Acquisto campioni per la ditta: 40 € con Mastercard.
Pranzo sudacchioso al porto: 10 € con Mastercard.
Prelevare 50€, lasciarli nel Bancomat e allontanarsi ebetemente: non ha prezzo.
Anzi si: 50€ più alcuni spiccioli di dignità residua.
E ora posso appendere il mio ego ad asciugare insieme al reggiseno.
P.s. eri sicuramente tu che mi distraevi, donna orso-panda
Oggi mi sono stirata sull'asfalto di piazza Tommaseo mentre mi affannavo per raggiungere gli amici, che intanto mi riprendevano col teleobiettivo pochi secondi prima della sciagura.
Pantaloni larghissimi, corsetta, fretta....sbam. Faccia in giu, ginocchiata, dignità lesissima di fronte a un intero semaforo fermo.
Mi lamento anche con voi. *sniff*

Eccomi lieta poco prima dell'impatto.
Giusto per farvi capire che ho degli amici stalker.
Mi sono dovuta sugare la visione dell'Atlantico dall'alto per ben dieci volte negli ultimi anni, e per quest'anno non ho mica ancora finito. Ho visto la Groenlandia, sconfinate distese di neve e di mare, terre completamente inabitate irrigate da tanti minuscoli fiumi, alture impenetrabili. Ho visto Manhattan, le Smoky Mountains, tutti i posti indicati in "Take me Home Country Roads", l'incredibile quantità di laghetti del Tennessee a bordo di un aeroplanino a eliche. Ho visto la totale desolazione che c'è a soli 5 minuti d'aereo da Vancouver. Ho vissuto giornate lunghissime a inseguire il Sole e a lasciarlo andare all'atterraggio con un ciao ciao della manina.
A ogni volo o quasi sono corrisposti gli ormai attesi scossoni, i brevi attacchi di cuore, le non tanto brevi tentazioni a urlare, le nocche bianche sul cuscino in dotazione.
Ho imparato che i voli estivi sono più turbolenti di quelli invernali, che i voli verso ovest incontrano più venti avversi, che quelli verso est - appunto - ci mettono meno a riportarti a casa.
Ho imparato a diffidare delle hostess che sono sempre e comunque allegre e rilassate; a scegliere il pollo quando l'altra opzione è la pasta; a farmi comunque piacere qualunque cosa mi portino e a bere ettolitri d'acqua, perchè mangiare e bere sono le prime cose che ti aiutano a passare il tempo, specie quando il libro che ti sei portata non si è rivelato così avvincente come speravi.
Ho imparato a togliermi immediatamente le scarpe appena arrivata al posto, a portarmi i miei cuscini e a trovare almeno 5 posizioni per far finta di essere comoda su un sedile dell'economy. Alcune sono davvero acrobatiche e richiedono bassa statura e flessibilità. Ce l'ho, ce l'ho.
Ho imparato come fare lunghe conversazioni con dei perfetti sconosciuti per far passare il tempo (l'ultimo con cui ho parlato, finlandese, mi ha praticamente detto che voleva tradire la moglie e mi chiedeva che ne pensavo), come rinunciare a vedere i film a bordo (capito sempre in file perfettamente parallele allo schermo) senza un pentimento, come caricare tante puntate di South Park sui finalmente utili 80gb del mio adorato iPod.
Ho imparato a riempire alla perfezione i moduli che ti danno quando stai per atterrare negli States per gabbare i controlli e non passare per la pericolosa terrorista filonazista che sono. Sostengo interrogatori accurati ad opera di poliziottoni grossi e neri senza battere ciglio o contraddirmi. Ormai sono un po' di casa, anche se i motivi che adduco per i miei soggiorni diventano ogni anno più insoliti (da "vengo a conoscere il mio fidanzato conosciuto su Final Fantasy" a "vengo a trovare mia mamma che si deve sposare con uno che ha conosciuto su Internet"). Credo che farei prima a mentire e a dire, chessò, che sono lì per prelevare campioni di hamburger. O furetti.
Ah ho imparato che quando ai controlli suona qualcosa, sono sempre i miei dannati anfibi. Ma se vuoi portarti gli anfibi devi per forza metterteli, perchè in valigia occupano troppo. E ho imparato ad essere collaborativa, perchè in certi aeroporti ti perquisiscono ovunque. Ho imparato a non portarmi le pinzette se ci tengo a rivederle.
