Il mio computer, come sapete, è rinato a nuova vita.
Sirio il Dragone si è reciso i polsi e ha infuso il mio hardware di galloni di sangue, indispensabile al processo. New and improved.
Ma, e se avete letto Pet Sematary lo saprete, sometimes dead is better. Cioè ok, non esageriamo, ma il frutto di questa empia e innaturale resurrezione operata su una salma al silicio tenuta sul tavolo operatorio per oltre due mesi, è una specie di Frankenstein dei computer. Un abominio di componenti rubate in giro e cucite insieme. E, come tutti gli zombie, brama un cervello. Solo che il suo cervello originale è improvvisamente morto ed è stato rimpiazzato con uno nuovo, più grande. Ma praticamente vuoto.
E, fuor di metafora, ho perso quasi tutti i miei dati degli ultimi 5 anni.
Lo so, lo so, colpa mia. Confidavo che il massimo che poteva accadere fosse il solito Windows che crashava e mi costringeva a formattare, infatti i dati erano sulle partizioni.
Poche settimane fa funzionava e avevo trasferito qualche dato. Poi, proprio come la motherboard (voleva seguire la mamma nella tomba?), il mio hard disc si è dolcemente spento. E giustamente l'ho pianto. Ho pianto tante tante foto perdute che Dio sa come e se recupererò (dovrò ingaggiare dei tecnici per una seduta spiritica mi sa, e costerà). Ho pianto le mie tesine universitarie e la mia tesi di laurea (che probabilmente giace in qualche altra copia da qualche parte), i log di chat salvate, le immagini buffe accumulate negli anni, le migliaia di foto sceme fatte con la webcam. Qualcosa ho ancora, ma il grosso è temporaneamente in un Limbo.
Insomma invito tutti i miei amici e conoscenti a interrogare i propri hard disc a caccia di foto che potrei aver mandato loro, per aiutarmi a ricomporre qualche frammento. Come sapete è mia abitudine spammare la casella di posta di tutti i miei amici con foto piccanti, quindi non dubito del successo di questa iniziativa.
Coraggio amici-ici, la mia email la sapete, è la stessa di msn.
E comunque, sempre per citare King, speriamo che l'esito della mesta faccenda finisca in un a volte ritornano.
Ho 26 anni oramai, ancora 20 giorni e qualcosa e ci sono.
La mia cameretta, però, da tempo disertata come abitazione full time e più che altro un rifugio temporaneo da cui vado e vengo dal 2001, non ha subito cambiamenti poi così radicali dalla mia adolescenza, a maggior ragione ora che l'ho definitivamente lasciata per occupare la stanzona abbandonata dalla mutter, che sto faticosamente personalizzando. L'ultimo colpaccio di testa è stato sradicare tutti i parati domenica pomeriggio, con spruzzino e raschietto e fosche immagini di corpi avvinghiati in testa. Più nettamente le immagini si mettevano a fuoco nella mia testa, più raschiettavo violentemente.
Ma divago. Dicevo, in cameretta tengo ancora i poster attaccati in modo adolescenziale, cioè con le puntine e qualunque sostanza li tenga appiccicati ai muri e ai mobili. Dietro la porta Romeo + Juliet, davanti i Pokemon (sì, i Pokemon, avete obiezioni?) e le copertine dei 45 giri dei Queen. Sui muri, sparsi, Evangelion, i 5 Samurai, l'armatura di Andromeda e parecchi Seinto disegnati da me, un po' di Beatles, Zeppelin, sino a poco tempo fa c'era persino Golden Boy, vero reperto geologico della mia era di otaku.
Nonostante l'apparente casualità, non riesco proprio a comprare qualunque poster trash mi passi davanti agli occhi. C'è una cosa in particolare che mi dà veramente sui nervi e non ho mai sopportato. Guardate questo esempio

Semiotica visiva, capitolo uno. Analisi figurativa.
