Considerato che è stato un viaggettino di 4 giorni con un solo giorno rosicchiato di ferie, il nostro gruppetto di friendZ ha accumulato una buona serie di
momenti topici che ricorderò a lungo con affetto, oltre al fatto che mi è stato permesso di passare del tempo con amici che vedo di molto di rado e con cui ho avuto la bella sorpresa di trovarmi ottimamente.
Per la loro, la mia, e anche la vostra letizia, ho accumulato qualcuno di quei momenti in forma scritta:
- Sin dall'inizio, ho chiarito professionalmente a tutti che sui treni inglesi bisogna Mindare il Gap, cioè non sfracellarsi sul gradino (che varia dai pochi cm alla voragine) tra il treno e il binario. Mentre annunciavo questo in perfetto inglese e anche bullandomi un pochino, mi sono schiantata sul gap con tutta la valigia. E manco eravamo usciti da Heathrow. Questo ha comportato l'acquisto successivo di un magnete Mind the Gap, che terrò a imperitura memoria sul mio frigorifero, e di una più simpatica spilletta Fuck the Gap, un commento quanto mai appropriato
- A Camden Town ho trovato il negozietto più fico e stipato di roba di tutto il mercato. Sembrava un residuato goth-punk di epoche passate. Lì attendeva LA Goth Queen vampirica, a cui ho chiesto consulenza su una tintura per capelli (ho finito conl'acquistare un curioso color fucsia che penso userò per dispetto al capo in occasione del Cosmoprof). Impagabili le sue risposte in inglese lento e cadenzato "Oh I have used this color too, a hundred years ago" "You ask me how long it is going to last? If you don't wash it, it's going to last until the day you die". E lÏ per lÏ sono stata davvero incline a credere che lei, 100 anni fa, fosse lì già a tingersi i capelli, mentre metteva su quel fantastico negozio.
- Scambio di battute tra cassiere straniero e commessa. Lui è perplesso alla vista dei miei monetoni da 50p (vogliamo dirla tutta? il denaro inglese PESA) e sospetta siano falsi. Risposta lapidaria "See? If there's the Queen on it, it's British".
- Una sera alla stazione di Charing Cross, la musica di un chitarrista di strada riusciva letteralmente a penetrare i muri, prima con One dei Metallica (fatta benissimo) poi con la classica Stairway to Heaven, che, nel passare attraverso i lunghi corridoi di mattonelle sotterranei, riacquisiva la freschezza che la fama a volte le toglie. Non so manco se i compagni di viaggio l'abbiano notato, ma per me è stato un piccolo momento magico.
- Il capolinea della Piccadilly Line è una stazione che si chiama bizzarramente Cockfosters. La nostra candida Arianna dai begli occhioni aveva naturalmente capito Cockforest, forse già prospettandone le delizie, molto promettenti dal nome. Mentre dibattevamo l'argomento in italiano, un brit locale, vedendo solo quattro tizi che continuavano a dire Cock, è quasi collassato in terra dal ridere, causando altra ilarità in giro nel vagone
- Lo chef giapponese che *qualcuno* ha preso per il culo cercando di fare il brillante ("I was just MAKING SURE") e che, da uno scintillio dell'occhio mandorlato, ci ha fatto capire che avevamo evitato la sua katana e l'istantanea trasformazione in sushi solo perchè era un giorno festivo.
- La decisione risoluta di tutti, la prossima volta, di tornare da Harrod's e farci fieramente la cacca, per esprimere adeguata superbia e sdegno.
- Il negozietto di Leicester Square tutto girato ad assistere al mio dibattito con la cassiera, mentre cercavo di procurare al lolbrit una Union Jack che non fosse quello sputo che stava acquistando, ma una HUGE ONE (con tanto di sbracciamento esplicativo). In effetti, lo so perchè ne ho comprata una anche io, Huge Flag is actually Huge. In parole povere credo l'abbiano rubata dal pennone di Buckingham Palace e per ora sta benissimo anche sul mio divano.
- Il ritorno delle fanciulle alla stanza dopo la visitella al pornegozio di Queensway, con quello che - inaccuratamente ma concediamoglielo - è stato ribattezzato l'Anal Intruder e che tutti abbiamo provato (come massaggiatore ovviamente). Il tappo delle pile dell'Anal Intruder è anche saltato tipo bottiglia di spumante, rivelando una feature extra non menzionata sulla scatola.
- L'abile abbindolamento del britboy di Camden Town che ha inventato ogni scusa possibile per farci accattare una media invece di una small (a proposito, ma quella media ti sta o ci nuoti dentro?)
- L'inquietante momento hitchcockiano avuto con gli uccellastri di Hyde Park. E pensare, nel Round Pond, di poterci trovare dei Mudkip o dei Seaking.
- Dire volgarità o cose imbarazzanti in inglese, come si fa in Italia per non farsi capire, e ricordarsi di essere in Inghilterra
- Per qualche ragione, è sorto il tormentone di aggiungere "fucking" a ogni parola, magari a bassa voce per non fare una totale figura da buzzurri, ma si è arrivati all'acme di Fuckingham Palace. Altro tormentone, "mate" (scritto m8 però) e le molte uscite in inglese maccheronico internettiano ("zomg MINE, nowzerz!*). Degno di una menzione speciale, il meme When I Was, e scusate la cripticità, questa chi c'era la capisce :)
- Girare con i tazzoni di Starbucks è un gran conforto per il freddo. Ho cominciato a pensare che è cosÏ che gli inglesi si difendono dal freddo e riescono a sgambettare a piedi nudi in mezzo alle bufere . Quando cominciano a fare le stalattiti, si fanno un'altra pera calda e possono andare avanti così tutta la giornata, o tutta la vita .
