About me, more or less

Utente: Shulypoo
Cromosoma XX, personalità indecisa e dubbiosa, amante dell'autoerotismo mentale, della musica rock, del sushi, degli anfibi e degli orsetti del cuore.

L'erotismo mi piace e lo vedo in tante cose. Forse ve ne accorgerete, ma non scambiatemi per ammiccante, ve ne prego.

Ripresami dalle mie brume esistenziali post laurea e dai vaneggiamenti matrimoniali, sono ora un'improbabile business woman con parecchi issues. Ma che questo non mi identifichi in alcun modo, vi prego. Aspirante groupie, passerei volentieri la vita a sperarla diversa.
Odio mordermi le guance. Ma proprio tantissimo.

Handle with care, perchè mi affeziono anche al cartone del latte e sono permalosissima.

Geeky, nerdy, plastic fantastic, the one you'll never need.
Amen.

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Mi rallegrano e compiacciono cose tipo...

svegliarmi e ricordarmi che posso dormire
le chitarre elettriche
il junk food, il sushi e il cibo indiano. Ma anche tutto il resto.
il piumino calduccio
l'umorismo surreale
le culotte
non reggermi in bus e far finta di fare surf
leggere i libri in una botta sola
i cavalieri dello zodiaco
la musicalità
le t-shirt buffe e witty
i calzini a strisce
chi è colto e non lo fa pesare
il ponte di chiatte al Porto Antico di Genova
il mio albero di natale
chi capisce al volo
i regali inattesi
le coccole sotto il piumino
questa faccina ":3" e questa ">.>;"
Londra
la lingua inglese
l'eccitazione
capire improvvisamente qualcosa
la novità
le pernacchie sulla pancia
la varietà linguistica
le cose pucciose e superdeformed
il cambiamento
ascoltare musica di notte
la sottigliezza
le opinioni decise ma non ostinate
comportarmi in modo inappropriato
sapere le cose senza Google
la gente easy going
le seghe mentali un po' costruttive
fare pace
i vecchi vinili
chi non serba rancore
forzare i miei limiti
ballare, da sola
la gentilezza a prescindere
gli anni '60 e '70 e la loro musica
la pulizia
non dover spiegare ciò che dico, specialmente le battute
la capacità di modularsi
apparentemente, anche saltare di palo in frasca :3

Mi rattristano e un po' irritano cose tipo...

i pallini sui maglioni
chi entra dall'uscita dei bus
la banalità, in tutto
i calendari coi culi
i peli incarniti
chi dice di non aver mai tempo e non fa un tubo
la polvere sulle dita, e i gatti impolverati
il vento e la pioggia insieme
le abitudini noiose, i loop, i pattern
i furbi, i Furby e i furry
le cose banalmente sexy
la mancanza di autocritica, di ironia, di curiosità
gli errori di grammatica e ortografia
la volgarità a sproposito (ma non le parolacce!)
il pitonato, lo zebrato, il leopardato e gli altri mali accessori alla menopausa
la gente che scrive "Hei!" invece di "Ehi!"
la pornografia camuffata da erotismo
la risata "Hihihihihi". Ha un che di satanico e idiota, usate le faccine piuttosto
le battutine a sfondo sessuale fatte a sproposito
chi racconta i casi suoi al telefono in bus, magari urlando
l'indefinitezza
le mode imbecilli, e le sedicenti modelle
la puzza di fumo
la poesia cheap
l’associazione soldi/mignotte/belle macchine
chi sputacchia quando parla
la “bella gente†e la "bella vita"
chi fa lo strano, l'incompreso, l'unico, l'originale a tutti i costi
sentirmi invisibile e a disagio
chi è più pigro di me
chi non si fa mai problemi e dovrebbe
il frastuono e la musica merdosa
chi parla addosso alla gente
chi non ascolta e pensa di aver capito
la sveglia
l'ignoranza compiaciuta
i consigli non richiesti, ma anche i conigli
gli egocentrici molesti
gli inappetenti cronici e chi fa tremila storie sul cibo
le donne fissate con le minchiate che non compensano con altre doti
gli uomini che pensano di far colpo coi soldi
le "k" al posto delle "c"
chi non sorride mai
smagliare i collant nuovi
chi non capisce, chi non coglie, chi non si sa adattare
le suonerie dei cellulari, la maggior parte
i deliri religiosi
il buonismo dettato da idiozia
rompere con qualcuno, causare tristezza
chi mi dice "cresci" senza poterselo permettere
i canditi