Vediamo in primo piano un angioletto biondo con un microfono e dei jeans così stretti che la sagoma dei suoi genitali sotto il fibbione da hippy non è un mistero per nessuno.
L'angioletto si appoggia in preda all'estasi musicale a un concentrato individuo riccioluto vestito da mago con in mano una Les Paul.
L'abbigliamento in generale, soprattutto i pantaloni a zampa d'elefante, sembrano suggerire una marca temporale collocabile a metà degli anni '70.
Sono evidentemente su un palco, da cui può desumersi che sono una band famosa, tanto che il chitarrista ha un ampli personalizzato con la sua runa, cosa non da tutti.
Chi saranno? *mumble*
Ah. *scatta un pensiero*
AH. *il pensiero si fa più preciso*
Aaaaaaah *illuminazione buddista*.
Meno male che c'è la scrittina!! Chi l'avrebbe mai capito che erano i Led Zeppelin senza la scrittina? Sto pensando a queste miriadi di persone che comprano un poster simile ignorando chi o cosa rappresenti. Sai, così, per avere due capelloni a caso sul muro. Ne esistono? Io credo proprio di no. Lo fanno per gli amici ignari in visita, per illustrare loro i propri gusti musicali in modo didascalico? Mah.
E se ora che sono grande ma ancora un po' scema volessi sì avere un poster rock, ma almeno averne uno un minimo contegnoso e incorniciabile? Perchè sputtanarmi tutto con questa genialata?
Insomma avrete capito che le scritte che sottolineano l'ovvio sono il mio primo criterio per sancire la bruttezza di un poster, un peccato perchè adorerei svegliarmi col pacco di Plant incorniciato sul muro davanti a me e la foto è piuttosto bella. Passino le rune di LZ IV, che sono un dettaglio leggermente più nerdico e quindi meno ovvio, ma anche generalizzando, si vede una pletora di belle foto rovinate in questo modo.
E io insomma, protesto.
E voglio questo poster senza la scritta.
Pago in natura.
L'idea di viaggiare per lavoro è eccitante solo in apparenza, e in realtà spesso nemmeno in apparenza.
Certo che se la destinazione è Amsterdam, il pensiero di stare a contatto 24 ore col tuo capo è non
dico addolcito, ma ti lascia leggermente meno sconvolta.
Genova è una città per molti aspetti insoddisfacente. Il nostro aeroporto praticamente non ha voli,
e i pochi che partono e decollano devono fare attenzione alla nostra pista assassina, un'interessante
prova di fede in cui puoi decidere se preferisci atterrare o ammarare.
Se ammari di solito non resti in vita.
Era troppo pertanto aspettarsi un volo da casa senza doversi arrampicare sino a Milano sul SUV
manageriale lanciato a velocità smodate sotto le pioggerelline lombarde.
C'è una specie di legge non scritta per cui tutti i Manager Rampanti devono avere un SUV gigantesco
che beve litri e litri di gasolio per tratte ridicole (più rampi, più il SUV è grosso), e la seconda legge
è che il manager in questione deve
passare molto tempo lamentandosi dei prezzi del carburante glissando sui consumi criminali della
vettura di sua scelta.
Come bonus, il manager può lasciarsi scappare frasi felici come "Eh ma con meno di 1000€ al mese
non si può vivere" davanti a due impiegate sue che - come sa benissimo - sono ben al di sotto di tale
soglia di reddito e a cui sta chiedendo con molta disinvoltura degli straordinari non pagati, pensando
che invece far loro le pulci per 10 minuti di ritardo in ufficio sia accettabile e legittimo.
Dall'autoradio del SUV sono uscite le torture sonore più temute: Pezzali, Vasco, Ramazzotti,
Tatangelo, Pausini. Non sono sicura di cosa mi causasse più nausea, se le curve autostradali
o i pessimi gusti del mio capo.
Facendo un po' di fast forward, ho avuto la mia prima esperienza low cost.
