiavo le tempie al pensiero delle battute “à la Silviò” che sarebbero potute scaturire dal memorabile incontro tra leader, il nano mi ha battuta sul tempo e ne ha già mollata una. Con la sua vecchia e pessima abitudine di parlare a nome di questo Paese con la stessa sottigliezza e maturità politica dello scemo del villaggio al bancone del bar: cose che cioè l’uomo della strada potrebbe anche dire tranquillamente (qualcuno si ricorda il celebre “la cultura occidentale è superiore a quella islamica”?), ma che il Primo Ministro di una nazione “seria” dovrebbe abbandonare in favore di espressioni un pelo più rifinite.
     
    “Giovane, bello e anche abbronzato”, ecco cos’è Obama. Visto che tanto qui, più in alto della questione del colore della pelle non si sa volare.
    Socchiudo gli occhi in preda a una vaga emicrania. E Silvio già ritratta, dicendo che per lui era una “carineria”, un complimento. Stamattina su LA7, Enrico Vaime ha definito a sua volta il premier “Brutto, vecchio e nano”, ma ha specificato anche lui che si trattava di un complimento. Siamo pari?
    Come se non bastasse, ci si mette il PD esultante, che qualcuno ha accostato a quelle folle di paese che stappano spumante e festeggiano quando esce il 6 al Superenalotto ma non hanno lo stesso vinto un tubo.
    E Veltroni con la faccia trasfigurata del fan boy emo impazzito, che se gli toccano Obama gli vengono gli occhi rossi e la narice dilatata. Invece di lasciar cadere le affermazioni del Silvio nel vuoto che meritavano, si “soffia sul fuoco” (non sottraiamoci alle mode giornalistiche più trendy) e si dà il via al consueto valzer (o Walter?) di polemichine.
     
    L’apoteosi del dibattito, che sicuramente meriterà un paragrafetto nei libri di storia alla voce “Reazioni internazionali” del capitolo sull’amministrazione Obama (o no?), ha visto Silvio sbottare contro le critiche da sinistra, remare contro lo spirito gelminiano e istituire un nuovo corso di laurea con un solo iscritto: una laurea in coglioneria che per ora merita soprattutto lui stesso.
     
    Per dimostrare di essere il simbolo vivente delle Pari Opportunità, visto che se ce l’ha fatta lei ogni bimba un po’ tarda ha speranze di riuscire a combinare qualcosa, Miss Carfagna rincara la dose al Tg4 e ci rivela che in fondo, Silvio è un po’ l’Obama di noialtri.
     
    Posso augurarvi buon fine settimana end con l’augurio che tra domani e dopodomani non sbuchi nient’altro? Speriamo che anche il male si riposi nei week end, perché a me la testa gira già quasi più delle palle.
    dropped by: Shulypoo | link | commenti (13)
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    martedì, 04 novembre 2008

    Se sei un coglione di politichello italiano qualunque e vuoi lo stesso che si parli di te persino alla vigilia delle elezioni in USA, che cosa puoi dichiarare di abbastanza folle, stupido e assurdo?

    Ci ha pensato Marcello Dell'Utri, che - tra i vari deliri - ha detto in tv una cosa del genere:

    «Le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo, ma c`è modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli di adesso. Io guardo il TG3, ad esempio, e vedo che ci sono degli anchorman che hanno già una faccia un po` gotica, un po` dark. Sicuramente, ce ne sono più in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore “esprit de finesse” in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un`altra espressione».

    A parte che se dovessi mai vedere un darkettone al TG3 mi si tirerebbe su il morale dal ridere al punto che mi scorderei della crisi, ma c'è bisogno di ulteriori commenti oltre a "U-hu?"  ?

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (16)
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