Solo un numero, e probabilmente sbagliato

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  • lunedì, 28 aprile 2008

    Sticazzi la mancia...

    Io 45 dollari *di mancia* in un ristorante vi confesso che non li avevo mai visti, quando li ho visti volteggiare sul tavolo ho pensato che fosse il conto e ho pensato "oh certo è costato poco questo sushi!".
    Japanese fusion o meno, questa gente è assolutamente pazza.

    eduardo veràsteguiOggi ho visto un vero spremilacrime al cinema chiamato Bella, un film penso mezzo messicano di quelli che ti fanno trasudare buoni sentimenti oleosi con cui puoi condire i popcorn solitamente già bisunti.

    Visto che mia madre mi rimprovera che guardo più le ragazze dei ragazzi e penso si aspetti un mio coming out da un momento all'altro (come spiegare che a me semplicemente non interessa "il prossimo" in toto e che per lo più scruto le ragazze con un misto di invidia e curiosità?), per farla contenta ammetterò che in questo film figura effettivamente un figo da spavento, bello come un Adone e trasudante un fascino un po' lercio e un po' latino che di solito non mi interessa (preferisco i tipi slavati e allampanati, gli inglesi sono un ottimo esempio) ma che in questo caso ha in effetti attivato almeno un paio di ormoni. Almeno nei panni del cuoco messicano con la casacca sporca, la barba lunga e l'occhio colpevole da martire. Tolto il lerciume e googolato il sig. Verastegui, dopo averlo visto tutto leccato e seminudo in versione attore sciupafemmine ha già perso ai miei occhi tutto il suo ruspante fascino unticcio.

     

     

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (11)
    categorie: film, cibo, vancouver, in giro, wtf
    domenica, 27 aprile 2008

    Ponti sospesi e lesbiche televisive

    Allego anche una foto (se ha dei punti poco chiari è perchè ho messo insieme una ventina di foto con Autostitch cercando di stare ferma su un ponte sospeso che ballava pericolosamente) del Capilano Bridge che ho visitato ieri. Ho passato una splendida mattinata nei boschi canadesi, tra pini secolari alti e camminamenti tra le cime degli alberi che mi hanno ricordato del film sugli Ewoks o comunque una non meglio definibile specie di orsetti arboricoli da fiction.

    Capilano Bridge View

    Capilano Bridge

    A ciò allego anche una vista del ponte medesimo, scattata dopo aver baciato la terraferma a fine traversata.

    Come angolo del gossip canadese, ieri ho conosciuto la nuora del fidanzatino di mamma, che ha lavorato come aiuto costumista e shopper per le prime 4 stagioni di The L Word. (la mia risposta, coi luccichini negli occhi, è stata "Is that even a job?? I hate you"). Poi ha scelto la famiglia ("I had to choose, it was the lesbians or myself"). Il suo lavoro consisteva tra le altre cose nell'andare nei negozi a comprare tipo 5 diversi vestiti identici per ogni attrice, assecondare le smanie di tutte loro e fare improbabili adattamenti per strizzare le loro forme in modo che risaltassero di più.
    Mi ha raccontato che tra le attrici più giovani (Kate e Mia le chiama, cioè Shane e Jenny per chi conosce la serie) c'è in effetti una certa rivalità per sancire chi è la più figa, mi ha detto che Jennifer Beals ha un assurdo complesso di avere i coscioni e mi ha anche detto, in parte confortandomi, che prima di 2-3 ore di trucco e capelli la stragrande maggioranza di loro è composta da ragazze normalissime.

    treesQuest'estate iniziano a girare la sesta serie e io DEVO trovare il modo di tornare e intrufolarmi.