Gli aerei easyjet sono nuovi come non li avevo mai visti, un panino costa 10 euro e hostess e steward
sono vestiti come la nazionale olandese. Il volo non differente da molti altri, e come sempre mi
accade al momento di un decollo, mi sono fatta stranamente religiosa, sperando nella mia ipocrisia
di favorire il galleggiamento dell'aeromobile con le preghiere.
L'alberghino che avevo prescelto lo avevo prenotato tre mesi fa e Amsterdam era già strapiena,
quindi ho avuto in sorte un tipico alberghetto nano stretto stretto con poche pochissime stelle,
una frequentazione di dubbia reputazione, e le scale più ripide che abbia mai visto in vita mia.
Era adorabile a mio avviso, anche se il capo non ha fatto che lamentarsene, forse avendo ricevuto
la stanza senza doccia privata.
Amsterdam è un tripudio di ristorantini e cucine esotiche, ne abbiamo passati almeno 30 prima che
il capo scegliesse per noi che ci spettava una bistecca, come a dei bravi cani, avendo scartato
qualunque cosa potesse risultare remotamente interessante per le papille perchè "non l'aveva mai
mangiata". A me che ho affermato placidamente "Guarda a me piace veramente tutto" ha detto che
l'esperienza americana deve avermi resa "adattabile", con una leggera inflessione dispregiativa.
Il locale era fortunatamente uno sballo architettonico, la gente vivace e l'atmosfera piacevole.
Avendo un losco piano da compiere, io e la collega abbiamo persuaso il boss a tornarcene tutti in
albergo e - interposta una pausa strategica perchè si docciasse e andasse a letto - quatte come ninja
siamo scivolate davanti alla sua porta, evitando persino la caduta rovinosa dalle scale, per fare una
corsetta al coffee shop più ispirevole che avevamo notato (annotandocelo con noncuranza) durante la
passeggiata col capo.
Alle ore 0,48 entravamo in possesso di una dose appagante di white widow ("so what do you want
girls?" "uhm, can you guess?"), e correvamo sotto la pioggia verso l'albergo.
Bagnate sino al midollo e ormai sicure di esserci perse, abbiamo trovato l'hotel e abbiamo finalmente
goduto del nostro squallido momenticino proibito e ho fumato per la prima volta in vita mia.
Ragazzi, sono la perfetta candidata per non iniziare mai a fumare in vita mia. Mi fa semplicemente
schifo, sono completamente negata per l'attività di aspirare. E infatti non mi ha fatto proprio nulla,
a parte ridere della mia stessa inettitudine e far ridere la collega che - per contro - a fumare era
piuttosto abile.
Ho passato 40 minuti a tossire e bere tanta acqua, e la notte prevedibilmente a far pipì sentendomi
ancora in bocca un sapore tabaccoso fetente. Non so se desidero prendere ripetizioni o anche solo
ripetere l'esperienza.
Certo fare una notte ad Amsterdam senza nemmeno un piccolo momentino alla "fuck the system"
sarebbe stato bigio. Anzi a un certo punto sono stata quasi sopraffatta dal sonno e tentata di
andarmene a letto, ma mi sono praticamente costretta a non comportarmi come la solita morta
vivente che sono e tirare la carcassa fuori dall’hotel.
Ridendo e bevendo acqua ho fatto le due e, dopo un abbondante sonno di cinque ore, mi sono recata
alla fiera, dove per 10 ore di fila ho visto clienti, preso appunti, stretto mani, scambiato biglietti da
visita, senza una vera e propria pausa.
La popolazione media di queste fiere di settore ha l’odiosa faccia del pescecane che prova a mettertelo
nel culo, e per qualche attimo mi sono chiesta se questa sinistra metamorfosi prima o poi accadrà
anche a me, che non sono tagliata per il business più di quanto non lo sia per la truffa e la rapina.
Mi dico che no, sarà sano cambiare settore appena riesco, perché stare tra sta gente che si parla
eccitandosi a vicenda blaterando di "bei colpi", prezzi, inculate e compagnia bella mi fa sentire
sbagliata dentro e gli unici bigliettini da visita che mi piacerebbe maneggiare sono quelli di Occhi di
Gatto.