So scattare da un terminal all'altro, correre al gate giusto senza chiedere niente a nessuno, so assumere l'aria casuale e un po' annoiata del viaggiatore frequente, rifarmi il trucco in 2 minuti nei bagni degli aeroporti.
Una cosa che ancora non mi è riuscito di imparare è padroneggiare la paura di volare in modo completo.
La mia prima tiratona verso Atlanta la trascorsi con le lacrimucce ai bordi degli occhi quando tutto iniziò a ballare. Gradualmente imparai ad assumere atteggiamenti più dignitosi, salvo chiedere con un tremolio nella voce "Is this EVER going to stop for a moment?" alla hostess di turno, e ricevere in cambio qualche placebica spiegazione consolatoria. Ultimamente ho imparato che se quando l'aereo balla ti spari Die Die My Darling e inizi a fare head banging, anche a costo di sembrare una disadattata, gli scossoni quasi non li senti e quasi ti divertono. Puoi anche fingere di essere sulle montagne russe, o su un toro meccanico, e fare Iiiiiii-haaaa.
Nonostante tutti questi accorgimenti, mi vengono ancora dei vaghi sudorini freddi al pensiero di fare il mio ingresso su un Boeing e ogni volta che il motore fa dei rumori a me ignoti do per scontato che sia un chiaro segno di disastro imminente. Ho passato i 30 minuti più orrendi della mia vita nei cieli di Chicago, in attesa dell'ok per atterrare a O'Hare, persi in mezzo alle nuvole, mentre i motori sembravano spegnersi e pigramente riaccendersi ogni volta e non escludo che lo stessero facendo. Ero in uno stato così penoso che il mio vicino di sedile, un nero grande grosso e pacioso, mi ha abbracciata e rassicurata, mascherando abilmente il proprio terrore. Dimenticavo, avere qualcuno più spaventato di te accanto aiuta sempre, infallibilmente.
Ebbene, non manca molto ai miei prossimi voli, e sono in programma tanti eccitanti cambi in giro per l'Europa e per gli States, perchè da paese del Terzo Mondo che siamo, siamo serviti malissimo per un sacco di destinazioni. A me sta già prendendo una tiepida ansia.
Cosa sto facendo per rassicurarmi? Una pia anima femminile mi ha consigliato di farmi di Xamamina sino allo svenimento, visto che non mi riesce mai di dormire seriamente, nemmeno se sono un cadavere umano con 20 ore di veglia alle spalle. Ed è un consiglio di cui terrò conto. Xamamina suona già benissimo.
Ma soprattutto mi sono data alla Scienza. Mi sono messa a leggere tante belle spiegazioni su come non abbia nulla da temere e su quanto sicura sia la fisica del volo. Su quanto improbabili siano gli incidenti, sulle statistiche, sul fare finta di trovarmi su una macchina in una strada collinare.... Affascinata, sono corsa a wikipedizzare qualunque cosa riguardasse gli aeromobili, notando con un sorriso che per ogni modello c'era un paragrafetto in calce con indicate le maggiori cause d'incidente per quel particolare aeroplano.
Proprio quando nonostante tutto ero quasi convinta che le mie paure fossero piuttosto superabili, mi sono imbattuta in un saggio di un tale, un intellettuale naturalmente, che giustificava la sua paura non come una paranoia scollegata con la realtà, ma come una scelta razionalmente giustificabile, e quindi argomentava astutamente tutte le ragioni per cui aveva scelto di non volare, naturalmente simili a molte mie inquietudini che covo al riguardo e per lo più corrispondenti al fatto che il rischio che siamo disposti ad accettare, mettendo piede su un aereo, è sì statisticamente minimo, ma qualitativamente è il rischio più alto che si possa correre e non ha praticamente mezze misure come può averne su altri mezzi e inoltre anche la statistica, per chi vola di frequente, ha valori un po' meno rassicuranti.
Non sono un soggetto totalmente ingenuo, ho studiato cenni sia di statistica che di psicologia e, anche se non sono un'esperta, ho dovuto concludere che questo tizio non aveva poi tutti i torti, anche se - certo - volare resta uno dei mezzi più affidabili per spostarsi e probabilmente l'unico per visitare certe destinazioni in tempi umani, gli unici consentiti dal tempo libero dello schiavo medio d'azienda.
Non aveva tutti i torti, il bastardo, e manco una mamma in Canada.
Io mi inizio a caricare altri Metallica sul pod per prepararmi al solito head banging e, per il resto, I leave it to the lords.
Chiuso per mal di denti.
La segreteria telefonica della dentista annuncia che essa si trova in località ignote sino a lunedì.