    A tutto questo, non scordiamolo, si aggiungono i racconti del suo maritino che ha lavorato come operatore a film come X-Men e del di lui padre che una volta ha ceduto casa sua per un mese perchè ci girassero un film dentro (il simbolico compenso per il disturbo equivaleva a 2 anni di miei stipendi).

    Ne parlano quasi sempre in tono non troppo entusiastico, con un'aria da understatement, con l'aria di chi ha già visto tutto e io, triste impiegata tuttofare in una piccola ditta di genovesi di merda, non posso fare altro che sentirmi una caccola.

    To do list:
    1. progettare la prossima visita in concomitanza con la prossime riprese lesbicose
    2. informarmi sui master alla UBC
    3. godermi un po' la mia cazzo di vita.

     

    Appunti edificanti

    Mi sveglio e la prima cosa che devo sentire è un disgustoso dibattito sui criteri di selezione di Princeton, dove apprendo chiaramente che cazzate non accademiche, se certificate su carta, sono importanti quanto i voti. Il Toblerone mi è andato di traverso.
    Meno male che non mi è mai girato di fare application per qualche college snob del genere, visto che sono sempre cresciuta con la strana convinzione che a scuola bisogna studiare e che nessuno mi ha mai inculcato l'idea che sport e hobby fossero altrettanto importanti. Questioni di forma mentis insomma, per me scuola vuol dire studiare, per altri vuol dire radunare una student base interessante e pittoresca che non solo e non necessariamente abbia il massimo dei voti, ma si dedichi alla beneficenza, agli sport, a generici "altro". In modo che ne escano laureati altrettanto peculiari e di successo, in grado di far risonare le già grasse casse dell'università di entusiastiche donazioni.

    Non so chi devo biasimare per questo, forse i miei genitori che sono sempre stati contenti solo del mio rendimento scolastico-accademico, mentre il resto era per lo più attività di contorno che a loro non faceva grande differenza. Ho abbandonato 3 strumenti diversi e 8 anni di danza senza che nessuno dei due si scomponesse, a eccezione che per la chitarra, per cui puntualmente me lo menano manco fossi la reincarnazione di Jimi Hendrix, non hanno mai cercato di coinvolgermi in nessuno sport o attività extrascolastica, in compenso se portavo un 9 a casa ogni tato mi veniva chiesto "E perchè non è un 10?". Dio sa se non sono pentita di tutto quello che non ho fatto e a cui non sono più riuscita a dedicarmi perchè mi sembrava troppo stupido o troppo tardi o troppo difficile.
    Ma sono ingiusta a prendermela con loro, che hanno sempre e solo agito con amore e nel mio migliore interesse (Dio quanto deve essere difficile fare il genitore non oso nemmeno pensarci), al massimo me la devo prendere con me stessa.
    L'unica cosa per cui un po' biasimo in miei in effetti è per la prematura libertà di autodeterminarmi che mi hanno lasciato, in un'età in cui secondo me una persona mediamente non è ancora in grado di decidere cosa vuole o cosa è più lungimirante fare: un po' per mia pigrizia e un po' perchè pensavo davvero fosse l'unica cosa importante, si può dire che in vita mia, sino a che ho iniziato a lavorare, io abbia solamente studiato. Per dire, manco mi vedevo coi ragazzi. 
    E ora appunto apprendo con una punta di stizza che nonostante il mio cervellozzo accademico, un bene fornitomi dalla fortuna e per cui non ho alcun merito del resto, non potrei manco pregando qualificarmi per queste superscuole americane perchè sono cresciuta in un differente sistema di priorità e rilevanza e perchè non ho orientato la mia vita al perseguimento di obiettivi su lungo termine sin dall'età di 10 anni. Che scema eh?
    Se ci penso mi viene tanta rabbia, perchè - per quanto compensi con insicurezze e complessi da quasi-psicotica - nel mio cervello un po' di fede ne ho, e ho già davanti una lista gigante di cose che avrei potuto fare bene o benissimo insieme allo studio e che porca puttana non ho fatto perchè I didn't fucking know it mattered so much.... e ora, alla mia età, l'unica a cui possa andare il biasimo sono effettivamente io.