Dopo la ridente maratona fieristica, un altro voletto EasyJet preso per un pelo (le loro politiche
di check-in sono low cost quanto i voli), un altro po’ di preghiere alla Madonna mentre inauguravo la
lettura di Running with Scissors (mi piace molto tra l’altro) e finalmente l’atterraggio nelle terre patrie,
seguito da altre due ore di Tatangelo nello stereo accompagnate da chiacchiericcio business
sonnacchioso.
E il giorno dopo, graziata del mattino lavorativo, back to work.
Meno male che domani esce il pacchianissimo film delle single tardone, Sex and the City, che da
vera Donna con la D maiuscola vedrò con le amichette.
Ho tralasciato di dire che Indy, sabato scorso, era grandioso.
E’ giovedì, e tutto va bene. O non peggio del solito.
Sono viva e il mio pc è resuscitato in mia assenza.
A presto per una breve cronaca del business trip :p
Cause di forza maggiore mi costringono ad andare ad Amsterdam lunedì e martedì, per trascinarmi in giro per la PLMA, una grossa grossissima fiera di settore per le private label, la rumenta che faccio per lavoro (per quanto poi?).
Il losco piano del capo, che ha fatto passare questa trasferta per una specie di favore che mi fa per la mia crescita professionale (due voli easy jet fuori dal mio orario di lavoro e una giornata a parlare con finlandesi ed estoni senza manco vedere la città? wow), è finalizzato ad appiopparmi via via responsabilità sempre meno correlate col mio stipendio.
Va da sé che appena l'ho saputo, ho aperto Google Maps, ho inserito l'indirizzo dell'hotel e cercato ogni possibile coffee shop si trovi nelle vicinanze. Io e la collega, fosse anche solo per ripicca, arriveremo alla fiera con postumi da funghetto.
(e visto che lo dice una che nella vita non si è mai fatta manco una canna o una sniffatina di Coccoina, ci sarà da ridere)
Ora, chissà come, ogni volta che i giornalisti assecondano questa follia e citano nelle notizie Tizio e Caio come "Il Ministro Ombra all'economia" e così via, a me vengono in mente i Cavalieri Neri.

I Ministri Ombra.
Ma Santo Cielo.
Lo so che è una trovata non nostra ed è già stata applicata in modi probabilmente più dignitosi all'estero, ma .. ma ..ma ... ma ecco, Fassino, che è il Ministro Ombra agli affari esteri, li avrà già presi gli schinieri dell'armatura d'oro?
Quando ero piccina MTV trasmetteva video musicali e basta.
Anzi.
Quando ero piccina non c'era MTV, c'era VideoMusic e poi una cosa che si chiamava penso TMC2.
Su VM per esempio trasmettevano un programma condotto da una specie di freak degli anni '60, e la sigla era Volunteers dei Jefferson Airplane e mi piaceva un sacco. Ma divago.
Quando arrivò MTV, il massimo della conversazione era dato dalle inutili hit parade che ancora appestano i palinsesti, e anche quelle avvenivano in inglese e mi andava bene così.
Poi è avvenuto un processo degenerativo che ha portato MTV a diventare una specie di canale varietà per bimbiminchia, in linea di massima (il che a volte è un bene, dato che l'offerta musicale attuale spazia dai Tokio Hotel a Tiziano Ferro). Devo ad MTV, certamente, tanti piacevoli martedì sera dei miei anni universitari e non, con gli anime che all'epoca non erano facilissimi da scaricare e che ancora registravo.
Devo ad MTV Daria e Scrubs e Little Britain e Jackass e una manciata di altre cose divertenti, okay. Fanno persino l'orrida versione tradotta di South Park, che mi va anche bene sinchè il pc e guasto, perchè beggars can't be choosers.
Non aprirò neanche il capitolo "come e perchè i VJ sono il cancro dell'umanità" e proseguirò con la programmazione.
