Mi sembra di avere meno tempo per la mia adoratissima musica, col lavoro che faccio non posso nemmeno mettere su l'auricolare mentre faccio le mie cosette visto che devo smanettare spesso col telefono (ultime performance richiestemi comportavano chiamate in Estonia e Germania a gente dagli accenti improbabili che ho compreso miracolosamente...). Peccato, il precedente lavoretto di copywriter mi permetteva un ampio margine di cazzi miei, ora telefono , vado su e giù, parlo... con la sola sinfonia delle voci degli altri e dei telefoni. =(
E' una terapia d'urto per la mia timidezza compulsiva però, e non ditemi che non guardo al bright side of life.
Nel frattempo proseguo le mie esplorazioni musicali dalle 7 alle 8 e mezzo, dalle 12,30 alle 14,30 e dalle 18,30 in poi. In negativo rispetto all'ufficio. E c'è così tanta musica da ascoltare. Io la infilo nel pod e poi lascio che lo shuffle vada dove vuole, non mi premuro di riconoscere titoli e artisti (a meno che non siano proprio riconoscibili a orecchio... per esempio non è che la voce di Neil Young la confondi con molte cose). Lascio che le canzoni mi entrino ben bene dentro il cervello, sinchè non riesco a canticchiarle in testa quando le riascolto. Me la spalmo come la crema rassodante la musica, la faccio assorbire, manata dopo manata.
Comunque, come "vendetta" al lavoro che mi porta via la musica, ho intenzione di utilizzare uno di questi due oggetti domani sera. A Firenze.

=)!!
Capitoletto dopo capitoletto in treno, in bus e nelle pause, ho finito un grazioso libricino intitolato "Mio Padre Amava i Beatles e i Rolling Stones", di tale Adriano Sack, tedesco. Il sottotitolo è "guida di sopravvivenza per i figli dei cinquantenni più giovani mai esistiti".

E' una delle tante cose che ho afferrato qualche settimana fa mentre vagavo senza meta alla fnac. Sembrava fatto proprio per me, figlia di quella generazione, nostalgica di cose che non ho mai vissuto (sensazione che, sorprendentemente, l'autore cita parola per parola), affezionatissima ai miei genitori e cresciuta all'ombra delle cose rivoluzionarie ed eccitanti che si sono svolte prima che nascessi per poi vivere la mia gioventù in un'apparente deriva generazionale in cui non riesco a riconoscermi in nessun modo.
Ha qualcosa di sociologico questo librino: è diviso per sezioni, ognuna riguardante un aspetto diverso della vita e il modo in cui "i nostri genitori" lo trattano. Il loro rapporto con la politica, coi soldi, coi figli, i nipoti, l'innovazione e la tecnologia, il cibo, la morte persino... ognuno racchiuso in un capitoletto di tenere (soprattutto tenere, ma anche critiche e divertite) cronache familiari in cui prima o poi chiunque può riconoscere un pezzo dei propri genitori. Non c'è bisogno che i genitori in questione siano per forza ex sessantottini, rockettari o altro (il titolo è un po' deviante penso), prima o poi vi ci ritrovate e sghignazzate inteneriti.
Da business woman che sono (lol) non ho molto tempo per scrivere una lunga recensione, mi limiterò quindi a dire che è una lettura molto piacevole, scorrevole e semplice, ma che offre buoni spunti di riflessione e anche svariate risate. Ed è soprattutto un ritratto da una prospettiva inconsueta, quella dei figli, di una generazione che, anche ai confini con la terza età è ben lungi dall'ingrigire verso le case di riposo ma conserva intatta la sua natura di work in progress e non cessa mai di stupirci. Mi è venuta in mente la mia mammina, che prenderà e si trasferirà in Canada, a 56 anni.
Questi genitori sono troppo avanti.
Bellissima giornata, e poco tempo per annotarla ora come ora.
Una domenica ben goduta comunque, non mi capitava da troppo tempo =)
Ascolto beatamente "I Feel Free" dei Cream e desidero un vombato.
Buona notte!
Scrivere questo blog certe volte è come tentare di comporre un testo sacro su cui nessuno possa arrabbiarsi tra cristiani, musulmani, ebrei, induisti e *pure* atei.
A volte vorrei non averlo linkato a nessuno che conosco dal vero.
Invece a volte mi fa piacere che alcuni di loro stiano dietro alle mie fluttuazioni e pare varie.
Invidio la disinvoltura con cui gli altri parlano di fatti precisi, nomi e posti, sui loro blog. Io devo sempre pattinare sul vago. Uffa. Io che odio i segreti ne sono piena, pare. Che palle.