Da mercoledì sarò io a trovarmi in località ignote.
Quindi.
Quindi se volete mandarmi un regalo di compleanno tardivo speditemi dell'Aulin o del Nimesulide o un martello.
Come domanda collaterale, se vi venisse chiesto di ipotizzare di cantare un genere musicale su cui siete totalmente a digiuno e anche di farvi crescere nottetempo una sfacciataggine che non possiedete, che fareste oltre a mangiarvi le manine?
Mi dico dopo ieri sera che non avere più 18 anni, se si cerca di non pensare all'enorme ammontare di tempo libero che si aveva, non è proprio *affatto affatto* una brutta cosa.
Mi dico anche che le torte Ikea sono assolutamente buonissime.
No, davvero, sono molto in imbarazzo.
E' che vedi ... no, non mi era mai capitato prima e lo so che sembra una di quelle cose che dici tanto per ma ti giuro che è la prima volta.
Amore su, cerca di calmarti, succede a tutti.
Ma non a me cazzo.
...Anche ai migliori succede, è solo che non lo vengono a dire a te.
Si ma, non riuscirci, capisci... è una specie di ... di boh, di macchia sulla reputazione. Tu non puoi capire penso.
Nessuno lo verrà a sapere, certo non da me.
Uff cavolo. Allora mi aiuti tu? Dai vieni più vicino.
Dai, let's do this.
Prendi quel nigiri al tonno gigante. Sotto c'è almeno mezz'etto di riso. Io finisco i maki.
Lo finiremo questo sushi misto!
Si però mi vergogno ancora un po', con tutte le menate che il sushi è il mio cibo preferito e non riesco neanche a finire la mia cena di compleanno che è pure buonissima
Te l'ho detto Silvia, nessuno lo verrà a sapere.
Domani digiuno eh.
Sssse.
A casa ci sono ancora le Gocciole?
Grazie per la cena :)

Oggi quest'uomo meraviglioso compie 66 anni e io da sempre, ma crescentemente col passare del tempo, cerco di spostare l'attenzione sul suo compleanno e di glissare sul mio.
Perchè in un'estate più gloriosa di questa, mentre sulla torta di Paul McCartney si mettevano le ultime guarnizioni e la candelina a forma di 40, io sgusciavo fuori dall'utero e principiavo la mia scarsamente utile esistenza su questo pianeta.
Happy Birthday toooo mee...
Oggi ho conosciuto una bella fanciulla che ho annoiato per pranzo nutrendola più a parole che a patatine.
Oggi il tempo cercava di roleplayare tutte le possibili declinazioni dell'espressione "sereno variabile", dalle gocce di pioggia da litro al sole abbacinante, passando per tutti gli stadi intermedi.
Oggi ho litigato con il mio bff nella solita ridda di incomprensioni; ma lui dopo mi ha chiamata a casa senza chiedermi il permesso per la prima volta.
Oggi, camminando, ho realizzato che ero stata avvistata da un ex compagno delle medie che pensava fossi io ma essendo a sua detta una "darkettona" non ne era sicuro e non ha detto nulla. L'ho scoperto su Facebook ore dopo, buffa cosa Facebook. Ora mi ci sto perdendo dietro, ha quello che a MySpace manca: un pizzichino di realtà in più.
Oggi, stando ferma come una mucca al pascolo in Via S.Vincenzo per un aperitivo, ho visto io passare un ex compagno del liceo. Uno a cui indirettamente devo l'acquisto di Ok Computer. L'ho fermato con un "Ma cavolo sei sempre più gnocco!" facendo indiscutibilmente una figura da lesbica. L'ho sempre trovato bello e la cosa mi ha sempre reso assai chiaro quanto la bellezza esteriore mi sia dopo tutto meno rilevante del resto. Lui mi incita a non mettere la testa sulle spalle e dice che ha iniziato a fare canto lirico. La cosa mi intriga e crea un po' di invidia.
Oggi ho molestato un buon numero di ex compagni di medie e liceo su Facebook.
Oggi mi sa che per il futuro potrebbero avvenire delle reunion, dove avremo tutti occasione di contarci le rughe, i capelli rimasti, e di confrontare i reciproci fallimenti o successi. Ciò mi attira e al tempo stesso riempie di complessi. Sembrano tutti così cresciuti. E io mi sento una specie di freak. Ero una secchiona astrale dal futuro promettente e ora faccio la "darkettona" (ok, questo termine mi ha divertita) e insidio le ragazze nella pausa pranzo.
Meno male.