    Devo ancora fare un bilancio che sancisca che nonostante tutto ho avuto un'adolescenza felice e soddisfacente, senza genitori ansiosi che cercassero di rivivere la loro gioventù attraverso di me e forzandomi a perseguire le loro scelte fallite in passato, o se invece la mia libertà mi sia stata concessa troppo presto e finendo solo con l'assecondare il mio peggior difetto, la pigrizia, in definitiva danneggiandomi e lasciandomi a una quieta adolescenza di asocialità e complessi.
    Alla fine non so davvero e non lo saprò mai, prendersela coi miei non serve e non cambierà le cose.

    La cupa realtà è che università americane a parte, club di scacchi, club di dibattiti, paraculate extrascolastiche a parte, io, qui, ora, mi sento completamente infelice e insoddisfatta e so che se non faccio qualcosa ci annegherò dentro a questa insoddisfazione e diventerò una persona isterica e amareggiata, se già non lo sono diventata.
    E non so nemmeno da dove cominciare perchè al di là delle apparenze non sono affatto abituata a fare scelte nel mio interesse, non sono abituata a essere in contatto con quello che voglio per me stessa. Sembrerà impossibile, con la mia fama di egoista e stronza-che-se-ne-è-andata-in-America, e anzi i fidanzati e le mie tanto devianti relazioni che ogni tanto mi vengono recriminate da famiglia, amici e persino dagli stessi ex non c'entrano nulla con ciò e probabilmente sinchè non sarò contenta di me e di quello che faccio, sinchè non mi alzerò la mattina pensando che quello che faccio ha un valore e uno scopo, sinchè non la smetterò di dovermi ritenere fortunata perchè qualcun altro me lo ha detto, sarò una compagna e una compagnia di merda. Sarà una frase fatta ma penso sia vero che sinchè non ami te stesso non sarai mai in grado di amare qualcun altro per davvero. E ne ho i coglioni pieni di ragionare su scale di valori imposte da terzi.

    Ho un dannato bisogno di cambiare aria, perchè mi sento davvero soffocare e voglio evitare di iniziare a odiare chi mi circonda solo perchè sono infelice.
    Chiedo scusa per il post lagnoso, il mio diario cartaceo purtroppo l'ho lasciato a Genova.

    sabato, 26 aprile 2008

    Mondanità

    Non che questo rientrasse nella lista delle 100 cose da fare assolutamente prima di lasciare questa vita, ma sono appena stata a una cena di raccolta fondi per un golf club universitario locale, una cosina piuttosto in per gente strapagata o stramaritata a gente abbiente.
    La mia paga e la mia posizione sociale, e la mia scarsa attitudine a frugare nelle mutande di uomini più ricchi di me, non mi consentirebbero normalmente simili scampagnate, ma grazie al futuro sposo della mamma, messo decisamente meglio di noi, ho avuto occasione di vedere cose che pensavo avessero vita solo nei film e, in senso lato, è stato piuttosto divertente.

    Nonostante la vaga indicazione dello smart casual, avevo di fronte un'avvocatessa che, tra occhiali Chanel e ballerine Tory Burch, e dio sa cos'altro era la sua borsa, avrà avuto si e no un migliaio di dollari esibiti solo in accessori (ho sviluppato qualche vaga competenza a riconoscere le griffe, se non altro per incazzarmi con le donne che le possiedono, immediatamente etichettate come "troie mantenute" a parte rare eccezioni).