A cominciare dall'insulsa TRL, la maggior parte del palinsesto attuale è dedicato a format importati o tradotti dalla MTV americana o da VH1, un'inutile rete statiunitense che passa più o meno tutto il tempo a raccontarti le vite di gente molto più ricca di te in toni iperbolici.
Gli autori dei suddetti programmi sono noti per il consumo sopra la media di sostanze stupefacenti, e frutto di trip colorati e iridescenti sono programmi come ...
Ma quella che secondo me è un'autentica delizia, nell'ambito dei programmi più recenti, è Parental Control, nato dopo che la Madonna su una torta fiammeggiante aveva indicato la direzione agli autori in sogno, dopo un'overdose di peyote. Questo programma riesce a galvanizzare la mia suspension of disbelief al punto che diventa permanente e credo a qualunque cosa avvenga al suo interno.
Praticamente: un ragazzo/a ha una fidanzata egoista, o che rutta in pubblico, o che dice le parolacce, o che tradisce o quant'altro e i genitori intervistano un mucchietto di ragazze/i alternative/i, ne scelgono due e ci fanno uscire la prole. L'incontro avviene su schermo sotto gli occhi solitamente irritati della/del partner e dei genitori che la insultano.
Di solito l’appuntamento include attività standard come l’allattamento di cuccioli di wallaby o la lotta nel fango. Finisce quasi sempre che ci scappa il bacio, se la pretendente è particolarmente motivata. Dopo gli appuntamenti, il mascalzone torna a casa e deve scegliere tra la vecchia ragazza e le due nuove fiamme. Tutte le volte che mi è capitato di vedere lo show nelle ultime 2 settimane, la fidanzata originale è stata scartata e si è allontanata bestemmiando e mostrando diti medi da almeno 6 mani. I genitori festeggiano e la nuova coppia è stretta in un caldo abbraccio di famiglia, magari provato 5-6 volte sinchè non è perfettamente irritante.
Cose che insomma, se fossero vere ci sarebbe da ammalarsi solo a pensarci troppo.
In quale genere di coppia potrebbe davvero avvenire questo? Una coppia che sta insieme da 2 settimane, 2 mesi forse?
Cos’è questa follia che puoi scegliere tra tre tizie di cui due sono lì solo per vincere un programma, farsi vedere un po’ e sconfiggere altre due donne (le donne amano sconfiggere le altre donne)?
E questi genitori raccapriccianti che fioccano vaffanculo alla potenziale nuora mentre il figlio ha tre metri di cotoletta giù per la gola di un’altra?
Io che farei in una situazione simile? Direi che prima di organizzare una qualunque reazione dovrei probabilmente fare un salto dal ferramenta.
Ogni volta che guardo Parental Control e vince la zoccoletta scelta da mami, devo trattenere un’urticaria. Come hanno potuto concepire una cosa così perfida e sadica, per giunta da ammannirmi in un periodo in cui il confronto indiretto con un’altra persona sta rosicchiando i brandelli della mia autostima?
Sapete cos’è? E’ che sono stata due maledetti mesi senza pc e sto guardando troppa tv, e la situazione online mi sta sfuggendo di mano. E sono ancora a metà della stagione 4 delle mie lesbiche. E se il mio ragazzo non finisce di aggiustarmi il maledetto ammasso di transistor io chiamo mamma e papà perché ci mandino a Parental Control, assicurandomi che compiano le loro scelte in un dipartimento di informatica, da cui l'attuale già proviene.
P.s. Lo sai che scherzo amore :3 *smoochururusarara*
I miei intenti palestriferi procedono come il Bolero. Si aggiunge sempre qualcosa di nuovo.
Due settimane di step per 40-50 minuti e oggi, complice l'ex e collega superpalestrato che mi fa sentire in colpa, mi sono dilettata anche con gli addominali.
