Quanto ho voglia di sbafarmi un altro libro di Easton Ellis invece che pucciarmi nel grigio lavoro in questa grigia giornata.
Sto dietro a una gara circa da maggio scorso e sono al punto in cui vorrei fare un unico falò di cliente, fornitori, capo e alcuni colleghi. Per buttarci dentro pure il pc dell'ufficio, per buona pace di tutti.
Poi ridere sino a slogarmi la mascella, e fare un semicupio nella zuppa inglese, come consiglia Woody Allen (o era salsa bernese?).
Avrò citato, o forse no, che di lavoro faccio praticamente l'account, anche se il capo pensa che non è abbastanza essere vessata dai clienti e coccolarli ogni giorno come se fossi la loro private bitch e mi ha resa anche responsabile marketing e schiava generica.
Nel tempo libero che non ho, faccio da copywriter per tutti i testi dei nostri packaging, controllo ogni dannato dettaglio di ogni dannata grafica e già che ci sono organizzo fiere e viaggi.
Ma il mio lavoro medio consiste nel fare da cuscinetto tra le pretese dei clienti, l'arroganza dei fornitori, l'esasperazione dell'agenzia di comunicazione, cercando di non cristare dietro a nessuno e mantenendo il buon umore. Piegata a pi greco/2 praticamente con tutti, una macchina che assorbe e risputa informazioni confuse e caotiche trasformandole in cose leggibili, chiare e cortesi.
In questo fermento lavorativo, cerco solo di staccare il cervello il più possibile. Ieri mi sono spinta alla lobotomia, schiaffata a guardare passivamente frammenti di Sanremo (non so davvero come, erano secoli che lo ignoravo completamente).
Musicalmente mi ha presa un'angoscia da mal di testa e ho iniziato a pensare alle torture Batemaniane che avrei potuto infliggere a quel donnino egocentrico che hanno messo a far da valletta (quella mora, quella che, prima di abbandonarsi a un gesto spontaneo come chiudere gli occhi, li riapre un attimo per verificare di essere inquadrata).
La visione è stata intervallata a frammenti di Beppe Grillo che inveiva (fa altro oltre a inveire, ormai?) e cercava di convincermi che rimpiazzare con un bicchierino di plastica i miei Tampax poteva migliorare il mondo. Un bicchierino di plastica, lo stesso, da usare per anni e sciacquare. L'idea mi ha riempita di un raccapriccio senza nome. No grazie Beppe, per piacere fai meno crociate ma più sensate, lo so che sei capace. Personalmente mi piaceva più come comico, ma per lo più non dice sciocchezze. Solo che cacchio ne dice troppe, a prescindere.
Il resto della serata è stato trascorso in un ozioso rassettamento casalingo, dando altre spennellate di Silvia in giro per casa e finendo con l'andare a dormire troppo tardi, sempre troppo tardi.
Per evitare di iniziare a provare troppa malinconia e finire in un nuovo post semi-suicida, mi sono ri-infilata in testa l'immagine di Daniel, il mio ex, che mercoledì sera capisce una battuta su un tricheco con venti minuti di ritardo e inizia a ridere così violentemente da darsi fuoco a un ciuffo di capelli con la candela al centro del tavolo del locale. Ho riso tanto che ho praticamente sbavato sulla testa del mio ragazzo. L'allegria e la gioia, nella vita, arrivano a spruzzatine inaspettate. Come un sacco di altre cose.
Non odiate quando arrivate a un passetto, a dieci pagine dalla fine di un libro... e qualcosa di molesto vi costringe a interrompere la lettura?
Beh, me ne sono fregata e, mentre mi facevo fare la mia ultima dispensiosissima seduta di massaggi inutili, ho preso il libro e l'ho finito lo stesso.
Ho finito American Psycho e l'ho amato. C'è un solo problema. Non ho capito davvero com'è finito. E non credo voglia farsi realmente capire. So che, a un livello diciamo animale-istintivo, è diventato il mio libro del momento.
Non siete daccordo sul fatto che un buon numero di opere interessanti sia caratterizzato da finali aperti a molte interpretazioni? Direte che ci vuole maggior sforzo di inventiva ad aprire tante questioni e a riuscire a chiuderle tutte prima dell'ultima pagina, facendo quadrare tutto e su questo non discuto (anche se talvolta spiegare tutto banalizza e uccide la suggestione), del resto ho amato molte opere "chiuse" e parecchie opere "aperte" sono il risultato della pigrizia di autori sopraffatti dal peso dei misteri che hanno sparso in giro ... ma sono soprattutto i libri e i film con tanti spiragli aperti che continuano a vivere nella tua testa anche quando hai finito la lettura o la visione. Li riesamini, te li spieghi e rispieghi, ti senti vicino a una soluzione ma non riesci a raggiungerla e, del resto, manco sei tanto sicuro che sia la soluzione giusta.