    Per parte mia mi pregio di solito di vestirmi in modo accettabile con una spesa contenuta, perchè a far le fighe coi soldi son brave tutte e a volte riescono a comprarsi pure autentiche schifezze. L'unico problema è che, grazie a questo prodigioso reggiseno che ho comprato alla catena di lingerie più onnipresente della zona, LaSenza, ho subito un inconveniente altrimenti inaudito in tutta la mia vita: le tette mi stavano esplodendo ovunque, fuori dal vestitino anni '50 dirette ovunque, il mio ciondolino di ametista ci era sparito in mezzo e non era più reperibile, il reggiseno stava facendo comparire centimetri cubi di carne probabilmente rimediati da dietro le mie orecchie. Tra quello, il vestito strettarello, il fatto che il buffet era davvero buono e stavo letteralmente straripando dai collant, è tanto che sia riuscita a dare attenzione a quello che mi circondava, ma ce l'ho fatta, anche se un po' soffocando.

    La gente ricca sembra avere una morbosa fascinazione per il golf, tanto da riuscire a trovarlo divertente e appassionante. Non dovrei parlare io, che per gli sport in generale sbadiglio, ma è stato interessante ascoltare i discorsi che venivano scambiati al mio tavolo, su tiri prodigiosi, tornei e mazze varie.
    In aggiunta, i golfisti si vestono in modo pittoresco e costoso, riuscendo nonostante tutto a sembrare in pigiama.
    Le golfiste, o le mogli dei golfisti, sembrano avere un vero gusto per il vino bianco, tanto che a metà serata si stavano elevando dei raccapriccianti latrati isterici da uno dei tavoli. Non so se sia una cosa Americano-Canadese, ma le donne qui hanno in media delle voci acutissime, che adoperano in un modo che rasenta lo stucchevole. Con l'aggiunta d'alcool, si arriva a livelli da competizione con i Ringwraiths del Signore degli Anelli.


    Per tirare su soldi per la scuola, il bonario preside e pigmalione ha organizzato una sorta di estrazione al contrario che procedeva per eliminazione, e ogni numero acquistato veniva l'equivalente di una mia mezza giornata di lavoro. I golfisti acquistavano i numeri a dozzine garrendo e trillando di gioia. Tutto questo per il premio finale, 1500 dollarozzi, che - non era chic tenerseli - tutti sapevano destinati alla scuola comunque. C'è anche stata un'asta in cui le offerte partivano da 15.000 dollari, un anno di stipendi per me praticamente. So che non dovrei rapportare tutto alla mia paga subumana, ma è una specie di automatismo.


    A ricordarmi quanto sono povera anche il figliolo del fidanzato della mamma, che occasionalmente lavora nel fantastico mondo del cinema vancouveriano ma per lo più può contentarsi delle abbondanti rendite familiari (sua moglie tra le altre cose ha lavorato a The L Word per tutte e 5 le serie, comprando i vestiti per le attrici e per lo più tenendosene una certa parte...). Insomma parlavamo di questo mall gigantesco nel centro della città: io stavo per tirare fuori il negozietto cheap coi vestitini da 20 dollari, lui invece si crucciava della sua dipendenza dai vestiti di Ermenegildo Zegna. Ho capito che i pianeti di provenienza distavano svariati anni luce e da lì in poi mi sono limitata ad annuire sorridendo, sperando di non avere rossetto sui denti e di sembrare almeno benestante, o cazzo, almeno dignitosa nel mio silenzio.