Devo fare un po' di faccenduole che ho rimandato tutta la settimana e naturalmente prendo tempo leggendo altri blog. Leggevo il post di qualche mese fa di una simpatica fanciulla e buh, ci ho trovato davvero moltissimi punti di contatto autobiografici, specie le riflessioni su storie passate e felici.
Mi inquieta che siamo in tanti a provare le stesse identiche cose, ma conferma l'appartenenza a una sola specie in fondo... mi pare comunque che la ragazza in questione se la spassi più di me, ma vabè lei studia e ne ha anche il tempo immagino...
Lo linko per ricordarmelo... qui
E' sabato mattina e ieri è stato il mio primo vero venerdì sera post lavorativo. Mi sono giustamente sbronzata un pochino, sinchè non sono inesorabilmente crollata alle quattro del mattino, che faceva ancora caldissimo.
Svegliata ora, 12,30 , senza una sola traccia dell'abituale senso di colpa da super dormita. Perchè ora so che posso, che dormire come un ghiro nel week end è un sacrosanto diritto della vasta tribù dei lavoratori, e la cosa mi rende contenta.
Ho notato nel mio cervello, mentre facevo davvero le cose PIU' disparate, che mi veniva in mente l'ufficio e il lavoro fatto e da fare, nomi, numeri, rapporti commerciali... una specie di trip psichedelico da ufficio amplificato dal daiquiri... Hmmmm ecco QUELLO non mi piace poi tanto, ma spero sia un effetto della mia niubbaggine.
Mentre do al mio cervello il tempo di costruirsi compartimenti a tenuta stagna, continuo col mio bilancio. Ho imparato tante cose nuove, vinto tante timidezze, conosciuto colleghi simpatici, mi sono resa utile in ogni modo possibile e penso che sia stato apprezzato. Ieri ho cenato coi miei genitori ed era la prima volta in SECOLI che non avevano critiche e obiezioni da muovermi. Emozionante.
Oh ed ecco il fotogramma di Metropolis a cui penso da lunedì ogni volta che scendo dal trenino dei lavoratori o li vedo riavviarsi in sciami verso i rispettivi uffici, dopo la pausa...

Se penso al tipo di persona che sono e subito dopo al lavoro d'ufficio, so che le nostre nature cozzano. Ma per un po' dovrò abituarmi e sono sulla strada per farmelo piaciucchiare. Spero solo i miei altri sogni rimangano vivi al di sotto e non diventi un'ape operaia qualunque. O almeno , se proprio dev'essere, solo un'ape from 9 to 5.

Diventerò la donna Post It, meno male che in ufficio ho il softwarino per metterteli sul desktop in forma virtuale =)
Work Sucks? Non so, questa prima settimana mi è piaciuta, ma tanto valeva consigliarvi il cult statiunitense Office Space. Altre riflessioni a presto, baci e abbracci <3
Ok in questi giorni non posso pretendere da me nulla di più di sporadici ciao sul blog, il mio tempo libero sembra essersi infeltrito come un maglioncino cheap, e anche se il lavoro è interessante realizzo che mi costringe a buttare qualcosa come 5 ore extra (oltre alle 8) tra trasporti e pause non necessarie, nonchè orari diabolici delle FS e autobus bastardi.
Il posto dove lavoro è carino e non molto grande, i colleghi amichevoli e generosi di consigli e comprensione, persino il capo. Le finestre danno sulla Lanterna, in uno scorcio tra i grattacieli.
Davanti a me un tremendo monitor 15" vecchio con un refresh rate la cui frequenza posso contare a voce. Cinque minuti lì e via con l'emicrania. In compenso sono proprio davanti al bagno (lol) ma almeno non ho finestre alle mie spalle a arrostirmi come una quaglietta allo spiedo.
In questi giorni sto soprattutto facendo conoscenza con l'azienda, ciò di cui si occupa, archivi, clienti e procedure standard, ed è piuttosto divertente anche se non riguarda un settore che mi fa sbavare molto.
Devo confrontarmi coi fantasmi delle signorine che hanno posato le chiappe davanti a quella scrivania prima di me (ben quattro, sembra un posto maledetto...), le loro cartelle, il loro disordine, la loro mancanza di organizzazione (almeno ai miei occhi). Il pc si sta silvizzando pian piano, rimuovendo file stupidi, spolverando il desktop rigonfio di cazzate (sul mio desktop ideale figura solo il cestino), riorganizzando le cartelle (mi sono già imbattuta in file privati della precedente ragazza... >.>).