Insomma, il signor Easton Ellis si è appena preso gioco della mia (nostra?) tendenza a cercare di dar senso e direzione a tutto, con un libro totalmente più bello del film - com'era prevedibile - il cui succo è proprio la mancanza di significato di qualunque cosa, e la missione impossibile della quadratura di una sostanza fluida e viscidina, l'esistenza, di cui al massimo possiamo carpire qualcosa in superficie: oggetti, azioni rituali, marche di vestiti, locali alla moda, l'invidia e l'avidità.
American Psycho contiene tante cose, oggetti in sovrabbondanza, annotati con precisione maniacale. Una crosta sotto cui - a volte viene il sospetto anche a me - non c'è proprio nulla, nè un senso, nè redenzione, nè amore o altri sentimenti positivi. In altre parole, una prospettiva inquietante sui rischi del pensare troppo a fondo, che ci lascia esattamente dove eravamo: a mollo in questo "atomo opaco del Male" come direbbe qualcuno. Ma penso si riferisse in realtà al mio ufficio.
Che importa via, manca mezz'ora all'uscita, non c'è più niente da fare se non covare ansia per il ritorno del capo. Stiracchiamoci le meningi con frasi alla rinfusa.
Mi sparo Moby Dick al massimo volume in ufficio. Tanto non c'è nessuno che se ne lamenti. Muovo i ditini facendo air bass e scuotendo la testa. Ho imparato a suonarla e, anche se è facile, sono abbastanza fiera. Il mio amore per gli strumenti a corda e il mio scarso tempo per star dietro al medesimo mi commuovono.
Mi arrivano i soliti linkini da msn e da skype. Mi sono trovata a pensare mentre ne aprivo uno "ti prego ti prego ti prego fammi ridere, sii qualcosa di buffo". Con ansia. Sto vivendo strani turbamenti figli dei libri che leggo e dei film che guardo.
Bramo evasione, bramo amicizia, bramo sensazioni non premasticate. Dio che voglia di uscire da questa fogna di ufficio. Adocchio l'orologio, a disagio.
C'è una frase che mi ha colpita (di nuovo) in American Psycho:
"il cielo è trapuntato da un'infinità di stelle lucenti, e il loro numero mi umilia, cosa che faggio fatica a tollerare"
E non so neanche cosa mi abbia colpita, so solo che a parte gli sbudellamenti e l'ultraviolenza (che non riesco a leggere) è uno dei libri più intriganti che abbia letto da un po' di tempo. Dovrei anche leggere Arancia Meccanica immagino. Sento affinità.
Da ragazzina sottolineavo con la matita colorata le frasi che mi colpivano e in effetti dovrei tornare a farlo. Per ripassare sul libro anni dopo e pensare quanto ero infantile a farmi colpire da certe cose. Ho ancora tutto il De Profundis di Wilde scarabocchiato di matita rosa, infatti.
Ci sarà mica un concerto decente a cui andare nei prossimi mesi? Una cosa tutta da urlare sino ad avere la gola secca e la voce da travestito, da gridare di terrore investita dalla folla, da comprarsi una dannata maglietta col nome del gruppo?
Qualcuno di nuovo da conoscere e frequentare che non ambisca a stuprarmi?
Quando è che la voglia di cambiamento muta in psicosi cronica?
Penso di aver capito di avere un bioritmo emo che sale e scende alternandosi con quello fattivo e interessato al mondo. Un dentro e fuori da me stessa. Credo vitale per la mia sopravvivenza emotiva. Tranquilli, tra un po' rispunto a parlare di politica e grandi temi.
Stasera si va a bere. Auguri Dave, è il tuo compleanno e per una volta me ne sono ricordata prima di una settimana dopo. Ti voglio un sacco di bene. E lo so che lurki.
A volte mi approccio agli altri con un candore che potrebbe sembrare quasi stucchevole. Posso pure far venire il dubbio: ma questa ci fa? In realtà, ci sono. Si, credo proprio di esserci.
Io non sopporto una cosa di molti uomini e che forse è un po' una caratteristica della società. Italiana? Non so. Ora ve ne parlo.