In "gioventù" ho fatto la ballerina, 8 anni per la precisione. Danza è per il 60% (anche di più) smazzuolarsi tanto esercizio, le scarpettine e i passettini sono davvero solo la punta dell'iceberg. Bene, quando facevo danza la mia insegnante diceva alla classe di smettere con gli addominali solo quando io non ce la facevo più, la più diligente e resistente di tutte (secchiona in tutto). Ero il suo canarino da miniera, una sorta.
Ne è passata di acqua sotto i ponti e ora per fare crunch faccio una fatica veramente indegna e imbarazzante, che mi porta spesso a vergognarmi e a saltare direttamente l'esercizio. Sigh.
Ho iniziato a fare grandi programmi per la mia ri-nobilitazione fisica e per ora la motivazione regge.
Oggi ho persino rivisto la mia valchiria bionda che insegna pump, quella che urlava "SI" e "DAI!" con voce un po' maschia se per caso vi ricordate. Le salterei ancora addosso.
Vorrei non aver ingerito alcuni millilitri di gel per le gambe a effetto freddo per guardarla. Dannati campioncini che si aprono coi denti...
Però la bocca ora è tutta un frescore. Pari pari al sedere.
Ecco una di quelle cose per cui non esiste l'opzione "nah non mi va di vederlo".
Finalmente posso smetterla di nutrirmi di vecchi vg pixelosi (per quanto bellissimi) e rivedermi Indy in azione.
Il primo film che vidi al cinema fu l'Attimo Fuggente, il secondo fu Roger Rabbit. Ma il terzo fu l'Ultima Crociata e ormai credo che faccia un po' parte di me, una specie di imprinting. Ed è per questo valore diciamo personale che mi concedo un post inutile e modaiolo.
Arf non vedo l'ora! Chi viene con me?

Oggi a Genova c'è un vento schifoso e c'è pure la pioggia. Per riassumere, un Maggio alquanto inauspicabile.
Ho fatto pubblica ed involontaria mostra delle mie terga e della mia biancheria tutta grazie a due inopinate folate sotto l'ufficio, qualunque traccia di pettinatura ha abbandonato i miei capelli da molte ore. Oggi niente fard e ho il roseo colorito di Mrs. Lovett, nonchè simili impulsi.
Tornavo dall'ennesima visita dal dentista, per star dietro alle gesta sempre sorprendenti di un mio capriccioso molare. Sono riuscita a farmi del male con una radiografia, e non aggiungo altro.
Di ritorno ero passata da un negozio per comprare un altro paio di anfibi, quelli che la KLM mi ha spaiato per sempre, ed avevo appreso che non avevano nulla sotto al 40. Fuck.
Insomma ero affamata e seccata, anche un po' irritata per certi sciocchi casi miei che potrei risparmiarmi, travolta dal vento e *per giunta* avevo Alanis Morrisette (che - gasp - non ricordavo di avere in playlist e che non ci resterà a lungo) che mi urlava animosa nelle orecchie cose che per certi versi un po' odiosi si sposavano con le mie attuali paranoie.
Faccio per attraversare la strada e una stronzissima camionetta azzurra fa finta di fermarsi e poi prosegue. Alla ridda di giovinastri che mi fissano dal sedile di fronte con un'aria irrisoriebetoide non posso fare a meno di lanciare uno sguardo di quelli che inceneriscono e mostrare il dito medio sbattendomelo bello alto tra gli occhi. Comportamenti che una fanciullina per bene non dovrebbe adottare, praticamente. Ma vergognarsene dopo ha poco senso.
I giovinastri trasecolano e vedo che il camioncello rallenta dopo le strisce e fa per fermarsi. Penso che è la volta buona che verrò pestata a sangue in pieno giorno. Mi dileguo dietro al mio grattacielo allungandomi la strada di un centinaio di metri e senza guardarmi indietro, ogni spirito riot immediatamente sedato dalla paura.
Ma perchè ogni volta che faccio una cosa proprio come mi gira di farla poi mi pento e mi sento molto sfigata? Damn damn damn.