    Mi sono insomma appena fatta una pera di ridanciana mondanità high end, di pacche sulle spalle, campi di golf e dollari snocciolati come fazzoletti di carta. Ero un'intrusa, una poveraccia, una outsider piena di acredine, ma sono riuscita a trovare in questo un po' di divertimento, se non altro all'idea che mia mamma questo genere di vita dovrà pupparsela per ancora molti anni. C'è ovviamente molta invidia per i soldi che non ho e apparentemente non avrò mai nemmeno se deciderò di vendere l'anima, ma sembravano brave persone gioviali e simpatiche, al massimo vagamente inconsapevoli dell'esistenza del mondo al di sotto di una certa fascia di reddito.

    Anche ora che ho slacciato il vestito e le tette hanno smesso di puntare alla mia carotide, anche ora che riesco a respirare... sinceramente non so ancora cosa pensarne. Ma intanto vi ho raccontato qualcosa :)

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (5)
    categorie: mode, vancouver
    venerdì, 25 aprile 2008

    Beccatevi il False Creek

    vancouver

    Anche se mi sto beccando un clima non esattamente all'altezza delle medie stagionali, ci sono dei panorami davvero splendidi. Personalmente sono sedotta dal fascino metropolitano, dai grattacieli sul mare e compagnia bella, ma penso riuscirò a farvi vedere anche qualche paesaggio naturale intrigante, cosa non difficile visto che Vancouver è una metropoli circondata dal nula più assoluto. Tra parentesi, questa foto viene di uno sgranato assurdo nel post, ma nel mio mediablog dovrebbe esserci una versione guardabile.

    Oh finalmente ho visto The Other Boleyn Girl, trascinando mamma e compagno al cinema. A parte le due protagoniste assolutamente splendide, specialmente la Portman nei panni di Anna Bolena, prevedo con una punta di orrore un rimescolamento delle idee del grande pubblico in materia di storia Tudor. Insomma già il libro non era molto fedele alla storia. Questo film non è manco fedele al libro. Ma penso il pubblico sarà comunque  distratto dai petti palpitanti che ansimano sotto i corsetti.

    Per saltare nuovamente di palo in frasca, stasera pare che dovrò esserci per un cocktail di fundraising di un'università privata.... aiuto come faccio a causarmi sintomi di rosolia in poche ore? Quando mi è stato detto che lo stile dovrà essere "smart casual" il mio umore già tetro è sprofondato...

    La vostra testualmente incoerente Shuly vi saluta e va a procurarsi sintomi di malattie esotiche per saltare la mondanità serale, ciau ciau!

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (1)
    categorie: film, vancouver, gli affari miei

    Verità su Vancouver

    Se dovete darvi un appuntamento a Vancouver, sappiate che dire "davanti al sushi bar" è un riferimento spaziale vago almeno quanto dire "davanti allo Starbucks".

    Penso che in una città come questa FORSE un giorno il sushi, la linfa vitale di tutto ciò che è buono da mangiare al mondo, secondo il mio personale sistema di valori e credenze, potrebbe diventare noioso per le mie papille.

    Il livello di civiltà e vivibilità, e il semplice splendore della sua collocazione, unito alla temperatura mite, anche senza citare altro, rendono questa città una meta MOLTO molto appetibile per vivere e metter su famiglia. Sospiro e penso.

    dropped by: Shulypoo | link | commenti
    categorie: cibo, vancouver
    domenica, 20 aprile 2008

    Questo posto sembra concentrare le cose più fiche degli States, dell'Europa, dell'Asia.
    E' una vera meraviglia e me ne sono già invaghita. E sono qui da 20 ore, ancora assediata dal jet lag.

    Così, per dirvi che sono sopravvissuta al volazzo transoceanico :)

    venerdì, 18 aprile 2008

    Il mio pensierino prima di andarmene è che a volte, si pensa erroneamente che l'età migliori la qualità di un individuo o del suo lavoro.
    La verità, e forse qualcuno si cruccerà di scoprirlo, è che se sei un imbecille da giovane, in sostanza ci sono alte chance che tu peggiori e basta. Se quando lavori non capisci una sega, con gli anni affronterai i cambiamenti con l'elasticità di un mattone di cemento e il tuo lavoro più che affinato dagli anni sarà sempre più lento e scadente.