In generale, ho un rapporto piuttosto aperto con la tematica erotico/sessuale. L'ho pure scritto nel mio profilo, che ho dovuto anche limare nel corso dei mesi per evitare messaggi volgari e a sproposito. L'erotismo è una tematica interessante e questo non me lo rimangio. Dopo tutto sono la stessa ragazza che a 18 anni ha portato davanti alla commissione di Stato una baldanzosa tesina intitolata "Eros - Breve viaggio tra erotismo, amore e sessualità", che si era divertita un mondo a scrivere, rubando tematiche dal mondo greco e latino, letterario e artistico.
L'eros è un tema sempre assolutamente vivo, trasversale, sentito da tutti. Un linguaggio universale. Non sto parlando strettamente di sesso, per inciso, ma il sesso è una sua componente. Come argomento, quindi, lo trovo stimolante e ricco, quasi tutti hanno qualcosa da aggiungere.
Ok: dove, in questo discorso, lascio intuire che io mi ecciti a parlarne? O che parlarne indichi, che ne so, che ci sto provando con l'interlocutore? Dove lascio questo genere di spiraglio? Parlare di sesso NON equivale a farlo o volerlo fare. Ma manco lontanissimamente.
Insomma, quello che faccio io nella mia vita sessuale sono per lo più loschi affarucci miei di cui magari ogni tanto lascio trasparire sprazzi vignettistici e non ma che in gran parte restano privati e di cui del resto non penso fregherebbe molto ad anima viva. La parte fisico/emotiva diciamo.
Della parte "conversazionale" invece non ho molti problemi a parlare, quasi zero.
E' un argomento divertente il sesso e lo vivo discretamente bene. Ho ricevuto un'educazione sessuale molto completa e chiara sin da quando ero una bambina, perchè nessuno dei miei genitori voleva che apprendessi le cose per sentito dire e senza nozioni mediche ed anatomiche sufficienti.
Il che infatti non mi ha resa per niente precoce in materia e neanche una "cattiva ragazza", tant'è che il mio primo bacio a un ragazzo l'ho dato alla bellezza di 18 anni e resto una personcina timida e spesso insicura, per la cronaca, quasi sempre impegnata in lunghe relazioni monogame.
Paranoie strane sul sesso però mai avute.
Niente letterine a Cioè chiedendomi se usare lo stesso bicchiere può ingravidare (si, ma solo se con quel bicchiere fate cose davvero indicibili).
Niente problemi ad andare in farmacia a prendere i preservativi, niente problemi ad andare dal ginecologo a chiedere la pillola.
Niente problemi a chiarire qualche dubbietto ad amiche bisognose.
Niente problemi a dire alla mamma di tornare un po' dopo perchè avevo il ragazzo in casa, quando vivevo con lei.
Insomma non l'ho mai vissuta, questa cosa del sesso (con gli altri e con se stessi), come una cosa sporca, pruriginosa o di cui parlare come di un segreto misterioso. E' una cosa naturale, parte per lo più piacevole della vita adulta e come tale la tratto. E in effetti non ragiono mai come se l'avessi solo io o come se sedessi su una vagina d’oro e diamanti (una tendenza femminile non troppo infrequente): quando è giusto e ci sta, non vedo perché non farlo sto benedetto sesso. Per me più che un traguardo sudato o un amo a cui appendere un uomo è un modo per cominciare a conoscersi, quando vale la pena. Sbaglierò, chissà. Tanto alla fine le occasioni davvero meritevoli non abbondano mai lo stesso.
Il mio senso della morale non è minimamente condizionato da massime relative strettamente al sesso quindi, come avrete capito: i miei valori sono onestà, chiarezza, correttezza e cerco di comportarmi come posso in vista di questi (con tutto che non sono nè perfetta nè una santa).
I tabù son robe quasi sempre da bigotti o gente con poca chiarezza in testa, il buon gusto è al massimo l'unico criterio, e anche quello va calibrato rispetto all'interlocutore. Su certe cose devo ancora lavorare perché a volte sconvolgo la gente o la metto a disagio o la scandalizzo con il mio linguaggio poco metaforico, o forse avrò un infantile gusto di stupire. Chi può dirlo? Il punto è che la gente di cui stimo il cervello raramente fraintende e al massimo si fa una bella risata, o risponde a tono. E a me va bene così. Di solito i malintesi avvengono soprattutto con chi sopravvaluto o calibro male come interlocutore, infatti.
Ora, io non penso di ragionare come un’aliena o come una pazza. Ma un malinteso purtroppo non raro con i signori uomini è appunto quello di scambiare una chiacchiera per un approccio. Come se, parlando *di* sessualità, *intorno* alla sessualità, menzionando alcuni gusti ed esperienze passate io intendessi provarci.