A parte sciocchezzuole come questa, confermo la mia idea che
io in questa città vorrei davvero vivere, anche se naturalmente la prospettiva da turista è ben diversa da quella del lavoratore. In ogni caso, ogni volta che me ne parto ci lascio il cuore, meno male che compenso sempre la perdita
mangiando come una suina.
Rispetto alle mie prime visite più di 10 anni fa forse ha
perso un po' del suo smalto esotico, un po' perchè sono cresciuta e mi sono smaliziata io, un po' perchè nel frattempo anche l'Italia ha fatto qualche passettino in avanti. Ma non vuol dire affatto che la trovi meno meravigliosa, diciamo che sono oltre alla teenager crush e più indirizzata, se regge il paragone, a un
"amore maturo" per la città.
Londra ha tutto della metropoli ed è un gran melting pot culturale, ma ha degli angoli, anzi degli interi quartieri, per non parlare dei parchi, che riescono a fartelo scordare e ti fanno sentire
come se ti trovassi in un gigantesco villaggio (grazie per l'idea Andre). Ci sono le grandi catene e una generale uniformità nelle merci e nei cibi, ma i piccoli negozietti tipici trovano ancora spazio.
E' piena di turisti, ma per lo più concentrati sempre nelle stesse aree, e a me peraltro i turisti mettono pure allegria (sarebbe bello averne un po' di più nella mia piccola cittadina musona). Puoi davvero trovare di tutto e la città
trasuda rock and roll da ogni metro quadro, anche quella cacchio di monarchia a cui sono tanto attaccati ti fa pensare ai Sex Pistols e diventa automaticamente cool.
Sono belli i quartierini residenziali con le casettine a due piani strette strette, sono belle le attrazioni turistiche, mi piacciono persino i quartieri business con gli enormi grattacieli e gli impiegati che brulicano come formiche durante la pausa pranzo.
E' fantastica la varietà di persone, di stili, di aree cittadine, di cibi, di proposte culturali e pur nella varietà si subodora
sempre qualcosa di inequivocabilmente brit che conferisce tradizione e identità al grosso mosaico che compone Londra. E non parliamo nemmeno dell'
accento brit che, dopo tanto tempo a contatto con i redneck (mi si era sporcato l'accento da morire, cominciavano a chiedermi da quale parte di Nashville venissi mai), è una vera musica.
Una menzione d'onore, a me che sono una suinella, va al
cibo: la cucina inglese non avrà una grossa identità se comparata alla nostra, ma compensa in cosmopolitismo e disponibilità, nonchè in porcaggine. Non fraintendetemi, i proverbiali "du spaghi" mi allettano sempre, ma nel mio cuore e nel mio stomaco c'è sempre spazio per un
Waffle alle fragole o una torta Death By Chocolate. Nel riguardare le mie fotine fatte col cellulare ai dettagli che mi colpivano, si nota.
Il tempo, lo confesso, è
infame e mutevole: bufere di neve estemporanee, pioggerelle costanti, vento, sole improvviso... non si sa mai cosa aspettarsi e nel dubbio, almeno in questa stagione, è meglio coprirsi come eschimesi, a meno di non essere inglesi dalla nascita, nel qual caso anche shorts e infradito vanno benone.
Una nota davvero dolente sono i
prezzi davvero above average, che ti presentano con grande disinvoltura sperando che tu cacci i soldi prima di farti la conversione, sempre criminosa, in euro. Per fortuna cibo e alloggi se ne trovano per tutte le tasche, ma il rischio di farsi spellare vivi è sempre in agguato.
Anche senza potersi permettere di cacciare troppi soldi come me e i miei happy t(h)ree friends, c'è tanto da fare e tanto da vedere. La prossima cosa che voglio davvero vedere sono appunto gli annunci di lavoro...
Così per farvi un riassunto della spesa base che abbiamo sostenuto per questa piacevole escursione pasquale, che ricorderò sempre come
la mia prima vacanza fatta solo coi soldi guadagnati da me, ecco una nota spese:
- Volo British Airways Linate/Heathrow 07.45 / Volo Alitalia Heathrow Linate 17.40 (orari programmati per godere di tutto il tempo possibile, ragione per cui non ho usato i low cost) = 200€ circa
- Navetta da e per Heathrow sino al centro di Londra: circa 15€
- Sistemazione in quadrupla con bagno in pieno centro (colazione inclusa) 125€ a testa per 3 notti
- Daily Travelcard zone 1-2 per circolazione illimitata sui mezzi pubblici: circa 40€ per 4 giorni
Il totale ci porta a
meno di 400 euri. Non troppo, non troppo poco, comunque una soluzione comoda e appagante che in tutta onestà non vedo l'ora di ripetere sinchè non otterrò la cittadinanza adottiva per logoramento (questa era la mia sesta permanenza).
The rest, my friends, is shopping...
P.s. arricchirò il resoconto con altre foto da lunedì, quando per editare un post di splinder non mi ci vorranno tre ore e un sacco di fede e fortuna. Oqquanto odio i Mac...