    Ti accorgerai che non sei indispensabile come credi di essere e che il lavoro che ci tieni tanto ad esibire, l'indaffaramento costante di cui ti vanti, è solo il risultato della tua lentezza e mancanza di organizzazione. E per inciso, il lavoro che fai probabilmente una scimmia ammaestrata lo farebbe meglio, dopo un training di qualche giorno.

    Ti accorgerai che non è colpa mia se vieni pagato più di me per fare metà delle ore (è più che altro colpa della tua devozione canina e immotivata verso la direzione, e del fatto che considerata la tua età hai proprio una merda di posto) e che quindi non devi rompere i coglioni a me se non riesci a finire quello che devi fare. 
    Ti accorgerai che della tua indulgenza simil-genitoriale non so che cazzo farmene perchè i genitori li ho già e no grazie, non cerco figure sostitutive.
    Ti accorgerai che la tua abilità nella manipolazione, giocata per lo più sul ricatto emotivo e lo pseudo affetto, è limitata ad un punto. Il punto cioè in cui ti mando affanculo.
    E vedi di tenere a mente che se mi prendo più pause di te è solo perchè sono più brava e più veloce, e il mio tempo ha un altro valore rispetto al tuo.

    Questa e tremila altre cose ingoio quotidianamente in ufficio, come dobbiamo fare tutti noi tapini lavoratori. Oggi per cambiare un po' mi è uscita una rispostaccia (succede quando ti si ricorda la stessa cazzata per la decima volta come se non fossi baciata dalla fortuna di una memoria a lungo termine, per giunta mentre hai lavoro da fare sino agli occhi) che ha scatenato il dramma pre-feriale. E questa di avermi fatta immusonire di risentimento nelle mie ultime ore di ufficio non te la perdono.

    Ma visto che non voglio che le mie ultime parole prima di partire siano astiose, mando a lettori e lettrici tanti saluti e auguri, tenete duro al lavoro che ci sono due bei ponti nelle prossime settimane. Ciao ciao!

    dropped by: Shulypoo | link | commenti (3)
    categorie: cose irritanti

    Cerette e capelli viola

    Estetista: "Eh sai io ho ancora qualche brufoletto"
    Shuly: "Ma sei ancora piccina dai, poi passano"
    Estetista: "Eh beh ne ho 23. Tu?"
    Shuly: "Tra un paio di mesi ne faccio 26"
    Estetista: "Ma come, con quel faccino da ragazzina?"
    *l'estetista procede a un altro strappo all'inguine, Shuly ulula di dolore e invoca la Madonna, non in termini troppo rispettosi a dire il vero*

    (che, ho detto che ne ho 46?)

    Mi inquieta quando dico la mia età e dicono "Oh, non si direbbe!" come se avessi annunciato che anagraficamente sono al confine con la mezza età. Bah. Ho 25 anni e non sto ancora invecchiando, che cavolo vi aspettavate, le rughe e i capelli bianchi?

    Comunque ho passato la terza ceretta dell'anno indenne e in forze, la mia risolutezza circa il mio aspetto mi ha portata ad estremi come chiedere nella stessa giornata informazioni sugli effetti di una singola lampada e informazioni sull'esistenza di creme per diventare ancora più bianca. Penso desisterò dall'idea di abbronzarmi, perchè non sa mai dove ti porta quella strada. Oggi una lampada, domani la Smart, dopodomani chissà che non finisca a votare Berlusconi. Brutto brutto percorso.

    Oh gente, mi sono fatta due ciocche di capelli viola scuro, grazie alla tintura della vampira londinese. Anche il mio collo e la mia faccia sono viola scuro, e parzialmente anche il mio bagno. Quand'è così, la prossima volta almeno mi ci faccio mezza testa...