Io! Già assumere che una donna ci provi come se fosse la norma (per vostra informazione, sarà una pratica eccitante e nuova, ma su questo preferisco essere old school) è un calcolo fatto male. E soprattutto, in presenza di chiari, chiarissimi messaggi verbali e non che indicano un totale non interesse in tal senso, perché ostinarsi a credere che io voglia per forza stuzzicare, “giocare col fuoco” (oddio si, hanno usato un termine simile)?
Ma gli uomini sono davvero porci come dice la leggenda che io cerco di sfatare? E’ mai possibile trattare il sesso come un argomento di conversazione e basta? Ok, anche come argomento neutro è più simpatico, che ne so, del problema della spazzatura a Napoli, ma ho reso l’idea penso. Se non fosse un argomento divertente del resto non se ne parlerebbe. Ma perché deve aleggiare questo alone un po’ schifoso e morboso sull’argomento? Perché ce lo mettete? Quando sono disponibile e intendo farlo sapere, so comunicarlo in modo appropriato ed è un modo assai diverso dal parlare di materia erotica. Non mi spingerò a dire ipocritamente che non piace piacere o essere oggetto di garbate attenzioni, ma questo è proprio un altro argomento.
Insomma perché ora ho un tizio che dice che io inneggio allo stupro per essermi comportata con lui in un modo che per me non ha nulla di straordinario o speciale? Devo davvero comportarmi come se avessi una figa diamantata e menzionare l’argomento solo nel talamo nuziale? No perchè questo tizio usa anche farmi le poste sotto l’ufficio e i suoi discorsi hanno un po’ cominciato a seccarmi ("fai tanto la santa ma alla fine ne vuoi anche tu di *pentolacciate*, come tutte le altre". Della serie alè).
E questo sì che mi fa sentire sporca.
Una pagina particolarmente intensa di American Psycho mi aveva appena stretto lo stomaco in una morsa di nausea e orrore.
Ma, nello stato mentale in cui il lavoro mi ha spinta negli ultimi 40 minuti... sono proprio di umore alla Patrick Bateman. Mi è salita una temporanea voglia di uccidere un cliente per aver avuto un accento irritante al telefono.
Mi calmo, al pensiero che non vorrei mai essere avvistata mentre corro nuda per un pianerottolo con una sega elettrica in mano e ricoperta di sangue, mentre raglio una risata completamente folle.
Per quanto l'idea abbia le sue attrattive, almeno a livello figurativo.
Caspita che libro.
Mi sa che sfogherò il tutto con quella Ritter Sport fondente alle nocciole là in fondo. Mi fa l'occhiolino. Lo fa solo per me. Lo so.
Amore ma a che stavi pensando per non venire?
Pensavo al cardinale Camillo Ruini.
...
Più precisamente, Camillo Ruini che corre, in braghettoni, per San Pietro. Gridando "Sono un dio dorato!"
E nonostante questo..
Eh già.
Senti, ora voglio avere un orgasmo. Poi andiamo all'Ikea.
Si
Si dice "Si padrona"
Si padrona.
-intermezzo- (diapositive dei pascoli del Molise, immense distese di pecore, musica pastorale)
Non era tutta una scusa per andare all'Ikea vero?

E ora basta vivere immersa tra cose inutili e inutilizzate. Con tutto il rispetto per i ricordi, ma non posso più tenere le video cassette registrate con tutte le pubblicità di Senti Chi Parla, Free Willy e Dirty Dancing. Addio miei fedeli compagni di nastro magnetico. Le nostre strade si separano, vi ho voluto bene.
Voi, compilation di Video Music, potete restare. Non sono ancora così risoluta.
Ho iniziato a buttare caterve di roba, come da piccola non avrei mai osato fare. Di indole, sono una che conserva anche gli scontrini e i biglietti del bus obliterati, se recano un qualche ricordo piacevole. Una che conserva i bigliettini di Natale degli ex e li rilegge con affetto. Una che infila fiori secchi nel diario (ho anche un diario reale, molto geloso del blog). Ma non posso lasciarmi subissare. Basta e stop, devo far posto per un po' di futuro tra queste mura e imparare a distinguere i bei ricordi dalle scartoffie.