Tengo persino skype acceso (connesso con la collega) e ogni tanto nei tempi morti faccio capolino su msn (rigorosamente invisibile). Quando posso sgranocchio un wafer e mi concedo 8 secondi di pausa.
La testa è concentrata su quello che devo fare anche se un pensiero ronzante di fondo è: il mio tempo libero sarà relegato ai week end per sempre? invecchierò così? Detto questo ho l'impulso a cercare "come sposare un milionario" su Google...
Oggi anche un momento di fun e excitement quando i grattacieli dove lavoro sono stati sgombrati per l'esercitazione antiincendio: una fila di adulti in gita scolastica che razzolavano giù per le scale ridendo mentre un'irritante sirena squillava e pensavo che in caso d'incendio vero finirò probabilmente calpestata e accoppata prima di scendere al nono piano..
Mi son rifatta più tardi con le occhiate curioso/lascive degli impiegati che mi scrutavano le gambe mentre prendevo il sole su una panchina nella pausa, alla ricerca dell'intercapedine tra shorts e pelle che avrebbe lasciato intravedere uno scorcio di mutandina...
Sono molto stanca, bum, a domani spero =)
Si soffoca con una saponetta all'olio d'oliva
Era il suo primo giorno di lavoro
Più o meno così dovrebbe figurare il mio trafiletto se cedessi all'impulso di cedere alla stanchezza. Sono a spasso da circa 13 ore e non riesco a pensare ad altro che a dormire. O bere sino allo svenimento. O darmi finalmente al caffè (non ne ho mai bevuto uno).
Sulla mia scrivania figuravano a fine giornata e in allegra compagnia creme per il corpo, foto, relazioni, saponette all'olio d'oliva e una sinistra tavoletta di gel per il cesso. Nel caso non si fosse capito lavoro per un'azienda che distribuisce quel genere di cose.
Ho ricevuto il mio primo campioncino gratuito!
Ho scoperto che la Fiumara (centrone commerciale genovese) è a 5 minuti e ho due ore per fare shopping ogni dì se proprio devo!
Ho scoperto che dopo 6 ore capisco a mala pena ciò che mi si dice e spero di migliorare!
Ho scoperto che in ufficio parlano tutti un inglese così maccheronico che mi fanno sorridere, ma li aiuterò io! (almeno a quello)
Ok non sono più in grado di avere pensieri coerenti, mangerò qualunque cosa sia nel mio piatto, spero non sia sapone.
E aspetterò il lavoro della mia vita...
E domani inizia il lavoro, nel caso non vi avessi rotto i cabasisi a sufficienza. Sono contenta di farlo, eccetto per il fatto di alzarsi alle 7, dato che vivo la sveglia presto come una specie di stupro, ma mi abituerò.
Ci si abitua a tutto.
Conosco gente, come mia madre, che si alza compulsivamente presto anche se non ce n'è bisogno, quindi oso immaginare che accadrà pure a me. Che buffo, comincerò a vivere di mattina, non lo facevo dai tempi del liceo, chè all'università le lezioni delle 9 le facevo in stato di trance.
Spero sia un lavoro stimolante, che mi tenga impegnata.
8.30-12.30 14.30-18.30. Bah bah bah.
Vorrei fosse un sano anglosassone "from nine to five" ma mi hanno detto che no, non si può, dovrò trovarmi qualcosa da fare per due ore sola in una zona bruttina.
Non avrò nessuno con cui parlottare o fare due passi, raccontare la mia giornata, farmi un po' coccolare per il fatto che mi sento stanchina anche se probabilmente appagata, mangiucchiare qualcosa. Magari cercare di condividere in due uno dei miei possenti buoni pasto (un panino in due? lol). Insomma, nei primi tempi mi avrebbe aiutata un po' di conforto e affetto.
Sono ancora emozionata per la faccenda dei buoni pasto, come un'idiota. Ma che fico!
A meno che qualche amico/a gentile non mi venga a trovare, anche se dubito che molte anime si spingerebbero sino al WTC di Genova per me. Dovrò socializzare immagino, con le colleghe che sembrano simpatiche, per carità. Peccato che io sia un tipo riservato e non ami molto fare small talk. Trovo l'atto di conoscersi faticoso, e la maggior parte della gente non è molto brava a farsi conoscere. Probabilmente nemmeno io. Anzi se qualcuno mi conosce poco può pensare che sia una pazza, una troia, una squilibrata. Le prime impressioni su di me non aiutano a rendermi simpatica, ecco. Vengo fraintesa troppo facilmente.
Ci vuole tanto poi a conoscersi bene, anni a volte. E chi ne ha la pazienza?