    La mia coerenza testuale si sbriciola, la testa è già in aereo. Il corpo squallidamente in ufficio.

    giovedì, 17 aprile 2008

    -2 La Bohème induce stream of consciousness

    La mia valigia ("mia", presa in prestito) giace a bocca aperta sul pavimento di camera mia, affamata di altri vestiti. La mamma mi informa da lontano che devo portarmi anche roba elegante per l'opera, perchè mi portano a guardare la Bohème. Adoro Puccini, anche se La Carmen è la mia opera preferita di sempre. La mente va comunque a quando, dodicenne, mi spremetti lacrime di commozione per Mimì per impressionare il fidanzatino di allora che, con gli occhi a cuoricino, disse "Oooh sei così dolce", colmo di immeritata adorazione. Non gli ho mai concesso nemmeno mezzo bacetto, in compenso ricevetti da lui la mia copia di Dark Side of the Moon, che rimane un momento abbastanza topico della mia pre-adolescenza. Oddio ora lo Googolo anche.

    *parentesi in cui Shuly, con un uso spregiudicato di Google, scopre che l'ex fidanzatino è il batterista in una band di Genova e che anche il suo compagnuccio di banco a cui lei invidiava da morire la batteria in casa è adesso felicemente attivo nel mondo della musica* *Shuly si ripromette di riallacciare i contatti* *Shuly logga MySpace* *Shuly trova tutti* *Shuly è troppo timida per piombare con cose tipo "Ooooh Emi ti ricordi quando ti facevo fare SQUIIIIT" e "Oh ti ricordi quando ti sei dato un quaderno in un occhio?" e "Oooh grazie ragazzi devo a tutti e due la conoscenza di uno dei pilastri dei miei gusti musicali" e "Ohhh Davide ti ricordi quando sbavavamo per i Queen insieme e andammo al concerto di Roger?"  "Oooh ce l'hai mica con me perchè non mi sono mai lasciata baciare?" "Oh lo sai che conservo ancora le tue impacciate letterine d'amore?"* Odio la mia timidezza*
    E certo che qui a Genova, noi gentaglia nata nei primi anni '80 siam sempre i soliti cinque stronzi rimescolati.

    E quindi, digressioni a parte, penso con una mezza angoscia a cosa indosserò per non sfigurare davanti alla gente bene della British Columbia, per spremermi nuove lacrime sulla gelida manina. Sfigurerò comunque perchè riesco a sentirmi fuori luogo più o meno in qualunque contesto. E anche perchè metà del mio guardaroba è composto da maglie a righe, e metà del mio parco scarpe da anfibi sdruciti. E anche perchè sto leggendo l'ultimo libro di Sedaris e il senso di leggera e ironica alienazione sociale mi pervade ora come un virus.
    Mi si raccomanda di portarmi le scarpe da ginnastica perchè l'edificio in cui vive la signora Mamma include una palestra attrezzata per tutti i residenti. Che cazzo. Sembra un'antologia di situazioni che mi fanno sentire una cacca. Meno male che vedrò la Mami, anche se ho sentito che ha iniziato a tenere discorsi in pubblico e fare networking sfrenato, e quindi manco da lei so più cosa aspettarmi.

    Ma devo pensare a sopravvivere al volo prima di tutto, a restare sveglia perchè le mie potenti onde mentali tengano in aria il Boeing, per arrivare a un pelo dall'attacco di panico quando le inevitabili scossette ci faranno danzare sulle nubi, per godermi gli atroci pasti KLM, per ritrovare la mia immensa valigia prestata, per non perdere la coincidenza ad Amsterdam. Di solito l'ansia da volo mi colpisce con 2 settimane di anticipo, questa volta si è sviluppata in una scarica acuta nelle 48 ore precedenti.

    E insomma, si capisce che in ufficio non ho proprio una gran voglia di fare. Bleh, ora me la faccio venire.
    Business woman di sta minchia.