Un tipo di vecchiume di cui invece non mi libererò mai e poi mai sono i vinili. C'è una magia speciale nei vinili. Sono più vivi dei cd e non hanno un'ombra dello squallore delle vecchie audiocassette. Il vinile in teoria si sente anche senza amplificazione. Piano piano piano, ma si sente. La canzone è proprio lì, non è un concetto lontano e un po' mistico come i bit dei cd. E' una cosa che adoro.
Una sequenza molto bella sulla sacralità del vinile è proprio in Velvet Goldmine, il mio film preferito: uno spaurito, eccitato ed allora smilzo Christian Bale estrae con cura reverenziale il 33 giri dalla sua custodia, dopo averla ammirata con attenzione e - con mano tremante e attenta a non toccare la superficie - lo depone sul giradischi e si appresta a un ascolto che gli cambia la vita.
E visto che sto ravattando nelle mie piccole manie, in questi giorni, ve ne propongo una che - al contrario dei Tudor mi auguro - non diventerà mainstream tanto facilmente.
Mi conoscerete come una che si fa venire gli orgasmi coi Led Zeppelin e quindi venera il classic rock e che nel tempo libero coltiva qualche passione per cose più recenti, per lo più etichettabili come alternative e indie.
Quello che avevo trascurato di menzionare era il folk rock inglese degli anni (ovviamente) '60-'70. Cosa che, lo capisco, non è per tutti i palati, ma che rientra tra le poche e sparute cose del mondo che mi danno qualche emozione. Fairport Convention, Pentangle, Steeleye Span. Aggiungiamo un tocco di oltreoceano con Joan Baez e il quadretto è più o meno completo. Eh, che ci volete fare, me l'hanno infilata in testa i miei per imprinting. Son cresciuta a pane, Beatles e folk. Niente Nutella per motivi quasi religiosi, e io dovevo pur sviluppare dipendenza da qualcosa.
Non ve la faccio una testa così, ve la risparmio. Ma questo è il mio disco folk rock preferito, probabilmente uno dei miei dischi preferiti e basta. E c'è chi dice che sia una pietra miliare. Parlo della Fairport Convention, che pubblica Liege and Lief nel '68 (40 anni fa, accidenti). La voce è quella dolce e affilata insieme, inconfondibile ed emozionante di Sandy Denny.
Qualcuno di voi conoscerà The Battle of Evermore degli Zeppelin presumo. Quella bellissima canzone di ispirazione più che vagamente tolkeniana, quella che fa sbavare la Shuly.. Beh, è un duetto tra Plant e lei, per la cronaca. La poverina morì poco dopo i 30 per emorragia cerebrale, dopo essere caduta dalle scale. Ma nella sua breve vita devo dire che incise parecchie belle cose, tra cui appunto Liege and Lief (che vuol dire qualcosa tipo "Obbediente e contento di esserlo"). Questo album (potete vedermi mentre lo coccolo con lo sguardo nella foto) pesca da un repertorio tradizionale inglese, per lo più, tutto bello riarrangiato in chiave rock, senza essere mai vagamente melenso o stucchevole.
Non so cosa preferisco tra voce, arrangiamenti, spirito della vecchia Inghilterra e le trame delle ballate.
C'è la storia di un poveraccio che viene arruolato a forza nell'esercito della regina Vittoria e riesce a disertare due volte, tradito però dagli amici e pure dalla fidanzata. Quando è già sulla forca che pregusta la libertà almeno da morto, ecco che piomba il re che gli dà la grazia con la promessa che farà il bravo. E rieccolo arruolato a forza con il groppone del senso di colpa.
C'è la storia di una sordida moglie che seduce un ragazzino e quando il marito li sorprende, informato da un fedele servitore, sfida lui a duello avendo anche la decenza di prestargli la sua spada migliore. Il ragazzo viene ucciso e la moglie, quando il marito sembra incline al perdono, fa la gaffe di dirgli che preferisce Matty a lui anche da morto, e viene infilzata come una farfalla all'ago.
C'è la storia di un misterioso signore, presumibilmente un demone/volpe, che seduce le donne e le porta al suo castello, dove non se ne sa più nulla.
C'è una storia alla Lady Hawk in cui senza volere davvero, un uomo ferisce a morte il corvo che gli ha predetto che ucciderà la sua amata.. e scopre che si tratta in effetti dell'amata, quindi impazzisce.
C'è la storia di una fanciulla che entra nel reame degli elfi e riesce a strappare alla loro regina un prigioniero che stavano per sacrificare per Halloween, a prezzo di dure prove.
C'è il fiddle insieme alla chitarra elettrica, questa voce fantastica, i ricordi d'infanzia, il vinile tra le tue braccia... è amore automatico.
Buona notte :)